D4, recensione

Swery ha colto tutti di sorpresa con il lancio "istantaneo" di D4: Dark Dreams Don't Die, che si dimostra uno dei migliori agganci di Microsoft con il Giappone

RECENSIONE di Giorgio Melani   —   23/09/2014
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L'annuncio della data d'uscita il giorno prima del lancio su Xbox Live è stato un evento più unico che raro, nel mondo fatto di hype e marketing delle produzioni videoludiche next-gen, ma è un biglietto da visita in perfetta sintonia con il carattere di D4: Dark Dream Don't Die, la nuova produzione di Hidetaka "Swery" Suehiro e Access Games, ovvero gli stessi autori del "cult" Deadly Premonition. Un lancio a sorpresa, che potrebbe essere contemporaneamente un peccato e un messaggio di sfida: avrebbe meritato sicuramente più visibilità e dispiace che questa trascuratezza generale possa portare ad una sottovalutazione, se non addirittura totale ignoranza, di questo gioco. Microsoft potrebbe essere stata poco lungimirante nell'assegnare così poco spazio a un titolo dotato di quella scintilla nipponica di cui la line up di Xbox One ha decisamente bisogno. D'altra parte, proprio il fatto di far valere la qualità della sostanza sulla luccicante e spesso vuota forma del marketing e dell'hype rappresenta un ottimo modo di porsi al pubblico da parte di Access Games.

D4, recensione

Tratto rilevabile come distintivo, d'altra parte, anche in Deadly Premonition, che ha convinto esclusivamente grazie alle proprie qualità, combattendo anche con l'handicap di un aspetto tecnico indubbiamente al di sotto degli standard dell'epoca. Insomma, cambia la generazione ma sembra mantenersi intatto lo spirito di Swery e Access Games e la cosa appare evidente già nei primi minuti di gioco, fin dal prologo che introduce i personaggi principali e ci mostra un detective in crisi, un gigantesco partner che affoga in pantagrueliche colazioni i problemi con la propria moglie e una donna-gatto, tra le altre cose. D4 è strutturato come una sorta di serie televisiva, suddiviso a episodi con tanto di riassunto iniziale sulle "puntate precedenti", dando un taglio ulteriormente scenografico al gioco, che mutua dal cinema e dalla TV diverse scelte stilistiche e narrative. All'interno del pacchetto iniziale, disponibile in questi giorni su Xbox Live, troviamo dunque il prologo e i primi due capitoli, che non concludono la storia principale ma possono già fornire un'ottima impressione su questo particolare titolo per Xbox One, sebbene ancora piuttosto limitata (il pacchetto può essere facilmente concluso rimanendo all'interno delle 5 ore di gioco, escludendo vari casi secondari).

Sogni e ricordi ricorrenti

David Young era un promettente detective della squadra narcotici della polizia di Boston prima che l'omicidio della moglie mandasse in frantumi la sua vita a colpi di pistola, portandogli via ciò che aveva di più caro e lasciandogli in dono, come ironico contrappasso, la particolare capacità di rivivere momenti del passato e modificarne gli sviluppi. "Cerca D" sono le ultime parole che la moglie morente gli sussurra e da quel giorno parte la nuova stagione del protagonista, che si ritira dalla polizia per diventare investigatore privato e dedicare la propria vita alla ricerca di "D", nel tentativo di capire il mistero che si cela dietro alla sua disgrazia e, magari, evitarla del tutto grazie alle sua nuove capacità. Il problema è che David non ha il controllo completo dei suoi viaggi temporali, attivabili solo a contatto con determinati oggetti carichi di significato chiamati "memento", che lo sbalzano all'interno di situazioni passate non apparentemente legate alla sua storia ma che ne portano dietro alcune caratteristiche nascoste, come la persistenza della lettera "D", personaggi che ricorrono in vari episodi della vita di David, l'incontro con figure femminili che ricordano molto da vicino la moglie del protagonista e, sullo sfondo, un intreccio di eventi su un complicato caso poliziesco legato a una potente quanto misteriosa droga. Messa così, potrebbe sembrare un'avventura dalla storia interessante ma anche piuttosto tipica in ambito videoludico, cosa confermata anche da un'impalcatura adventure solida e strutturata sui canoni del genere. Se non fosse per il fatto che Swery è sostanzialmente un folle.

D4, recensione

Grazie a questa follia di fondo, la storia si apre in mille rivoli bizzarri, proiettando David al cospetto di situazioni e personaggi astrusi, rendendo sempre imprevedibile lo sviluppo degli eventi e spingendoci ad approfondire ognuna delle numerose pieghe della storia con una curiosità genuina. Oltre al caso principale, infatti, attraverso dialoghi o oggetti si aprono anche numerosi casi secondari facoltativi. D'altra parte, l'affettazione tipicamente nipponica, così come la stranezza spinta al parossismo in svariate situazioni, vengono controbilanciate da una costante autoironia che rende ancora più godibile il tutto, sottolineata anche da una colonna sonora estremamente eclettica che va dall'imitazione delle sigle da telefilm anni 80 al metal, o dal pop giapponese alle atmosfere oniriche e rarefatte del suddetto Lynch, il cui influsso sembra evidente anche in D4, dopo gli omaggi contenuti in Deadly Premonitions. Tra donne-gatto, partner dall'appetito formidabile, stilisti folli che dialogano con manichini e giganteschi uomini onniscenti vestiti da chirurghi e armati di coltello e forchetta la fauna di D4 assicura di mantenere alto l'interesse per la storia, non dovessero bastare le stranezze legate agli eventi tra viaggi temporali, paradossi e allucinazioni psicotiche, e questo solo per quanto riguarda i tre capitoli contenuti nel primo pacchetto, in attesa di conoscere gli sviluppi della storia con i prossimi episodi.

Swery è tornato su Xbox One, e dopo Deadly Premonitions non ha perso il suo tocco

Un'avventura atipica

Access Games ha optato per diverse soluzioni originali anche per quanto riguarda il gameplay, inserendo elementi innovativi in una struttura canonica come quella delle avventure e grafiche e giocando con le convenzioni del genere per creare un ibrido la cui stranezza va ad unirsi alle bizzarrie della storia. Come in una tipica avventura ci troviamo dunque ad esplorare ambienti muovendoci su percorsi guidati e con la possibilità di guardarci intorno secondo varie angolazioni, interagendo con vari oggetti. Passando il cursore sopra questi oggetti sensibili e mantenendocelo sopra è possibile ottenere sintetiche descrizioni di questi o riflessioni del protagonista al riguardo, con una soluzione interessante e ben integrata nel ritmo di gioco, comparendo in certi casi anche durante le scene d'intermezzo e aprendo la possibilità di scoprire informazioni e frammenti di storia aggiuntivi scoprendo i punti sensibili più nascosti. Le interazioni con gli oggetti richiedono solitamente alcuni movimenti da effettuare nel modo e nei tempi giusti, come delle sorte di "micro-game" continue che assumono ovviamente una rilevanza particolare utilizzando Kinect, ovvero il sistema di controllo originariamente pensato come fulcro del gioco prima dell'inclusione del controller come interfaccia alternativa. Parlando di stranezze, può essere discutibile la scelta degli sviluppatori di introdurre vari parametri vitali da tenere sotto controllo per il protagonista, collegati ad un sistema di punteggio che consente di acquistare oggetti in-game e addirittura confrontarsi con altri giocatori all'interno di leaderboard online.

D4, recensione

Sebbene anche questa possa rappresentare una sorta di meta-gioco Sweryano, quasi una parodia che inscrive l'avventura grafica in un contesto di selezione e competizione che non sembra avere molto senso, la cosa comporta delle conseguenze importanti nella progressione del gioco. C'è una barra di energia che sottende ad ogni azione compiuta: ogni singola interazione con oggetti o personaggi determina un consumo di questa barra di vitalità, richiedendo dunque di tenere sotto controllo il suo livello perché una volta raggiunto lo zero si incappa nel game over. Per ricaricarla diventa necessario trovare cibo o bevande in giro per gli scenari con una soluzione che, se da una parte richiama forse gli albori di una certa visione dell'adventure come sfida vitale costante (vengono in mente in proposito alcune vecchie produzioni Sierra), dall'altra contrasta con la volontà di esplorare approfonditamente un mondo vario e sfaccettato come quello di D4, anche se d'altro canto favorisce la rigiocabilità dei vari capitoli concentrandosi ogni volta su aspetti diversi (storia principale o quest secondarie). Di converso, ogni osservazione approfondita degli oggetti sensibili, che (a proposito di stranezze) possono essere evidenziati utilizzando un potere di visione speciale da parte del protagonista, o la conclusione di vari casi secondari all'interno dei capitoli, determina il guadagno di alcuni crediti che possono essere spesi per l'acquisto di oggetti in grado di ricaricare la vitalità e la visione, oppure anche per poter proseguire dopo un game over. Per un'avventura che ha tra i maggiori pregi il fatto di catturare il giocatore nel suo mondo e portarlo a perdersi tra le digressioni e gli angoli nascosti della storia, la continua necessità di fare i conti con una barra d'energia che scandisce la quantità di azioni a disposizione non può che far pensare ad un controsenso.

Obiettivi Xbox One

D4: Dark Dreams Don't Die contiene una grande quantità di obiettivi sbloccabili (circa un'ottantina), mediamente di piccolo taglio. Vista la struttura in stile adventure sono principalmente dislocati nel corso della storia, dunque proseguendo nel gioco è inevitabile incappare in un gran numero di achievement, sia nella progressione del caso principale che nella soluzione di quelli secondari. Visto il particolare sistema di punteggi e parametri presente, comunque, vari obiettivi sono raggiungibili anche effettuando performance particolari, e da questo punto di vista diventa di particolare interesse la possibilità di rigiocare gli episodi più volte.

Gesti e colpo d'occhio

Il sistema di controllo su cui è stato costruito inizialmente D4 è il Kinect, e la cosa risulta visibile in molti aspetti del gioco. Il motion control richiede di utilizzare le mani per spostare il cursore sullo schermo ed interagire con oggetti e personaggi, ma anche per far muovere il personaggio lungo il percorso prestabilito e spostare l'inquadratura, ma è nelle sezioni in stile mini-game che risulta chiara l'influenza che la periferica ha avuto nello sviluppo, con continue richieste di azioni per effettuare i vari movimenti che possono sembrare strane usando il controller. Ci si trova dunque a simulare l'apertura di sportelli, sfogliare quaderni e attivare interruttori, ma anche a prendere parte a sezioni "stunt" in pieno stile quick time event nelle situazioni più concitate, con scene d'azione anche piuttosto lunghe che richiedono vari movimenti da effettuare correttamente entro brevi lassi di tempo, con un grado di sincronizzazione crescente in base a quanto siamo stati reattivi ad affrontare le situazioni proposte. Quelli che sembrano dei semplici e ridondanti QTE utilizzando il controller assumono un aspetto decisamente più divertente e ludico utilizzando Kinect, ed è qui che emerge la maggiore differenza tra i due sistemi.

D4, recensione

Tuttavia, anche in questo caso bisogna registrare come l'uso della periferica di Xbox One non comporti effettivamente quel salto di qualità significativo nell'esperienza ludica che è ormai sempre più difficile da trovare nell'uso del motion controller Microsoft, con l'aspetto positivo dato dal fatto che D4 risulti perfettamente godibile anche da coloro che hanno acquistato la console senza Kinect. C'è peraltro una coerenza notevole nello stile grafico adottato da Access Games, che ricorda da vicino lo strano misto di riprese reali e computer grafica di "A Scanner Darkly" di Linklater. L'uso del cel-shading ha consentito di costruire personaggi caratteristici e ambientazioni che, pur basandosi essenzialmente su un realismo di base, possono comunque discostarsene grazie al velo astratto da graphic novel che ricopre il tutto, evitando l'eventuale goffaggine del foto-realismo e favorendo le transizioni visionarie e oniriche di cui D4 è farcito. In questo modo, anche la ricerca di forme e stili tipicamente cinematografici o da serial televisivo non risulta comunque in una mera imitazione, ma piuttosto in un mutuare linguaggi di altri media per creare un ibrido particolare. Tecnicamente non presenta nessuna caratteristica propriamente "next-gen", ma la maturazione di Access Games è evidente nella scelta del nuovo stile.

Commento

Digital Delivery Xbox Store
Prezzo 14,99 €
Multiplayer.it

8.0

Lettori (41)

8.1

Il tuo voto

Nonostante un lancio dimesso, ai margini del rutilante mondo dell'hype videoludico (o forse proprio grazie a questo) Swery colpisce ancora con una certa forza. D4 si impone all'attenzione del giocatore un po' smaliziato con un effetto sorpresa meno irruento rispetto a Deadly Premonitions, ma con uno stile più coeso e curato che dimostra una maggiore consapevolezza dei propri mezzi da parte di Access Games. Al di là della macchinosità delle meccaniche scelte dal team, l'attrazione esercitata dalla storia, dai personaggi e dalle strane situazioni risulta trascinante, e diventa dunque facile, per chi apprezza qualcosa di diverso dall'offerta videoludica standard, farsi prendere dal mondo di D4, tanto da tornarci per scoprire tutti i segreti più nascosti. Certo non si tratta di un prodotto completo, peraltro troncato nel bel mezzo di un cliffhanger finale, ma le premesse valgono già per consigliare l'acquisto del biglietto per un viaggio nel nuovo circo delle follie di Swery.

PRO

  • Atmosfere, storia e personaggi coinvolgenti
  • Alcune ottime idee integrate nel tessuto da avventura classica
  • Varie sfaccettature da scoprire anche in un secondo momento
CONTRO
  • Al momento si tratta di un prodotto incompleto
  • Alcune macchinosità di troppo nella struttura