Metal Gear Solid 6 - Cosa vorremmo in… 101

La serie Metal Gear Solid sembra finita in un limbo in attesa di un segnale da parte di Konami: ma come potrebbe essere un nuovo capitolo senza "papà" Kojima?

RUBRICA di Massimo Reina   —   21/02/2019

Cosa vorremmo in... è una rubrica a cadenza mensile dedicata ai giochi più attesi dal pubblico. Ma rispetto alle tradizionali anteprime, essa tratta l'argomento in maniera più diffusa, immaginando come potrebbe essere un titolo, o come si vorrebbe che fosse, piuttosto di come sarà.

Metal Gear Solid V è stato uno dei progetti più ambiziosi su cui abbia mai lavorato Hideo Kojima. E questo non solo per la convergenza nel progetto di tutte quelle idee che il geniale artista giapponese ha partorito e raffinato nel corso degli anni, del gameplay innovativo per la serie e per l'enormità dell'avventura che componeva l'opera, ma anche per la struttura stessa di quest'ultima. Pensare quindi a un Metal Gear Solid VI senza di lui, senza la creatività, il genio e la follia che contraddistinguono il noto autore, può sembrare un azzardo. Eppure il brand è troppo importante, troppo "grande" per essere abbandonato a se stesso e non essere sfruttato da Konami: in fondo tentare non nuoce, e anche se un progetto simile potrebbe rivelarsi un'impresa titanica da portare a termine senza il suo comandante in capo, non è detto che qualcuno non possa riuscirci. Noi, da questo punto di vista abbiamo immaginato due possibili scenari, come sempre senza la pretesa di proporre l'idea migliore e dunque scelte condivisibili da tutti, pertanto ci scuserete se alcune non soddisferanno i vostri gusti, ma solo la volontà di offrire alcuni spunti utili alla discussione tra voi lettori.

Remake, prequel con protagonista femminile…

La serie targata Konami, lo sappiamo tutti, ha monopolizzato il panorama console degli stealth games per anni, conquistandosi un posto di primo piano nella storia dei videogiochi, nonostante qualche critica ricevuta da chi si aspetta un'esperienza più simulativa da questo genere di giochi. Critiche tuttavia passate in secondo piano in rapporto all'enorme valore produttivo di questa saga e al suo fascino. La via più "facile", sulla carta, per la software house sarebbe quindi quella del remake. Sulla falsariga di quanto fatto, benissimo, da Capcom col suo Resident Evil 2, Konami potrebbe riportarci sull'isola di Shadow Moses mettendoci nuovamente nei panni di Solid Snake offrendoci un nuovo comparto tecnico e una struttura di gioco capace di mescolare al meglio classico e moderno. "Come" starebbe agli sviluppatori trovare la giusta soluzione e il giusto equilibrio.

Altrimenti Konami potrebbe "rischiare" e pensare a un capitolo inedito che per meccaniche riparta idealmente dall'ultimo episodio targato Kojima. In questo caso dovrebbe però in primis trovare un director di grande esperienza che conosca a fondo la serie, non tanto per imitare il modus operandi di chi lo ha preceduto, ma per evitare clamorose imbarcate: conoscere storie, personaggi, eventi, situazioni del mondo di Big Boss e compagni significa potersi muovere in quell'universo compiendo scelte narrative e di design che seguono una loro logica all'interno del contesto. A quel punto, la trama potrebbe ripartire da Metal Gear Solid V, narrandoci magari tra le altre cose della nascita di Outer Heaven e del confronto tra "Big Boss" (Venom Snake) e Solid Snake riallacciandosi al gioco Metal Gear del 1987, oppure essere un prequel generale con una protagonista femminile, The Boss, che ci faccia rivivere la storia dei Filosofi, la nascita dei Cobra, la sua storia con The Sorrow fino alla creazione dell'Unità Fox.

… o nuovo capitolo dalle tematiche attuali?

Infine potrebbe raccontare un qualcosa di completamente nuovo ambientato ai giorni nostri. L'importante è che in quest'ultimo caso abbia un nesso con il resto della saga e sia legata a una storia che sappia trattare con la giusta sensibilità e col giusto grado di coinvolgimento argomenti maturi, affrontando tematiche talvolta "pesanti" o ritenute scomode. Temi attuali potrebbero essere quelli dei bambini-soldato, del razzismo, del traffico di esseri umani, del fanatismo religioso o politico, e delle infiltrazioni di Paesi, multinazionali e estremisti di ogni genere in quelle aree del mondo dove magari un popolo si ribella a un regime dittatoriale, ma i contrasti interni vengono poi sfruttati proprio da terze parti che poi scatenano e manipolano una guerra civile e i loro partecipanti per i propri interessi politici ed economici nell'area.

La storia si svilupperebbe poi in maniera diretta, raccontata con quel taglio tipicamente cinematografico a cui ci ha abituato da sempre la serie, senza però sforare in eccessi, dunque con sequenze brevi e ben integrate col contesto, in maniera tale da mantenere l'elemento gioco preponderante su tutto il resto. A proposito di giocabilità, a noi quella di Metal Gear Solid V è piaciuta, pertanto ripartiremmo da quelle basi per migliorare quegli elementi che per un motivo o l'altro non hanno soddisfatto appieno i videogiocatori o che si sono alla lunga rivelati poco funzionali nell'avventura, aggiungendo poi qualche elemento che migliori l'esperienza. Più opzioni nelle fasi di esplorazione, nuove abilità per il protagonista e "mondo aperto" non vogliono significare l'abbandono delle vecchie meccaniche della serie, né essere un incentivo a compiere delle carneficine: semplicemente gli sviluppatori metterebbero di nuovo a disposizione del giocatore un maggior numero di possibilità per eludere la sorveglianza dei nemici o per venire a capo di ogni situazione.

Nemici più svegli e boss fight epiche

L'approccio generale resterebbe libero, dunque, ma la giocabilità tenderebbe a premiare la strategia, la capacità di agire nell'ombra piuttosto che l'assalto all'arma bianca, invogliando l'utente a sfruttare al meglio le capacità "mimetiche" del protagonista. Ovviamente per quest'ultimo ci aspettiamo controlli reattivi, con un personaggio capace di reagire subito agli input del suo controllore: correre chinato, strisciare a terra rapidamente, aggrapparsi alle sporgenze e nascondersi dietro a dei ripari, disarmare e uccidere una sentinella in un attimo, non lasciare traccia dietro di sé e guidare veicoli, dovrebbero essere tutte abilità eseguibili dal protagonista con naturalezza. Manterremmo inoltre le Close Quarter Combat e la possibilità di sviluppare e gestire una base.

Per adeguare poi il livello di sfida al realismo che auspichiamo, specie durante le missioni, implementeremmo un'intelligenza artificiale quanto più evoluta possibile, con nemici allertabili anche dal ritrovamento di un'impronta, dal luccichio di un oggetto o dagli odori, oltre che da quegli elementi già adottati in passato da Konami per lo scopo. Nei giochi in cui è importante la componente stealth, negli ultimi anni gli sviluppatori hanno migliorato questi comportamenti, pur con qualche limitazione: in molti titoli, almeno di un certo livello, tendenzialmente le guardie hanno diversi gradi di attenzione, tendono ad esplorare con grande cura l'ambiente e i possibili nascondigli una volta che si sono resi conto della presenza nemica o magari hanno inciampato su un cadavere. Ma rimanendo ben nascosti col proprio personaggio anche dopo aver ucciso una guardia in bella vista o aver lanciato una lattina in faccia a qualcuno, tempo una manciata di secondi e tutto ritorna allo stato iniziale, con il nemico convinto di "essersi sbagliato". Capiamo che ci sono esigenze tecniche e di tempistiche che probabilmente spingono gli autori a ridurre i tempi di attenzione delle sentinelle, ma è evidente che ancora oggi nessuno è riuscito a portare in un videogioco delle alternative sensate, credibili e soprattutto giocabili: il nuovo Metal Gear Solid dovrebbe e potrebbe da questo punto di vista fare da apripista.

Le ripercussioni di questa intelligenza artificiale evoluta si avrebbero anche quando si verrebbe scoperti e verrebbe dato l'allarme, e negli scontri con i boss. Nel primo caso l'azione si svolgerebbe ovviamente secondo i crismi dei principali sparatutto in terza persona, come visto nell'ultimo capitolo, ma con nemici capaci di esibirsi in azioni di guerriglia ancora più efficaci e logici rispetto al recente passato, con una certa tendenza ad aggirare il protagonista, a spostarsi dalle coperture e sporgersi per coprire i compagni in movimento. Nel secondo caso sogniamo combattimenti con boss carismatici dal taglio epico per tipologia e creatività. Sempre in tema di realismo e quindi di un maggiore senso di immersione nella realtà del gioco, ci aspettiamo ancora una volta un comparto tecnico e artistico di tutto rispetto.

Già Metal Gear Solid V raggiungeva il suo apice nella resa degli ambienti, grazie al FOX Engine e a un lavoro certosino sulla composizione della mappa, sulle luci dei fari e sulla sofisticata generazione delle ombre, sugli elementi particellari e più in generale sull'orizzonte visivo, che lasciava spesso a bocca aperta in taluni scorci. Lo stesso e di più ci aspettiamo in futuro: dalle esplosioni ai detriti che invadono l'aria circostante, dall'erba che si muove seguendo l'onda d'urto alla reazione dell'ambiente al ciclo giorno e notte o alle variazioni climatiche in tempo reale, ogni singolo elemento dovrà mescolarsi alla fisica per restituire grande credibilità alle zone di guerra dove ci ritroveremo ad agire. Per quanto riguarda la parte sonora, saremmo felicissimi se venisse mantenuto il livello eccelso di The Phantom Pain, dove tra le altre cose c'era una colonna sonora che sottolineava adeguatamente le varie fasi dell'avventura e dove spiccava in apertura la bella Here's to you del Maestro Ennio Morricone. Queste sono solo alcune delle idee che ci sono venute, e voi? Cosa vorreste vedere in un nuovo Metal Gear Solid?