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Katsuhiro Harada racconta Hidetaka Miyazaki, Masahiro Sakurai e Dark Souls

In un lungo intervento, il producer di Tekken Katsuhiro Harada ha condiviso alcune riflessioni personali su due dei nomi più influenti dell'industria videoludica giapponese.

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   05/07/2026
Katsuhiro Harada, Hidetaka Miyazaki e Masahiro Sakurai

Katsuhiro Harada ha condiviso su X alcune considerazioni personali su Hidetaka Miyazaki di FromSoftware cui dobbiamo Elden Ring e la serie Souls, e su Masahiro Sakurai, celebre director della serie Super Smash Bros.

Per quanto riguarda Miyazaki, Harada lo definisce uno sviluppatore singolare, ma estremamente serio nel suo approccio al lavoro. La sua carriera, ricorda Harada, non è iniziata nell'industria dei videogiochi: Miyazaki è infatti diventato sviluppatore quasi a trent'anni. Secondo Harada, anche tra i colleghi della sua stessa generazione, nati negli anni Settanta, il percorso di Miyazaki resta un'eccezione, dal momento che non ha vissuto l'alba dell'era poligonale stando all'interno di uno dei grandi studi dell'epoca, a differenza della maggior parte degli altri sviluppatori suoi coetanei, lui compreso.

Sviluppatori eccezionali

Passando a Dark Souls, Harada osserva come l'attenzione del pubblico si concentri spesso sulla difficoltà del gioco, mentre a suo avviso la vera creatività di Miyazaki emerge soprattutto nel mondo che ha costruito. Harada afferma inoltre di considerare personalmente Dark Souls un titolo dal sistema di combattimento piuttosto semplice, non particolarmente difficile.

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Harada ricorda di essere stato coinvolto nella serie Dark Souls e in Elden Ring come general manager responsabile di produzione e marketing, senza però far parte del team di sviluppo. Da questa prospettiva, sottolinea come il successo di Dark Souls non sia arrivato improvvisamente, ma sia il risultato di un percorso costruito attraverso i titoli precedenti di Miyazaki e del suo team. Oggi lo studio riceve proposte da tutto il mondo, ma Harada nota come molte di queste sembrino provenire da persone che conoscono solo FromSoftware attuale, ignorando i periodi più difficili.

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Harada aggiunge di essersi stancato di chi giudica i videogiochi limitandosi a confrontare budget di sviluppo e copie vendute, senza considerare il percorso di crescita degli sviluppatori. Osserva come i numeri siano disponibili a chiunque, mentre pochi sembrano realmente interessati a comprendere il processo che ha portato quegli sviluppatori al successo, precisando che questa osservazione non riguarda i fan.

Tornando a Miyazaki, Harada racconta due episodi che lo hanno colpito particolarmente. Il primo risale al periodo di sviluppo di Summer Lesson per la realtà virtuale, quando il progetto generava molto interesse. Miyazaki, insieme a rappresentanti di altre aziende, provò una versione preliminare del gioco. Mentre gli altri ridevano e si divertivano, Miyazaki lo giocò con estrema serietà, restando poi in silenzio a fissare il monitor, assorto nei suoi pensieri. Quando gli venne chiesto a cosa stesse pensando, rispose sorridendo di essersi lasciato completamente assorbire immaginando cosa avrebbe fatto lui se avesse dovuto sviluppare quel gioco, e che tipo di titolo avrebbe creato. Secondo Harada, ciò che raccontò in seguito fu, nel senso migliore del termine, del tutto folle: un raro scorcio di quello che definisce il lato da "scienziato pazzo" di Miyazaki, ovvero il suo approccio creativo profondamente serio e ossessivo.

Il secondo episodio riguarda invece l'avversione di Miyazaki per le interviste video, comprese le dirette streaming. Harada racconta di avergli chiesto spiegazioni via email, ricevendo una risposta molto articolata. Al di là del semplice disagio nel vedersi in video, Miyazaki avrebbe spiegato di ritenere che nel settore esistano molte persone che conoscono i videogiochi meglio di lui, e che ascoltandole si renderebbe conto di quanto la propria comprensione sia ancora superficiale, sentendosi quindi non nella posizione di poter parlare di videogiochi in prima persona.

Harada osserva ironicamente che, se anche uno sviluppatore del calibro di Miyazaki ritiene di non avere le competenze giuste per parlare di videogiochi, allora non dovrebbe parlarne nessuno. Per questo motivo, conclude Harada, le interviste video con Miyazaki restano estremamente rare, così come i confronti diretti con altri sviluppatori davanti a una telecamera.

Riguardo a Masahiro Sakurai, Harada lo descrive scherzosamente come "un Saiyan convinto di essere semplicemente un umano qualunque". Racconta come, di fronte a problemi che mettono in difficoltà gli altri sviluppatori, Sakurai risponda spesso con soluzioni che suonano come un "perché non provi semplicemente a volare?", rimanendo perplesso di fronte all'obiezione che gli esseri umani non possiedono quella capacità. Utilizzando un altro riferimento pop, per la precisione a Demon Slayer, Harada paragona infine Sakurai a "Muzan Kibutsuji che si presenta con naturalezza a una festa dove sono riuniti tutti gli Hashira, convinto di essere semplicemente un altro ospite qualunque", un modo scherzoso per descrivere il suo talento fuori scala, vissuto però con understatement.

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