Nintendo ha depositato lunedì una richiesta di archiviazione nella causa Hoffert et al v. Nintendo, sostenendo di non avere alcun obbligo legale di restituire ai consumatori americani i rimborsi che potrebbe ottenere sui dazi imposti lo scorso anno dagli Stati Uniti. Secondo l'azienda, chi ha acquistato i suoi prodotti a prezzo maggiorato "ha ricevuto esattamente ciò per cui aveva pattuito e pagato", e "gli attori non hanno diritto a un rimborso solo perché sono sopravvenuti sviluppi legali relativi ai dazi".
No dazi, no party
La vicenda nasce dall'aumento dei prezzi di Nintendo Switch 2, dei suoi controller e della Switch originale, deciso da Nintendo lo scorso anno in seguito all'introduzione dei dazi USA su scala globale, definiti dagli avvocati della società, nello stesso documento, come "estesi" e "in continuo mutamento". Lo scorso febbraio la Corte Suprema degli Stati Uniti ha però stabilito che quei dazi erano illegittimi, e un mese dopo Nintendo ha fatto causa al governo americano per ottenerne il rimborso.
È in questo contesto che, in aprile, un gruppo di giocatori ha presentato una class action contro Nintendo nello stato di Washington, sostenendo che l'azienda si troverebbe in una posizione di illecito "doppio incasso" qualora trattenesse sia i profitti derivati dai prezzi maggiorati sia l'eventuale rimborso statale. La richiesta di risarcimento riguarda chiunque, negli Stati Uniti, abbia acquistato prodotti Nintendo a prezzo aumentato tra febbraio 2025 e febbraio 2026.
Nella memoria difensiva presentata oggi, i legali di Nintendo hanno liquidato l'argomentazione degli attori come priva di fondamento: "Il filo conduttore delle richieste degli attori è che sarebbe in qualche modo 'ingiusto' che Nintendo non abbia adeguato retroattivamente i propri prezzi sulle vendite già concluse in base all'esito del contenzioso sui dazi. Ma non è così che funzionano le transazioni commerciali." Vedremo cosa decideranno in merito i giudici.