Che fine ha fatto… Crash Team Racing 13

Con l'annuncio di Crash Team Racing Nitro Fueled ritroveremo il feeling del divertente gioco arcade di corse su go-kart con protagonista il più famoso marsupiale dei videogiochi?

RUBRICA di Massimo Reina   —   02/01/2019

Che fine hanno fatto... è una rubrica a cadenza regolare che cerca di riportare alla luce quei franchise che per un motivo o per un altro sono caduti un po' nel dimenticatoio, raccontandone la storia, con la speranza di rivederli prima o poi sui nostri schermi.

Mettete insieme il marsupiale più famoso del mondo dei videogiochi, diventato una vera e propria mascotte per Sony e la sua console PlayStation verso la metà degli anni '90, e tutto il divertimento e la frenesia di un gioco arcade di corse alla Super Mario Kart. Il risultato fu un divertente quanto folle titolo, con svariate modalità entro le quali cimentarsi da soli o in compagnia di alcuni amici in avvincenti gare di go-kart all'ultimo respiro. Crash Team Racing è stato l'ultimo gioco della serie e l'ultimo titolo in assoluto sviluppato da Naughty Dog per il publisher Universal Interactive Studios, e per molte ragioni è entrato a far parte dell'elenco dei titoli più amati dai possessori della prima PlayStation. Per questo motivo, per anni, gran parte del pubblico si chiedeva che fine avesse fatto questo franchise e ne chiedeva con insistenza un nuovo episodio, dopo le mezze delusioni di pseudo-sequel spirituali e indiretti.

Un marsupiale per pilota

Grazie ai Game Awards 2018 abbiamo scoperto finalmente che fine avesse fatto il marchio: è ancora vivo e vegeto, e a giugno del prossimo anno tornerà sui nostri schermi con Crash Team Racing Nitro Fueled per PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Switch! Non si tratterà di un titolo inedito, ma di un remake realizzato per Activision da Beenox, team che si è occupato dell'ottima remastered di Call of Duty Modern Warfare, ma va bene uguale. Il punto semmai è un altro: riuscirà questo rifacimento a restituire ai giocatori tutto il divertimento e il feeling dell'originale? Speriamo di si: nell'attesa rinfreschiamoci brevemente la memoria sul perché l'originale piaceva e piace ancora oggi così tanto.

Naughty Dog iniziò la produzione di Crash Team Racing dopo aver completato Crash Bandicoot 2, sfruttando un apposito engine realizzato a sua volta durante le fasi di progettazione di Crash Bandicoot 3: Warped. Lo sviluppo durò otto mesi ed ebbe un costo di circa 2.4 milioni di dollari. Fu tra l'altro l'ultimo titolo della serie targato Naughty Dog a uscire, visto che in quel periodo il team di sviluppo lasciò Universal Interactive Studios per passare sotto l'ala protettrice di Sony Computer Entertainment. Il gioco, rilasciato in esclusiva PlayStation nel 1999, fu come scritto prima subito un successo di critica e di pubblico: in breve tempo raccolse infatti giudizi positivi e premi sulle principali riviste del settore, e vendette in tutto circa 1,71 milioni di copie in Europa, quasi il doppio negli Stati Uniti e 500.000 unità in Giappone.

Il pretesto per far correre Crash e i suoi amici lungo tutta una serie di circuiti a tema legati alla serie, spiegato in una delle modalità disponibili, Avventura, era quello di dover salvare il mondo e i loro abitanti dalla minaccia costituita da un malvagio alieno di nome Nitros Oxide. E l'unico modo per bloccare questa creatura alta, dalla pelle verde e dotato di quattro gambe, era proprio sfidarlo dopo essersi guadagnato la corsa decisiva sulle piste di diverse arene sviluppate all'interno di cinque aree a tema, sconfiggendo gara dopo gara una serie di avversari e i relativi boss di ogni zona. Il simpatico invasore extraterrestre, infatti, si credeva il più grande pilota della galassia ed era quindi disposto a giocarsela: se vinceva lui, il mondo sarebbe stato tutto suo, in caso contrario sarebbe andato via.

Circuiti esplosivi!

Ovviamente il compito del nostro marsupiale preferito non era così semplice come poteva sembrare: pur di raggiungere per primo il traguardo ogni avversario, compreso poi lo stesso Nitros Oxide nelle sfide finali, era disposto a sfruttare ogni mezzo a disposizione, lecito e illecito. Dal punto di vista della giocabilità, il titolo riprendeva come accennato all'inizio molte delle idee alla base di titoli del calibro di Mario Kart e dell'allora più recente Diddy Kong Racing, adattando poi certi elementi all'universo della serie Crash Bandicoot. Nella varie modalità di gioco, l'utente doveva scegliere uno tra i tanti personaggi disponibili e cercare di raggiungere per primo il traguardo sfruttando ogni astuzia, arma e oggetto a sua disposizione. Questo significa che poteva cercare di sbattere fuori pista gli altri concorrenti, e di sfruttare a proprio vantaggio i power-up e gli altri oggetti che incrociava lungo tutto il percorso.

Parliamo di bombe rotolanti che si potevano lanciare in avanti o all'indietro e poi fatte esplodere a comando, oppure missili a ricerca, boost per la velocità e pozioni in grado di far sbandare e rallentare i kart colpiti per pochi secondi. Immancabili anche le tradizionali Maschere Aku Aku, utili per proteggersi dagli attacchi nemici, aumentare la velocità e immobilizzare ogni veicolo che toccava quello del pilota che le aveva attivate, anche se per un lasso di tempo limitato. Tutti elementi che, in una forma moderna e consona alla potenza dei nuovi hardware, ci aspettiamo di ritrovare nel remake del gioco, con chiaramente un aspetto grafico completamente rivisto e nuove animazioni, oltre all'aggiunta di nuove piste, kart, piloti e modalità, oltre a qualche ritocco alla giocabilità, che non snaturi però la sostanza di questo titolo così amato e del quale per anni si erano perse le tracce.

#Che fine hanno fatto?

Che fine hanno fatto?