Doom  0

Il videogioco più importante dell'anno 1993 torna in formato tascabile, grazie a Game Boy Advance! Se giocare sulla metro Street Fighter 2 vi sembra fantastico, affrontare decine di mostri in Doom è semplicemente un sogno realizzatosi.

RECENSIONE di La Redazione  —   12/12/2001

Torna il mito

Per intenderci, per i tempi, un gioco di questa qualità aveva lo stesso significato che Metal Gear Solid 2 ha adesso e, di sicuro, non a caso: una grafica con risoluzione settata sui 320x240 pixel e fludissima per l’epoca (a patto di avere, err, un 486), si sposava con una struttura di gioco semplicemente perfetta quanto spaventosa. Il sottoscritto non ricorda, onestamente, quante decine di volte saltava dalla sua fedele sedia ogni qualvolta sentiva un grugnito, segno inequivocabile che una mucca rosa, nera o (peggio ancora) invisibile era nei paraggi. Impossibile dimenticare i tanti sobbalzi ogni volta che si entrava in possesso di una chiave con le mura circostanti che si abbassavano rivelando decine di cacodemoni e zombies pronti a farci la pelle.
Doom ebbe un successo così vasto tale da garantirgli un sequel (meglio parlare di update comunque), la conversione per Mega 32 (sfortunato add on per Sega Megadrive), Atari Jaguar (ottima conversione), Snes (notevole, anche grazie al chip sfx) e, infine, Playstation (con la piacevole inclusione di Doom 2).
Come avrete arguito, Doom è un signor gioco, sempre divertentissimo, altrimenti non saremmo qua a recensire la conversione per Game Boy Advance, anticipata nei mesi scorsi da decine di screenshot e interviste ai ragazzi di David A. Palmer Productions che hanno curato la prima (e direi proprio unica) conversione del capolavoro di Id Software per una console portatile, guarda caso la più potente. Bieca operazione commerciale (magari sfruttando il fatto che Doom 3 è in lavorazione) o capolavoro annunciato, per di più in formato tascabile?
Iniziamo partendo dal……

….gioco vero e proprio

Si parte con la sola pistola d’ordinanza e il vostro fedele pugno ma a mano a mano v’imbatterete in fucili a pompa, motoseghe (utilissime per i cacodemoni e le mucche), mitra, cannoni fino al celeberrimo Bfg, l’arma globale blastatutto! Contro di voi ci sono centinaia di nemici, dai soldati ai demoni, dalle mucche rosa ai cacodemoni, fino ai temibili baroni dell’inferno. Nel mezzo, chiavi colorate per aprire le porte corrispondenti, fiumi di acido (da superare con le tute anti radiazioni), stanze segrete imbottite di munizioni, medikit e armature e tanto altro ancora.
Effettivamente i 24 livelli di gioco (divisi in 3 episodi), sono imbottiti di quanto detto: vi dovrete muovere felinamente e con astuzia nei vari livelli, uccidere quanti più mostri possibili, raccattare lungo la strada le varie armi (e munizioni annesse), ricaricando la vostra energia perduta in battaglia grazie ai medikit. Lungo il vostro cammino ci sono anche parecchie stanze segrete da scovare, fattore che nei first person shooter ha sempre stimolato la rigiocabilità, anche a gioco completato. A differenza dei giochi più recenti (da Duke Nukem 3d e Quake in poi), non c’è la possibilità di guardare in alto e in basso, né di saltare da una piattaforma all’altra: automaticamente mirerete a nemici che si trovano in un piano prospettico diverso dal vostro così come senza che vi prendiate briga alcuna, il vostro alter ego salterà deliziosamente quando richiesto (mooolto poco).

….gioco vero e proprio

Come nell’originale, anche qui abbiamo vari livelli di difficoltà, 4 in tutto, per far si che si trovino a proprio agio tanto i novellini, tanto i campioni che ricordano ogni singola mappa a menadito. Se già la modalità singleplayer basterebbe ed avanzerebbe per un qualsiasi videogiocatore degno di questo appellativo, è incredibile notare come in questa produzione Activision anche la modalità multigiocatore abbia fatto capolino (anche se ogni giocatore deve possedere obbligatoriamente una copia del gioco)! La modalità cooperativa non crediamo abbia bisogno di spiegazioni, visto che non sarete più soli nel ripulire di mostri le 24 aree di gioco mentre il deathmatch vede fino a quattro giocatori combattere fra loro per vedere chi è il più sanguinario!
Dalle opzioni potrete selezionare la corsa automatica, così come scegliere di disabilitarla, se usare le luci dinamiche (che sottraggono alle volte un po’ di fluidità) o quelle statiche e, addirittura, decidere il grado di luminosità del gioco, feature davvero importante visto che in teoria Doom dovrebbe essere gustato di notte e con le cuffie al massimo volume. Purtroppo per la mancanza della retroilluminazione tutto questo è solo utopia ed è un peccato, perché il capolavoro di Id Software di notte (e disabilitando le musichette) dà il meglio di sé, anche perché sono molte le zone buie o poco illuminate.
Il sistema di controllo studiato dai ragazzi di David A. Palmer Productions (comunque configurabile a piacimento) è estremamente semplice da gestire, anche per il sottoscritto che non gioca sparatutto in soggettiva per console per la latitanza di tastiera e mouse; col tasto “b” aprite le porte ed attivate gli interruttori, con “a” sparate, con i tasti dorsali effettuate lo strafe, mantenendoli premuti e scorrendo in alto ed in basso il joypad direzionale, potrete selezionare le varie armi; infine, la croce direzionale è adibita per il controllo del vostro marine. Come già detto, questo setup dei tasti è assolutamente confortevole anche dopo qualche istante di gioco, ma se proprio non fa al caso vostro, potrete cambiarlo liberamente.

….gioco vero e proprio

Giocabilità a livelli eccellenti quindi e longevità invidiabile, già per questi fattori non da poco dovremmo intimarvi di comprare subito Doom ma dobbiamo ancora parlare di………..

……grafica e sonoro!

L’aspetto che più ha destato più curiosità (e preoccupazione, a dirla tutta) era proprio il dubbio di come sarebbe stata convertita la grafica dell’originale Pc per la console portatile a 32 bit di Nintendo. Beh, che Game Boy Advance fosse potente lo sapevamo, abbiamo visto il fluidissimo Mario Kart, il coloratissimo Rayman, le ineccepibili conversioni di Final Fight e Super Street Fighter 2 ma nulla poteva prepararci per l’impatto di questa conversione.
A parte la risoluzione più bassa (ovviamente) e quindi una notevole difficoltà a vedere in lontananza nemici ed oggetti (che al contrario da vicino sono molto pixellosi come sempre), non crediamo si possa spremere molto di più l’hardware del piccolo mostro della grande N: è tutto identico, gli sprite sono uguali, piccoli, grossi che siano, i loro colpi anche, le mappe non hanno perso assolutamente nulla in termini di decorazioni, paesagistica e dettagli (e penso di ricordarmele quasi come l’Ave Maria se non meglio!). Le uniche note negative (ma neanche tanto) sono rappresentate dal frame rate e da alcune zone al buio; nel primo caso è bene sottolineare come il gioco sia sempre fluidissimo con qualche problema che si verifica per poco e solo in certe zone (in multiplayer comunque succede più spesso purtroppo). Disabilitando le luci dinamiche otterrete in alcune zone una fludità maggiore ma oltre a privarvi di un po’ d’atmosfera (già dimezzata perché non si può giocare al buio), farete così subentrare il secondo problema della conversione: se giocate con poca luce, nelle zone al buio sarete costretti a usare la luminosità al massimo schiarendo eccessivamente la grafica del gioco, pena incagliarvi in qualche locazione poco chiara dal punto di vista dell’orientamento.

……grafica e sonoro!

Le musiche sono abbastanza anonime e consigliamo senza timore di eliminarle mantenendo le sole voci (per modo di dire, tra lamenti, urla e grugniti vari) digitalizzate e gli effetti sonori.
Dispiace che non c’è più la possibilità di ascoltare lo stesso suono con una tonalità più bassa o più alta a seconda di quanto vi allontaniate da esso ma qua a scrivere queste righe è un super maniaco di Doom che l’ha giocato in ogni versione possibile ed immaginabile.

Conclusioni

Graficamente sorprendente (ma non perfetto), con un sonoro d’atmosfera (musiche disabilitate permettendo), Doom mantiene anche su Game Boy Advance la giocabilità che lo ha contraddistinto da quasi un decennio a questa parte, elevandolo come uno dei titoli per il portatile Nintendo assolutamente irrinunciabili, grazie a 4 diversi livelli di difficoltà e la constatazione che risolvere i 24 livelli, senza tralasciare nessun segreto da scovare o mostro da blastare, porterà via tempo e pile in abbondanza. Il fatto che si salva alla fine di ogni livello (come su Playstation), invece di quando lo si vuole, eleva ancora di più la longevità già ottima di questa conversione targata David A. Palmer Productions e Activision, dotata (persino) di modalità multigiocatore.

Conclusioni

Un capolavoro da comprare assolutamente quindi, sconsigliabile soltanto a chi già si è stufato dopo averlo risolto 100 volte nei formati precedenti o alle persone impressionabili, dato l’alto grado di violenza (con la colorazione però del sangue da rosso a verde che comunque non inficia minimamente il valore del gioco). Tutti gli altri lo devono comprare immediatamente, assieme ad una scorta di pile non indifferente.

    Pro:
  • conversione quasi perfetta tecnicamente
  • divertentissimo
  • longevità alle stelle
    Contro:
  • frame rate alle volte incerto, in multiplayer soprattutto
  • un minimo di abitudine è necessaria per giocare al massimo
  • farà perdere molte diottrie

Torna il mito

Il 2001 sarà ricordato come l’anno del ritorno di due giochi che hanno fatto la storia del divertimento videoludico: se il fantastico Return To Castle Wolfenstein viene etichettato come remake ma, allo stesso tempo, sequel di Wolfenstein 3d (primo sparatutto in prima persona del cangiante mondo dei videogames) la minuscola cartuccia per Game Boy Advance con l’inequivocabile nome Doom che strizza l’occhiolino da uno scaffale a due metri di distanza, racchiude la conversione di uno dei videogiochi più terrificanti e controversi dell’ultimo decennio.
Per i più piccoli o per gli orsi che tornano dal letargo più lungo che mente umana rimembri, facciamo un po’ di chiarezza: dopo il successo mondiale ottenuto da Wolfenstein 3d (tale da convertirlo anche per Super Nintendo, sebbene afflitto dalla censura della grande N), “reo” di aver dato i natali al genere degli shootem’up in soggettiva, i geniacci di Id Software misero a segno nel 1993 un altro colpaccio: Doom. Nei panni di un marine scampato ad un massacro sulla Luna, dovrete tornare sulla Terra, sopravvivendo a centinaia di mostri, demoni, esseri ripugnanti e decine di trappole insidiose.