1

Reigns: The Witcher, la recensione di un'ironica avventura a bivi per Geralt di Rivia

Nerial applica la sua collaudata formula di Reigns nientemeno che alla serie The Witcher, mettendo insieme un bizzarro spin-off che pone Geralt in una situazione inedita.

RECENSIONE di Giorgio Melani   —   27/02/2026
Geralt e Dandelion in Reigns: The Witcher
Reigns: The Witcher
Reigns: The Witcher
Articoli Video Immagini

Forse non se l'aspettavano nemmeno loro, ma i Nerial con la serie Reigns hanno trovato una specie di formula standard che può essere applicata a un sacco di ambientazioni e storie diverse e che si sta rivelando alquanto duttile nei suoi dieci anni di carriera. D'altra parte, cosa c'è di più narrativamente stimolante di un semplice bivio che costringe a scegliere tra due strade diverse, promettendo di portarci in direzioni opposte e tutte da scoprire? Questo è il concetto principale della serie, interamente costruita su un'interfaccia che sembra presa direttamente da Tinder: spunta una carta e dobbiamo semplicemente effettuare uno swipe a destra o a sinistra, contando solo su una breve premessa di quello che potrebbe succedere da una parte o dall'altra.

Finora, con questo sistema abbiamo governato regni, cercando di volta in volta di raggiungere grandi obiettivi riguardanti il progresso e la civiltà, ma in Reigns: The Witcher dobbiamo soprattutto costruire una storia, perché il vero protagonista della vicenda non è tanto Geralt quanto il bardo Dandelion, che con questo espediente cala il suo amico anti-eroe in una serie di avventure e guai davvero imprevedibili, da cui deve tirarsi fuori effettuando varie scelte, scartando a destra o a sinistra.

Geralt torna in Reigns: The Witcher, annunciato con trailer e data di uscita Geralt torna in Reigns: The Witcher, annunciato con trailer e data di uscita

Pur rimanendo intatto il gameplay, cambia dunque lo scopo rispetto ai capitoli precedenti e si complica alquanto, in linea con l'evoluzione che abbiamo visto anche con lo spin-off di Game of Thrones: di volta in volta dovremo raggiungere dei particolari obiettivi per completare al meglio la storia secondo l'ispirazione iniziale, ma considerando che la morte è sempre dietro l'angolo, come insegna la tradizione di Reigns.

Opzioni da scartare

È un gioco di ruolo ai minimi termini, si potrebbe dire: un'avventura che richiama qualcosa dei libri-game, in grado di costruire storie completamente diverse a seconda delle scelte dicotomiche che ci costringe a fare in continuazione.

La struttura è la stessa vista nei capitoli precedenti e potete conoscerla meglio leggendo la recensione di Reigns: Three Kingdoms o quella di Reigns: Beyond. Si basa su un mazzo di carte che viene progressivamente sfogliato e su ogni carta è presente un frammento del racconto che porta a due differenti scelte su come proseguire. Scartando a destra o a sinistra si decide cosa fare, affidandoci a una piccola premessa che rimane però sempre molto vaga, con il caso che gioca un ruolo importante nell'evoluzione del percorso. Ogni singola scelta influenza il livello di favore o avversione di umani, non umani e maghi, come possiamo vedere dai simboli presenti sopra la carta centrale che si riempiono o si svuotano progressivamente, più un quarto segno che corrisponde alla caccia.

Questo è uno degli elementi distintivi di Reigns: The Witcher rispetto agli altri capitoli: invece di mostrare una progressione incentrata sulle capacità gestionali di un monarca qui ci troviamo a controllare piuttosto i rapporti sociali di Geralt e la sua reputazione presso diverse "classi" di personaggi. È importante cercare un certo equilibrio, perché aumentando l'avversione di una categoria o l'altra si finisce male, e la conclusione del percorso può arrivare da un momento all'altro, trattandosi di una sorta di roguelike.

Una delle tante morti in cui incappa il povero Witcher
Una delle tante morti in cui incappa il povero Witcher

Quando si inizia a trascinare la carta a destra o a sinistra, per leggere la premessa della decisione da prendere, possiamo anche vedere quali parametri una certa scelta influenza, ma non viene segnalato se tale influenza è positiva o negativa, cosa che costringe a puntare su un po' di intuito e anche un bel po' di fortuna.

Riempiendo il quarto parametro, quello corrispondente alla reputazione del Witcher come cacciatore di mostri, ci troviamo sbalzati in una situazione del tutto inedita per Reigns, una sorta di combattimento a base ritmica. Lo scontro è rappresentato come un puzzle disposto su una griglia su cui scorrono nemici e bonus, mentre Geralt avanza automaticamente da una casella all'altra e possiamo indirizzarlo a destra o sinistra cercando di evitare le minacce e raccogliere oggetti, come in una sorta di rhythm game. Un elemento di gioco secondario ed estremamente basilare, ma che funziona bene per variare un po' l'azione.

La carriera di un bardo

Il sistema di progressione richiama lo stile roguelike classico di Reigns, con nuove conquiste che si ottengono a ogni morte del povero Witcher, che ogni volta si ritrova a concludere le sue avventure in maniera piuttosto ingloriosa, ma necessaria per accrescere le capacità di Dandelion e il favore del pubblico.

Il sistema di combattimento ritmico
Il sistema di combattimento ritmico

Bisogna, infatti, ricordare che è il bardo il vero protagonista di tutta la vicenda, mentre Geralt è di fatto un mero strumento posto a servizio delle storie, cosa che risulta evidente nell'evoluzione del gioco, di avventura in avventura. La durata e la capacità di toccare certi argomenti di ogni singola storia determinano il successo di questa e portano a un avanzamento di livello di Dandelion, che diventa progressivamente più "ispirato" e capace di costruire narrazioni di più ampio respiro.

Queste ispirazioni sono rappresentate da vere e proprie carte, che si sbloccano progressivamente dopo ogni impresa del Witcher, in base a come si è svolta l'avventura. All'inizio di ogni storia vengono estratte tre carte dal mazzo che fungono da elementi narrativi principali, tra obiettivi a cui il protagonista deve tendere e modificatori che possono cambiare il tono della narrazione e porre Geralt anche in situazioni assolutamente inedite e irriverenti rispetto alla mitologia classica di libri e videogiochi, ponendoci per esempio nel ruolo di detective alla ricerca di un killer. Queste variazioni forniscono ossigeno vitale per una struttura che, nella sua semplicità, deve convivere con un'intrinseca ripetitività, puntando sull'umorismo per mettere in scena storie sempre nuove e coinvolgenti.

Un mondo di carte

Reigns: The Witcher riprende il classico stile grafico ormai consolidato per la serie di Nerial, basato su una rappresentazione fortemente stilizzata in senso geometrico, ma in questo caso accogliendo ovviamente alcuni tratti distintivi di personaggi e creature della serie di CD Projekt RED.

Triss è facilmente riconoscibile, sebbene molto stilizzata
Triss è facilmente riconoscibile, sebbene molto stilizzata

Tutto è impostato su un'estrema semplicità, a partire dall'interfaccia composta da pochi simboli e con un'interazione basilare come il fatto di scorrere un dito da una parte o dall'altra. Lo sfondo accenna con qualche figura le diverse ambientazioni in cui ci troviamo, riprendendo un po' gli scenari classici del Continente in cui opera Geralt di Rivia, ma l'attenzione si concentra soprattutto sulle carte, vere protagoniste dell'azione.

A metà tra versioni iper-semplificate di carte collezionabili e il simbolismo esoterico dei tarocchi, le piccole immagini presentano personaggi, creature e situazioni con una notevole capacità di sintesi, sempre mantenendo il tono ironico generale. Lo stile risulta caricaturale, ma anche molto espressivo, sfruttando alcuni riferimenti alla serie The Witcher per dare un'ulteriore identità a tutta la rappresentazione. Purtroppo, il gioco non è tradotto in italiano, e considerando che il testo è l'elemento centrale dell'esperienza questa può essere una limitazione importante per alcuni utenti.

Conclusioni

Versione testata iPad
Digital Delivery Steam, App Store, Google Play
Prezzo 6,99 €
Multiplayer.it
7.0
Lettori
ND
Il tuo voto

Tra le varie interpretazioni viste finora, Reigns: The Witcher è forse la più azzeccata, soprattutto grazie all'espediente narrativo utilizzato. La scelta di porre Dandelion al centro dell'attenzione è ideale, perché dà senso alla costruzione di storie variegate e con influssi anche un po' assurdi, giustificate dalla necessità del bardo di mettere insieme le richieste dei mecenati, le ispirazioni artistiche e la necessità di intrattenere il pubblico. È normale allora trovare Geralt alle prese con situazioni disparate, che possiamo indirizzare con scelte che possono portare a conseguenze ben poco prevedibili. Se questo da una parte aumenta il fascino del racconto, che non si adagia per nulla sul canone fantasy della serie proponendo scene sorprendenti, dall'altra può portare a un andamento fin troppo aleatorio, portandoci a morti piuttosto inaspettate. D'altronde questo rientra anche nella meccanica roguelike di Reigns ed è alla base del suo sistema di progressione, che attraverso le "carte ispirazione" trova un buon metodo per tenere a bada (almeno per un po') l'inevitabile ripetitività dell'azione.

PRO

  • Intuitivo e irresistibile nel classico stile di Reigns
  • Tono umoristico ben costruito, irriverente, ma rispettoso del franchise
  • L'idea del bardo con le sue "ispirazioni" funziona perfettamente

CONTRO

  • La meccanica di Reigns è inevitabilmente ripetitiva e un po' trita
  • Alcune conseguenze delle scelte risultano poco prevedibili
  • Il mini-game del combattimento non appassiona molto