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Secondo un ex sviluppatore Capcom, anni di crunch estremo hanno penalizzato le donne nell'industria giapponese

La scarsa presenza di donne nei ruoli direttivi dell'industria videoludica giapponese sarebbe anche una conseguenza delle condizioni di lavoro estreme che hanno caratterizzato il settore fino a circa vent'anni fa.

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   07/10/2026
Phoenix Wright

La scarsa presenza di donne nei ruoli direttivi dell'industria videoludica giapponese potrebbe avere radici anche nella cultura lavorativa estrema che per anni ha caratterizzato il settore. È questa la tesi espressa da Masakazu Sugimori, ex sviluppatore di Capcom conosciuto soprattutto per le musiche dei primi episodi di Ace Attorney e Viewtiful Joe, in una serie di post pubblicata su X.

Condizioni lavorative difficile

Sugimori ha ripercorso le condizioni di lavoro che, secondo la sua esperienza, erano comuni nell'industria giapponese fino a circa vent'anni fa, prima delle principali riforme della legislazione sul lavoro che le hanno limitate.

Si trattava di una realtà nella quale poteva capitare di vivere in ufficio per un mese intero, lavorare per una settimana dormendo pochissimo e arrivare quasi a non avere il tempo di fare una doccia. C'è anche chi ha perso una gamba per non smettere di lavorare. Nel caso di Capcom, precisa con una battuta, almeno erano disponibili delle docce negli uffici. "Fino a circa vent'anni fa, l'industria videoludica era un settore in cui si poteva "vivere in azienda per un mese", "lavorare per una settimana quasi senza dormire" e arrivare a chiedersi: "Bagno? Che cos'è?"", racconta Sugimori.

Al momento X/Twitter ha dei problemi
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Secondo l'ex sviluppatore, proprio questo ambiente "folle" avrebbe contribuito a creare la disparità tra uomini e donne. Sugimori sottolinea che Capcom ha avuto per lungo tempo molte donne come autrici, ma ritiene che poche sviluppatrici potessero sostenere fisicamente e per periodi prolungati ritmi di lavoro così pesanti. Questo avrebbe finito per ridurre anche le loro possibilità di ricoprire ruoli più importanti.

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Gli uomini, al contrario, sarebbero stati più propensi a sacrificare la propria vita privata e persino il proprio aspetto personale per dedicarsi completamente allo sviluppo. Sugimori cita come esempio Hideki Kamiya, director di Viewtiful Joe, che secondo il suo racconto rimaneva in ufficio fino alle 5:30 del mattino per lavorare continuamente sul bilanciamento del gioco.

Non c'era discriminazione?

Secondo lui, tuttavia, non c'era vera e propria discriminazione. "In altre parole, non credo si trattasse di discriminazione di genere nel senso che uomini e donne venissero trattati in modo diverso. Piuttosto, in un ambiente di lavoro brutale, dove le persone realizzavano videogiochi a ritmi forsennati, era inevitabile che gli uomini avessero maggiori probabilità di prevalere", spiega Sugimori.

L'ex sviluppatore osserva comunque che la situazione sembra essere cambiata. A partire dagli anni Dieci, alcune realtà di sviluppo più piccole hanno iniziato ad avere produttrici e direttrici, mentre anche Capcom ha visto emergere figure femminili in ruoli di produzione. Per questo motivo Sugimori ritiene che il cambiamento possa essere graduale ma significativo. "Penso che tra una decina d'anni circa inizieremo a vedere più donne tra i principali director di videogiochi", conclude.

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