Gail Tilden è una figura storica di Nintendo. Entrata in azienda nel 1983, contribuì al lancio del NES in Nord America e divenne poi direttrice di Nintendo Power, la rivista ufficiale del gruppo. Più avanti nella carriera ricoprì il ruolo di vicepresidente della gestione del marchio e partecipò all'arrivo di Pokémon in Occidente.
In una nuova intervista pubblicata sul numero 291 della rivista Retro Gamer, Tilden ha ripercorso alcuni dei momenti più delicati del lavoro in redazione, in particolare quando c'era da promuovere prodotti che avrebbe preferito ignorare. Alla domanda su quali fossero stati i momenti più stressanti, la risposta è stata netta: "Non c'era niente di peggio che occuaparsi del Virtual Boy. Per fortuna è durato poco".
Mario oculista
Quando l'intervistatore ha fatto notare che molti appassionati nutrono ancora un certo affetto per la console, Tilden ha spiegato che per la redazione fu un periodo difficile, tra i mal di testa causati dal dispositivo e la forma del sistema. Oggi, ha ammesso, l'idea le sembra interessante, soprattutto alla luce di ciò che si può fare con i visori per la realtà virtuale. Ma all'epoca, ha aggiunto, quel display rosso dall'aspetto strano "mi ricordava quando ero dall'oculista a fare un controllo della vista".
Secondo Tilden, la situazione era simile a quella vissuta con Tetris, a cui Nintendo Power dovette dedicare ampio spazio. Per il gioco di Alexey Pajitnov la rivista realizzò una copertina e un inserto di 16 pagine, perché Minoru Arakawa, fondatore di Nintendo of America, aveva stabilito che andasse coperto adeguatamente. Il problema, ha spiegato, Tilden, era riuscire a coprire un titolo del genere in 16 pagine. Lo stesso valeva per il Virtual Boy: un sistema in 3D, con display interamente rosso e linee laser sullo schermo. "Per questo il Virtual Boy è stato così difficile per me. Mettere insieme quei numeri non era divertente", ha dichiarato.
L'entusiasmo iniziale, ha raccontato, c'era: vedere qualcosa di nuovo, in 3D, era di per sé eccitante. Ma la realtà era diversa, e a suo avviso paragonabile a quella del ROB the Robot, l'accessorio per il NES. Semplicemente, non era divertente. E per una rivista come Nintendo Power, ha osservato, questo rappresentava un problema ancora più grande. I giochi del Virtual Boy, ha aggiunto, non avrebbero mai potuto mettere in ombra gli altri titoli e, pur lavorando per una pubblicazione edita da Nintendo, "si vogliono avere dei principi editoriali, quindi si resiste all'idea di rendere una console come il Virtual Boy protagonista".
Il Virtual Boy resta il più clamoroso fallimento hardware di Nintendo, ma negli ultimi tempi ha vissuto una sorta di rivalutazione. Per Nintendo Switch 2 è stato infatti pubblicato un accessorio che permette di giocare ai titoli della console tramite emulazione.