Darksiders Genesis, la recensione 46

Una delle serie più amate degli ultimi anni torna nelle mani dei suoi creatori con un prequel che ci cala nei panni dei cavalieri dell'Apocalisse da un'altra prospettiva... letteralmente!

RECENSIONE di Christian Colli   —   04/12/2019

Indice

Nato dalle ceneri di Vigil Games, Airship Syndacate è il piccolo sviluppatore che ha ripreso le redini di Darksiders dopo l'odissea di THQ, publisher andato in bancarotta qualche anno fa e poi acquisito da Nordic Games, ora THQ Nordic. Un viaggio tortuoso e complicato, di cui vi abbiamo parlato qualche tempo fa in una delle nostre Monografie: chiusa la controversa parentesi di Darksiders III, sviluppato da Gunfire Games dopo una lunga attesa, il franchise è tornato nelle mani del team originale che se n'è uscito con Darksiders Genesis, del quale state per leggere la recensione: un prequel a basso budget che rinuncia all'impostazione classica dei titoli precedenti e introduce una serie di interessanti novità che potrebbero facilmente diventare il nuovo status quo di una serie tanto amata quanto sfortunata.

Un altro prequel

Tanto vale scrollarsi subito il primo problema di dosso: la componente narrativa è probabilmente il punto più debole di questo pacchetto. Se anche voi state aspettando da quasi dieci anni di scoprire che cosa è successo dopo il fatidico "Non da solo" di Guerra nel finale di Darksiders, be', preparatevi a restare delusi anche questa volta. Darksiders Genesis è infatti un prequel che si svolge molto tempo prima di quanto narrato nel capitolo iniziale e che racconta le peripezie di Guerra e Conflitto: costretti a una scomoda alleanza temporanea col demone Samael, i due cavalieri dell'Apocalisse devono seguire una scia di malefatte diaboliche e sterminare eserciti di mostri nel tentativo di localizzare Lucifero e sventare i suoi piani. La storia è raccontata principalmente attraverso dialoghi frizzanti, scritti e ottimamente doppiati in italiano, occasionalmente con l'ausilio di illustrazioni parzialmente animate in cui si nota chiaramente l'impronta stilistica del direttore artistico, nonché direttore in generale, Joe Madureira, fumettista noto soprattutto per Battle Chasers - diventato un videogioco recentemente firmato proprio da Airship Syndacate - e per diverse collaborazioni con Marvel Comics.

La campagna, che noi abbiamo completato in circa quindici ore, lo diciamo subito, non è niente di che. A tratti sembra addirittura un semplice pretesto per condurre i due protagonisti da un incarico all'altro, sfruttando spesso un escamotage già visto e rivisto nei precedenti episodi della serie: per trovare e sconfiggere il demone di turno, bisogna prima recuperare questo o quel manufatto, ovviamente massacrando le orde di demoni e di boss che tenteranno di ostacolarci. Alla fin fine, Darksiders Genesis aggiunge soltanto un altro tassello al mosaico mitologico della serie in un finale decisamente frettoloso che ci rivela poco più di quel che già sappiamo: considerando che neanche Darksiders II e Darksiders III hanno portato avanti la storia, cominciamo a pensare che neppure Mad! e soci sappiano ancora come proseguirla. Fortunatamente abbiamo almeno un vincitore morale, e cioè Conflitto, l'ultimo cavaliere dell'Apocalisse a entrare in scena, un personaggio scanzonato, ironico e decisamente più divertente dei suoi cupi fratelli, che ci ha intrattenuto spesso con battutine e scoppi d'ira esilaranti.

Più Zelda che Diablo

Sulla natura di Darksiders Genesis abbiamo fatto molte congetture, ma a gioco finito possiamo affermare con certezza che la visuale isometrica non ingannarvi: ci troviamo di fronte a un Darksiders in miniatura, ma pur sempre un Darksiders in tutto e per tutto, e quindi un titolo più simile a The Legend of Zelda che a Diablo, con buona pace degli elementi RPG introdotti precedentemente in Darksiders II e qui completamente scomparsi. Anche il fatto che Airship Syndacate abbia sviluppato il gioco con un budget ristretto tradisce la cura riposta nella realizzazione di scenari, animazioni e modelli poligonali. Darksiders Genesis è uno di quei casi in cui la direzione artistica trionfa sulla complessità grafica, grazie alla varietà delle ambientazioni e all'atmosfera che il team di Madureira è riuscito a creare scegliendo accuratamente i colori, i particolari e anche l'eccellente accompagnamento musicale, specie in alcune missioni e durante certi scontri particolarmente coinvolgenti. Il reale svantaggio della visuale isometrica si avverte perlopiù in alcune sequenze platform dove l'angolazione non aiuta il giocatore a regolare i salti con precisione, ma non è nulla che non si possa superare dopo qualche tentativo.

La struttura del gioco segue un iter piuttosto lineare: completata la missione di turno, si torna nel Vuoto, una specie di hub parzialmente esplorabile dov'è possibile acquistare i potenziamenti venduti da Vulgrim e Dis prima di imbarcarsi in una nuova avventura dopo i consueti dialoghi che proseguono la storia. L'esplorazione nei vari capitoli, sedici in totale, è però un discorso diverso. In ogni missione dovremo raggiungere un obiettivo principale preciso, anche se talvolta bisognerà prima completare alcuni incarichi secondari obbligatori: il level design è brillante e nonostante gli spazi aperti siano talmente ampi da concederci persino la possibilità di gironzolare a cavallo, finiremo col seguire una linea tracciata invisibile che ci porterà a scoprire i nuovi strumenti necessari per risolvere i numerosi rompicapo ambientali. Tornano quindi gadget come la Lama Vorpal, che ci permette di interagire con gli interruttori a distanza, oppure il Guanto Sismico con cui è possibile distruggere particolari formazioni cristalline, e a essi si aggiungono accessori come la Bomba del Vuoto che dà a certi enigmi un sapore decisamente da Portal.

Man mano che si prosegue nell'avventura, i puzzle diventano sempre più complessi e ci obbligano a utilizzare i vari strumenti, spesso passando ripetutamente da un personaggio all'altro: Darksiders Genesis impiega infatti una sorta di funzione "tag" con cui è possibile scambiare al volo il cavaliere controllato, passando da Guerra a Conflitto e viceversa a meno che, naturalmente, non si stia giocando in modalità cooperativa insieme a un amico. Sbloccando i diversi gadget si aprono ovviamente nuove vie anche nelle missioni completate in precedenza, che diventa quindi un piacere rigiocare per raccogliere gli oggetti rimasti in sospeso, che siano forzieri pieni di anime, frammenti delle pietre della Salute e della Collera che incrementano i rispettivi indicatori e così via. I collezionabili sono infatti tantissimi ma le valute da spendere sono principalmente due: le monete del Traghettatore e le suddette anime, necessarie per acquistare combo, attacchi speciali, potenziamenti, miglioramenti e altri bonus. Fortunatamente la mappa che troveremo nelle varie zone ci viene incontro, mostrandoci l'ubicazione dei collezionabili, ma non la nostra posizione precisa: sapere dov'è la rarissima chiave dell'Inganno che serve ad aprire la relativa porta piena di bottini è una cosa ma scoprire come raggiungerla, insomma, è tutta un'altra storia.

Stili di combattimento

Il sistema di combattimento è insospettabilmente profondo, considerando che Guerra e Conflitto lottano in modo quasi completamente diverso. Entrambi i cavalieri possono attaccare in mischia con almeno una combo base, ma nel caso di Guerra è possibile concatenare gli attacchi più a lungo, attingendo alle sue abilità offensive e ai potenziamenti della sua spada Divoracaos che raggiungono diversi livelli di potenza, cambiando in termini di utilità ed efficacia. Guerra può quindi roteare su sé stesso in un vortice di fuoco, colpire più nemici contemporaneamente emettendo scariche elettriche dalla punta dello spadone, marchiare gli avversari in modo che esplodano alla morte e così via. In più, Guerra può anche concatenare nelle sue combo le abilità Collera che consumano le tacche sotto l'indicatore della salute, parare i colpi e contrattaccare e usare i suoi accessori per danneggiare i nemici vicini e lontani: la sua predisposizione per il combattimento ravvicinato lo rende particolarmente coriaceo, ma anche molto più lento e vulnerabile quando i nemici possono attaccare da lontano.

Conflitto è un altro paio di maniche, in questo senso. Il nuovo cavaliere è molto più agile e veloce di Guerra e può scattare fino a tre volte di seguito per schivare i nemici, una volta acquistati gli appositi potenziamenti. Questo significa che è però meno resistente ai colpi ravvicinati, anche perché il valore della sua salute è nettamente inferiore rispetto a quello di suo fratello. Per questo motivo Conflitto, che si gioca un po' come se fossimo in un twin stick shooter, può contare sulle sue due pistole e su una vasta gamma di proiettili diversi che possono essere equipaggiati a coppie: si passa dai tipici raggi costanti ai colpi a caricamento in puro stile Mega Man, dai proiettili esplosivi a quelli acidi che generano globi rigenerativi e così via. L'asso nella manica di Conflitto è, tuttavia, la cosiddetta serie vincente, un indicatore che si riempie quando il cavaliere colpisce i nemici e che, una volta caricato, conferisce un potenziamento temporaneo ai proiettili equipaggiati che diventeranno molto più efficaci senza consumare munizioni. Imparare a capire quando cambiare personaggio per sfruttare le sue peculiarità contro i nemici che stiamo affrontando è, ovviamente, una parte importante del gioco.

I due cavalieri hanno accesso anche a una serie di capacità in comune, come per esempio la possibilità di trucidare i nemici sufficientemente indeboliti con una sorta di Fatality, quella di scendere in campo con un cosiddetto attacco Sinergia che colpisce tutti i nemici nella schermata o di trasformarsi nelle loro mostruose forme supreme che li rendono temporaneamente invincibili e letali. Ogni possibilità discussa nelle righe soprastanti è poi soggetta ai modificatori di un curioso sistema di potenziamento che ricorda non poco la Sferografia di Final Fantasy X. I nemici sconfitti talvolta lasciano cadere i loro nuclei che noi potremo poi allocare in un'apposita griglia, considerandone la categoria - attacco, salute o collera - e il livello raggiunto: raccogliendo più volte lo stesso nucleo, infatti, questo aumenta di livello fino a tre, migliorando i bonus conferiti. Non tutti gli slot nella griglia possono alimentare un nucleo fino al suo massimo livello; inoltre, i nuclei devono essere adiacenti per alimentarsi a vicenda e potenziare sia Guerra sia Conflitto.

Inizialmente si finisce col disporre i nuclei un po' a caso, ma proseguendo nell'avventura se ne ottengono molti di più e alcuni di essi, specialmente quelli più rari ottenuti sconfiggendo i boss, conferiscono bonus molto particolari che devono essere valutati con attenzione. Il problema, ovviamente, è potenziarli accumulando il numero di nuclei richiesti per tipo: fortunatamente il gioco ci viene incontro con l'Arena che si sblocca dopo qualche missione e che serve proprio a evitare che si debbano completare ripetutamente i vari capitoli, visto che i mostri sconfitti non ricompaiono. Ogni stage dell'Arena ci schiera contro ondate di mostri ben precisi, perciò basta giocare più volte in questa modalità e incrociare le dita che escano i nuclei di cui abbiamo bisogno mentre miglioriamo il punteggio per sbloccare le ricompense migliori. Non è la più elegante delle soluzioni, ma è un incentivo a sviscerare il sistema di combattimento e a scoprire ogni contenuto del gioco. In questo senso, Darksiders Genesis riesce tranquillamente nel suo intento: intrattenere per una ventina d'ore, e qualcosa di più se volete completarlo al 100%, a un prezzo contenuto.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • Processore: Intel Core i7-2600k @ 3,4 GHz
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 780
  • Memoria: 8 GB di RAM
  • Sistema operativo: Windows 10 64 bit
Requisiti minimi
  • Processore: AMD FX-8320 (3.5 GHz) / Intel i5-4690K (3.5 GHz)
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 960
  • Memoria: 4 GB di RAM
  • Sistema operativo: Windows 7, 8, Windows 10 (64 bit)
Requisiti consigliati
  • Processore: Intel Core i7-3930K (3.2 GHz)/AMD Ryzen 5 1600 (3.2 GHz)
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 1060
  • Memoria: 8 GB di RAM
  • Sistema operativo: Windows 7, 8, Windows 10 (64 bit)
Multiplayer.it

8.0

Lettori (16)

7.8

Il tuo voto

Se Airship Syndacate avesse curato di più la storia e gestito meglio un finale troppo frettoloso, Darksiders Genesis sarebbe potuto facilmente diventare uno dei migliori esponenti della serie. A fronte di un budget ristretto che si riflette nel prezzo contenuto, è comunque un esperimento riuscito con una durata di tutto rispetto che forse vuole essere soprattutto un tentativo di conciliare la struttura tradizionale con la futura necessità di riunire i quattro cavalieri dell'Apocalisse in un solo titolo, come profetizzato nel finale del primo episodio quasi dieci anni fa. Limando qualche sbavatura, il team di Madureira potrebbe tranquillamente sfruttare questa impostazione per darci quel capitolo finale che aspettiamo da tanti anni.

PRO

  • Il duplice sistema di combattimento
  • Il level design ingegnoso
  • La colonna sonora e la direzione artistica in generale
  • Tanti collezionabili da trovare da soli o in compagnia

CONTRO

  • La visuale isometrica qualche volta interferisce nelle fasi platform più articolate
  • Qualche bug da correggere specialmente in termini di collisioni
  • La storia è quasi irrilevante e si esaurisce in un finale frettoloso