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Crimson Desert: la recensione di un open world gigantesco, ma a tratti goffo

Crimson Desert, la gigantesca avventura di Kliff, zoppica, ma non cade mai, configurandosi come un'esperienza affascinante, seppur ben lontana dalla perfezione.

RECENSIONE di Lorenzo Kobe Fazio   —   18/03/2026
L'artwork di Crimson Desert con il protagonista, Kliff, in primo piano
Crimson Desert
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Crimson Desert è un alano che, inconsapevole delle sue reali dimensioni, vi si piazza sulle gambe e rende difficoltoso il passaggio del sangue agli arti inferiori. È un maratoneta che zoppica già sulla linea del via. È una gigantesca orchestra di strumenti non accordati. È un sottile pilastro che regge sulla sua base un'enorme e complessa costruzione.

Eppure, al tempo stesso, è un fedele segugio a cui è impossibile non affezionarsi. È un instancabile corridore che, sorretto da una forza di volontà incrollabile, taglia comunque il traguardo. È un complesso che crea una cacofonia inspiegabilmente seducente. È un'esile colonna che non cede sotto il peso dell'edificio che ostinatamente sorregge.

Crimson Desert è un titolo estremamente affascinante, creatura aliena, per quanto accomunata da scelte di game design ad una mezza dozzina di altre produzioni tripla A che si sono succedute a ritmo costante negli ultimi anni. Nelle sue ambizioni vorrebbe imporsi come una sorta di chimerico Faust videoludico, un Megazord che assemblando innumerevoli meccaniche e suggestioni tra loro, vuole attrarre, e quasi atterrire, un pubblico estremamente trasversale, eterogeneo, più o meno abituato a passare ore e ore della propria settimana stringendo un pad tra le mani. Paradossalmente, e per assurdo, è proprio questa sua ambizione a renderlo un prodotto che farà la gioia di molti e risulterà quasi indigesto per altrettanti.

La creatura di Pearl Abyss aspira ad essere un nuovo punto di riferimento per i tripla A che verranno pubblicati da qui in poi, ma ci riesce solo in parte. Nel puntare verso il sole, brucia le ali, ma miracolosamente non si schianta sul suolo, atterra con stile in un'evoluzione aerea sorprendente, per quanto sgraziata. I compromessi imposti al videogiocatore sono tanti, alcuni risolvibili con l'eventuale futuro supporto degli sviluppatori, altri connaturati al progetto stesso. In ogni caso, non stanca mai nella sua vivace, per quanto confusionaria, continua proposizione di soluzioni e situazioni sempre nuove e sviluppa un'epopea dotata di buon ritmo e di una brillante progressione.

Nel suo essere ostinatamente imperfetta, a tratti persino incomprensibile, solleva inevitabili e fondamentali quesiti. Ne è valsa la pena puntare così in alto? Il suo gigantismo è ciò che più di ogni altra cosa lo condanna ad una mancata eccellenza?

Note sulla recensione di Crimson Desert

Pearl Abyss ci ha fornito, in anticipo rispetto alla data di uscita, la versione PC del gioco. Questa recensione fa riferimento esclusivamente a questa edizione e non ci è stato possibile valutare le prestazioni delle versioni console. Nei prossimi giorni dedicheremo un articolo specifico per affrontare anche questo argomento.

Alla riconquista di casa

Pailune è una delle tante regioni che compongono il gigantesco continente di Pywel ed è la casa dei Mantogrigio, un clan di guerrieri seminomadi che garantiscono la pace in un clima politico sempre più incerto e influenzato dai fantasmi di un conflitto che sembra ormai inevitabile. Gli Orsi Neri tramano nell'ombra e, dopo aver assassinato il leader del gruppo di cui fa parte Kliff, il protagonista del gioco, sferrano un violento attacco all'avamposto dei Mantogrigio, sterminandoli e costringendo alla fuga i pochi superstiti. Crimson Desert scaraventa il videogiocatore in questo vasto mondo fantasy senza protezioni, senza precauzioni, senza troppi preamboli. L'incipit è potente nella sua messa in scena, ma sfibra immediatamente il tessuto narrativo, fin troppo condensato e ricondotto principalmente ad un ampio menù a cui è demandato il compito non solo di tenere le fila delle decine di personaggi che incontrerete lungo il percorso, ma anche di fornire le coordinate generali sull'universo di gioco.

Tutta la trama si basa su due filoni narrativi che corrono per lo più paralleli senza incontrarsi mai, se non nella parte finale dell'avventura. Da una parte, l'imperativo di riunire i Mantogrigio, riconquistare la propria casa, vendicare i compagni persi. Dall'altra, la personale esplorazione di Kliff dell'Abisso, sovradimensione mistica, anch'essa alle prese con un'oscura minaccia da sventare ovviamente, che garantisce al protagonista poteri sovrannaturali. Questi due intrecci procedono in linea retta, influenzandosi vicendevolmente solo superficialmente, sparendo l'uno, nell'altro per lunghi tratti dell'avventura e creando un netto scollamento che finisce per mettere in secondo piano le problematiche legate all'Abisso, l'arcipelago fluttuante, e dalle suggestioni visive sci-fi, situato nei cieli di Pywel.

La storia, nella sua globalità, fatica in realtà ad ingranare. Il preambolo si trascina pigramente fin troppo a lungo. Mancano dei veri e propri colpi di scena. I compagni di Kliff, che lentamente si ricongiungono al rinascente clan, tardano a ritagliarsi delle entrate in scena degne di nota.

Kliff sa essere un personaggio affascinante, ma non aspettatevi da parte sua lunghi monologhi
Kliff sa essere un personaggio affascinante, ma non aspettatevi da parte sua lunghi monologhi

Ciononostante, non si perde mai completamente interesse per le sorti dei protagonisti. A poco a poco si iniziano ad apprezzare i silenzi di Oongka, gli esuberanti colpi di testa di Yann, le fragili e tenere insicurezze di Shane. Nessuno di questi comprimari viene pienamente approfondito, lo stesso Kliff è un eroe sì dotato di parola, ma estremamente sbrigativo e riservato, ma tanto basta per scoprirsi emotivamente coinvolti nella riconquista dei Mantogrigio di un posto che possa chiamarsi casa.

Le scene animate amplificano il paradosso. Scenograficamente d'impatto, con spettacolari acrobazie nelle sequenze di lotta, non sviluppano una trama di ampio respiro, concentrandosi nell'esporre un conflitto dopo l'altro, una richiesta d'aiuto dopo l'altra, l'ingresso momentaneo dell'ennesimo figurante dopo l'altro. Manca il respiro di un'avventura epica, dove solo il perentorio intervento dell'intrepido Kliff può evitare l'apocalisse. Eppure, per merito di una buona regia e di una scrittura sufficientemente decorosa, ci si scopre tanto più interessati alle sorti dei piccoli e grandi regni presso cui conferirà l'eroe, sempre nel tentativo di rinvigorire il suo clan, al prezzo dei suoi servigi. Manca una visione d'insieme, ma quando scende nel particolare, Crimson Desert regala scorci medievaleggianti e dalle tinte fantasy convincenti e coerenti.

Ingrandire progressivamente il nuovo accampamento dei Mantogrigio regala soddisfazione
Ingrandire progressivamente il nuovo accampamento dei Mantogrigio regala soddisfazione

Si compie così, il primo miracolo della produzione di Pearl Abyss. Sebbene la trama non proponga nulla di realmente originale, nonostante sulla scena si alternino fin troppo velocemente e frequentemente un gran numero di personaggi, pur mancando completamente l'afflato dell'impresa eroica da compiersi a qualsiasi costo, la struttura regge, l'interesse non si diluisce mai completamente, ci si scopre coinvolti nel dramma di Kliff, costretto suo malgrado ad assurgere al ruolo di leader di un clan che solo per un soffio ha evitato l'estinzione e di cui comunque si piangono e patiscono le tante perdite.

Sarà ciò che più di ogni altra cosa vi resterà in mente dell'aspetto narrativo una volta raggiunti i titoli di coda. Nonostante i misteri dell'Abisso vengano indagati, nonostante le tante battaglie affrontate in nome della pace e dell'equilibrio politico, nonostante i tanti nemici che affronterete, è proprio il legame che unisce tra loro i Mantogrigio il vero quid dell'avventura proposta.

Bravo in tutto, esperto in nulla

Non staremo qui ad elencare, una per una, le innumerevoli attività con cui Crimson Desert sommerge il videogiocatore. Sarebbe un elenco inutilmente prolungato ed estremamente prolisso. Se ci fermassimo ai freddi numeri, includendo anche gli oltre settanta boss, le centinaia di missioni disponibili, le numerose mosse che può sfoderare il buon Kliff, senza dimenticare l'ampiezza davvero ragguardevole della mappa, che si lascia ammirare in tutto il suo splendore sulle isole fluttuanti dell'Abisso o raggiunta la cima di qualche crinale, l'opera di Pearl Abyss non ha sostanzialmente pari. Il gioco è generosissimo per chi è avido di varietà e cose da fare. I completisti, chi apprezza la costante immissione di nuove meccaniche, chi sogna di trovarsi tra le mani un prodotto che dà la sensazione di poter fare quasi qualunque cosa, resterà indubbiamente folgorato dalla sfrenata, e a tratti incontrollata, poliedricità dell'avventura.

Dovrete avere cura del vostro cavallo. Nel caso rimanesse ferito, per consentirgli nuovamente di cavalcare in tranquillità, dovrete curarlo con appositi oggetti
Dovrete avere cura del vostro cavallo. Nel caso rimanesse ferito, per consentirgli nuovamente di cavalcare in tranquillità, dovrete curarlo con appositi oggetti

C'è naturalmente un gioco di carte. Un'infinita trafila di sconosciuti non vedono l'ora di sfidarvi a braccio di ferro. Si possono creare delle rotte commerciali con gli insediamenti vicini. Non manca il crafting con cui cucinare manicaretti generosi di punti vita o potenziare l'equipaggiamento. C'è un'abitazione che si può personalizzare comprando mobilia, o costruendola, a partire da un'interfaccia simile a quella di The Sims. Anche le quest vere e proprie introducono spesso e volentieri degli espedienti ludici che, pur in tutta la loro contingenza, tentano costantemente di infondere varietà alla formula. Vi capiterà così di bombardare delle torri d'assedio, di infiltrarvi in piccoli centri abitati, di entrare a far parte di una sorta di Fight Club medievale.

Il contorno di Crimson Desert, non è casuale che iniziamo la disamina sul gameplay proprio da qui, identifica e certifica l'ambizione, le potenzialità, ma anche tutti i limiti della visione di Pearl Abyss.

Poteva forse mancare la possibilità di abbattere alberi, scavare la roccia in cerca di materiali preziosi, cacciare animali di ogni stazza e tipo? Ovvio che no
Poteva forse mancare la possibilità di abbattere alberi, scavare la roccia in cerca di materiali preziosi, cacciare animali di ogni stazza e tipo? Ovvio che no

Il fine è evidente, dichiarato, ostentato puntualmente: creare un'esperienza avvolgente, il più possibile onnicomprensiva, persino soverchiante per le tante cose che si possono fare. Guardando ad altri esperimenti simili, The Witcher 3: Wild Hunt e Red Dead Redemption 2 sono in questo senso gli ovvi modelli di riferimento, Pearl Abyss ha volutamente infarcito l'esperienza di situazioni, attività, eventi più o meno casuali dalla portata variabile.

Nella forma migliore possibile, questo miscuglio di minigiochi, piccoli incarichi e variazioni sul tema creano un contesto frizzante, dove è realmente possibile dedicarsi a molto altro, quando ci si vuole prendere una pausa dalla sequela di missioni principali e secondarie. Anche da questo punto di vista, Crimson Desert riesce a cavarsela, stimolando la curiosità dell'utente e premiandolo con tremenda puntualità con una piccola novità, con un giocattolo nuovo con cui sollazzarsi. Allo stesso tempo, tuttavia, vengono immediatamente a galla due grosse problematiche, che si ripresentano quasi immutate anche nel cuore pulsante del gameplay.

Il poker secondo Crimson Desert non è particolarmente interessante, nulla a che vedere con il Gwent di The Witcher insomma
Il poker secondo Crimson Desert non è particolarmente interessante, nulla a che vedere con il Gwent di The Witcher insomma

Da una parte, c'è una totale assenza di organicità. Vincere al tiro con l'arco non vi garantirà altro che una manciata di monete di rame, dal momento che queste competizioni non rimandano ad altri tornei sempre più difficili da vincere, né garantiscono bonus effettivi in termini statistici al personaggio. Avviare una sorta di attività commerciale che permetta all'avamposto dei Mantogrigio di accumulare risorse, non si tramuta in vantaggi tangibili e misurabili né nell'immediato, né quando l'avventura entra effettivamente nel vivo. I già citati cannoni pronti a far fuoco durante le battaglie campali, sono utilizzabili esclusivamente quando previsto dalla missione e non fungono in alcun modo da ulteriore strumento strategico con cui avvantaggiarsi effettivamente nel conflitto. Le cose da fare ci sono, ma sono tutte estremamente situazionali. Mancano di profondità, sono lì per fare numero e, per la maggior parte, intrattenere per una manciata di minuti al massimo.

Secondariamente, Pearl Abyss è riuscita nell'incredibile compito di complicare inutilmente ogni cosa. Le didascalie deputate a spiegare, teoricamente, come svolgere l'attività di turno sono avare di dettagli, non chiariscono mai bene il da farsi, lasciano riferimenti vaghi e che spesso non hanno un collegamento diretto con il menù o l'interfaccia di turno. Anche l'azione più semplice diventa innanzitutto una sfida nell'interpretare le istruzioni richieste, come fosse un enigma da risolvere o una bestia da domare. Quanti action-adventure open world hanno la propria versione della pesca? C'è ovviamente anche in Crimson Desert, in una declinazione che vi richiederà decine di tentativi a vuoto, prima di comprendere come funzioni la meccanica che vi permetterà di trascinare la preda sino alla riva del fiume.

La varietà e la scrittura delle missioni secondarie è generalmente buona, sicuramente tra gli aspetti migliori del gioco
La varietà e la scrittura delle missioni secondarie è generalmente buona, sicuramente tra gli aspetti migliori del gioco

Crimson Desert sa essere inutilmente frustrante, crea dei colli di bottiglia fastidiosi non con prove sfidanti, non si tratta di sviluppare una sufficiente coordinazione, né, effettivamente, di usare la materia grigia per venire a capo di un complesso e profondo gameplay. Spesso vi sentirete abbandonati, quando non presi in giro, dal gioco stesso, completamente in balia di richieste incomprensibili.

Esplorando Pywel

Il cuore del gameplay è tuttavia altrove, ma presenta potenzialità e criticità assolutamente similari. Sono due i pilastri che sorreggono l'intera avventura: l'esplorazione e i combattimenti. Nessuna di queste componenti è esente da difetti, sebbene anche in quest'ambito Crimson Desert riesca ad evitare il collasso o scivoloni troppo vistosi.

Gli scorci suggestivi si sprecano nel gioco
Gli scorci suggestivi si sprecano nel gioco

Ad influenzare negativamente il tutto, come dicevamo in apertura, è l'incapacità degli sviluppatori nel gestire e direzionare le dimensioni della propria creatura. Non è una questione di scarsa profondità o mancanza di attenzione per il dettaglio. Non solo quantomeno. Il problema è per lo più legato ad un evidente scollamento tra chi ha sviluppato il design dei livelli e le meccaniche ludiche, da chi invece ha avuto il compito di gestire e determinare le possibilità atletiche dell'avatar. La sensazione globale che si ha continuamente, soprattutto in determinati passaggi, è che le due componenti della software house non si siano mai interfacciate tra loro, con il risultato che, giunto il momento di mettere insieme le due parti, ci si è accorti che le due metà non combaciano perfettamente tra loro.

Prendiamo l'esplorazione, per iniziare. Pywel, come accennato, è un continente meraviglioso e variegato. Sebbene la vena fantasy, con una spruzzata di sci-fi in pieno stile The Legend of Zelda: Breath of the Wild, risulti lievemente derivativa e poco originale, sia nella composizione architettonica di avamposti e centri cittadini, che nelle fattezze e abiti sfoggiati dalla popolazione, i panorami ammalianti, gli scorci suggestivi si sprecano. Complice un comparto tecnico di ottima fattura, ne parleremo meglio a breve, Crimson Desert è un gioco che anche grazie ai diversi biomi ostentati dal continente che potrete liberamente esplorare, non lesina sul fascino scaturito tanto delle zone più incontaminate, quanto dai borghi più o meno fortificati.

Il gioco è pieno di piccole e grandi ingenuità. Una delle più evidenti? Manca un contenitore in cui riporre gli oggetti che non volete portare con voi nell'inventario
Il gioco è pieno di piccole e grandi ingenuità. Una delle più evidenti? Manca un contenitore in cui riporre gli oggetti che non volete portare con voi nell'inventario

Perdersi tra i sentieri che collegano un luogo d'interesse all'altro, significa imbattersi in passaggi che meritano una piccola pausa di contemplazione e proprio in questi momenti che Crimson Desert è in grado di suscitare quell'epicità che manca alla trama, di regalare quel respiro che non sono in grado di innescare le pur molteplici attività tirate in ballo. Cavalcare da un punto all'altro della mappa, magari imbattendosi nel mentre in un accampamento da liberare dalla presenza nemica, o in una zona che cela un segreto, area delimitata nella mappa da un gigantesco punto di domanda, restituisce quel vibrante senso d'avventura che solo i migliori open-world sanno inscenare.

Eppure, anche in uno dei migliori ambiti della produzione, non mancano delle osservazioni da fare. Da una parte, l'esplorazione è paradossalmente limitata dalla presenza di efficacissimi sentieri da attraversare tranquillamente a cavallo. Il fuori pista, difatti, è un disincentivante terno al lotto. Basta un'altura non prevista da scalare per scontrarsi con le capacità atletiche altalenanti di Kliff, figlie di un sistema di controllo non sempre all'altezza, quando non di superfici che ne rendono assolutamente incerto e a tratti arbitrario l'incedere. Complici le lunghe distanze da battere, a tutto svantaggio dell'effettivo senso di libertà garantito dal gioco, spesso si finisce per preferire la via sicura, pur di non incappare in fastidiosi, a volte inutili, variazioni sul percorso.

Crimson Desert riesce a creare l'illusione di trovarsi di fronte ad un mondo vivo e coerente? Per certi versi si, ma lo fa puntando più sul numero di abitanti, che su personaggi dotati di carisma e profondità
Crimson Desert riesce a creare l'illusione di trovarsi di fronte ad un mondo vivo e coerente? Per certi versi si, ma lo fa puntando più sul numero di abitanti, che su personaggi dotati di carisma e profondità

Inutili, sì, perché le dimensioni di Pywel comportano anche una densità relativamente ridotta di luoghi d'interesse realmente tali. In termini puramente numerici, i ruderi, le grotte, gli avamposti da visitare sono comunque tantissimi, ma solo una parte sono più che semplici orpelli estetici, distribuiti qui e lì, per dare l'illusione di avere a che fare con un mondo vivo e dotato di una sua coerenza interna. In mezzo alla boscaglia si può intravedere una piccola casupola, ma una volta raggiunta ci si può accorgere che al suo interno non c'è altro che un semplice letto. Qualche capanna in mezzo al nulla non significa di essere sulla soglia di una nuova missione e, a volte, non c'è nemmeno un venditore qualsiasi con cui interfacciarsi. C'è tanto da vedere, ma la maggior parte delle cose è pura scenografia di cartapesta, che non ha altro da offrire se non la sola facciata.

Battaglie campali e scontri con i boss

Una parte considerevole dell'avventura, tuttavia, lo passerete a combattere. In questo senso, il gioco mostra due volti piuttosto distinti tra loro, sostanzialmente divisi in compartimenti stagni.

Da una parte, le battaglie con i nemici comuni, con i tantissimi briganti, guardie, soldati che pattuglieranno costantemente sentieri, avamposti e centri cittadini. Progredendo nell'avventura, libererete ogni regione di Pywel dalla maggior parte delle presenze ostili, che si ritireranno e spariranno nel nulla, ma qualche piccola sacca di resistenza resterà sempre, qui e lì, ad impensierire di tanto in tanto la vostra avanzata.

Nel corso dell'avventura potrete vestire i panni di altri personaggi. Variare sembianze e move set infonde un minimo di varietà, ma il loro utilizzo è limitato per lo più all'esplorazione e a piccole missioni specifiche
Nel corso dell'avventura potrete vestire i panni di altri personaggi. Variare sembianze e move set infonde un minimo di varietà, ma il loro utilizzo è limitato per lo più all'esplorazione e a piccole missioni specifiche

Contro gli sparuti gruppi di nemici, Crimson Desert punta a farvi sentire quasi onnipotenti. Fendenti e colpi di scudo non solo infliggono pesanti danni, ma causano effetti ad area capaci di sbilanciare interi gruppi di nemici. Le tecniche che potrete sbloccare a partire dall'albero delle abilità sono tantissime e, da questo punto di vista, lo schema dei comandi è effettivamente affollatissimo, sempre sul punto di esplodervi in faccia. Nulla vi vieta di imparare ogni combinazione possibile, ma in questi alterchi il gioco si tramuta quasi in una sorta di musou: poche mosse sono più che sufficienti per avere la meglio in tutte le situazioni, nonostante sia piacevole sapere che di tanto in tanto si può rompere la monotonia degli scontri con un pugno capace di fendere l'aria o con un placcaggio degno di una partita di football.

Monotonia, sì, perché l'altra faccia della medaglia di queste sezioni è proprio questa. L'enorme vantaggio che avrete su buona parte dei nemici incentiva sul lungo periodo il button mashing più indiscriminato, soprattutto considerando che per liberare alcuni avamposti dovrete combattere anche per più di venti minuti filati senza mai fermarvi, un lasso di tempo davvero fin troppo ampio, che non fa altro che mettere in evidenza la poca varietà di nemici che cercheranno di fermarvi.

Fondamentale, trovare il prima possibile i punti di teletrasporto di ogni zona che, purtroppo, alcuni hanno il vizio di nascondersi fin troppo bene
Fondamentale, trovare il prima possibile i punti di teletrasporto di ogni zona che, purtroppo, alcuni hanno il vizio di nascondersi fin troppo bene

Eppure, anche in questo caso, Crimson Desert si salva. Perché se è vero che il sistema di combattimento avalla la ripetitività di fondo di questi scontri, in termini scenografici l'avventura vi pone al centro di battaglie davvero spettacolari. Ci è capitato di partecipare all'assedio di un'intera città, con il fronte che si spostava progressivamente, esattamente come in un musou tra l'altro, a mano a mano che liberavamo una zona dopo l'altra. In un'altra occasione, invece, abbiamo preso parte ad una lenta avanzata verso un forte costruito sulla sommità di una montagna innevata, nel cuore della notte, con le sole torce a strappare le orde nemiche dall'oscurità. Quello che alla lunga toglie la ripetitività dei combattimenti, lo restituisce la spettacolarità di alcune situazioni in cui vi ritroverete.

La situazione, e anche il sottogenere di riferimento, cambia drasticamente non appena sarete chiamati a vedervela nelle battaglie con i boss. Il modello, pur alla lontana beninteso, diventano i soulslike. Il senso di onnipotenza si azzera, schiacciare pulsanti a caso smette di essere efficace. Pur senza il tecnicismo richiesto nei titoli FromSoftware, diventa fondamentale schivare, tenere sotto controllo la resistenza, magari parare con tempismo per esibirsi in una parata perfetta e attaccare solo quando le sfuriate nemiche si placano.

Ogni boss rappresenta sempre un momento molto critico e delicato nella vostra marcia verso i titoli di coda e non per piacevoli motivi
Ogni boss rappresenta sempre un momento molto critico e delicato nella vostra marcia verso i titoli di coda e non per piacevoli motivi

Sulla carta, questa doppia anima risponde ancora una volta all'ambizione di creare una sorta di opera onnicomprensiva. Nella pratica, purtroppo, gli scontri con i boss sono la parte peggiore e più frustrante dell'intero gioco. Come dicevamo prima, sembra che chi ha creato questi nemici, non si sia mai interfacciato con chi ha ideato il sistema di controllo. Ciò si palesa piuttosto evidentemente in schemi offensivi ora troppo prolungati, ora che coinvolgono aree troppo ampie; in animazioni non sempre di facile lettura; in una reattività richiesta nello schivare o nel parare che supera i limiti strutturali del sistema di controllo. In tutto questo, bisogna poi aggiungerci un design delle arene a tratti privo senso. Non sono rari i casi in cui elementi dello scenario, come colonne, mobilia, altri personaggi che fuggono a perdifiato, rappresentano ulteriori ostacoli, spesso invisibili, di cui tenere conto. Anche dimensioni e conformazione delle arene non convincono, fin troppo spesso eccessivamente ridotte e tali da attivare un timer che costringe l'utente a preoccuparsi di rientrare nell'area d'interesse, prima che venga raggiunto lo zero.

Le battaglie con i boss soddisfacenti e divertenti, insomma, sono pochissime rispetto al totale. Ciò che è peggio, il modo migliore per avere la meglio è caricarsi di tutto il cibo possibile, farmandolo in precedenza, per poi attaccare a testa bassa, rimpinzando continuamente la barra della salute senza patire alcun tipo di deterrente o impedimento. Un sistema utile per superare l'impasse, non c'è dubbio, ma che mortifica il gameplay.

Enigmi e gestione del personaggio

Ci sono e ci sarebbero altri elementi da considerare e che compongono l'enorme ossatura di Crimson Desert, ma lo schema resta lo stesso: ogni frangente e ambito, che pur regala qualcosa all'utente, è comunque mortificato da qualche criticità.

Vale per gli enigmi, per esempio, che spingono il videogiocatore a sfruttare i tanti poteri di Kliff, come il braccio estendibile che ricorda l'Ultramano di The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom. Alcuni svolgono il loro compito in modo decoroso, non c'è mai nulla di realmente originale o geniale in questo senso, ma fin troppi introducono meccaniche mal spiegate o pretendono un posizionamento fin troppo preciso di Kliff o degli oggetti da far interagire tra loro.

Alcuni enigmi riescono ad essere complicati, pur in tutta la loro banalità nella risoluzione
Alcuni enigmi riescono ad essere complicati, pur in tutta la loro banalità nella risoluzione

Anche la gestione del personaggio non è particolarmente soddisfacente. C'è un buon numero di armi e armature con cui equipaggiare il nostro, si possono anche potenziare sia in termini statistici, che aggiungendo effetti passivi di varia natura. La crescita dei parametri dell'avatar e l'apprendimento delle varie tecniche sono invece affidati ad un generico albero delle abilità che non consente una profonda personalizzazione delle capacità di Kliff. Inoltre, non si accumula esperienza in modo classico. Completando missioni e sfide si ottengono i manufatti con cui sbloccare i vari rami dell'albero delle abilità, ma spesso non viene esplicitato quando il superamento di una specifica attività verrà ricompensato con l'ottenimento di uno di questi miracolosi oggetti.

Crimson Desert, in soldoni, non eccelle in nulla. Molte sezioni vi sembreranno rotte e causeranno dei preoccupanti colli di bottiglia per il divertimento e il coinvolgimento nei confronti dell'avventura. Ancora una volta, tuttavia, si compie il miracolo, proprio quando la somma di questi fattori dovrebbe fornire un risultato negativo. Pearl Abyss, difatti, è riuscita ad infondere una brillante progressione all'epopea. Proprio un attimo prima di farsi prendere dallo sconforto, proprio quando si è sul punto di mollare, ci si ritrova coinvolti in una piacevole missione secondaria, si scopre un rudere generoso di ricompense, si parte alla conquista di un avamposto nemico in una battaglia che coinvolge decine e decine di soldati, tra alleati e nemici, tutti presi a darsele l'uno con l'altro. Difficilmente si fa la stessa cosa due volte in rapida successione e anche quando si rimane bloccati di fronte a un boss troppo forte, ecco che la varietà offerta dal gioco diventa un reale valore aggiunto.

L'albero delle abilità è visionabile e consultabile nella sua interezza sin dal primo momento di gioco
L'albero delle abilità è visionabile e consultabile nella sua interezza sin dal primo momento di gioco

Crimson Desert è una creatura quasi aliena ed affascinante proprio per questo. Nel non inventarsi nulla, nel non saper gestire le sue stesse dimensioni titaniche, con cui di fatto mortifica ogni sua ambizione, azzecca alla perfezione il modo in cui instrada perfettamente il videogiocatore sia nel prosieguo della missione principale, sia nel coinvolgimento in incarichi secondari che, quantomeno, fungono da piacevoli distrazioni. Anche se a loro volta possono essere fonte di frustrazione, meccaniche che non funzionano del tutto, ulteriori sfide sbilanciate.

Una grande prova tecnica

In tutto questo, e siamo giunti ad uno degli ultimi punti di questa lunghissima disamina, proprio dove alcuni si aspettavano il tonfo più fragoroso di Crimson Desert, Pearl Abyss ha saputo controbattere con una risposta forte e netta. Chi temeva in un gioco che sarebbe crollato miseramente sul fronte tecnico, può tirare un sospiro di sollievo. Quantomeno su PC, vi forniremo nei prossimi giorni un approfondimento sulle prestazioni su console, tutto funziona generalmente alla grande.

Almeno su PC il gioco, con qualche piccola incertezza e bug, funziona a dovere
Almeno su PC il gioco, con qualche piccola incertezza e bug, funziona a dovere

Nella versione giocata non mancavano sbavature e alcuni bug. In un paio di missioni siamo stati costretti a ricaricare un salvataggio precedente per la mancata attivazione di eventi scriptati imprescindibili per proseguire nell'avventura. Un'eventualità invero fastidiosa, mitigata dalla presenza di diversi salvataggi automatici, ma in un progetto di tale portata, qualche problematica simile è quasi inevitabile. Inoltre, si palesa un costante pop-in di alcuni elementi dello scenario, soprattutto inerente alla vegetazione, o il caricamento più lento di alcune texture. Nulla di particolarmente grave, anche in questo caso, o che aggiornamenti futuri non possano eliminare completamente.

Scendendo nel dettaglio, si nota una realizzazione lievemente altalenante di alcuni modelli poligonali, personaggi che godono di espressioni facciali più realistiche di altri, porzioni di mappa chiaramente più spoglie di altre. Tuttavia, il colpo d'occhio è globalmente impressionante. Pywel, come sottolineato, è un luogo incantevole, che si estende a perdita d'occhio. Le animazioni di Kliff e nemici sono curate. L'effettistica è convincente, soprattutto quella legata agli agenti atmosferici. Quando scende la notte e cala la nebbia, per esempio, l'oscurità avvolge ogni angolo dello scenario e solo intorno alle luci delle torce si riescono a distinguere ostacoli, strutture, personaggi.

Sin dalle fasi iniziali del gioco potrete farvi accompagnare da un animale addomesticato. Ogni tanto vi starà tra i piedi, ma risulta utilissimo per raccogliere automaticamente parte del loot lasciato a terra
Sin dalle fasi iniziali del gioco potrete farvi accompagnare da un animale addomesticato. Ogni tanto vi starà tra i piedi, ma risulta utilissimo per raccogliere automaticamente parte del loot lasciato a terra

Quando il gioco è chiamato a gestire decine di modelli poligonali che si danno battaglia su un'ampia porzione di mappa, il frame rate resta stabile, fondamentalmente inchiodato, a ulteriore controprova della solidità del motore che sorregge la produzione. Crimson Desert, insomma, non è solo bello da vedere, ma supera sorprendente la prova con una performance assolutamente convincente.

Anche in termini di scalabilità, a seconda della configurazione che si possiede, il gioco non solo mette a disposizione numerosi parametri grazie ai quali cercare il miglior compromesso possibile, ma fa largo uso delle tecnologie NVIDIA più note, utili sia a chi non vuole rinunciare a fin troppo, a causa di componenti datati, sia a chi può permettersi di spingere al massimo la propria GPU di ultima generazione. Il DLSS consente ora di spingere al massimo il livello di dettaglio a 4K di definizione, ora di guadagnare preziosi frame al secondo a seconda della configurazione scelta. L'NVIDIA Reflex riduce efficacemente la latenza degli input. Lievemente più controverso il discorso legato al ray tracing: il gioco ne guadagna innegabilmente in termini di profondità visiva, ma bisogna potersi permettere la contemporanea attivazione del Ray Reconstruction, piuttosto assetato di potenza disponibile, così da eliminare l'evidente impastamento dell'immagine a causa degli artefatti dovuti alla gestione delle fonti di luce.

Sicuramente si sarebbe potuto fare meglio con le espressioni facciali di personaggi primari e secondari, ma nell'enorme mole di dettagli costantemente a video, sono dettagli che finiscono in secondo piano
Sicuramente si sarebbe potuto fare meglio con le espressioni facciali di personaggi primari e secondari, ma nell'enorme mole di dettagli costantemente a video, sono dettagli che finiscono in secondo piano

Se siete dotati di un PC di fascia alta, avrete a che fare insomma con un gioco dai confini ampissimi, dettagliato e con un frame rate solidissimo in qualsiasi occasione. Allo stesso tempo, giocato in full HD, rinunciando eventualmente anche al ray tracing, Crimson Desert resta indiscutibilmente un piacere per gli occhi.

Un plauso lo merita anche la colonna sonora. Sebbene i brani memorabili siano solo una manciata, ottimo tema principale in questo senso, tutte le musiche sono ben orchestrate e si sposano alla perfezione con l'azione su schermo. Gli amanti delle melodie medievaleggianti e dai toni epici non mancheranno di individuare un gruppo di melodie da ascoltare e riascoltare con piacere. Molto buono il doppiaggio in inglese di tutti i personaggi, altalenanti invece gli effetti sonori, alcuni davvero troppo ripetitivi o mal campionati.

Non manca nemmeno una modalità foto con cui sbizzarrirsi a caccia dello scatto perfetto
Non manca nemmeno una modalità foto con cui sbizzarrirsi a caccia dello scatto perfetto

Un'ultimissima importante nota, infine, la merita la longevità. Non è praticamente possibile completare Crimson Desert in meno di un'ottantina di ore. Sebbene la quest principale offra in realtà molte meno ore di gioco, la potenza di alcuni boss vi costringerà a dedicarvi a quest e attività secondarie per potenziare personaggio ed equipaggiamento. Come detto, l'ottima progressione e la varietà delle cose da fare, fa sì che questi colli di bottiglia non si traducano in tediosi compitini da svolgere in tutta fretta. Crimson Desert è e resta un gioco da vivere appieno, approccio imprescindibile per apprezzarlo in tutti i suoi aspetti.

Allo stesso, tuttavia, potrebbe rappresentare un piccolo incubo (o un sogno ad occhi aperti, dipende dai punti di vista) per tutti coloro che hanno l'ossessione per il completismo. Vista la mole di contenuti e l'ampiezza della mappa, ottenere tutti gli sbloccabili e portare a termine ogni missione presente nel gioco potrebbe richiedere dalle centocinquanta alle duecento ore di gioco minimo.

Conclusioni

Versione testata PC Windows
Digital Delivery Steam, Epic Games Store, PlayStation Store, Microsoft Store
Prezzo 69.99 € / 79.99 €
Multiplayer.it
7.0
Lettori (27)
7.8
Il tuo voto

Poche altre volte come in questo caso è complesso giudicare l'esperienza veicolata da Crimson Desert. La gigantesca, e a tratti goffa, creatura di Pearl Abyss mostra tante potenzialità, quante sono le problematiche che ingenuamente palesa. Si ha la costante sensazione di trovarsi di fronte ad un prodotto realizzato da debuttanti, inesperti designer che non conoscono le basi dello sviluppo, ma che hanno infuso così tanta passione nella loro creatura da riuscire a donargli una magica luccicanza che in qualche modo la distingue, effettivamente, da qualsiasi altro prodotto simile. Mai come per Crimson Desert è necessario valutare in modo estremamente personale il valore soggettivo dell'esperienza. Abbiamo elencato gli innumerevoli difetti. Abbiamo sottolineato dove il gioco riesca a fare bene. C'è chi non riuscirà a metabolizzare le tante storture di un progetto certamente ben lontano dalla perfezione e lo detesterà, o se ne terrà abbondantemente alla larga. Ci sarà indubbiamente chi sarà pronto a chiudere un occhio, pur di vivere centinaia d'ore di continua scoperta e battaglie campali nei panni di Kliff. Di sicuro, non è un gioco che lascia indifferenti, di sicuro non è un capolavoro del genere, di sicuro non è un disastro su tutta la linea. È un gioco che secondo le leggi della fisica dovrebbe crollare sotto il suo stesso peso, ma non lo fa, si salva di continuo ed è in grado di garantire un'esperienza a suo modo soddisfacente ed appassionante. Limitandosi nelle dimensioni, rinunciando a qualcosa per focalizzarsi di più e meglio su alcuni ambiti specifici, sicuramente staremmo parlando di un prodotto più rifinito, non c'è alcun dubbio in merito. Crimson Desert non setta nessun nuovo standard, ma chi si aspettava una grande e longeva avventura, può partire alla volta di Pywel sicuro di trovare ciò che sta cercando.

PRO

  • Uno scenario di gioco vastissimo e splendido da vedere
  • Tantissime attività e missioni variegate
  • Ottima progressione

CONTRO

  • Le boss fight sono l'aspetto meno riuscito della produzione
  • Tante cose da fare, ma molte superficiali e gestite in modo poco organico
  • Sistema di controllo a volte limitato, per ciò che viene richiesto di fare