Super Mario World - Recensione  1

Siete pronti ad attraversare nuovamente le colline, i monti, i mari e i cieli dell'isola dei dinosauri? Ma soprattutto, varrà la pena di recuperare ancora l'attrezzatura quasi diciassette anni dopo?

RECENSIONE di Alessandro Bacchetta   —   26/02/2007

World

Perché allora venne ribattezzato “World”? Semplicemente perché il gioco di Tezuka, man mano che si evolveva, prendeva forma e assumeva la propria identità distanziandosi da Super Mario Bros. 3, aveva come principale punto di forza il mondo stesso: niente piccole sezioni, niente schematizzazioni, solo un’unica grande mappa che ospitava i (circa) settanta livelli. Sebbene come varietà e fantasia il suo predecessore gli sia superiore, Mario World riuscì nella difficile impresa di migliorarne degli aspetti solo abbozzati e di introdurne altri che col passare del tempo si sarebbero rivelati di fondamentale importanza: non solo la mappa enorme che donava coesione e forma al “world”, ma anche una meccanica basata sull’esplorazione tanto quanto sul raggiungimento di fine livello: se Mario 64 è stato ciò che è stato lo deve anche alla genialità di questo episodio per Super Nintendo. Il tasso di rigiocabilità era quindi molto alto, perché una volta portata a termine l’avventura non si trattava semplicemente di rifarla dall’inizio per sbloccare alcuni dettagli da maniaci, ma dei veri e propri livelli tanto belli quanto quelli principali. Le innovazioni di World non si fermavano certo a questi aspetti, ma comprendevano anche l’arrivo di Yoshi, l’ormai storico dinosauro Nintendo; stando alla leggenda, Miyamoto avrebbe sempre desiderato inserirlo nei giochi dell’idraulico, ma a causa delle limitate capacità del NES non ne avrebbe avuto l’occasione fino all’arrivo del Super Famicom. Divertente nella main quest, cioè nell’avventura principale, Yoshi si distanziava dalla condizione di mero power-up vivente attraverso la fase esplorativa, dove svolgeva un ruolo fondamentale che lo rese un vero e proprio co-protagonista di Super Mario World.

17 anni dopo...

Mario World è ancora una stupefacente orgia di gameplay, dall’inizio alla fine, apparentemente insensibile agli anni che passano. L’interazione pixel perfect è tuttora incantevole, così come il sistema di controllo: nella saga di Mario, e questo qui naturalmente non fa eccezione, il giocatore non ha mai niente a cui appigliarsi se non la sua incapacità per giustificare i propri errori. La stessa longevità, punto dolente di tanti giochi datati presenti nel catalogo della Virtual Console, rappresenta uno dei pregi di Mario World: l’avventura principale sebbene non particolarmente impegnativa è abbastanza lunga, gli stage nascosti sono tanti e difficili da trovare, le scorciatoie per tentare di finire il gioco più velocemente possibile non mancano di certo. Benché Super Mario World non sia ambientato nel Mushroom Kingdom gli elementi cari agli amanti della saga non mancano di certo: il fungo, la stella e il fiore, icone intramontabili di un certo modo di intendere i videogiochi, sono tutte ben radicate nel gameplay di questo platform, accompagnate da Yoshi e dalla piuma, capace di far volare Mario. Se ve lo ricordaste male o foste semplicemente degli estimatori dei platform 2d l’acquisto del gioco sarebbe caldamente consigliato, ma se non l’aveste mai assaporato o addirittura provato, spenderci 800 Wii Points è un obbligo morale: le case fantasma sono lì ad attendervi, assieme agli storici novantasei “Goal”.

Uscito in Giappone nel novembre del 1990 come punta di diamante della line-up del Super Famicom, altresì noto come Super Nintendo, Super Mario World è ancora oggi uno dei massimi esponenti del platform a due dimensioni. Il gioco, inizialmente previsto col nome di Super Mario Bros. 4, venne cominciato subito dopo la conclusione del terzo episodio della serie, senza alcun cambio importante nel team di sviluppo.