Il progressivo e inesorabile passaggio dal formato fisico alla distribuzione digitale continua a dividere l'industria videoludica. Mentre l'annuncio di Sony relativo alla cessazione delle pubblicazioni su disco per PlayStation a partire dal 2028 e l'uscita di alcuni produttori giapponesi dal mercato dei Blu-ray alimentano i timori legati alla conservazione dei videogiochi e alla reale proprietà delle copie digitali, Hiroshi Matsuyama, CEO di CyberConnect2, considera il cambiamento soprattutto dal punto di vista degli sviluppatori, considerandolo positivo.
Fa bene all'industria
In un video pubblicato sui propri canali social, realizzato nell'ambito di una serie in cui risponde alle domande dei nuovi dipendenti sull'industria, Matsuyama ha spiegato perché ritiene che la progressiva scomparsa dei dischi rappresenti "nient'altro che una cosa positiva" per le aziende che realizzano videogiochi.
Il principale vantaggio riguarda i costi. Secondo Matsuyama, il modello fisico funziona soprattutto attraverso grandi volumi di vendita e margini ridotti, dal momento che gli sviluppatori devono acquistare direttamente da Sony e Nintendo i supporti necessari alla produzione delle copie destinate alle rispettive console. Con il passaggio completo al digitale, queste spese verrebbero sostanzialmente azzerate, con un impatto diretto sulla redditività dei giochi.
Il dirigente riconosce comunque l'importanza culturale del formato fisico: "Culturalmente, le copie fisiche erano una cosa normale, quindi capisco perché alcune persone possano essere dispiaciute nel vederle scomparire. Tuttavia, oggi non possono competere in termini di comodità". Matsuyama cita inoltre Capcom e Square Enix per sostenere che oltre il 90% delle vendite dei videogiochi proviene ormai dal digitale, mentre le copie fisiche rappresenterebbero meno del 10%. Mantenere in funzione le relative catene produttive per una quota così ridotta del mercato sarebbe quindi difficile da giustificare dal punto di vista economico.
La questione, secondo il CEO, riguarda anche direttamente i lavoratori. "Gli sviluppatori lavorano per il loro stipendio e, da professionista, devi pensare a come incrementare le vendite e i profitti. Se volete pubblicare giochi fisici anche se questo significa ridurre gli stipendi, allora certo, è fattibile, ma non credo che ci sia qualcuno disposto a farlo", afferma.
Mercato per collezionisti
Matsuyama non ritiene però che le confezioni fisiche spariranno completamente nel breve periodo. Secondo la sua previsione, continueranno a esistere prodotti destinati soprattutto a collezionisti e appassionati, magari contenenti un codice per il download accompagnato da contenuti aggiuntivi o merchandising. A essere destinati al declino sarebbero invece i dischi veri e propri, che il dirigente considera ormai "condannati a fallire".
Una delle ragioni è anche l'enorme dimensione raggiunta dai videogiochi moderni. Matsuyama sottolinea che alcuni titoli superano ormai i 160 o 200 GB e porta come esempio GTA 6, troppo grande per essere contenuto comodamente su un singolo supporto fisico. Secondo il CEO, i Blu-ray arrivano a 80 GB e anche le cartucce delle console moderne presentano limiti di capacità che rendono sempre più complicata la distribuzione di giochi particolarmente voluminosi in formato fisico.
Pur ammettendo di essere personalmente dispiaciuto per la progressiva scomparsa dei supporti fisici, Matsuyama sostiene che l'industria dell'intrattenimento debba accompagnare il pubblico verso il futuro. "Penso che sia importante compiere questo cambiamento. Per quanto riguarda l'impatto che avrà, non ci saranno altro che aspetti positivi: la redditività aumenterà molto più rapidamente e gli sviluppatori riceveranno bonus maggiori", conclude.
La posizione di Matsuyama non risolve naturalmente le questioni sollevate dai giocatori sul fronte della conservazione e della proprietà dei videogiochi, ma mette in evidenza uno degli aspetti meno discussi della transizione: per gli sviluppatori, eliminare la produzione fisica significa anche ridurre costi e complessità della distribuzione, aumentando potenzialmente i margini sui singoli giochi.