Falco a metà  19

Abbiamo avuto modo di provare l'atteso "sequel spirituale" di Warhawk, entrato di recente in fase closed beta. Sarà il caso o meno di attendere il 2012 con impazienza?

PROVATO di Tommaso Pugliese   —   23/12/2011

Fin dai primi video rilasciati, Starhawk ci ha dato l'impressione di un prodotto in fase avanzata di sviluppo, e dopo esserci cimentati con la closed beta non possiamo che confermare tale sensazione. I ragazzi di LightBox Interactive, coadiuvati dal solito Santa Monica Studio, hanno evidentemente lavorato un bel po' per proiettare le meccaniche e la struttura dell'originale Warhawk in un contesto futuristico, tuttavia è chiaro che il grosso dell'impegno verrà profuso per dotare il gioco anche di una valida campagna in single player, che alla fine dei conti è l'unica cosa che mancava al titolo pubblicato nel 2007.

Falco a metà

La trama alla base di Starhawk vede la contrapposizione fra due fazioni, i Rifter e gli Outcast: i primi sono minatori spaziali che estraggono il Rift, una potente fonte d'energia che può essere utilizzata per alimentare qualsiasi dispositivo; i secondi sono mutanti che col Rift hanno avuto fin troppo a che fare (si tratta, infatti, della causa della loro mutazione), e che vogliono conquistarne i giacimenti a ogni costo. Rifter e Outcast si daranno battaglia all'interno di numerose modalità multiplayer competitive, con partite aperte a un massimo di trentadue giocatori. Nella closed beta (che durante i nostri test è stata aggiornata ben due volte, azzerando simpaticamente le statistiche degli iscritti) si può accedere solo a due modalità e a due mappe, rispettivamente team deathmatch e "cattura la bandiera", da giocare nelle location Acid Sea e Space. È possibile creare una partita da zero, impostandone le regole, oppure entrare in un match già avviato, il tutto senza bisogno di ricorrere ad alcun tutorial, visto che tanto le regole dei TDM quanto dei CTF sono ormai ben note: nel primo caso vince la squadra che mette a segno il maggior numero di uccisioni, nel secondo caso quella che riesce a catturare la bandiera dell'avversario e portarla nella propria postazione tante volte quanto necessario.

Pregiudizio

Se in Warhawk i respawn venivano gestiti in maniera tradizionale, ovvero ci si ritrovava semplicemente nella mappa dopo un determinato numero di secondi dalla nostra eliminazione, in Starhawk la procedura è stata resa più affascinante e ricorda davvero (ma davvero) molto quanto visto in Section 8, con le unità che vengono "sparate" sulla superficie della mappa dallo spazio; in questo caso all'interno di capsule che, una volta a contatto col terreno, si aprono e fanno uscire il nostro personaggio, armato con il fucile d'ordinanza e con una certa quantità di granate.

Il gioco è sempre un third person shooter e il sistema di controllo non sembra aver subito modifiche: gli stick analogici del Dual Shock regolano movimento e visuale (dunque anche la mira), i dorsali L1 ed R1 servono rispettivamente per mirare e aprire il fuoco, i dorsali L2 ed R2 per lanciare una granata o correre, mentre i pulsanti principali del controller sono deputati al salto (X), alla ricarica (Quadrato) e all'attivazione del menu per la costruzione dei dispositivi (Triangolo). Il nostro personaggio può trasportare fino a otto armi differenti, che si selezionano poi tramite d-pad, in maniera invero non sempre molto intuitiva (specie per le diagonali). Premendo lo stick destro sulla propria asse, infine, è possibile menare un fendente con il pugnale, manovra che si rivela piuttosto efficace anche contro le postazioni fisse. Torniamo rapidamente al pulsante Triangolo e quindi alla creazione dei dispositivi, visto che si tratta dell'elemento portante del gameplay di Starhawk. Il Rift, l'energia di cui abbiamo parlato in apertura, viene emesso automaticamente dalla nostra base di partenza e possiamo ricavarlo anche da ogni nemico ucciso, per poi "spenderlo" allo scopo di costruire un'ampia quantità di oggetti e veicoli, la cui valenza strategica assume maggior significato man mano che si acquisisce esperienza con le partite.

A seconda dell'importanza di una costruzione, sono necessari più punti Rift per far sì che ci venga inviata dall'alto (anche qui in modo molto simile a Section 8), il che significa che le prime fasi di un confronto saranno generalmente caratterizzate dall'attesa e dalla preparazione di ogni gruppo. Gli oggetti più "economici" da richiamare sono le mura, che possono delimitare in modo efficace le aree di maggior interesse e rallentare l'avanzata dei nemici, un fattore di grande importanza, specie nella modalità "cattura la bandiera". Possiamo piazzare sulla loro sommità, o nelle zone circostanti, delle torrette automatiche che si attivano non appena avvistano un bersaglio. Ce ne sono due tipi: quelle di base e quelle avanzate, che emettono un potente raggio laser e si rivelano ottime per la contraerea. Altri tipi di postazione sono la torretta da cecchino e il bunker pieno di munizioni: il secondo si rivela utile appunto quando abbiamo bisogno di rifornirci dopo un prolungato scontro a fuoco, mentre la prima ci consente di godere di un punto di vista rialzato e poter colpire i nemici da lontano grazie al fucile di precisione in dotazione. I veicoli di terra sono rappresentati da grosse buggy in cui possono entrare fino a tre personaggi: uno alla guida, uno a fornire supporto con la propria arma e il terzo addetto al controllo della mitragliatrice montata sul tetto. Due le possibilità per gli assalti aerei: la prima, "leggera", sono i jetpack, che in pratica ci consentono di fare dei salti estremamente ampi e discendere lentamente, prendendo di mira nel frattempo gli avversari dall'alto; la seconda sono gli Hawk, dei mech che possono trasformarsi in aerei e che dunque offrono possibilità offensive a tutto tondo, grazie anche a un arsenale di straordinaria efficacia.

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In azione

La beta è attualmente condizionata da tempi di caricamento piuttosto lunghi, ma una volta avviata il matchmaking risulta rapido ed efficiente, proiettandoci sulla mappa anche quando non c'è ancora il numero minimo di giocatori necessario per avviare la partita, giusto per prendere confidenza con la stessa. Lo scenario Acid Sea si presenta con una sorta di collina centrale e due ampie valli al lati, dove avviene il respawn delle squadre. La pendenza consente di attuare un gran numero di strategie differenti, di ripararsi quando scendono in campo unità pesanti e giocarsela persino contro avversari sulla carta più forti: utilizzando bene il fucile d'ordinanza e lanciando un paio di granate riusciremo a distruggere anche gli Hawk e le buggy, basterà evitare in qualche modo i loro attacchi.

La parte centrale della mappa è caratterizzata da due strutture contrapposte su cui è possibile stabilire delle postazioni automatiche, e il controllo di tale zona ha una forte valenza strategica, visto che è necessario passare di lì per raggiungere le rispettive basi. Decisamente più complessa la mappa Space, ambientata su una sorta di stazione spaziale: la location è dotata di infinite piattaforme, piani rialzati e ribassati, e dunque offre un numero enorme di vie di fuga dagli scontri a fuoco, ma al contempo richiede un po' di pratica per essere esplorata e "compresa" nelle sue molteplici potenzialità. Il gameplay di Starhawk nelle modalità online è fortemente basato sulla collaborazione fra i giocatori, dunque trovare dei compagni con cui coordinarsi può fare la differenza tra vittoria e sconfitta, anche se la qualità della chat vocale non ci è sembrata straordinaria e su PlayStation 3 è ancora abbastanza raro imbattersi in persone dotate di cuffie e microfono. Il comparto tecnico ci ha ben impressionato: per quanto il design dei personaggi sia piuttosto anonimo, le animazioni risultano convincenti e il frame rate si mantiene sempre fluido, senza cali. Le differenze rispetto all'originale Warhawk sono evidenti. L'unica cosa che ci lascia un po' perplessi, al momento, è la gestione confusionaria e priva di personalità delle armi, nonché il loro feeling: sparare contro un'unità pesante e centrarla non produce la sensazione impatto che ci si aspetterebbe. Estremamente positivo, invece, il giudizio sulle meccaniche e la struttura: entrambe promettono molto bene, l'elemento strategico risalta in modo chiaro durante le partite e dunque il multiplayer di Starhawk potrebbe confermarsi come uno dei più interessanti del prossimo anno.

CERTEZZE

  • Gameplay ben definito e strutturato
  • Una gran quantità di veicoli e postazioni
  • Ottimo comparto tecnico...

DUBBI

  • ...anche se manca un po' di personalità
  • Feeling delle armi non entusiasmante
  • Caricamenti piuttosto lunghi, al momento