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Shigeru Miyamoto è molto ottimista riguardo all'uso dell'IA nei videogiochi

Il papà di Mario e Zelda è il primo esponente dell'industria videoludica a ottenere la prestigiosa onorificenza imperiale giapponese dell'Ordine della Cultura: durante la conferenza stampa ha offerto una lucida visione sul ruolo dell'intelligenza artificiale generativa nella creatività.

NOTIZIA di Marie Armondi   —   25/10/2026
Shigeru Miyamoto

Un traguardo storico per l'intero medium videoludico: Shigeru Miyamoto riceverà il prossimo 3 novembre il prestigioso Ordine della Cultura (il Bunka Kunshō) direttamente dall'Imperatore Naruhito. Istituito nel 1937 per premiare i contributi straordinari allo sviluppo culturale del Giappone, il riconoscimento viene assegnato ogni anno soltanto a una ristrettissima cerchia di personalità. Miyamoto è in assoluto la prima figura proveniente dal mondo dei videogiochi a ricevere tale onore, coronando una carriera leggendaria che ha dato i natali a capisaldi come Super Mario, The Legend of Zelda, Donkey Kong e Star Fox.

In occasione della conferenza stampa celebrativa, trascritta integralmente dal portale giapponese Game Watch, il celebre autore di Nintendo ha condiviso diverse riflessioni sul settore, soffermandosi in particolare su un tema di stretta attualità: l'impatto dell'intelligenza artificiale generativa sullo sviluppo e sul processo creativo.

La separazione tra ideazione ed esecuzione: l'inganno del "lavoro pratico"

Nonostante appartenga alla vecchia guardia del settore, Miyamoto ha espresso una visione costruttiva e pragmatica verso l'automazione dei compiti secondari, evidenziando la netta distinzione tra la scintilla concettuale e l'effettiva manovalanza produttiva:

"Con l'evoluzione dei computer e della tecnologia, le capacità di design individuale, come il senso della composizione e del layout, sono finalmente balzate in primo piano. Credo che con l'IA generativa stia accadendo esattamente la stessa cosa. Dobbiamo distinguere l'atto di creare qualcosa dall'atto di svolgere il lavoro pratico: quando vogliamo dare forma a un'opera, impostiamo prima una macrostruttura, poi iniziamo a lavorarci concretamente con le mani. Da lì in avanti si tratta di esecuzione vera e propria: riempire gli spazi vuoti, rifinire i dettagli e via dicendo."

Shigeru Miyamoto
Shigeru Miyamoto

Il punto centrale del ragionamento del maestro giapponese risiede nella trappola psicologica legata all'impegno materiale profuso in un progetto:

"Il problema insidioso è che lavorare con le mani è un'attività gratificante, ed è per questo che si sperimenta soddisfazione quando si porta a termine qualcosa. Tuttavia, il rischio è che, sentendosi appagati dalla fatica del lavoro, ci si illuda erroneamente di aver creato un'opera di valore. Da questo punto di vista, più l'IA sarà in grado di svolgere quel lavoro al posto nostro, maggiori saranno le opportunità a nostra disposizione per riflettere su ciò che è davvero importante. E questo è un bene."

L'intenzione dell'autore come pilastro insostituibile

Secondo Miyamoto, delegare compiti ripetitivi alle macchine non significa affatto svuotare le opere della loro anima umana. Al contrario, l'evoluzione tecnologica non può prescindere da una chiara visione d'autore.

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"In passato certi design venivano creati esclusivamente attraverso il copia-e-incolla, ma quelle produzioni non resistono alla prova del tempo. Dietro ogni progetto deve esserci l'intenzione precisa di un individuo: si parte dalla visione della persona e ci si affida al computer per farsi assistere in quel compito. Per quanto l'IA possa progredire fino a poter fare potenzialmente ogni cosa, credo che per noi esseri umani ci sia ancora moltissimo da fare."

Voi cosa ne pensate? Siete ottimisti come Miyamoto?

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