Le pubblicità mostrate dalle smart TV Samsung vi sembrano troppo pertinenti? Non siete gli unici con il sospetto che il televisore li spii. È infatti da questo sospetto che un ricercatore di sicurezza noto come log4j ha iniziato a esaminare il sistema operativo Tizen, documentando su X una serie di scoperte che ha definito un "incubo per la privacy".
Attraverso il reverse engineering, il ricercatore afferma di aver individuato diversi meccanismi per raccogliere informazioni sull'utilizzo del televisore. Tra gli elementi segnalati figurano dati diagnostici ricavati dai log di rete, classificazione dei contenuti audio, acquisizione di schermate e identificativi utilizzati per riconoscere lo stesso utente su dispositivi diversi a fini pubblicitari. Il codice includerebbe inoltre elaborazioni di computer vision e modelli di intelligenza artificiale destinati ad analizzare il comportamento degli spettatori.
L'analisi di sicurezza
Secondo l'analisi pubblicata da log4j, alcuni componenti sarebbero in grado di registrare quali video vengono guardati, quali annunci pubblicitari vengono saltati e a che punto della riproduzione si arriva. Il ricercatore ha inoltre segnalato la presenza di una rete neurale convoluzionale specifica per determinate regioni, che contribuirebbe a elaborare queste informazioni.
Un altro aspetto riguarda l'audio. Log4j sostiene di aver trovato codice che, anche sui televisori privi di microfono integrato, cercherebbe dispositivi collegati dotati di microfono, come soundbar o periferiche Bluetooth, per accedere all'audio. Si tratta di un comportamento da verificare: le informazioni diffuse finora non dimostrano, da sole, che le registrazioni vengano effettivamente effettuate o trasmesse in modo sistematico.
L'ingegnere di Hugging Face ngxson ha raccontato di aver provato a controllare il comportamento del microfono usando un Flipper Zero. Nel suo test, il televisore avrebbe attivato il microfono per circa cinque secondi, senza mostrare ulteriori attività nelle ore successive. Il risultato, però, non è conclusivo: il dispositivo utilizzato era già stato sottoposto a rooting e aveva diverse impostazioni disabilitate, quindi il comportamento potrebbe differire da quello di una TV configurata normalmente.
Log4j ipotizza anche che le numerose elaborazioni in background possano contribuire alla lentezza di alcuni televisori. L'analisi, tuttavia, non dimostra un legame diretto tra la raccolta dei dati e le prestazioni: per stabilirlo servirebbero misurazioni ripetibili e verifiche indipendenti.
La vicenda ha coinvolto anche OpenAI. Il ricercatore ha dichiarato di aver utilizzato strumenti dell'azienda durante il lavoro sul televisore, prima di ricevere una comunicazione relativa al blocco del proprio account per presunti abusi informatici. Log4j ha contestato la decisione, sostenendo di aver impiegato gli strumenti soltanto per attività locali di reverse engineering e non per individuare o sfruttare vulnerabilità. Non sono disponibili elementi sufficienti per ricostruire in modo indipendente le ragioni del provvedimento.
Samsung non è l'unico produttore di televisori ad aver ricevuto accuse relative alla raccolta di dati degli utenti: anche LG è stata coinvolta in contestazioni simili. Per ora, però, le segnalazioni di log4j vanno considerate come risultati preliminari di un'analisi tecnica, non come una conferma definitiva di tutte le condotte ipotizzate. Il ricercatore ha annunciato l'intenzione di pubblicare un resoconto più completo, con ulteriori dettagli sulle verifiche e sulle procedure utilizzate.
La serie di post si chiude con una battuta amara: il ricercatore sostiene di aver finalmente trovato un'azienda che "ascolta davvero i propri clienti", un riferimento ironico ai sospetti sull'accesso all'audio