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Carmageddon: Rogue Shift, la recensione del brutale gioco di corse trasformatosi in un roguelite

Carmageddon torna dopo dieci anni dall'ultimo capitolo con una nuova struttura che fonde le corse con un sistema da roguelite, avrà superato il traguardo?

RECENSIONE di Silvio Mazzitelli   —   13/03/2026
Carmageddon Rogue Shift
Carmageddon: Rogue Shift
Carmageddon: Rogue Shift
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Per molti vecchi videogiocatori il nome Carmageddon ha un sapore nostalgico, fatto di sangue e frattaglie sparse sul parabrezza di una macchina. Il solo nominarlo ci fa fare un viaggio nel tempo fino al 1997, quando il gioco realizzato dai britannici Stainless Games arrivò su PC e generò un immenso scalpore in tutto il mondo, tanto che persino sui nostri telegiornali nazionali si parlò del gioco. I motivi erano legati ovviamente alla natura del gioco, che metteva in secondo piano la parte racing per andare in giro a investire pedoni vari, tra cui le immancabili vecchiette. Il gioco in alcuni paesi venne censurato e i passanti vennero sostituiti da zombie con il sangue verde, ma la leggenda di Carmageddon era ormai nata, tanto che generò altri due seguiti, sempre violentissimi, usciti nel 1998 e nel 2000.

A dire il vero nessun Carmageddon è ricordato per la sua alta qualità a livello di gameplay; tutti lo giocavano perché il passaparola mediatico attirò molti ragazzi a provarlo e molti ricordano il gusto del proibito nel massacrare decine di inermi predoni, cosa che per il 1997 era sicuramente divertente e originale. I seguiti, però, dimostrarono sempre più i limiti della serie e, dopo il terzo capitolo, non ne arrivarono altri fino al 2015. Undici anni fa usciva Carmageddon: Reincarnation, divenuto Carmageddon: Max Damage col passaggio su PS4, Xbox One, nuovo tentativo di dare gas alla serie, che però finì in un buco nell'acqua, dato che era un titolo molto mediocre.

Passati altri dieci anni, oggi ci ritroviamo con un nuovo tentativo di rilanciare il marchio Carmageddon e a lavorarci su non troviamo più Stainless Games, ma gli italianissimi ragazzi di 34BigThings (gli stessi creatori dei due ottimi Redout, velocissimi giochi di corse futuristiche di stampo arcade), che stavolta si sono cimentati con questa serie storica provando un esperimento alquanto originale: fondere i racing game con delle meccaniche da roguelite. Così nasce Carmageddon: Rogue Shift, il nuovo capitolo della serie, che prova a riportare nel panorama moderno un cimelio (insanguinato) dai racing game del passato.

Guida, schiantati, ripeti

L'intero Carmageddon: Rogue Shift è costruito attorno alla sua struttura roguelite. Una volta scelto un veicolo - anche se inizialmente ne avremo soltanto uno - verremo catapultati in una sorta di griglia composta da percorsi differenti, da selezionare in base alle gare che vogliamo affrontare o ai negozi e pit stop che intendiamo raggiungere. Ogni segmento di questo intricato reticolo si conclude con un boss, che ci permette di accedere alla fase successiva, ancora più complessa e impegnativa in quanto aumenteranno le gare da superare e gli avversari da battere. Il ciclo si ripete per tre livelli complessivi. Se non veniamo distrutti o sconfitti, una partita può durare mediamente meno di un'ora, ma, come da tradizione del genere, ai primi tentativi sarà difficile arrivare fino in fondo.

Nel corso di ogni tentativo dovremo affrontare diverse tipologie di gara: in alcune sarà sufficiente salire sul podio, in altre sarà obbligatorio conquistare la prima posizione, mentre in altre ancora dovremo semplicemente sopravvivere agli assalti degli avversari. Ogni vittoria ci ricompenserà con dei Crediti, da spendere nei negozi per migliorare la nostra auto, equipaggiata di base con un'arma principale e con vari slot dedicati ai perk. Ci saranno anche degli obiettivi secondari per ogni corsa, come demolire un certo numero di auto o derapare per diversi metri: se soddisferemo i requisiti otterremo crediti extra.

I perk sono di diverso tipo: alcuni aumentano semplicemente attacco, difesa o integrità del veicolo; altri introducono effetti più particolari, come l'aggiunta della salute mancante al danno da speronamento, oppure l'incremento dei danni inflitti in base al numero di perk difensivi equipaggiati. Con il tempo si imparano a riconoscere le sinergie più efficaci, costruendo build in grado di sbaragliare le vetture avversarie. Non mancano poi diverse armi da utilizzare e potenziare - tra mitragliatrici, lanciarazzi, cannoni laser e altro ancora - che ampliano ulteriormente le possibilità strategiche.

Ogni gara completata con successo, così come ogni sconfitta, assegnerà invece dei Beat Coin, una valuta da spendere nel menu che precede l'inizio di ogni tentativo. Qui potremo sbloccare nuovi veicoli (14 in totale), nuove abilità acquistabili nei negozi lungo i percorsi e, soprattutto, potenziamenti permanenti, come cariche extra di Boost o un aumento della salute del mezzo.

Le meccaniche roguelite di Carmageddon: Rogue Shift lo rendono senza dubbio un titolo originale e atipico per un gioco di corse arcade votato alla violenza e alla distruzione. Tuttavia, se le prime due ore risultano piuttosto divertenti, emergono presto tutti i limiti di questa struttura.

Nelle gare dovremo farci strada con la violenza per uscirne vittoriosi
Nelle gare dovremo farci strada con la violenza per uscirne vittoriosi

Le piste e le tipologie di gara sono infatti poco numerose e, dopo qualche partita, si avverte una marcata ripetitività, soprattutto quando, per tornare a un punto avanzato, si è costretti a riaffrontare segmenti già completati più volte. La formula roguelite è diventata estremamente popolare negli ultimi anni ed è stata ibridata con molti altri generi, ma si tratta di un'arma a doppio taglio: da un lato consente agli sviluppatori di costruire un'esperienza basata sulla sfida e sul desiderio di migliorarsi a ogni tentativo, spesso con un impiego di risorse inferiore rispetto a un titolo tradizionale; dall'altro, però, richiede una varietà significativa per evitare la monotonia. Che si tratti di percorsi alternativi, eventi imprevisti o build sempre nuove capaci di stimolare strategie diverse, la varietà è fondamentale per sostenere la rigiocabilità.

In questo senso, Carmageddon: Rogue Shift non riesce a offrire né una reale diversificazione dei contenuti né una profondità tale da rendere ogni partita davvero diversa dalla precedente. Le build creabili non sono né così tante né così fondamentali per terminare una partita e, dopo aver completato con successo tutte le sfide una prima volta, la motivazione a proseguire cala drasticamente: al netto dell'accumulo di punti per sbloccare tutti i veicoli, i potenziamenti permanenti e i perk nel menu iniziale, non c'è molto altro che invogli a continuare. Nel giro di poche ore si è già visto praticamente tutto ciò che il gioco ha da offrire.

Venire sconfitti in una gara significa ricominciare tutto dall'inizio
Venire sconfitti in una gara significa ricominciare tutto dall'inizio

Inspiegabile, inoltre, l'assenza di una modalità multiplayer, che avrebbe potuto garantire una longevità decisamente maggiore. Purtroppo, anche il gameplay in sé non sempre convince fino in fondo, mostrando più di una debolezza sul piano delle performance e della solidità complessiva dell'esperienza.

Metallo e distruzione

Per quanto riguarda le corse vere e proprie, Carmageddon: Rogue Shift colpisce per il suo impatto immediato: esplosioni a catena, carrozzerie accartocciate, zombie falciati senza pietà e una buona sensazione di velocità contribuiscono a rendere le prime gare decisamente divertenti. Con il passare del tempo, però, emergono alcuni limiti strutturali del gameplay.

Ogni auto avrà i suoi punti di forza e i suoi punti deboli
Ogni auto avrà i suoi punti di forza e i suoi punti deboli

I veicoli disponibili sono 14 in totale - da sbloccare progressivamente, con l'aggiunta di uno extra con l'ultima patch - e ciascuno presenta statistiche differenti suddivise in accelerazione, offensiva, maneggevolezza e resistenza. Si passa così da auto leggere e aerodinamiche, capaci di raggiungere velocità elevate in pochi secondi, a mezzi più pesanti e corazzati, meno scattanti, ma più stabili e soprattutto più resistenti agli urti e agli attacchi nemici.

Una volta in pista possiamo utilizzare i Boost, ovvero un incremento temporaneo di velocità. All'inizio avremo a disposizione una sola carica, ma sarà possibile aumentarla attraverso potenziamenti permanenti o temporanei ottenuti durante le partite. Lungo i tracciati, inoltre, troveremo disseminati munizioni e kit di riparazione in pieno stile arcade: le armi, infatti, richiedono ricariche costanti per poter essere utilizzate. Anche l'equipaggiamento offensivo potrà essere modificato e migliorato, ma esclusivamente raggiungendo gli appositi negozi presenti nei percorsi di ogni tentativo.

Le piste offrono una discreta varietà: alcune sono ben progettate e propongono situazioni dinamiche, scorciatoie e piccoli segreti da scoprire; altre, invece, risultano più caotiche e meno leggibili. Oltre agli avversari diretti, durante le gare possono comparire anche le vetture dei Vigilantes, pronte a ostacolarci in ogni modo. Distruggerle, però, garantisce ricompense utili come salute e munizioni extra.

A popolare i tracciati ci sono poi gli zombie, qui chiamati i Perduti, presenti in diverse varianti. I classici non-morti inermi rappresentano la tipologia più comune, ma non mancano varianti più pericolose: alcuni, ad esempio, si trasformano in vere e proprie bombe di liquame tossico verde, cercando di colpirci per danneggiare il veicolo e interrompere bruscamente la nostra corsa.

Le battaglie con i boss ci metteranno contro diversi veicoli speciali piuttosto letali in battaglia
Le battaglie con i boss ci metteranno contro diversi veicoli speciali piuttosto letali in battaglia

Sulla manovrabilità dei veicoli la situazione è cambiata parecchio dopo la patch pubblicata nei giorni successivi al lancio. Prima dell'aggiornamento i veicoli erano davvero ardui da manovrare, bastava infatti una sterzata troppo brusca o essere colpiti da un mezzo avversario per perdere totalmente il controllo e quel che era peggio era la difficoltà a rimettersi in carreggiata in tempi brevi. Ora la situazione è migliorata molto: ci si sente più in controllo del veicolo e ogni errore pesa molto meno in una gara.

Resta anche la presenza del tasto respawn, che in certi casi rimane sempre la soluzione migliore per non perdere tempo a fare manovre che ci faranno perdere secondi preziosi. Queste modifiche al sistema di guida rendono quindi il gameplay più godibile e meno frustrante, specialmente quando prima da un singolo errore poteva finire un'intera partita. Ovviamente però non bastano queste migliorie a salvare un sistema che alla base fatica a funzionare, specialmente perché alla fine le build che si possono costruire con i vari perk e potenziamenti permanenti sembrano quasi slegate dal sistema di guida. I perk infatti sono principalmente legati ai danni e alla difesa e in certe gare fanno poco quando l'importante è arrivare primi in classifica.

Anche le battaglie coi boss, inizialmente divertenti, tendono presto a diventare ripetitive. I boss non sono numerosi e molti condividono una struttura di base simile: si tratta perlopiù di inseguire il nemico di turno, scaricargli contro tutto l'arsenale disponibile e speronarlo quando possibile, il tutto evitando i suoi attacchi, spesso segnalati chiaramente sulla pista da indicatori visivi.

Le atmosfere del gioco sembrano prese da un universo post-apocalittico molto alla Mad Max
Le atmosfere del gioco sembrano prese da un universo post-apocalittico molto alla Mad Max

La sensazione generale, giocando a Carmageddon: Rogue Shift, è quella di trovarsi di fronte a un titolo piuttosto anonimo, che avrebbe potuto chiamarsi in qualsiasi altro modo senza che cambiasse molto. Comprendiamo la volontà degli sviluppatori - come emerso anche dall'intervista a loro dedicata - di lasciarsi alle spalle la formula classica dei primi capitoli della serie, scelta in parte condivisibile. Tuttavia, ciò che viene proposto, soprattutto sul piano artistico, è un mondo post-apocalittico generico, privo di una forte identità e senza un reale approfondimento del background narrativo durante le fasi di gioco.

L'idea di ibridare la formula con meccaniche roguelite è interessante e nelle prime ore riesce effettivamente a divertire, ma i limiti emergono rapidamente. Considerando il forte focus sul combattimento, sarebbe stato interessante vedere anche aree più ampie e liberamente esplorabili, sulla scia dei primi capitoli, magari con modalità tutti contro tutti in stile Destruction Derby, o boss fight più articolate e spettacolari. Nella sua forma attuale, pur potendo intrattenere una fetta di pubblico alla ricerca di un racing arcade leggero e atipico, il gioco non riesce a esprimere appieno il proprio potenziale.

Conclusioni

Versione testata PlayStation 5
Multiplayer.it
6.0
Lettori (2)
9.6
Il tuo voto

Le idee alla base di Carmageddon: Rogue Shift sono senza dubbio interessanti, a partire dalla volontà di ibridare un racing arcade con elementi roguelite. Nelle prime ore la formula riesce effettivamente a divertire, ma con il passare del tempo emergono limiti evidenti, tra ripetitività strutturale e una generale scarsità di contenuti, tra cui pesa la mancanza del multiplayer. Le gare sanno regalare momenti di soddisfazione, soprattutto nella loro componente più esagerata e distruttiva: far esplodere gli avversari sotto le ruote della propria vettura o bersagliarli con l'arsenale a disposizione conserva un certo fascino immediato. Il sistema di guida è migliorato dopo l'ultima patch, anche se presenta ancora alcuni problemi, e la carenza di modalità capaci di ampliare e variare l'esperienza finisce per pesare sull'economia generale del gioco. Anche il comparto artistico non riesce a lasciare il segno, limitandosi a proporre un mondo post-apocalittico piuttosto generico e privo di una reale identità. Un peccato, perché le idee c'erano e si poteva sicuramente fare di più per rilanciare un nome importante del passato come Carmageddon.

PRO

  • Gare inizialmente divertenti e piene di caos distruttivo
  • Molte delle piste presenti sono ben costruite

CONTRO

  • Il gameplay inizia a mostrare una certa ripetitività dopo poche partite
  • Gli elementi roguelite esauriscono il loro fascino in breve tempo
  • Artisticamente molto anonimo
  • Manca il multiplayer