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Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection, la recensione di un JRPG incredibile

Capcom ci riporta nel mondo di Monster Hunter con il terzo JRPG ispirato alla serie prodotta da Ryozo Tsujimoto: un titolo imperdibile per chi ama il genere e la serie Stories.

RECENSIONE di Christian Colli   —   09/03/2026
Illustrazione di Monster Hunter Stories 3
Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection
Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection
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Clair Obscur: Expedition 33 ha cambiato le regole del gioco. In una recente intervista, il lead game designer di Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection, Daisuke Wakahara, ha affermato che il team di sviluppo si sarebbe ispirato al capolavoro Sandfall Interactive, ma anche ad altri titoli di successo come Metaphor: ReFantazio. Lo scopo era capire come questi hanno cambiato formule vecchie di decenni, arrivando a ridefinire il genere a tal punto da conquistare nuovi giocatori.

Secondo Wakahara, ai giocatori non piacciono più le progressioni troppo macchinose; anzi bisogna premiarli in modo chiaro e soddisfacente per le loro azioni, senza però sacrificare sull'altare dell'agiatezza il livello di difficoltà o il sistema di combattimento. Queste affermazioni hanno un po' preoccupato gli appassionati, anche perché Monster Hunter Stories è sempre stato sottovalutato rispetto alla serie madre, e dobbiamo ammettere che temevamo non sarebbe riuscito a brillare di luce propria. Ora, invece, possiamo dire che non solo brilla eccome, ma splende, e che è già uno dei nostri potenziali Game of the Year 2026.

Una storia più matura

Il primo Monster Hunter Stories è uscito in Giappone nel 2016 e da allora sono passati dieci anni: questo significa che molti adolescenti che l'hanno giocato all'epoca oggi sono adulti, professionisti e magari genitori. Secondo il director Kenji Oguro serviva alzare l'asticella della narrativa, mantenendola affine a un familiare stile "anime" pur assumendo una prospettiva che riflettesse la crescita della serie a tutto tondo. Così, se nel primo gioco eravamo dei bambini, e nel secondo dei fanciulli, ma sempre alle prime armi come Rider, in Monster Hunter Stories 3 siamo il principe o la principessa del regno di Azuria, esperti Rider quasi ventenni nonché ranger col compito di studiare e proteggere i mostri con cui instauriamo un legame, detti anche Monstie (un gioco di parole tra "monster" e "bestie", cioè migliore amico).

La storia di Monster Hunter Stories 3 è più matura rispetto ai precedenti capitoli
La storia di Monster Hunter Stories 3 è più matura rispetto ai precedenti capitoli

Siamo anche discretamente traumatizzati dalla scomparsa di nostra madre, la regina Amalia, che sembrerebbe aver abbandonato il regno lasciandosi alle spalle il gemello superstite di una coppia di rarissimi e infausti Rathalos Scagliablu. A circondare il protagonista - che non è muto né spersonalizzato, come in altri JRPG, ma completamente doppiato e caratterizzato sia che si scelga il sesso maschile o quello femminile - c'è un cast di comprimari che riflette questa scrittura più matura. Ogden e Kora, per esempio, sono suocero e nuora legati dalla scomparsa prematura del figlio di lui e marito di lei; Gaul è una cupa guardia del corpo con il pallino per la botanica e cinque spie Felyne che fanno il lavoro sporco per lui; Thea è la nuova recluta, nonché la nostra prospettiva in un insolito tutorial in cui siamo noi a spiegare a lei come si gioca.

Quando il confinante regno di Vermeil, sprofondato nella miseria e minacciato da una misteriosa malattia, solleva le armi contro quello di Azuria dopo secoli di tregua, per una serie di circostanze che non staremo ad anticiparvi, i nostri eroi decidono di attraversare la Dorsale proibita insieme a Eleanor, principessa di Vermeil, per trovare una soluzione a tutti i problemi prima che scoppi una nuova guerra sanguinosa. Così comincia un'avventura che dura circa quaranta ore se andate spediti, molto di più se cominciate a perdervi nei contenuti che il gioco sciorina ogni tre per due, e che mantiene sempre alto l'interesse grazie a una narrazione serrata che solleva continuamente nuovi misteri da risolvere e sferra dei colpi di scena inaspettati quando meno ce lo si aspetta.

Ogni capitolo della campagna sblocca anche una serie di Storie secondarie incentrate sui Ranger della squadra che ci raccontano meglio le loro personalità e idiosincrasie. Sono le missioni più articolate e meglio scritte - a tratti commoventi nella loro umanità - e completarle serve a potenziare i nostri compagni di battaglia con nuove armi, abilità e Monstie. Poi ci sono le missioni comuni in cui si ammazza questo e si raccoglie quello, che offrono in ricompensa risorse, consumabili, gioielli e altro ancora. Nessuno di questi incarichi è mai lungo o noioso, semmai banale; il gioco ci dice sempre dove andare e cosa fare con discreta chiarezza e il viaggio rapido - una volta sbloccate le Gattovane - aiuta a muoversi agilmente tra le mappe in cerca di obiettivi, tane e Poogie nascosti.

A conti fatti, la campagna si completerà pure in una quarantina d'ore, ma noi ne abbiamo impiegate più di cento a fare tutto: completare ogni missione secondaria, sconfiggere ogni drago anziano apocalittico o mostro invasivo, sbloccare ogni Monstie e le sue eventuali varianti, massimizzare le armi e le armature che ci piacevano di più. E tutte queste ore non ci sono pesate minimamente, grazie a una serie di accorgimenti che agevolano il gameplay, dall'esplorazione al "farming", passando per il sistema di combattimento a turni assolutamente eccezionale.

Un mostro di gioco

Bisogna dire, però, che Monster Hunter Stories 3 non ha quello che oggi definiamo "post game", cioè una serie di contenuti aggiuntivi che si sbloccano solo finita la campagna - quando salviamo dopo i titoli di coda e il gioco contrassegna il salvataggio con una coroncina, per intenderci - e che sono tipici nei JRPG. Niente dungeon segreti, mega boss per cui serve farmare ore e ore dopo la fine, finali nascosti e simili: il gioco disvela tutte le sue carte nel corso della campagna, di pari passo alla progressione del giocatore.

Le Storie Secondarie approfondiscono i personaggi che ci accompagnano come il vecchio Ogden
Le Storie Secondarie approfondiscono i personaggi che ci accompagnano come il vecchio Ogden

Una volta scorsi i titoli di coda, si può ricaricare il salvataggio prima del boss finale e dedicarsi al completamento di tutto quello che è rimasto in sospeso. Dobbiamo ammettere che - nonostante fosse stato anticipato nelle interviste allo sviluppatore - ci aspettavamo qualcosa come un Fatalis o un Alatreon da abbattere, tuttavia abbiamo avuto lo stesso parecchio su cui tornare prima di posare definitivamente il controller. L'assenza di una modalità multigiocatore, che effettivamente prolungava di molto il precedente Monster Hunter Stories 2, seppur artificialmente e in modo abbastanza ripetitivo, potrebbe sembrare strana ma si tratta di una scelta di design ben precisa. È lo scotto da pagare, per così dire, di un gioco contenuto e autoconclusivo - sebbene ci siano margini per tornarci sopra a colpi di DLC o sequel, volendo - che abbiamo trovato più profondo del previsto: pur non raggiungendo vette inarrivabili, la storia tratta con delicatezza tematiche esistenziali e politiche che le danno qualcosa in più rispetto a molti esponenti del genere.

I valori produttivi assolutamente stellari contribuiscono a elevare Monster Hunter Stories 3 sopra il livello anime suggerito dal suo look cartoonesco e iper saturato. Non fraintendeteci, non c'è niente di male a essere un JRPG in stile anime, ma solitamente questo tipo di approccio commerciale scade nello stereotipo facile e spesso si rivolge a pubblici ristretti per cui si investono budget medio/bassi e attenzioni limitate. Monster Hunter Stories 3, invece, è proprio un'altra categoria.

Esplorare il mondo in sella ai Monstie è più facile e immediato che in passato
Esplorare il mondo in sella ai Monstie è più facile e immediato che in passato

La localizzazione dei dialoghi italiani è ottima e rispettosa del linguaggio tipico di Monster Hunter senza risultare stucchevole e la regia delle cinematiche d'intermezzo è davvero eccelsa, con alcuni momenti letteralmente mozzafiato grazie all'eccellente doppiaggio bilingue e alla colonna sonora memorabile. Le musiche, peraltro, sanno contenersi, lasciando spazio ai rumori ambientali durante l'esplorazione, per poi esplodere al momento opportuno per sottolineare i momenti centrali della storia o i combattimenti più importanti: la battaglia finale è una delle più coinvolgenti che abbiamo giocato nella serie proprio grazie a questa combinazione di fattori, ma ci sono altri momenti nel corso della campagna che la scrittura intelligente, insieme a una scelta azzeccatissima di ritmi, musiche e inquadrature, restano davvero nel cuore.

La cura che Capcom ha riposto nella realizzazione di Monster Hunter Stories 3 è davvero incredibile, nonostante il gioco conti solo quattro mappe, tre città e una moltitudine di piccole zone assimilabili ai dungeon tradizionali dei JRPG. Le aree esplorabili sono tuttavia vaste, diversificate e caratterizzate da una geometria meravigliosa che spinge all'esplorazione a piedi e in groppa ai Monstie: le diverse categorie di Monstie possiedono sempre capacità di movimento speciali che permettono di planare, navigare o scalare specifiche pareti rocciose. La possibilità di cambiare cavalcatura in un attimo grazie a un apposito menù radiale migliora nettamente l'esplorazione continuativa, così come la possibilità di saltare e raccogliere ogni risorsa al volo semplicemente premendo un tasto nelle sue prossimità senza rallentamenti o pause di sorta.

La regia e l'effettistica rendono alcuni combattimenti davvero spettacolari, specie contro i draghi anziani apocalittici
La regia e l'effettistica rendono alcuni combattimenti davvero spettacolari, specie contro i draghi anziani apocalittici

Esplorare le mappe di Monster Hunter Stories 3 è una gioia e Capcom si è inventata anfratti, passaggi segreti e piccoli rompicapi platform che valorizzano la mobilità del giocatore. Si potrebbe denunciare l'assenza di interattività, al di fuori della distruzione di massi o altri elementi sospetti dello scenario, nel senso che non ci sono sofisticatezze particolari oltre al ciclo giorno/notte e alle perturbazioni atmosferiche causate dalla saltuaria comparsa dei draghi anziani apocalittici, che tuttavia non intervengono direttamente sull'ambiente. Quello di Monster Hunter Stories 3 non è un mondo vivo o "dinamico", ma non è mai stato questo il focus del gioco o della serie in sé e per sé, che è più una specie di scatola dei giochi per collezionisti di Monstie che funziona a orologeria.

Detto questo, non possiamo che premiare la direzione artistica complessiva del titolo Capcom. Pensiamo al colpo d'occhio incredibile che regalano certi panorami, specialmente in certi momenti della giornata, grazie a un lavoro sull'illuminazione notevole, e ai modelli 3D di personaggi, mostri, armi e armature, dettagliatissimi e animati divinamente, specie durante le incredibili Abilità Legame che a tratti sconfinano nello spropositato. Insomma, Monster Hunter Stories 3 è bellissimo da guardare e dobbiamo dire che su Nintendo Switch 2 gira abbastanza bene, nonostante qualche momento di vistoso stuttering che appesantisce leggermente l'esplorazione negli spazi 3D più complessi, ma senza mai essere troppo fastidioso. Sulla console Nintendo, e in particolare in Dock, il gioco mantiene infatti una buona fluidità, impeccabile nei combattimenti, ma dobbiamo ammettere che in portabilità perde qualche punto, anche a causa di un consumo di batteria eccessivo.

L'evoluzione della specie

Monster Hunter Stories 3 non si discosta particolarmente dal suo predecessore in termini di gameplay, ma ne migliora praticamente ogni aspetto, specialmente per quanto riguarda la componente strategica che si basa tutta sulla composizione del party, sulla scelta delle armi e delle armature e quindi sulle abilità associate. Il titolo Capcom incrocia una tale quantità di sistemi, dinamiche e parametri da apparire soverchiante nelle prime battute, quando i tutorial si susseguono a piè sospinto sullo schermo, travolgendo i nuovi giocatori con diciture, regole e funzionalità a incastro. Se non avete alcuna dimestichezza con gli Stories precedenti, potrebbe servirvi qualche ora per mettere insieme tutti i pezzi, ma il gioco tiene conto di questo aspetto e la curva della difficoltà resta sempre onesta dall'inizio alla fine.

Il sistema di ripristino degli habitat permette di personalizzare i Monstie come non mai
Il sistema di ripristino degli habitat permette di personalizzare i Monstie come non mai

Il gameplay prende lo slancio fin da subito, offrendo una moltitudine di strumenti per personalizzare quella che potremmo considerare la componente ruolistica del gioco: già nelle primissime ore si possono trovare le uova dei Monstie e cambiare i loro parametri attraverso l'inedito meccanismo degli habitat o il Rituale sciamanico per scambiare i geni, stavolta senza limitazioni di sorta, proprio per incentivare il giocatore a provare e riprovare tutte le strategie che gli passano per la testa. Il sistema degli habitat può apparire macchinoso, all'inizio, ma grazie a vari accorgimenti e soluzioni aggiuntive diventa facilissimo manipolarlo. In pratica, ogni area è popolata da mostri predefiniti che depositano le loro uova nelle tane che compaiono casualmente qua e là, e noi possiamo immettere i mostri in altri habitat, andando a modificarne la fauna e gli stessi mostri che nasceranno da quel momento in poi con le proprietà elementali di un habitat specifico.

Facciamo un paio di esempi. Potete prendere un Ludroth, che è un mostro di tipo Acqua, e farlo nascere in un habitat di tipo Fuoco per ricavarne un nuovo Ludroth bielementale che possiede geni - e quindi mosse e abilità - di tipo Acqua e Fuoco. Dopodiché potete scambiare i suoi geni con quelli di altri mostri, ignorare le sue proprietà Fuoco o capitalizzare su di esse, reinvestirlo sullo stesso habitat per alzarne il rango della sua specie e trovare uova con geni migliori. Oppure potete crescere appositamente un Brachydios fino a rango S per sbloccare il raro gene Bombardiere+4 che, in un secondo momento, sposterete nella griglia di un Lunagaron di tipo Ghiaccio che per qualche motivo avete deciso di riempire di abilità Scoppio. Le possibilità sono innumerevoli e i fan del cosiddetto minmaxing, ovvero quella strategia nella quale si massimizzano i punti di forza prendendo le risorse dalle debolezze, si divertiranno a creare le combinazioni di squadre, Monstie, geni e abilità più disparate.

Il Rituale Sciamanico permette di scambiare i geni dei Monstie a piacimento
Il Rituale Sciamanico permette di scambiare i geni dei Monstie a piacimento

Ironicamente, per completare la campagna non è strettamente necessario darsi alla biologia e diventare novelli Frankenstein: basta scegliere i Monstie, le armi e i compagni di squadra appropriati in caso di difficoltà, anche perché raramente il livello fa la differenza e Capcom è stata attenta a pensare il gioco per i fan ma anche per i nuovi arrivati. Il sistema di combattimento si appoggia a una pletora di meccaniche che si relazionano tra loro in maniera organica, partendo da una semplice morra cinese che governa i rapporti di forza tra chi attacca e chi si difende. Su di essi intervengono proprietà elementali, moltiplicatori, resistenze e vulnerabilità, insieme alle proprietà specifiche delle singole armi e abilità. Può apparire tutto un po' caotico, in principio, ma nel giro di qualche combattimento ogni ingranaggio va al posto giusto e si cominciano a sfruttare le regole d'ingaggio nel modo più opportuno, traendo soddisfazione da ogni attacco sincronizzato cinematico o Testa a Testa riuscito, che annulla le azioni del nemico garantendoci un soddisfacente vantaggio decisivo.

Monster Hunter Stories 3 assorbe ancora una volta alla perfezione le caratteristiche storiche della serie Capcom. L'aggiunta di una nuova arma all'arsenale - la Spada Lunga - porta a sei le armi totali, divise in tre categorie, e il giocatore può scegliere l'equipaggiamento opportuno, dopo averlo fabbricato, in base alle abilità associate che, eventualmente, possono essere anche ampliate dall'aggiunta di gioielli negli eventuali spazi disponibili. La personalizzazione, anche in questo senso, è tutto, ma bisogna sempre fare i conti con l'intelligenza artificiale del nostro Monstie, che possiamo controllare solo limitatamente in battaglia, e dei nostri compagni di squadra, che seguiranno ordini sommari ma faranno comunque di testa loro. Su questo aspetto non possiamo lamentarci: l'IA è sveglia e raramente si comporta in modo irrazionale, specie nei momenti di crisi, e invece di lottare con il giocatore rappresenta una componente tattica aggiuntiva.

La quantità di informazioni e meccaniche in combattimento è importante ma l'interfaccia è chiara e intuitiva
La quantità di informazioni e meccaniche in combattimento è importante ma l'interfaccia è chiara e intuitiva

Il sistema di combattimento è quindi incentrato non solo sulla fase di preparazione, come in ogni Monster Hunter che si rispetti, ma anche sulla lettura delle azioni dei nostri compagni di squadra - suggerite da un'interfaccia ricca di informazioni, ma sempre chiara e leggibile - e sulla conoscenza dei nemici in base all'esperienza diretta e alle informazioni raccolte dopo averli incontrati. Se per i mostri comuni basta ricordare tendenzialmente i loro comportamenti e reagire di conseguenza, per quelli indomiti e quelli invasivi servono strategie più particolari e scoprirle è metà del divertimento. I draghi anziani apocalittici, poi, che compaiono solo in determinate condizioni, rappresentano la sfida più difficile del gioco, che mette alla prova non solo la comprensione del gameplay, ma anche la versatilità in termini di attrezzature e Monstie.

Tutto questo farebbe pensare a un farm sconfinato di risorse e materiali che, giocoforza, si dovrebbe tradurre in una sequenza infinita di combattimenti contro i mostri che si aggirano per il mondo: una caratteristica che potrebbe essere indigesta ai giocatori meno avvezzi ai JRPG. Invece non è così. Il combattimento non vuole essere l'aspetto più importante di Monster Hunter Stories 3 e per questo motivo Capcom ha implementato vari modi per aggirarlo praticamente del tutto, rendendolo al contempo sfidante e significativo ogni volta che diventa necessario. Una volta sconfitto un mostro per la prima volta, dopo averlo superato come livello di esperienza, basta colpirlo in groppa al nostro Monstie per abbatterlo sul posto e ricavare comunque i suoi materiali. In alternativa, specialmente se vogliamo le sue uova specifiche e quindi vogliamo costringerlo a ritirarsi nella sua tana, possiamo ingaggiare e terminare il combattimento in un sol colpo premendo le levette analogiche insieme.

Quelle contro i mostri indomiti sono battaglie particolarmente impegnative
Quelle contro i mostri indomiti sono battaglie particolarmente impegnative

Questi accorgimenti non facilitano il gioco, che resta sempre e comunque impegnativo quando deve esserlo, ma alleggeriscono sensibilmente il carico a chi vuole sperimentare o si annoia a combattere troppo. Ne risulta un'esperienza in cui nessuna delle sue parti tende a prevalere sulle altre, raggiungendo un equilibrio raro e prezioso. Chi vuole giocare solo per la storia può farlo, chi vuole dedicarsi al minmaxing folle può farlo senza passare per migliaia di combattimenti, chi ama combattere e provare nuove strategie avrà anche i nemici spugna appropriati per farlo. In questo senso, Capcom ha trovato una quadra perfetta su cui costruire uno spin-off che, a questo giro, ci ha soddisfatto addirittura più dell'ultimo titolo appartenente alla stessa serie che l'ha ispirato.

Conclusioni

Versione testata Nintendo Switch 2
Digital Delivery Nintendo eShop
Prezzo 69,99 €
Multiplayer.it
9.5
Lettori (9)
9.0
Il tuo voto

Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection è il gioiello della corona di una serie che è sempre stata un po' sottovalutata, pur essendo riuscita nel difficilissimo compito di tradurre efficacemente la serie originale in un JRPG a turni. Ogni rifinitura alla formula è stata pensata studiando attentamente il panorama moderno del genere e ciò che ha funzionato nei giochi più importanti usciti negli ultimi tempi. Il risultato è un gioco di ruolo nipponico equilibrato e soddisfacente sotto ogni punto di vista, ma che si rivolge comunque, e consapevolmente, a un pubblico abbastanza specifico, senza dimenticare tutti gli altri. In definitiva, se vi sono piaciuti i precedenti Stories, preparatevi a passare tantissime ore a cercare uova, combinare geni e cacciare mostri con strategia e abilità spettacolari. E se non ne avete mai giocato uno, questo è decisamente il migliore per cominciare.

PRO

  • La storia più matura e i personaggi ben caratterizzati
  • Sistema di combattimento appagante e stratificato
  • Possibilità di personalizzazione enormi
  • Valori produttivi altissimi

CONTRO

  • Tante meccaniche che all'inizio possono disorientare i neofiti di Stories
  • Assente la modalità multigiocatore di Monster Hunter Stories 2
  • Qualche incertezza tecnica su Nintendo Switch 2