Mario Vs. Donkey Kong 2: March of The Minis  0

I Mini-Mario diventano protagonisti assoluti di un nuovo puzzle game Nintendo...

ANTEPRIMA di Fabio Palmisano   —   17/05/2006

March of The Minis sembra avere un buon ritmo, a metà strada tra il ragionamento dei puzzle game puri e della frenesia dei platform di stampo classico

I pochi livelli che abbiamo avuto modo di provare presentavano una struttura piuttosto semplice, che però stando a Nintendo è destinata a complicarsi in maniera esponenziale negli scenari più avanzati, con un numero maggiore di Mini-Mario da tenere a bada e di problemi da risolvere. L’azione di gioco appare comunque già convincente: in uno degli stage offerti dalla demo -ad esempio- era necessario condurre due robottini posti ad altezze diverse all’uscita, facendo attenzione al fatto che la creazione di un ponte per l’uno determinava la sparizione dello stesso elemento per l’altro. Insomma, Mario Vs Donkey Kong 2: March of The Minis sembra avere un buon ritmo, a metà strada tra il ragionamento dei puzzle game puri e della frenesia dei platform di stampo classico, anche se non si sa ancora nulla circa eventuali scontri coi boss. Dal punto di vista tecnico, infine, il prodotto Nintendo pare continuare sulla linea stilistica tracciata dal prequel, offendo dunque una grafica 2D piuttosto semplice ma comunque piacevole e soprattutto funzionale: le potenzialità del DS non vengono certo spremute al massimo ma tutto sembra orientato al gameplay, compresa la funzione dello schermo superiore, utilizzato per segnalare il punteggio ed altre statistiche. March of The Minis è sicuramente un titolo da tenere d’occhio in vista della sua uscita di settembre.

Uscito su GBA, Mario Vs Donkey Kong è stato capace di imporsi come una gustosa rielaborazione in chiave moderna della storica lotta tra l’idraulico italiano e lo scimmione, aggiudicandosi i favori di pubblico e critica. E’ quindi con una punta di stupore che ci siamo avvicinati a questo sequel per DS presente in versione giocabile sullo showfloor, visto e considerato come offra delle meccaniche ludiche decisamente diverse rispetto al primo. Salta subito all’occhio il cambio del protagonista: non più Mario, ma gli stessi robottini Mini-Mario che nel precedente capitolo il giocatore aveva il compito di salvare. Nel pittoresco storyline che fa da sfondo al gioco, infatti, questi ultimi vengono inviati dal baffone in salopette a salvare una ragazza, rapita da Donkey Kong per essere stata colpevole soltanto di aver scelto un giocattolo di Mario rispetto ad uno dei suoi. Un plot che dà il la ad una struttura di gioco decisamente curiosa, solo frettolosamente definibile come un incrocio tra il prequel e Lemmings. I Mini-Mario non sono infatti controllabili direttamente via pad, ma le uniche tre azioni da loro performabili in questa demo erano totalmente delegate al movimento dello stylus: una strisciata orizzontale per farli camminare, un semplice tap per fermarli ed una linea verso l’alto per farli saltare. Tutto qui. Una volta attivati, i robottini procedono a testa bassa, noncuranti dei pericoli e capaci soltanto di invertire direzione dopo aver sbattuto contro un ostacolo (esattamente come i sopraccitati Lemmings): l’utente deve avere quindi buon gioco nel preparare per loro un percorso verso l’uscita dello stage, attivando ascensori, costruendo ponti, premendo interruttori e quant’altro, il tutto sempre agendo sul touch screen.