Shawn Layden, ex presidente e CEO di Sony Interactive Entertainment America, ha commentato l'evoluzione dell'industria videoludica, evidenziando come l'aumento dei costi di sviluppo abbia ridotto drasticamente la sperimentazione e la tolleranza al rischio da parte dei publisher.
Secondo Layden, ai tempi della prima PlayStation era possibile sviluppare giochi con budget relativamente contenuti, nell'ordine dei 5-6 milioni di dollari. Questo permetteva agli studi di realizzare numerosi progetti, anche sperimentali, con margini di errore accettabili. In quel contesto, anche un fallimento non rappresentava un problema significativo e poteva essere visto come un'occasione di apprendimento.
Oggi, invece, con produzioni che spesso superano i 100 milioni di dollari, non si vuole più rischiare. Layden osserva che i dirigenti tendono a preferire progetti basati su franchise consolidati o concept facilmente "vendibili", con pitch che cercano di combinare elementi di successo di titoli ultra noti, come i Call of Duty o Fortnite. In questo scenario, diventa sempre più difficile ottenere finanziamenti per idee originali o sperimentali.
L'ex dirigente sottolinea anche come la crescita dei costi sia legata principalmente ai salari, che rappresentano circa il 95% del costo totale dello sviluppo. Secondo lui, questo rende complesso immaginare soluzioni semplici per ridurre i budget senza intervenire su fattori strutturali del settore, come la localizzazione geografica degli studi o il livello delle retribuzioni.
In conclusione, Layden evidenzia come l'attuale struttura economica dell'industria videoludica tenda a scoraggiare la sperimentazione: finché i progetti verranno valutati esclusivamente attraverso una lente finanziaria, la propensione al rischio resterà limitata e la creatività potrà risultarne penalizzata, con la conseguenza che l'industria rimarrà immobile a rifare ciò che già ha fatto.
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