Midnight Club 3: DUB Edition  0

Uno sguardo aggiornato

ANTEPRIMA di Matteo Caccialanza —   08/03/2005

DUB che?

Da noi si tratta di un fenomeno molto limitato, portato sotto l’attenzione del pubblico principalmente per merito del cinema, ma visto che l’italiano medio, quando non trangugia calcio, mastica motori, non sorprende il fatto che Fast&Furious sia diventato una specie di cult nel nostro paese.
DUB Magazine tratta principalmente argomenti che non rispondono esattamente al gusto europeo per l’automobile (avrete certamente presente gli immensi SUV delle star hip-hop statunitensi), ma per chiunque si fosse lasciato trascinare nel tunnel dell’automotive dovrebbe essere una sorta di istituzione che, se non ci fosse bisognerebbe inventarla.

Gentleman: start your engines!

Fra le nevi bavaresi di una Monaco imbiancata come una colomba natalizia, abbiamo goduto di un nuovo assaggio del terzo episodio di Midnight Club, questa volta in versione pressochè definitiva.
Più stabile e completa nelle opzioni e nelle modalità di gioco, purtroppo permangano alcune incertezze di carattere tecnico: in particolare la versione Ps2 continua a soffrire di vistosi cali di frame-rate, apparentemente il prezzo da pagare per godere di libera circolazione nelle le città che includono i percorsi delle gare.
Probabilmente sarebbe stato più facile per gli sviluppatori introdurre un free mode funzionante solo fuori dalle sezioni competitive del gioco, sollevando così le nostre console dall’onere di elaborare “inutilmente” l’intera città durante le gare.
Ciò però sarebbe stato un evidente passo indietro rispetto ai predecessori, nonché la sostanziale perdita di uno dei tratti caratterizzanti del marchio.
Poter scorrazzare a tutto gas per porzioni di città come San Diego e Detroit nella suggestione della notte è senza dubbio un punto a favore del titolo Rockstar, così come lo è il modo in cui ciò è stato reso funzionale al gameplay, richiedendo al giocatore di visitare determinate locazioni per dare inizio alle gare o seguire gli spostamenti dei prorpi avversari sulla mappa per raggiungerli e concordare il testa a testa della serata.
La mancanza di classici confini che delimitino la pista costituisce una delle sfide del gioco: data la facilità con cui si può imboccare la deviazione sbagliata, mancare una curva o finire completamente fuori tracciato al termine di un salto (e alcuni salti sono piuttosto dei voli, credetemi), basta un minimo errore per ritrovarsi contro un muro.

Gentleman: start your engines!

A complicare le cose intervengono il frame-rate non esattamente fluido come l’acqua (sulla console Sony) e una grafica a tratti confusionaria a causa del gran numero di luci e glow in rapido movimento e dell’ambientazione prevalentemente notturna.
Sarebbe lecito attendersi che un paio di frontali siano sufficienti per mettere la parola fine alle nostre mire di vittoria, ma è in questi casi che si nota come l’IA sia stata opportunamente calibrata per non accumulare eccessivo vantaggio, permettendoci di recuperare, a patto di non aver commesso troppi incidenti.
Ciò non toglie che nella robusta modalità online di Midnight Club 3 non ci si permetterà simili leggerezze visto che gli avversari non rallenteranno certo per aspettarci. Dopo gli exploit multigiocatore degli ultimi racing arcade per console, una forte enfasi su tale componente era prevedibile e necessaria e risulta quantomeno interessante la prospettiva di schizzare a tutta birra per San Diego confrontando la nostra moddatissima Crysler con le altre mostruosità da “ganassa arricchito” dei nostri avversari.
Infatti, come Jochen Till, senior product manager di Take2, ha avuto modo di esporci con dovizia di particolari, gli altri paradigmi dietro al nome Midnight Club 3 sono una velocità estrema (in realtà la parola che ha usato sarebbe insane…) e il sistema di tuning più elaborato e completo mai visto in un videogioco.
Sulla velocità non ci sono troppe parole da spendere, se non che il carico di boost – o nitro che dir si voglia – verrà ottenuto performando determinate manovre secondo un meccanismo simile a quello usato in Burnout. I suoi effetti, per quanto dalla durata molto breve, sono semplicemente devastanti, proiettando il nostro veicolo in un confuso universo di luci e blur, dove ogni cosa si muove a velocità supersonica.

Gentleman: start your engines!

Più curioso il fatto che senza il turbo attivato il gioco non sia poi così veloce, o almeno non ai livelli di alcuni titoli concorrenti della passata stagione.
Data la natura articolata dei percorsi però, insistere ulteriormente su questo aspetto avrebbe reso MC3 meno giocabile. Il capitolo tuning merita uno spazio a sé stante. La partnership con DUB Magazine ha permesso a Take 2 di affiancare al di per sé impressionante parco di macchine ufficiali (abbondantemente danneggiabili), uno sterminato database di marche e fornitori di accessori per la modifica di automobili e motocilette (non ci dimentichiamo che MC3 vanta anche un buon assortimento di mostri a due ruote!).
Se pensavate che i due Need For Speer Underground fossero lo stato dell’arte da questo punto di vista, aspettate di consultare anche solo l’incredibile catalogo di cerchi in lega, o di constatare quanti siano gli elementi personalizzabili, dal diametro delle ruote all’altezza delle sospensioni, dal colore del parabrezza alle mille combinazioni di modifiche alla carrozzeria.
Infine, un elemento interessante, non troppo pubblicizzato, ma non offerto dai titoli usciti negli ultimi mesi, è la possibilità di compiere manovre in stile stuntman e di sbloccarne di nuove con il prosieguo del gioco.
Un esempio è la corsa su due ruote, disponibile sin dall’inizio e abbastanza semplice da padroneggiare, particolarmente comoda per superare due auto vicine.

Midnight club 3: DUB Edition si conferma essere un onesto titolo di guida arcade, con qualche incertezza tecnica ma promettenti spunti di gameplay, una struttura costruita per promuoverne la longevità e ottime potenzialità di gioco online. Sicuramente meritevole di attenzione da parte degli appassionati.

DUB che?

Sfogliando le pagine di DUB Magazine viene da chiedersi se non si debba essereun po’ matti per spendere simili cifre per un’automobile. Pensandoci bene però, noi viviamo nel paese che ha creato le auto sportive di lusso più famose (e costose) al mondo. Qualche appunto ai nostri cugini yankee lo si potrebbe basare sull’effettiva mancanza di buon gusto, visto che la gran parte delle “quattroruote” presentate sulla carta patinata della bibbia del tuning, sono indiscutibilmente e irrimediabilmente kitch.