Okami: Hands on Pre-E32006  0

Atmosfere orientali, mitologia giapponese, pennelli celestiali e un mondo che ha bisogno del nostro aiuto.

ANTEPRIMA di La Redazione  —   08/05/2006

C'era una volta...

Okami narra la storia di uno scontro tra divinità, dell’eterna lotta tra il bene e il male, nel tentativo di salvare un mondo dove la natura ha ceduto il passo alla grigia malvagità. A questo scopo viene evocato lo spirito di Amaterasu, il Dio del Sole, che si materializza sotto forma di lupo, pronto a riportare gli eventi al loro corso naturale. Okami si prefigura come una grande storia illustrata dal sapore orientale, in un mondo dove uomini, animali e natura sono strettamente collegati da un filo invisibile; il messaggio che trasmette, la caratterizzazione di personaggi e nemici e la storia fanno parte di un particolare filone “mitologico” giapponese, utilizzato spesso più per i film d’animazione (il deja-vu con le produzioni di Miyazaki è forte in molti punti) che per i videogiochi. Il gioco vero e proprio nient’altro è che un action con visuale in terza persona, si prenderà controllo di Amaterasu nella sua versione canina all’interno di una serie di ambientazioni grigie e tetre dove andrà risvegliata la natura. Il gameplay ad una prima occhiata ricorda da molto vicino le meccaniche di gioco utilizzate per Zelda: personaggi fuori dal comune, piccoli aiutanti, casse e bauli, nemici sopra le righe; procedendo però nel gioco si scopre che pur mantenendo quelli che sono la buone basi di questo genere di giochi, Okami sviluppa uno stile tutto suo caratterizzato sulla velocità dell’azione, sulla struttura di combattimento e sull’incredibile comparto grafico che entra prepotentemente a far parte del gameplay stesso.

Fa più male la penna della spada

L’attacco di Amaterasu è sostanzialmente formato da due fasi complementari e che non portano a nessun risultato se non usate in coppia: nella prima fase di battaglia sarà necessario colpire i propri nemici utilizzando quelli che sono gli attacchi basilari di un lupo, nel momento in cui il nemico sarà stordito entrerà in gioco il secondo elemento d’attacco: il Celestial Brush, un vero e proprio pennello attivabile tramite la pressione del dorsale R1 che permetterà al giocatore bloccare il gioco e di eseguire con l’analogico sinistro una serie di differenti “pennellate” in grado di causare danni ai nemici. Il Celestial Brush è la vera colonna portante del gioco, unica arma divina rimasta in possesso di Amaterasu e capace di trasformare la schermata di gioco nella tavola di un’illustrazione, dove poter modificare la realtà. Sconfiggendo i boss finali di ogni livello o portando a termine particolari quest, si verrà in possesso di un'ulteriore tecnica da utilizzare con il pennello, che sarà legata ai poteri della divinità che la concederà in dono. Nel corso del tutorial si potranno acquisire le prime tre tecniche di base del celestial brush, utili a colpire nemici, cambiare tra notte e giorno e creare un passaggio tra le acque. Per eseguire la prima operazione (il colpo in grado di colpire gli avversari) basterà semplicemente disegnare una riga sopra al nemico, in modo da colpirlo di taglio; nel secondo sarà abbastanza disegnare un sole approssimativo. Questa particolare arma avrà valenza non solo negli scontri con i nemici ma anche in particolari situazioni utili a sbloccare passaggi per proseguire nel gioco, concludere missioni speciali o semplicemente riportare la natura in vita. Per fare un esempio, nel corso del gioco si arriverà all’interno di una grotta con un grosso dipinto, starà al giocatore capire qual è l’elemento mancante, disegnarlo e sbloccare così il passaggio dietro una grossa roccia; in altre situazioni alcuni NPC permetteranno, grazie ad una serie di missioni extra, di guadagnare utili punti esperienza in più (un’anziana contadina chiederà di aggiustare il suo mulino, basterà tracciare una semplice riga al posto giusto per rimettere in funzione le pale). Con l’acquisizione di nuovi poteri sarà possibile proseguire nell’opera di risanamento del mondo stesso, purificando alberi e mostri e riportando il colore all’interno del mondo. Uno degli elementi altrettanto importanti sarà legato al rapporto con la popolazione: più Amaterasu si fermerà ad aiutare i bisognosi e più natura farà rinascere, più gli abitanti crederanno in lui rendendo gradualmente più potente.

Fa più male la penna della spada


Graficamente senza eguali, Okami propone una grafica in Cell del tutto particolare, già vista in parte in Viewtiful Joe, ma decisamente virata verso la pittura tradizionale giapponese. Un detto dice che “Dio è nelle piccole cose”, e sembra quasi che i Clover l’abbiano preso alla lettera regalando al gioco tutta una serie di piccoli particolari che arricchiscono di molto la resa finale del gioco (uno su tutti: quando Amaterasu corre, lascia una scia di fiori dietro di sè). Il motore del gioco sembra non perdere un colpo, lasciando scorrere senza intoppi quella che a tutti gli effetti sembra una favola interattiva. L’unica cosa negativa di Okami, al momento, è relativa alla data di uscita che recita tutt’ora un vago “terzo quarto” 2006, servirà tenere duro, ne vale la pena.

Il mercato dei videogiochi degli ultimi mesi, non ha certo brillato per particolari eccessi di originalità: la pesantezza dei giochi di fine generazione si fa sentire nella costante riproposizione di franchise triti e ritriti, spogliati ormai da tutte le buone idee bruciate per le prime uscite. Chi sembra invece proseguire in direzione inversa rispetto alla tendenza comune sono i Clover Studio, giovane software house (parte di Capcom) che ha saputo proporre prodotti nuovi e freschi, e che hanno saputo distaccarsi dal normale concetto di videogioco andando a ritargliarsi un proprio stile inconfondibile, una loro arte privata e personale. Dopo aver vissuto intensamente le (dis)avventure di Viewtiful Joe, Clover è pronta a lanciare l’ultimo suo gioco ps2, un prodotto che ancora di più si astrae dagli standard estetici dei videogiochi, dando vita a qualcosa che si avvicina alla pittura vera e propria. Il gioco in questione -non è di certo ormai più una sorpresa- si chiama Okami, ed è una favola (in tutte le accezioni possibili del termine).