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Star Ocean, trent'anni di un JRPG di nicchia: la storia completa della serie tri-Ace

Dal debutto su Super Famicom nel 1996 a The Divine Force, trent'anni di una serie amata dai fan ma mai davvero decollata.

SPECIALE di Christian Colli   —   19/07/2026
Locandina Star Ocean 2

Nel 1995 succede che tre programmatori di punta di Telenet Japan - Yoshiharu Gotanda, Masaki Norimoto e Joe Asanuma - lasciano la divisione Wolf Team per fondare uno studio tutto loro, che chiamano tri-Ace, con un gioco di parole incentrato sulla loro importanza, in barba alla modestia. Magari il nome Wolf Team non vi dirà nulla, perché oggi lo conoscete meglio come Namco Tales Studio: ebbene sì, furono loro a dare il via alla serie Tales proprio nel 1995. Telenet in seguito sarebbe fallita e il Wolf Team sarebbe stato assorbito da Namco, che già ne pubblicava i giochi, ma questa è un'altra storia.

Quella di tri-Ace, infatti, è una storia parallela che comincia proprio con Tales of Phantasia. Gotanda, Norimoto e Asanuma, scontenti di come erano andati i lavori sotto Namco, se ne vanno ma si portano dietro l'idea di un JRPG con i combattimenti in tempo reale, che all'epoca era piuttosto originale e aveva riscosso un buon successo, e la traducono in una nuova serie che chiamano Star Ocean. Ebbene, oggi Star Ocean compie trent'anni: il primo gioco della serie è uscito infatti il 19 luglio 1996 in Giappone, dando inizio a un franchise amato ma sfortunato, pioniere e al tempo stesso prigioniero del suo passato. Rivediamo insieme i titoli principali della serie, partendo dall'inizio.

Il primo Star Ocean

Star Ocean nasce da una riflessione: gli sviluppatori di tri-Ace erano convinti che Tales of Phantasia fosse troppo "generico" a livello di gameplay, mentre loro volevano un JRPG più profondo sia nel sistema di combattimento che nella progressione. Una scelta che si strutturò fondamentalmente su due piani: quello del combattimento, appunto, che pur mantenendo l'impostazione in tempo reale era più "strategico" e ragionato rispetto a Tales of Phantasia; e quello delle Azioni Private, una meccanica per certi versi anche rivoluzionaria. Star Ocean, infatti, includeva delle interazioni più o meno nascoste che potevano influenzare la storia, l'annessione di nuovi personaggi al gruppo e persino il finale del gioco.

Star Ocean: First Departure R è una conversione in alta risoluzione del remake per PSP
Star Ocean: First Departure R è una conversione in alta risoluzione del remake per PSP

Dato il loro amore per Star Trek, i capi di tri-Ace decisero di abbandonare parzialmente l'abusatissimo fantasy cappa e spada per spingere sulla fantascienza: il gioco infatti comincia in un villaggio medievaleggiante, ma i protagonisti, cercando la cura per una malattia misteriosa, scoprono l'esistenza di una federazione spaziale in guerra con un'altra civiltà aliena. Da quel momento in poi la storia passa per salti nell'iperspazio e viaggi nel tempo, pur restando ancorata agli stereotipi dei manga e degli anime.

All'epoca, Star Ocean riscosse un buon successo sia per la sua originalità - erano pochi i JRPG action, men che meno quelli ad ambientazione fantascientifica - sia per il suo comparto tecnico, chespingeva SNES al limite, tanto che la cartuccia usava un apposito chip S-DD1 per immagazzinare i dati di gioco. Essi includevano un campionamento audio particolarmente complesso, che consisteva di molteplici battute doppiate per personaggio, anche più numerose che in Tales of Phantasia. Ma quello Star Ocean non uscì mai dal Giappone, e in Occidente abbiamo dovuto aspettare il remake per PSP del 2008 e poi la conversione in alta risoluzione per Nintendo Switch e PlayStation 4 del 2019, intitolata Star Ocean: First Departure R.

Star Ocean: The Second Story

Star Ocean: The Second Story esce per PlayStation nel 1998, oscurato dai successi di Final Fantasy VII, Xenogears, Suikoden e molti altri JRPG, tra cui anche Tales of Destiny. A quel punto il genere aveva praticamente abbracciato le derive fantascientifiche, perciò Star Ocean in un certo senso aveva perso quel vantaggio, che però compensava con altre peculiarità: il sistema di combattimento in tempo reale si era fatto anche più intricato, andando peraltro a guadagnare in profondità visiva grazie all'introduzione di scenari 3D che offrivano maggiori possibilità; inoltre, tornavano le Azioni Private, che funzionavano più o meno come nel gioco precedente, ma sfociavano in un centinaio di finali.

Il recente remake di Star Ocean: The Second Story è davvero delizioso e rispettoso
Il recente remake di Star Ocean: The Second Story è davvero delizioso e rispettoso

La vera novità però era il sistema Dual Protagonist, che permetteva di scegliere il protagonista dell'avventura all'inizio della partita: la decisione tra Rena e Claude - che peraltro era il figlio di uno dei personaggi del primo capitolo - comportava alcune differenze nella narrativa e nel reclutamento dei numerosi personaggi, offrendo quindi un incentivo a rigiocare il titolo dopo averlo completato. La storia ruotava intorno all'incontro tra Claude, un membro della federazione spaziale, e Rena, che appartiene a un pianeta arretrato: i due fanno coppia per cercare di riportare Claude a casa, ma lungo il viaggio trovano nuovi amici e scoprono l'esistenza di una sorta di setta che mette a rischio l'intera galassia.

Considerato da molti fan della serie il miglior Star Ocean mai sviluppato, The Second Story ha avuto una remaster nel 2009 per sistemi PlayStation intitolata Second Evolution, e poi un vero e proprio remake multipiattaforma pochi anni fa, Star Ocean: The Second Story R. Impiegando la grafica HD-2D per rifare le ambientazioni, mantenendo gli sprite originali, lo sviluppatore Gemdrops ha omaggiato rispettosamente il titolo del '98 e al tempo stesso lo ha migliorato sotto tantissimi aspetti, modernizzandolo senza snaturarlo. Se volete recuperare uno Star Ocean, questo è quello che vi consigliamo più caldamente.

Star Ocean: Blue Sphere

Star Ocean: Blue Sphere è un semisconosciuto sequel di Star Ocean: The Second Story, uscito nel 2001 su Game Boy Color e poi convertito per sistemi mobile nel 2009. Non è mai stato localizzato per l'occidente, anche se effettivamente proseguiva la storia di Claude e Rena due anni dopo il finale di Star Ocean 2. Per l'epoca e la piattaforma era un titolo estremamente sofisticato, che miniaturizzava l'esplorazione e il combattimento in modo efficace, mantenendo le principali caratteristiche della serie, dalle Azioni Private alle battaglie in tempo reale.

Star Ocean: Till the End of Time

Star Ocean 3 è probabilmente il titolo più controverso della serie, se non uno dei JRPG più chiacchierati di tutti i tempi. Se non altro, chiunque l'abbia giocato lo ama o lo odia, soprattutto per un colpo di scena nella storia che mette in discussione l'intero franchise: un colpo di genio o un tradimento nei confronti dei fan? Lo lasciamo decidere a voi, se e quando lo giocherete, perché dopo la sua uscita nel 2003 per PlayStation 2, Star Ocean 3 non è mai stato riproposto. E anche quell'occasione è stata funestata da inciampi nello sviluppo, che costrinsero tri-Ace a tagliare un sacco di contenuti, e da problemi tecnici che non facevano neppure partire il gioco su alcuni modelli della console Sony.

Star Ocean: Till the End of Time è uno dei JRPG più controversi di tutti i tempi
Star Ocean: Till the End of Time è uno dei JRPG più controversi di tutti i tempi

Per scusarsi, Square Enix autorizzò l'uscita di una Director's Cut nel 2004 che poi fu la base per le localizzazioni negli Stati Uniti e in Europa del gioco: questa Director's Cut non risolveva soltanto i vari bug, ma aggiungeva scenari, personaggi e dungeon assenti nella prima versione dopo solo un anno, comprensibilmente un altro motivo di polemica. Tutti questi guai hanno proiettato un'ombra su un JRPG estremamente valido soprattutto dal punto di vista del gameplay e della varietà di scenari: il sistema di combattimento era uno dei più tecnici e soddisfacenti dell'epoca, e anche la storia - nonostante il controverso colpo di scena summenzionato - era tutt'altro che banale.

Star Ocean 3 raccontava, infatti, le disavventure di Fayt Leingod, che si ritrovava separato dalla sua famiglia e dagli amici dopo l'attacco di una specie aliena che aveva costretto la federazione galattica a iniziare una guerra. Naufragato su un pianeta arretrato - come da tradizione - Fayt finisce invischiato in una guerra tra regni medievaleggianti e in una cospirazione interstellare che conduce lui e i suoi nuovi alleati a scoprire segreti indicibili sulla loro stessa esistenza. Mischiando fantasy, fantascienza, religione, filosofia e influenze decisamente "trekkiane", Star Ocean: Till the End of Time è un gioco che sente veramente il bisogno di una seconda chance.

Star Ocean: The Last Hope

L'esordio di Star Ocean: The Last Hope è stato decisamente insolito. Il gioco esce su Xbox 360 nel 2009, con tri-Ace che inizialmente smentiva in via quasi categorica una conversione per PlayStation 3, ma quando arriva in Europa e negli Stati Uniti, si scopre che per qualche motivo lo sviluppatore e/o il publisher hanno voluto strizzare l'occhio all'occidente escludendo il doppiaggio giapponese originale - a fronte di un doppiaggio in inglese a tratti dozzinale - e i ritratti in stile anime dell'illustratrice Katsumi Enami, rimpiazzati da sterili modelli 3D. Dietro queste scelte assurde c'è un gran bel JRPG, che rischia però di rivolgersi a un pubblico di appassionati limitato sulla piattaforma Microsoft.

Star Ocean: The Last Hope è un JRPG vasto e impegnativo, il migliore della serie dopo Star Ocean 2
Star Ocean: The Last Hope è un JRPG vasto e impegnativo, il migliore della serie dopo Star Ocean 2

In realtà, nemmeno un anno dopo Star Ocean: The Last Hope arriva anche su PlayStation 3 in una versione sottotitolata International che include il dual audio, la possibilità di scegliere ritratti e illustrazioni tra anime e CGI, nonché tutta una serie di migliorie alla qualità della vita e al gameplay. È il 2010: sette anni dopo, arriverà anche una versione rimasterizzata per PlayStation 4 e PC Windows, che vi invitiamo a provare se vi piacciono i JRPG con combattimenti in tempo reale.

Star Ocean 4 è infatti un signor titolo, che peraltro spinge maggiormente sulla fantascienza: ambientato 400 anni prima di Star Ocean 1, racconta la fine della Terra e la ricerca di un nuovo pianeta abitabile, una missione cui prendono parte i protagonisti Edge e Reimi. C'è sempre il contatto con civiltà extraterrestri, spesso arretrate, che fa da pilastro all'intera serie, ma The Last Hope esplora anche alcune dinamiche narrative inedite, linee temporali alternative, mentre i nostri eroi cercano di salvare la galassia in una storia molto più articolata e sorprendente delle precedenti. Il sistema di combattimento si fa ancora più dinamico, con una maggiore enfasi sulla reazione dei giocatori grazie al sistema di Aggiramento che permette di contrattaccare i nemici dopo una schivata.

Star Ocean: Integrity and Faithlessness

Si dice che la strada per l'inferno sia lastricata di buone intenzioni: sarebbe stato un sottotitolo perfetto per Star Ocean: Integrity and Faithlessness, un gioco che non sarebbe dovuto neanche uscire. O meglio, dopo The Last Hope e l'abbandono del producer precedente, Shuichi Kobayashi ha radunato alcuni nomi storici di tri-Ace, tra cui Yoshiharu Gotanda, per dare una nuova chance alla serie, che era sparita dai radar da anni: Integrity and Faithlessness nasce così a budget ridotto per tastare l'interesse dei fan, una decisione che affligge il gioco insieme a una serie di scelte anche più controverse.

Il sistema di combattimento di Star Ocean: Integrity and Faithlessness permette di schierare ben sette personaggi
Il sistema di combattimento di Star Ocean: Integrity and Faithlessness permette di schierare ben sette personaggi

Quando il gioco esce su PlayStation 3 e PlayStation 4 nel 2016, è una doccia fredda. Star Ocean 5 non è un brutto JRPG di per sé, e c'è anche una storia mediamente interessante che dura forse troppo poco ma ruota intorno a un cast più caratterizzato del previsto, ma fa troppe cose sbagliate per i motivi più assurdi. tri-Ace voleva limitare le interruzioni del gameplay, perciò ha praticamente tagliato le scene d'intermezzo per affidare il tutto a dialoghi in tempo reale senza regia. Voleva riavvicinarsi ai toni fantasy di Star Ocean 3, così ha limitato enormemente le dinamiche sci-fi caratteristiche della serie. Voleva rendere il combattimento più complesso, così ha permesso di schierare fino a sette personaggi contemporaneamente.

Neanche a dirlo, gli scontri avanzati sono caotici e a tratti incomprensibili, la storia fatica a coinvolgere, il comparto tecnico è enormemente arretrato per gli standard del 2016 e il gioco manca di funzionalità o caratteristiche davvero originali e distintive, finendo per sembrare un'imitazione sbiadita degli Star Ocean precedenti. L'accoglienza da parte di critica e pubblico è gelida. Star Ocean torna nel dimenticatoio, rischiando di finirci per sempre. Poi, nel 2021, un colpo di scena: durante uno State of Play, la serie tri-Ace fa capolino tra gli annunci...

Star Ocean: Anamnesis

Sviluppato da tri-Ace per festeggiare il ventennale di Star Ocean, Star Ocean: Anamnesis esce per sistemi mobile tra il 2016 e il 2018, coinvolgendo persino il compositore storico della serie, Motoi Sakuraba. Il giocatore, nei panni di un intrepido capitano, incontra una misteriosa fanciulla su un pianeta remoto che può usare la simbologia - la magia nell'universo di Star Ocean - per invocare gli eroi di tutti i giochi precedenti: Anamnesis è infatti un GDR di tipo gacha piuttosto generico, incentrato sui combattimenti in tempo reale e il fanservice. Ha avuto vita breve, però, dato che è stato chiuso nel 2021.

Star Ocean: The Divine Force

Quando Star Ocean 6 esce per quasi tutte le piattaforme nell'ottobre del 2022, riaccende le speranze nella serie tri-Ace. Il nuovo JRPG, anche l'ultimo in ordine cronologico a essere uscito, vive di compromessi: è una produzione cross-gen che in qualche momento osa più di quel che si potrebbe permettere, ma quantomeno tenta nuove soluzioni e, soprattutto, rispetta le radici della serie, improntando la storia su un delicato equilibrio tra fantasy e fantascienza grazie all'incontro dei due protagonisti.

Torna infatti il sistema Dual Protagonist di Star Ocean 2: scegliendo di giocare come Raymond o Leticia si osserva l'avventura da un punto di vista che esclude l'altro, perciò serve completarla due volte per capire tutte le sfumature della trama. Il gameplay è più moderno; l'esplorazione è verticalizzata grazie al drone DUMA che permette di muoversi a 360 gradi nelle mappe, divertenti da esplorare proprio per questo, e che allo stesso tempo interviene nei combattimenti grazie a un sistema di cariche e schivate ispirato all'Aggiramento di The Last Hope. The Divine Force è un gioco di luci e ombre: fa molto bene tante cose, ma non eccelle veramente in nessuna. Rappresenta tuttavia un deciso passo avanti per Star Ocean, forse la ripresa di cui la serie aveva bisogno e le nuove fondamenta su cui costruire, senza però snaturare una serie caratterizzata da lineamenti molto precisi.

L'ultimo titolo sviluppato da tri-Ace è un JRPG divertente, con un sistema di combattimento solido che ha imparato una cosetta o due dalla concorrenza, ma soffre il budget ridotto sotto diversi aspetti, dal comparto tecnico alla pulizia generale del gioco. Rappresenta quasi perfettamente il conflitto esistenziale di Star Ocean, una serie che ha bisogno della fiducia del pubblico, ma anche e soprattutto del suo stesso publisher: trent'anni dopo quella prima uscita, ci chiediamo come sarebbe un nuovo Star Ocean nelle mani di uno sviluppatore più ricco e forte, ma ci chiediamo anche se sarebbe ancora Star Ocean, l'underdog dei JRPG che abbiamo imparato ad amare più per com'è stato che per come sarebbe potuto essere.

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