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The Getaway

L'attesissimo titolo del Team Soho è finalmente giunto nelle nostre avide mani. Capolavoro o delusione? Scopritelo leggendo la nostra recensione...

RECENSIONE di Alessandro Conenna   —   29/01/2003
The Getaway
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The Getaway
The Getaway

Un'offerta che non si può rifiutare

La vita dell’ex sicario Mark Hammond sembrava finalmente aver davvero preso la strada giusta. Abbandonato il “lavoro”, si era ritirato con la moglie ed il figlioletto Alex nella sua casa di Londra, pronto a ricominciare un’esistenza per così dire normale, se non fosse che il boss malavitoso Jolson, pur di non farselo sfuggire dalle grinfie, ha pensato bene di assassinargli la moglie e rapirgli il figlio, ricattandolo e costringendolo a svolgere i lavori più sporchi in cambio dell’incolumità del ragazzino.
Questi in poche parole i preamboli che fanno da sfondo alle vostre avventure, che vi vedranno impegnati a vestire i bollenti panni del povero Mark nel disperato tentativo di salvare il figlio e fuggire dalle grinfie di Jolson. La meccanica di gioco si basa essenzialmente su due fasi distinte: la prima segue le orme dei vari Grand Tefth Auto e Driver, mettendovi alla guida di svariate automobili e assegnandovi obbiettivi da raggiungere attraverso le strade di Londra, senza però la canonica mappa ad indicarvi la strada, piuttosto utilizzando le frecce della vettura per indicarvi il momento e la direzione in cui svoltare. Questo sistema, utilizzato sicuramente per non intaccare il realismo visivo con indicatori e mappe, si rivela purtroppo assai scomodo e poco intuitivo, costringendo spesso il giocatore a frustanti giri a vuoto prima di raggiungere l’agognata meta.
Una volta arrivati a destinazione, il gioco si trasforma in un action-adventure in terza persona, con inquadratura alle spalle del protagonista, in cui dovremo farci strada all’interno degli edifici prefissati a colpi di pistola, in una continua sparatoria fino al completamento degli obbiettivi. Per quanto però sia apprezzabile ed encomiabile questo tentativo di variegare il più possibile la meccanica di gioco, le cose non sono purtroppo andate completamente per il verso giusto. Innanzi tutto il sistema di controllo evidenzia non poche lacune, dimostrandosi troppo macchinoso ed impreciso, complicando non poco la vita al giocatore negli scontri a fuoco più caotici, arrivando al limite della frustrazione. L’estrema ripetitività del gameplay inoltre, sempre fedele allo schema macchina-sparatoria-macchina- sparatoria e così via, dopo un breve periodo di gioco porta facilmente alla noia, e se a questo aggiungiamo l’estrema somiglianza delle missioni, non è difficile intuire di quanto da questo punto di vista The Getaway stenti a convincere appieno.

The Getaway
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Scusi, per Trafalgar Square?

Uno dei motivi per cui quest’ultimo lavoro del Team Soho ha conquistato le luci della ribalta è senza ombra di dubbio riposto nella sua incredibile realizzazione tecnica. Pur non all’altezza degli screenshot apparsi all’inizio della sua realizzazione, semplici artwork per stessa ammissione degli sviluppatori, questo The Getaway è semplicemente una delle più massicce prove di forza che la Ps2 abbia mostrato finora: c’è infatti da rimanere a bocca aperta nel vedere una Londra così meticolosamente riprodotta, ricca di texture dal dettaglio quasi fotorealistico e completa di tutti quegli immancabili cliché che caratterizzano da sempre la città nell’immaginario collettivo (bus a 2 piani compresi). Impressionante, inoltre, il sistema di modellazione dei volti dei personaggi, capace di modificare in tempo reale l’espressione del viso e conferirgli così un realismo recitativo davvero di grande impatto, a tal punto da dare spesso l’impressione di trovarsi davanti ad attori in carne ed ossa. Degno di menzione anche l’ottimo algoritmo di deformazione e danneggiamento delle autovetture, estremamente credibile ed efficace nel simulare i lesivi effetti di una guida un po’ troppo “frizzante” sulle nostre povere automobili, con conseguenze su praticamente ogni parte del mezzo: basta prendere qualche marciapiede in maniera troppo sportiva per forare una gomma e vedere la macchina perdere progressivamente controllo, oppure lasciarsi andare in qualche tamponamento di troppo per compromettere irrimediabilmente il motore.
Di fronte a tanta meraviglia grafica il sonoro non poteva certo essere da meno, ed anche in questo comparto il lavoro del Team Soho è stato notevole, con un accompagnamento musicale degno di un film ed un doppiaggio (localizzato in italiano) davvero convincente, sia per la scelta delle voci che per la qualità dell’interpretazione. Peccato solo per una certa carenza di effetti sonori “ambientali” a fare da sfondo ai nostri movimenti per Londra, sicuramente un po’ in contrasto con la chiassosa frenesia della città britannica, ma è davvero voler cercare un po’ il pelo nell’uovo.
La longevità è garantita dalla presenza di ben 24 missioni, le prime 12 da affrontare con Hammond e le rimanenti col detective Carter, in un turbinio di colpi di scena che renderà davvero difficile resistere dallo scoprire quali sorprese il Team Soho ha riservato per noi nel finale.

The Getaway
The Getaway

commento

Una cosa è sicuramente certa: The Getaway non è il capolavoro annunciato che tutti ci aspettavamo. I difetti e le leggerezze citate in sede di recensione gli impediscono infatti di ambire a tale traguardo, tuttavia un comparto tecnico di prim’ordine ed una trama intrigante e coinvolgente ne risollevano parzialmente le sorti, rendendolo tutto sommato un prodotto appetibile ed interessante, specialmente per i fanatici del genere. Ma, viste le premesse, l’amaro in bocca non può che farsi sentire.

    Pro:
  • Tecnicamente impressionante
  • Trama intrigante e ben congegnata
  • Ottimo doppiaggio
    Contro:
  • Meccanica di gioco ripetitiva
  • Sistema di controllo inefficiente
  • Lineare

La storia del panorama videoludico è da sempre costellata di titoli dallo sviluppo travagliato e turbolento, giochi più volte annunciati come imminenti ma poi puntualmente posticipati a date che sembrano non arrivare mai. Come conseguenza a tutto ciò si possono individuare due possibili evoluzioni: o il titolo finisce per essere dimenticato dal pubblico, vanificando in questa maniera anni di lavoro, oppure intorno ad esso si erge un alone di misticità/attesa tale monopolizzare (o quasi) l’attenzione dell’intera comunità di videogiocatori, tanto da portare all’idealizzazione del gioco in questione ed al suo assurgere a ruolo di “salvatore della patria”. Proprio in questa seconda categoria si identifica The Getaway, titolo più volte posticipato e salito alla ribalta grazie alla promessa da parte dei programmatori di introdurre una perfetta riproduzione della città di Londra, accompagnata da un comparto tecnico di prim’ordine in grado di spremere la nostra amata Ps2 fino all’osso. Dopo un interminabile periodo di attesa il gioco è finalmente nelle nostre mani, ed è giunta l’ora di trarre gli inevitabili bilanci.