The Legend of Spyro: the Eternal Night - Recensione  0

Torna il violaceo draghetto di Sierra Entertainment in un secondo capitolo di quella che dovrebbe essere una nuova trilogia ad esso dedicata. Analizziamo la versione per Nintendo DS...

RECENSIONE di Giorgio Melani   —   13/12/2007

Seguendo una sorta di revival degli ultimi anni ’90, anche Spyro sta attraversando una seconda giovinezza in questo periodo, secondo un progetto che prevede la realizzazione di tre giochi dedicati al draghetto, pubblicati da Sierra Entertainment. Ad occuparsi di questo secondo capitolo, che segue le orme del precedente A New Beginning, è lo stesso team Amaze che ha sviluppato l’ultima incarnazione per Nintendo DS di un altro personaggio quasi contemporaneo di Spyro: Crash Bandicoot, con risultati discreti. Si tratta in entrambi i casi di giochi nati nello scorso decennio, all’interno di un processo di scoperta delle potenzialità offerte dalla “nuova” visualizzazione 3D: sorte di adventure-platform che si sono via via sgrezzate progressivamente fino ad offrire delle esperienze di gioco piuttosto originali, tanto da riuscire a generare serie di un certo successo. Con il tempo, da avanguardie videoludiche sono regredite in certi casi a generi di produzione secondaria, adatti spesso ad un pubblico di più giovani, o alla tipica utenza “casual”.
Questa introduzione è necessaria per collocare Spyro: The Eternal Night nella giusta posizione all’interno dell’attuale mercato videoludico, e comprendere come non possa essere considerato decisamente un esempio di gioco di alto profilo. Gli sviluppatori hanno compiuto un vero e proprio ritorno al passato, riproponendo le medesime dinamiche che caratterizzavano l’episodio originale della serie: un gioco in 3D, che trovava giustificazione in gran parte nella semplice possibilità di esplorare a 360 gradi l’ambiente circostante. Il gameplay trovava una sua soluzione oltre nell'introduzione di elementi action e adventure piuttosto che platform (la battaglia contro Super Mario 64 era improponibile sul suo stesso campo). Spyro riuscì comunque a ricavarsi un posto d’onore nell’operoso mercato videoludico con una caratterizzazione particolare e una struttura propria, che risulta però lacunosa alla prova del tempo.

Una leggenda minore

Che Sierra Entertainment abbia grandi progetti in mente per il piccolo Spyro risulta evidente fin dalla scelta attuata per il titolo: in questa nuova incarnazione, la serie si fregia della lussuosa nomea di “The Legend of Spyro”, a rimarcare l’idea di una vera e propria sceneggiatura costruita per sostenere una trilogia di videogiochi, come una produzione hollywoodiana. Gli eventi di questo Eternal Night proseguono infatti direttamente dalla conclusione dell’episodio precedente, A New Beginning. Nella presentazione vengono ripercorse le ultime fasi del combattimento finale del primo capitolo, con l’arrivo di una nuova, misteriosa minaccia proprio nel momento in cui tutto sembrava risolto. Nel periodo di relativa calma successivo allo scontro, Spyro viene tormentato da oscure visioni e incubi, presagi di un nuovo pericolo sconosciuto e ancora più pauroso che si affaccia sul magico mondo del piccolo drago. Insomma, il canovaccio è quello tipico del genere: il protagonista è piccolino ma nasconde dentro di sé un grande potere, ed è l’unico in grado di fermare il cattivo e salvare il mondo. Per farlo, però, dovrà partire per il solito viaggio di formazione che lo porterà a risvegliare la sua vera natura di eroe. Il problema, su Nintendo DS, è trovare il modo giusto di raccontare la storia, questione che è stata risolta in modo non proprio soddisfacente da Amaze: non potendo contare su grandi mezzi multimediali, gli sviluppatori hanno eliminato i video e le cut scenes animate, sostituite da schermate statiche e brevissimi frammenti di testo che descrivono in maniera solo approssimativa la storia narrata. In questa versione, gli altisonanti nomi di Elijah Wood e Gary Oldman, chiamati a donare spessore epico alle avventure del piccolo Spyro, non riescono a trovare spazio nella cartuccia, così come ogni tentativo di creare una narrazione coinvolgente.

Dieci anni fa

Come abbiamo detto, la struttura di gioco di The Legend of Spyro: the Eternal Night è un vero e proprio tuffo nel passato, un ritorno alle origini della serie, datate 1998. In certi casi l’”operazione back to the roots” risulta un toccasana per i videogiochi, quando è fatta sapientemente in modo da donare la freschezza originale del titolo ad una serie che si avvia stancamente verso il pensionamento, come accaduto proprio per Crash Bandicoot per Nintendo DS, degli stessi sviluppatori Amaze. In questo caso, il risultato è invece un’esaltazione dei difetti originari di Spyro, calati senza troppa armonia all’interno di una nuova veste studiata con poca attenzione e cura, è abbastanza evidente come i due giochi siano stati seguiti con diversa dedizione dal medesimo team di sviluppo. Eternal Night è un action adventure in 3D, nel quale guidiamo Spyro nell’esplorazione dei numerosi ambienti tridimensionali che si succederanno nella storia, dove troveremo nemici da sconfiggere e vari puzzle o enigmi da risolvere. Una cosa che colpisce subito, al livello di gameplay, è la mancanza di coesione tra l’interfaccia caratteristica di Nintendo DS e la struttura di gioco. Il movimento di Spyro e le azioni principali vengono tutte effettuate attraverso i comandi digitali (croce direzionale e tasti), lasciando al touch screen solo alcune incombenze particolari, come l’attuazione degli attacchi speciali o la soluzione di alcuni enigmi. Manca però l’integrazione tra la fasi “tattili” e quelle normali di gioco, tanto da sembrare che siano state inserite a forza più per l’imposizione di utilizzare il touch screen che non per una vera e propria pianificazione ragionata al livello di game design. I tasti da premere sono talmente piccoli da dover richiedere necessariamente l’utilizzo dello stilo, che a tratti va estratto interrompendo l’azione di gioco in maniera quasi fastidiosa. E’ come se in un tipico platform-adventure di PSone fossero stati inseriti improvvisamente alcuni elementi touch screen, senza cercare di renderli coerenti più di tanto con la struttura generale. Per il resto, Spyro resta sospeso all’interno di una sorta di limbo indefinito: non è un platform puro perché gli elementi tipici del genere (salti, piattaforme e controllo totale sui movimenti del personaggio) scarseggiano, e il controllo del protagonista resta legnoso e tutt’altro che piacevole e fluido. D’altra parte non è propriamente un adventure, poiché gli enigmi non sono poi così sviluppati e frequenti da poterci imbastire sopra un gameplay caratteristico. Sembra in definitiva un mix abbozzato di vari generi, spazianti dal platform al picchiaduro fino all’adventure, male amalgamati tra loro: si esplorano vaste zone di gioco, ogni tanto ci si scontra con i nemici presenti in una maniera che strizza l’occhio al beatem’up (ma che infastidisce più che soddisfare, per la lunghezza cui si protrae ogni combattimento) e si portano avanti obiettivi come raccogliere oggetti o raggiungere determinati punti di scenario. Il level design piuttosto scialbo non aiuta, da parte sua, a risollevare il gioco dal tedio incombente.

Un drago sfocato

Per quanto riguarda la grafica del gioco, c’è da domandarsi se il passaggio al 3D “pieno” sia da considerare una vera e propria evoluzione, per Spyro. Certo la strada può essere quella giusta, ma si spera in applicazioni migliori della formula: si tratta, in effetti, del primo capitolo pienamente tridimensionale della serie su Nintendo DS, vicino all’esperienza propria del capitolo originale, il vecchio “Spyro the Dragon” di Insomniac. Possiamo direzionare il drago in qualsiasi direzione all’interno dello scenario, con la possibilità di ruotare la telecamera. La cosa, di per sé, è ottima, ma è stata sviluppata con una certa approssimazione: mentre i modelli tridimensionali di strutture e personaggi sono decenti, composti da un numero non enorme di poligoni ma funzionali, i problemi maggiori si riscontrano nella gestione della telecamera, e nella profondità di campo visivo. Il primo punto balza all’occhio spesso e volentieri, in particolare nelle zone che costringono la telecamera ad effettuare dei cambi forzati di inquadratura, o nei veloci cambi di direzione attuati in ambienti ristretti. In diversi momenti, l’inquadratura non riesce a seguire il movimento del protagonista, spostandosi velocemente avanti e indietro con zoomate improvvise e repentine inversioni di 180 gradi, creando un senso di smarrimento, o in generale una continua e fastidiosa mancanza di fluidità nell’azione di gioco. La scarsa profondità di campo è un problema che sembra tornare direttamente dalla seconda metà degli anni 90. Tutto lo scenario al di là di qualche passo dal muso di Spyro è avvolto da una specie di fitta nebbiolina violacea (o di altro colore, a seconda dell’ambientazione), che ne nasconde la visione. Il problema diventa particolarmente marcato negli excursus della telecamera all’inizio dei vari livelli, quando con una veloce carrellata viene visualizzato tutto lo schema, che appare completamente avvolto da questa particolare forma di agente meteorologico digitale. Gli appassionati di Spyro, comunque, apprezzeranno la fedeltà alla caratterizzazione originale, i modelli dei personaggi principali e la realizzazione decente degli interni. Il comparto audio (non) si distingue invece per una certa anonimità diffusa, con effetti e musichette poco ispirate e in generale nella norma.

Commento

The Legend of Spyro: the Eternal Night è sotto diversi punti di vista un titolo anonimo, che difficilmente riesce a distinguersi in mezzo al tempestoso mare dei giochi per Nintendo DS presenti sul mercato. Offre un approccio rapido e intuitivo alle sue dinamiche, lasciandosi giocare con serenità, ma dal punto di vista tecnico appare piuttosto datato, e realizzato con una certa fretta (i bug presenti potevano essere tranquillamente evitati con un opportuno periodo di testing), mentre il gameplay non si fa ricordare per nessuna idea particolarmente originale. In poche parole, il gioco è poco divertente, a causa di una struttura ormai abusata e che ha ben poco da dire, al momento, e la realizzazione tecnica non riesce certo a salvarlo dalla mediocrità, anzi. Si può affermare che almeno c’è stato il tentativo di muovere la serie verso altri orizzonti, passando da una struttura in 2D ad una propriamente tridimensionale, ma l’attuazione valida è rimandata, forse, al terzo episodio. E’ difficile trovare motivi validi per l’acquisto di questo gioco, a meno che non abbiate già concluso gli altri titoli validi attualmente presenti sul mercato o siate dei fan sfegatati di Spyro.

Pro:

  • Ritorno all’originaria struttura in 3D
  • Sulle prime si lascia giocare
Contro:
  • Gameplay stantio e poco gratificante
  • Realizzazione tecnica con diverse falle
  • Scarsa integrazione con il touch screen