Gun: Hand's on  0

Laggiù nel Montana tra mandrie e cow-boys c'è sempre qualcuno di troppo tra noi.
Dagli autori di Tony Hawk, un Western videoludico a base di carne di cavallo e whiskey.

ANTEPRIMA di Matteo Caccialanza —   31/10/2005

I am Colton and Gun is my story

Il fatto che una software house californiana realizzi un titolo western non fa certo notizia, ma l’essersi affidati a uno sceneggiatore professionista (Randall Jahnson, The Doors, La Maschera di Zorro) per la stesura di storia e dialoghi è il genere di cose che attirano l’attenzione e vanno scritte in bella vista sul retro della confezione.

Gun è un amabile carosello di stereotipi del cinema western: dategli qualche minuto per ambientarvi e vi sentirete subito a casa!

I am Colton and Gun is my story

Gun mette in scena il lato più oscuro e brutale del Far West della seconda metà del diciannovesimo secolo e in particolare i trascorsi personali di Colton White, tranquillo cacciatore del Montana coinvolto in una spirale di vendetta dopo la morte del suo vecchio amico Ned per mano di alcuni fuorilegge.
Un titolo “adulto”, con personaggi che tra quello che dicono e quello che fanno si meritano appieno simili facce da forca, né si salva il protagonista, che fra scalpi e accanimenti vari si distingue dai cattivi solo per una fanciulla da salvare e un cipiglio un po’ più raccomandabile.
Graficamente siamo su ottimi livelli per una Ps2, con aree ampie e ricchi di oggetti in movimento, un dettaglio generale più che accettabile e un frame rate generoso, con in più alcuni aspetti che si distinguono al di sopra della media, come le fluide animazioni dei cavalli o la caratterizzazione estetica dei personaggi, che sembrano usciti da un film di John Ford.
Gun infatti è un amabile carosello di stereotipi del cinema western: dategli qualche minuto per ambientarvi e vi sentirete subito a casa!

Corvo rosso non avrai il mio scalpo

Il gioco in sé è uno shooter in terza persona dall’impostazione frenetica dove si fa ampio uso dell’ambiente circostante come riparo e nascondiglio durante le sparatorie.
Nonostante l’ammontare di piombo che siamo in grado di digerire abbia del sovrumano, Gun sembra bilanciarsi piuttosto bene a cavallo di un realismo senza troppe pretese, rapido e divertente, ma dove qualche colpo ben assestato può mandarci nel paradiso dei pistoleri in men che non si dica.
Dalla sua, il protagonista ha la capacità di trasformare istantaneamente l’alcool in sangue, o almeno così sembrerebbe, visto che tracannando una generosa sorsata del whiskey disseminato per i livelli riesce a recuperare l’intera barra di energia. Un’abilità degna di nota e dall’indubbia utilità in un’epoca senza medipack ad effetto rapido, e certamente più inusuale del solito slow motion attivabile con l’apposito tasto, che sembra stia tornando di gran moda.
La buona notizia, nel nostro caso, è il suo impiego non è abusato, ma limitato alle sole pistole, che, lungi dall’essere le armi più pericolose del gioco, si distinguono solo per la precisione e la possibilità – grazie allo slow motion appunto – di “servire” più clienti nell’arco di pochi istanti.

Gun sembra bilanciarsi piuttosto bene a cavallo di un realismo senza troppe pretese, rapido e divertente

Corvo rosso non avrai il mio scalpo

L’uso del cavallo poi, estendendosi a gran parte dei combattimenti all’aperto, aggiunge una buona dose di innovazione agli scontri e il suo sistema di controllo, particolarmente brillante in termini di responsività, con appena un po’ di pratica si adatta perfettamente alle caratteristiche dello shooter.
Fare fuoco su una banda di indiani ululanti con un fucile da caccia, mentre il nostro fedele quattro zampe equino taglia loro la ritirata dopo un’incursione fa decisamente molto west.
E fra i clichè immancabili perché non citare l’abbordaggio della chiatta a vapore, l’assalto alla diligenza, l’inseguimento a cavallo del treno in corsa… come abbiamo detto Gun sembra celebrare ogni aspetto del Western presente nell’immaginario simbolico collettivo, e da quello che abbiamo visto, sembra farlo in modo efficace e divertente.
Vale la pena tenerlo d’occhio.

Porting multiplo negli anni 2000

Al termine di un ciclo generazionale di console, i titoli in uscita tendono sempre a uscire su tutte le piattaforma possibili disponibili sul mercato, nel tentativo di sfruttare al massimo base installata aggregata, ormai enorme.
Gun verrà rilasciato per Xbox, Ps2, Gamecube, PC e persino PSP, in versioni sostanzialmente identiche, ma sarà anche uno dei titoli di lancio di Xbox 360.
Sebbene non abbiamo ancora potuto testarne le differenze di prima mano, pare che queste ultime vertano esclusivamente sull’uso di texture di risoluzione superiore, un aumento della draw distance (che a questo punto, dovrebbe eliminare il piccolo clipping riscontrabile su Ps2) e un rinnovamento integrale del sistema di illuminazione. Forse non arriverà a spremere un grammo dei muscoli della nuova console Microsoft, ma se Neversoft ha deciso di puntare anche su 360, può darsi siano riusciti ad avvicinarsi all’”impressività” dei titoli di nuova generazione “propriamente detti”. Staremo a vedere.
Nel frattempo, abbiamo avuto un breve assaggio dell’edizione localizzata, munita di sottotitoli italiani e parlato inglese, scelta che condividiamo: scambiare dialoghi ottimi e ben recitati con uno dei doppiaggi incolori che da anni infestano i nostri scaffali di videogiochi, non sarebbe stato un grande affare. Le eccezioni ci sono, ma non vale la pena di rischiare.

Tempo di novità

Neversoft venne fondata più di dieci anni fa con l’obiettivo di diventare il miglior sviluppatore di videogiochi del mondo.
Dopo un buon 25-30 milioni di Tony Hawk venduti, forse hanno pensano che per riuscirci dovevano diversificare un po’ l’offerta producendo un titolo nuovo e considerata l’esperienza accumulata in materia di action in terza persona e free roaming, non sorprende che lo stile di gioco di Gun vada a cadere esattamente fra GTA e Max Payne. Un significativo hand’s on su Ps2 e Xbox ha confermato molte delle prime impressioni pubblicate alcuni mesi fa.