The House of the Dead 2 & 3 Return - Recensione  7

Lo sparatutto horror per eccellenza torna alla ribalta in un'edizione che include il secondo e il terzo episodio della serie.

RECENSIONE di Tommaso Pugliese   —   16/04/2008

Gli episodi 2 e 3

The House of the Dead 2, uscito nelle sale giochi nel 1998, è stato convertito per Dreamcast e PC. Sulla console SEGA ha svolto un ruolo importante, caratterizzando la lineup iniziale e spingendo le vendite della lightgun insieme alla conversione (mediocre, in verità) di Virtua Cop. La struttura è identica a quella del primo episodio, con due personaggi che si trovano ad affrontare orde di zombie e mostri, che per l'occasione sono sfuggiti a qualsiasi controllo e hanno invaso un'intera città. L'ambientazione, dunque, è completamente diversa rispetto a quanto visto in precedenza, con i mostri che fuoriescono dalle case o dall'acqua, inseguendo persone terrorizzate che dovremo provare a salvare. In più di un'occasione dovremo scegliere quale strada percorrere, un espediente che di fatto aumenta la longevità del gioco: servono diverse partite e diverse prove per vedere tutto. Il passaggio da uno stage all'altro è scandito dallo scontro con i boss, sempre enormi e sempre dotati di un punto debole, che ci viene indicato da una sorta di "enciclopedia dei mostri" prima di passare all'azione. The House of the Dead 3 è arrivato nelle sale nel 2002, in un periodo molto particolare per SEGA, impegnata solo sul fronte del software. Convertito per Xbox e PC, il gioco sposta la serie nel futuro, precisamente nell'anno 2019. In seguito agli incidenti narrati nei primi due episodi, la civiltà ha subito un brutto colpo e l'intero pianeta è diventato invivibile, infestato da creature terribili e minacciose. Ad ogni modo, c'è sempre chi cerca di rimettere le cose a posto, in questo caso Lisa (la figlia di Thomas Rogan) e il buon vecchio "G", che insieme provano a infiltrarsi in una struttura all'interno della quale sembra esserci la chiave per l'annientamento di tutti gli esseri creati dal dottor Curien. Il ricorso a bivi e strade alternative è sempre presente, e giocando in due spesso ci si trova a dover aiutare il proprio compagno dall'attacco dei nemici. Per il resto, il gameplay rimane invariato...

Spara che ti passa

Che si scelga il secondo o il terzo episodio della serie, l'azione di gioco rimane fondamentalmente la stessa: con i personaggi che si muovono su binari, esattamente come in Resident Evil: The Umbrella Chronicles, dovremo sparare a tutti i nemici che compaiono sullo schermo, così come agli oggetti che ci scaglieranno contro. In più di un'occasione dovremo cercare di essere precisi, piazzando colpi mirati alla testa dei mostri per eliminarli velocemente, soprattutto quando sono sul punto di afferrare un passante o quando sono addosso al nostro compagno. Nonostante manchino del tutto armi alternative a quella di partenza, il sistema di controllo su Wii (basato unicamente sul Wii-mote, eventualmente dotato di adattatore Wii Zapper) si rivela preciso come non mai. Per fare un confronto con il già citato The Umbrella Chronicles, quest'ultimo è certamente più vario ma possiede una gestione della mira molto meno precisa. Per giocare dobbiamo puntare il Wii-mote verso lo schermo, spostare il mirino e fare fuoco con il grilletto B. Per ricaricare l'arma, basta puntare il controller fuori dallo schermo per un attimo, cosa che sorprendentemente non provoca un eccessivo "smarrimento" nel momento in cui il mirino torna a comparire. Come in qualsiasi sparatutto con pistola, è chiaro che giocare in due rende le cose molto più semplici: colpire lo stesso nemico insieme ha degli effetti devastanti, come se si usasse un mitragliatore. In tal senso, il gioco è da sempre molto generoso, con i vari zombie che accusano i colpi laddove li si mette a segno, "smontandosi" di conseguenza. Di fianco alle modalità di gioco principali, figurano un paio di alternative interessanti: nel caso di The House of the Dead 2, abbiamo una modalità originale che mischia un po' le carte in tavola, mentre il terzo episodio dispone di una modalità "estrema", da affrontare se desideriamo un livello di sfida ancora maggiore.

Realizzazione tecnica

Ci troviamo di fronte a una piccola raccolta di "classici", visto che i due giochi sono conversioni da Dreamcast (HOTD2) e da Xbox (HOTD3). Per la pubblicazione su Wii non sono stati effettuati cambiamenti di sorta, quindi la grafica è rimasta esattamente quella che gli appassionati della serie ben ricordano. Il secondo episodio è forse il più "ispirato" per quanto concerne nemici e ambientazioni, ma fa bella mostra di modelli poligonali davvero semplici, soprattutto per i protagonisti e i loro compagni. È normale che l'attenzione sia tutta rivolta ai non-morti, presenti in gran numero e in diverse tipologie, tutte ben caratterizzate. Il terzo episodio è un po' più sofisticato nella grafica ma meno brillante nelle idee, che comunque si mantengono nella media della serie. Il comparto sonoro, in entrambi i casi, è ricco di brevi frasi in Inglese (talvolta tragicomiche, vedi il primo boss di The House of the Dead 2), di alcune musiche efficaci e di effetti che rendono bene l'idea di potenza delle armi. Del sistema di controllo si è già parlato: benché spostare un mirino sullo schermo sia profondamente diverso dal mirare con una lightgun, il comportamento del Wii-mote è eccezionale per precisione e affidabilità.

Commento

The House of the Dead 2 & 3 Return da una parte si presenta come un prodotto per nostalgici (che sulla console dei casual gamer non si sa con quanto calore possa essere accolto), dall'altro offre lo stesso tipo di azione presente nell'ottimo Resident Evil: The Umbrella Chronicles, forse addirittura con un pizzico di frenesia in più e con la presenza di bivi e modalità alternative che aggiungono un minimo di spessore (laddove la presenza di un'unica arma non potenziabile serva lo scopo opposto). Tecnicamente è quello che è, ovvero un gioco del 1998 insieme a uno del 2002, e usare il Wii-mote in luogo di una classica lightgun trasforma l'esperienza in modo sostanziale, avvicinandola alle conversioni per PC (in cui si usa il mouse) più che a quelle per Dreamcast e Xbox. Ad ogni modo, l'azione non manca e in due ci si diverte: se siete alla ricerca di uno sparatutto con pistola e già possedete RE: The Umbrella Chronicles, questa collection SEGA fa decisamente al caso vostro.

    Pro:
  • Sistema di puntamento preciso e affidabile
  • Azione frenetica per uno o due giocatori
  • Due giochi in uno...
    Contro:
  • ...ma entrambi hanno una certa età
  • Tecnicamente sorpassato
  • Con una lightgun sarebbe stato migliore