13

Cara PlayStation, il problema non è dire addio ai dischi, ma cosa riceveremo in cambio

Il digitale ha già vinto la guerra dei formati, ma una rivoluzione ha senso solo se migliora anche la vita degli utenti.

SPECIALE di Francesco Serino   —   02/07/2026
PsStore

Una guerra già persa

Il problema non è che dal primo gennaio del 2028 Sony PlayStation non supporterà più il formato fisico, sono i servizi offerti a non essere all'altezza di questa rivoluzione. È inutile combattere battaglie che non si possono vincere, e quella a difesa del formato fisico è persa in partenza. Il digitale invece ha già vinto, e ciò che sta avvenendo in questi giorni è un processo inevitabile e nel quale siamo già dentro fino al collo. I giochi digitali su PlayStation, dati ufficiali, valgono oramai un 80% delle vendite totali: il pubblico ha chiaramente fatto una scelta. Alcuni giochi single player registrano percentuali leggermente diverse, ma è proprio l'intera filiera distributiva che si sta spegnendo lentamente. E non stiamo ancora calcolando i milioni di vidoegiocatori che attraverso Steam passarono completamente al digitale più di 20 anni fa e oggi se la godono alla finestra ascoltando le tante chiacchiere a vuoto sull'argomento.

Do ut des

Anche con Steam ci furono lamentele, soprattutto quando Valve rese obbligatoria l'installazione del programma per giocare ad Half-Life 2, ma i benefici offerti soppiantarono ben presto le vecchie abitudini e oggi l'ecosistema voluto da Gabe Newell è probabilmente il migliore in circolazione, oltre ad essere il più amichevole per il consumatore.

Steam è stato gestito alla grande dal fondatore Gabe Newell, ma cosa accadrà quando andrà in pensione?
Steam è stato gestito alla grande dal fondatore Gabe Newell, ma cosa accadrà quando andrà in pensione?

Come fa un sistema totalmente digitale come Steam essere così amato e la stessa rivoluzione su console così ostracizzata e temuta? Ragionandoci da consumatore, il problema è in larga parte di negozi digitali non all'altezza di questa rivoluzione: Sony può anche decidere di passare totalmente al digitale, ma è necessario che ci sia un do ut des con i suoi utenti, che vengano per esempio implementati sistemi come la possibilità di richiedere con facilità eventuali rimborsi, un "family link" meno capriccioso, la possibilità di regalare codici a terzi. Con le informazioni che abbiamo al riguardo, la rivoluzione imposta da Sony ha contorni quasi minacciosi che non possono non spaventare il pubblico.

Davvero mio

È anche il pubblico che deve incanalare per bene la sua delusione e non disperderla in lotte impari, inutili. Più che combattere l'ineluttabile "Only Digital", dovremmo unirci per chiederne uno migliore e che contempli anche maggiori diritti per i consumatori. L'unico che non può essere salvato è il mercato dell'usato, ma le scontistiche programmate di Steam hanno risolto il problema abbastanza bene, al punto che l'acquisto di un PC era considerato vantaggioso a lungo termine proprio perché si risparmiava sul software e non è necessario pagare per l'online, che non è una cosa strettamente legata all'argomento trattato, ma è comunque da considerare quando si fantastica su un'offerta migliore.

I giochi digitali comprati su GOG sono privi di DRM ed è possibile scaricarli e conservarli in totale libertà
I giochi digitali comprati su GOG sono privi di DRM ed è possibile scaricarli e conservarli in totale libertà

Anche l'idea che un gioco digitale non sia davvero di nostra proprietà è sbagliata: il digitale, infatti, non preclude affatto il possesso di un bene e ci sono store come GOG (quello di CD Projekt) che offrono videogiochi senza DRM che possiamo scaricare e masterizzare, o infilare in una chiavetta, in piena libertà e legalità. Tra l'altro sono versioni sempre aggiornate, quindi molto più utili di quelle che oramai troviamo nei dischi e questo ci porta a un'altra annosa questione: e le nostre collezioni?

Collezioni evanescenti

Prima di tutto è necessario chiederci cosa stiamo davvero collezionando. Sono infatti già diversi anni che il gioco fisico spesso non include tutti i dati necessari per essere avviato. Un conto è Crazy Taxi su Dreamcast, Crystal Castle per Atari 2600 o Parasite Eve su PsOne, che li infili e godi, un altro è la cartuccia di L.A. Noire per Nintendo Switch che al suo interno ha solo un terzo dei file e il resto va scaricato.

Quanti giochi sono oramai completamente diversi dalla loro edizione su disco? Alcuni nemmeno partono più...
Quanti giochi sono oramai completamente diversi dalla loro edizione su disco? Alcuni nemmeno partono più...

È da un bel pezzo che stiamo collezionando confezioni di plastica colorata che oramai non include nemmeno un bel gadget dentro: niente mappe profumate, cartoline, nemmeno uno stramaledetto adesivo. È una collezione farlocca che puoi in larga parte sostituire con delle versioni in cartone come quelle che usa Ikea per arredare le sue stanze da esposizione; è come avere una libreria piena di classici, ma con i fogli completamente bianchi, libri che non è possibile leggere senza affidarsi a tutto ciò che si è cercato di evitare in prima battuta. È profondamente triste, destabilizzante: le collezioni sono sempre foriere di grandi storie e soddisfazioni. Ma un gioco che amiamo può essere celebrato in tanti modi diversi, se non migliori, del far finta di possederlo: una statua, una maglietta, un portachiavi, una colonna sonora. Chi impedisce a Rockstar di mettere a disposizione per il download il pdf della mappa di GTA VI, in modo da farcela stampare delle dimensioni e della qualità che vogliamo?

Nuova era, nuove regole

Visto che stiamo entrando in una nuova era è necessario pretendere nuove regole, anche imposte istituzionalmente laddove necessario. Il digitale non va semplicemente accettato: va migliorato, sfruttandone tutti gli enormi vantaggi senza sacrificare i diritti di chi quei giochi li acquista.

Non dobbiamo aver paura del digitale, quel che dobbiamo fare é chiederne uno migliore
Non dobbiamo aver paura del digitale, quel che dobbiamo fare é chiederne uno migliore

E dovremmo iniziare a ragionare anche sul lungo periodo. Tra cinque, dieci o vent'anni cosa accadrà alle nostre librerie? L'attore Bruce Willis provò perfino a sollevare il tema dell'eredità della musica acquistata su iTunes e, per quanto quella vicenda sia rimasta controversa, la domanda resta più che mai attuale: che fine faranno i videogiochi che abbiamo comprato? Per alcuni potrebbero rappresentare un patrimonio culturale e affettivo da lasciare ai propri figli.

Quella lista di titoli racconta chi siamo stati, i nostri gusti, le nostre passioni, migliaia di ore della nostra vita. Dentro ci sono ricordi, screenshot, trofei, salvataggi e perfino high score che, un giorno, mia figlia potrebbe voler provare a battere. Non possono sparire nel silenzio semplicemente perché qualcuno ha deciso che una licenza vale meno della memoria di chi l'ha utilizzata.

Il problema, insomma, non è il digitale.

Il digitale ha già vinto e continuare a combatterlo significa perdere tempo ed energie. La vera sfida è fare in modo che vincano anche i consumatori. Perché una rivoluzione tecnologica non è davvero una rivoluzione se rende la vita migliore soltanto a chi la vende.

Aggiungici come fonte preferita su Google
Questo contenuto potrebbe includere link affiliati che generano commissioni.
Per conoscere i dettagli della nostra policy editoriale, è disponibile la pagina etica.