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La questione hardware dal punto di vista dei cavi

Una breve panoramica dedicata alle opzioni e alle problematiche legate alla gestione dei cavi

SPECIALE di Mattia Armani   —   09/01/2018

Con il passare degli anni l'installazione di un PC si è fatta sempre più facile, tanto che oggi è alla portata di chiunque. Inserire il giusto componente nel giusto slot è un procedimento quasi a prova d'errore e causare danni alla componentistica è sempre più difficile, anche se ci sono dei fattori non sempre evidenti che vanno tenuti bene in mente. Uno di questi è la gestione di cavi che può farsi impegnativa, tra periferiche interne e connettori ausiliari per la scheda video, tanto che in alcune situazioni l'ingombro può persino intralciare il flusso dell'aria. Ed è per questo che nella scelta del case più adatto alla nostra configurazione è importante guardare al di là delle dimensioni di scheda madre e scheda video. Un po' di spazio nel punto giusto può aiutarci nella gestione dei cavi, sia dal punto di vista della comodità, sia da quello delle opzioni che includono fascette di plastica, elastici e ammennicoli che consentono di piegare, bloccare e indirizzare i cavi. Lo stesso discorso, anche se gli spazi sono ben diversi, vale per la cavetteria esterna, che come quella interna non deve essere sottoposta a sforzi in grado di danneggiare cavi e connettori, con l'aggiunta della componente qualitativa che, assieme alle specifiche, può avere una discreta importanza.

La questione hardware dal punto di vista dei cavi

Specifiche e qualità

Con il passaggio dai cavi analogici a quelli digitali, la febbre per i contatti placcati oro si è affievolita, ma tra necessità di evitare disturbi, dispersioni e rotture, la qualità dei materiali di un cavo ha comunque una discreta importanza, sebbene il primo fattore da guardare riguardi le specifiche legate alle nostre necessità. Per visualizzare contenuti in 4K, per esempio, serve almeno un cavo HDMI di tipo 1.4 che oltre a essere il primo a poter avere anche funzionalità Ethernet garantisce l'Ultra HD a 30Hz, ma deve piegare il capo di fronte all'HDMI 2.0 che portando la banda passante da 10,2 a 18Gbit/s introducendo il supporto per la tecnologia Adaptive Sync, l'HDR e la risoluzione 3840x2160 a 60Hz. Tutte capacità che rientrano tra le peculiarità del DisplayPort, compatibile anche con la tecnologia G-Sync, sin dalla versione 1.2 uscita nel 2009 e che devono essere prese in considerazione a seconda delle necessità che abbiamo. Necessità che possono avere anche a che fare con problemi di lunghezza o presenza di eventuali disturbi che in alcuni casi possono essere risolti puntando su cavi di alta qualità. Un nome celebre nel campo dell'HDMI è senza dubbio quello di AudioQuest, che realizza cavi di qualità decisamente elevata. Il modello base costa circa 30 euro, che sono parecchi, ma garantisce connettività Ethernet, è realizzato interamente con materiali sicuri, mette in campo prestazioni elevatissime sulla breve distanza e non se la cava male nemmeno sulle lunghe distanze. Non è però sleeved ed è per questo che c'è anche chi guarda ai modelli superiori che arrivano a offrire, oltre alla copertura aggiuntiva, un sistema di dissipazione elevatissimo e placcatura in argento. Il prezzo in questo caso decolla fino a quasi 200 euro, davvero difficili da giustificare quando in una condizione normale i 7 euro degli ottimi cavi HDMI AmazonBasics bastano e avanzano per avere un immagine di qualità impeccabile. Lo stesso vale per molti cavi DisplayPort 1.2, almeno nel range dei 3 metri, con Accell che si distingue dalla massa con un ottimo cavo da circa 30 euro, nella versione da 300cm di lunghezza, dotato di connettori autobloccanti. Ma dobbiamo tenere conto che siamo già arrivati al DisplayPort 1.4 e pensando alle risoluzioni estreme potrebbe essere il caso di valutare l'acquisto di una soluzione non economica ma già pronta per l'8K, come il CLUB3D HBR3 da 4 metri. Un'altra tipologia di cavo che può avere una discreta importanza per sfruttare al massimo un dispositivo da gioco è quello Ethernet, distinto in categorie che variano in base alla schermatura e alla capacità di trasmettere un certo quantitativo di dati a una determinata distanza. Se un cavo di categoria 5 non raggiunge più i 10Gbps una volta superati i 55 metri, uno di categoria 6 ci riesce fino a 100 metri e generalmente gode di una schermatura migliore. Inoltre è reperibile a prezzi abbordabili e può quindi essere impiegato per cablare grandi spazi. Se invece le nostre necessità sono limitate al connettere direttamente un dispositivo da gioco a un router che si trova nelle vicinanze, ha senso guardare a un cavo di categoria superiore che per quanto sia costoso, risulta comunque abbordabile accontentandosi di un massimo di cinque metri di lunghezza. Parliamo, prendendo in considerazione questa specifica lunghezza, del Vandesail Cat7 che per circa 16 euro offre copertura in nylon, placcatura dorata e sfiziose finiture arancioni.

La questione hardware dal punto di vista dei cavi

L'importanza di un'accurata pianificazione

Spesso le configurazioni al risparmio si basano su alimentatori non modulari che hanno il vantaggio di essere subito pronti all'uso ma comportano qualche problema di organizzazione. L'impossibilità di staccare i connettori, a differenza di quanto succede con i modelli semi o completamente modulari, ci costringe ad avere cavi inutilizzati da gestire in modo da evitare il disordine e non creare problemi al flusso d'aria. Questi possono essere ridotti ricorrendo ai numerosi dispositivi bloccanti in circolazione o facendo passare i cavi più lunghi dietro al supporto della scheda madre. Alcuni case includono anche aperture con guarnizione in gomma o protezioni, ma nella maggior parte delle situazioni ci sono comunque spazi sufficienti per far passare qualsivoglia cavo senza causare danni, a patto ovviamente di fare attenzione a evitare che un filo sia premuto contro uno spigolo tagliente. Certo, l'effetto visivo non è dei migliori, ma nella maggioranza dei case lo spazio di cui stiamo parlando resta nascosto lasciando invece tutto libero laddove generalmente si trova la paratia trasparente o dotata di finestra. Certo, la gestione dei cavi in questo caso è più macchinosa, ma pianificando con attenzione e ricorrendo ai cavi sleeved personalizzati, il risultato può essere funzionale e gradevole, sebbene un po' più costoso. Non costano invece molto i kit di cavi SATA, come quelli caratterizzati da prese a L di C&C che possono aiutare la gestione dei cavi quando lo spazio si fa troppo risicato. Se invece lo spazio è sufficiente, il flusso d'aria non incontra particolari ostacoli e l'unico desiderio è quello di risparmiare, è senza dubbio possibile togliere di mezzo persino fasce di velcro e dispositivi bloccanti per accontentarsi di normali elastici e di fascette di plastica. Queste ultime però hanno come controindicazione la necessità di essere tagliate e sostituite in caso di cambiamenti e non rappresentano, quindi, una soluzione ottimale tanto all'interno quanto all'esterno del case. Tra l'altro in quest'ultimo caso le soluzioni possibili sono innumerevoli e vanno dalle coperture a spirale, che permettono di creare un unico cavo accorpandone diversi, fino a oggetti in gomma, di ogni forma e colore, creati appositamente per fermare e al contempo smistare diversi cavi. Quale che sia la scelta comunque, è sempre bene puntare all'organizzazione a partire dall'ordine stesso di connessione dei cavi, stendendo con attenzione prima quelli audio, che sono più sottili e rischiano di compiere curve pericolose per la loro salute, per arrivare a quello di alimentazione che di solito è il più spesso e resistente e per questo può essere sfruttato per guidare e mantenere in carreggiata tutti gli altri.