"Ci interessano i giocatori, non i pagatori", dice il CEO di Take-Two. Le due cose non coincidono?

Ancora una volta il tema è quello dei "giochi come servizi", delle microtransazioni e delle immancabili polemiche attorno a questi argomenti

NOTIZIA di Tommaso Pugliese   —   09/02/2018
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La notizia di oggi è senza dubbio la posizione espressa da Strauss Zelnick, CEO di Take-Two, circa la questione delle microtransazioni. "Ci interessano i giocatori, non i pagatori", ha detto Zelnick, mettendo l'accento sulla qualità dei prodotti: solo quel fattore può mantenere alto il coinvolgimento e produrre incassi stratosferici sul lungo periodo. Quando i giocatori sono anche pagatori, insomma, non c'è nessun problema.

Grand Theft Auto V è un eccellente esempio in tal senso: ha venduto oltre 90 milioni di copie, generando entrate per 521 milioni di dollari, e a dicembre ha vissuto il proprio mese migliore grazie alla piattaforma Grand Theft Auto Online, che viene finanziata proprio attraverso le microtransazioni. Take-Two ha insomma concretizzato il sogno di ogni publisher: lanciare sul mercato un titolo che fa sfaceli su tutte le piattaforme, che resta sempre nelle prime posizioni delle classifiche di vendita e che, grazie alle proprie basi solide, riesce a generare ulteriori entrate online.

"Ci interessano i giocatori, non i pagatori", dice il CEO di Take-Two. Le due cose non coincidono?

La storia di successo di Grand Theft Auto V, più unica che rara, non monopolizza però le politiche del colosso americano. Ci ricordiamo ancora le polemiche sulle microtransazioni di NBA 2K18, giudicate da più parti davvero eccessive, che vanno ad aggiungersi ai tanti casi del genere emersi nel corso del 2017, talvolta a torto e talvolta a ragione. L'argomento è ancora estremamente divisivo.

Ben vengano progetti ben fatti, divertenti e strutturalmente corposi, capaci di coinvolgere milioni di utenti ogni mese e di vendergli qualcosa, finanziandosi e continuando a proporre nuovi contenuti. Se c'è un mercato vivace che supporta queste strategie, è inutile strapparsi le vesti sulla base del principio per cui i videogame debbano restare sempiternamente prodotti "chiusi", perché è così che abbiamo imparato a conoscerli negli anni passati e perché è questa l'idea che ancora abbiamo di essi.

"Ci interessano i giocatori, non i pagatori", dice il CEO di Take-Two. Le due cose non coincidono?

L'importante, come lo stesso Zelnick sembra suggerire, è che non si perda di vista la qualità delle esperienze, la loro ricchezza, la capacità dei videogame di intrattenerci per un lungo periodo di tempo prima ancora che si consideri minimamente la possibilità di spenderci ulteriore denaro. A quel punto magari sarà anche giusto, per chi proprio ne vuole ancora e ancora e ancora, mettere mano al portafogli e supportare produzioni che hanno dimostrato di essere così fenomenali, così irresistibili da monopolizzare irrimediabilmente la loro attenzione.

Noi, nel frattempo, probabilmente giocheremo ad altro.