Strana la vita… 122

Un'avventura grafica a episodi dall'anima hipster

RECENSIONE di Umberto Moioli   —   30/01/2015

Indice

Max e Chloe non potrebbero essere più diverse. Max è timida e introversa, studia fotografia alla Blackwell Accademy ed è appena tornata nella cittadina natale di Arcadia Bay dopo cinque anni spesi con i genitori nella metropoli Seattle. Chloe sembra non aver mai messo piede fuori dalla bella baia che si affaccia sulle spiagge e il mare dell'Oregon, ha perso il padre proprio nei giorni in cui Max, sua amica d'infanzia, si preparava a traslocare e da allora ha seguito il percorso che ogni ragazza ribelle segue nell'immaginario raccontato dai film americani, un rapporto conflittuale con il padre adottivo e qualche problema con la droga. L'atteso incontro sarà però imprevedibile e ben più esplosivo del previsto, con una pallottola che attraversa da parte a parte Chloe e Max che scopre di avere l'insolito potere di riavvolgere il tempo a piacimento. È l'inizio di Life is Strange, avventura grafica a episodi sviluppata da DontNod, noti soprattutto per Remember Me, e prodotta da Square Enix. Abbiamo giocato il primo episodio, in uscita il 5 febbraio prossimo a 4.90 euro oppure a 19.90 euro per l'intera serie, in attesa di vedere cosa ci aspetta in quelli successivi, che verranno rilasciati uno ogni sei settimane.

DontNod tenta la strada delle avventure grafiche con Life is Strange

Parola d’ordine: indie

Abbiamo giocato Life is Strange seduti su un letto in una stanza d'albergo di Stoccolma, con alcuni membri del team di sviluppo a pochi metri da noi. Ci hanno raccontato la genesi di un gioco che loro reputano a metà strada tra un progetto indipendente, sviluppato da un team di medie dimensioni senza alcun limite creativo, e una produzione tripla A, finanziata da un grande publisher come Square Enix.

Ma ci hanno anche spiegato che l'ispirazione per Life is Strange, per i temi che tratta e i personaggi che popolano Arcadia Bay, vengono dal cinema e dalla musica indie americani. In effetti l'umanità che anima la Blackwell Accademy appartiene a quella borghesia di provincia ed è presentata con lo stesso realismo che potrebbe convincere la critica di un Sundance o di un Tribeca Film Festival qualsiasi. C'è la ragazza ricca e viziata, il bullo protetto dall'influente famiglia, la super introversa con tendenze suicide e via dicendo. Ma c'è - o meglio, c'era - sopratutto Rachel: bellissima e piena di talento, scomparsa nel nulla da alcune settimane quando ha inizio l'avventura. Rachel sarà la ragione per cui Max e Chloe dovranno unire le forze, appianare le differenze e le differenti vedute frutto degli ultimi cinque anni di vita per venire a capo di un mistero che le porterà a scoprire che nulla ad Arcadia Bay è davvero come sembra. Giocando dall'inizio alla fine il primo episodio di Life is Strange, operazione che non impiega più di un paio d'ore, abbiamo avuto modo di cogliere tutta l'ambizione narrativa di DontNod, la volontà di raccontare un thriller con elementi soprannaturali il cui vero intento è però quello di sviluppare una serie di personaggi un po' stereotipati ma ben scritti. Allo stesso tempo è davvero difficile esprimere un giudizio perché i titoli di coda arrivano proprio quando le vicende sembrano pronte a prendere il volo. Avremmo voluto saperne di più, e questo è certamente positivo, ma è complesso dire se le attese verranno mantenute e se il percorso d'evoluzione promesso varrà ogni volta sei settimane di attesa. Un po' Twin Peaks e un po' Fargo, a cavallo tra Juno e Donnie Darko, Life is Strange ha dialoghi nel complesso ben scritti e una colonna sonora eccezionale, che aiuta a sostenere una fase centrale del capitolo un po' noiosetta. La riflessione sociale, la rappresentazione della vita di tutti i giorni è il grande obiettivo che Life is Strange mette nel mirino ma è semplicemente ancora troppo presto per dire se ci riuscirà davvero fino in fondo. Le premesse sono comunque incoraggianti.

Non solo ma soprattutto TellTale

DontNod ritiene Life is Strange il perfetto punto d'incontro tra le avventure grafiche di TellTale, Heavy Rain da cui per fortuna non permuta la presenza massiccia dei quick time event e il realismo di Gone Home. C'è un po' di tutti questi interessanti punti di riferimento: ci si muove attraverso gli ambienti tridimensionali liberamente, nonostante di fatto manchi totalmente qualsivoglia senso d'esplorazione, ma ha davvero anche molto in comune con la formula resa celebre da The Walking Dead e poi ripresa più volte negli ultimi anni da diversi protagonisti impegnati nello sviluppo delle avventure grafiche. Si prosegue di scena in scena senza mai bloccarsi davanti a ostacoli videoludici, allo sviluppatore non interessa mettere in difficoltà il giocatore quanto piuttosto portarlo per mano attraverso la storia raccontata.

Durante il primo episodio ci sono una ventina di scelte da fare, alcune più evidenti mentre altre nascoste tra righe di dialogo apparentemente innocue, tutte riepilogate una volta concluso questo primo spezzone di avventura. Ogni bivio porterà ad alcune conseguenze piuttosto che ad altre ma, proprio come nelle opere firmate TellTale, c'è sempre una ed una sola strada percorribile, un solo finale e una sola storia da raccontare. L'apparente libertà di scelta non è comunque un problema in sé e per sé, soprattutto visto che qui non sembrano esserci, almeno per ora, grossi problemi nella scrittura di personaggi e situazioni in modo che si adattino ad ogni possibile scelta. Il potere di Max, capace come detto di riavvolgere il tempo, viene utilizzato per una serie di enigmi davvero molto semplici, ma soprattutto può venir sfruttato per valutare l'effetto nell'immediato di ciascuna decisione ed eventualmente cambiarlo. Sulle prime ci è sembrata un'idea molto carina, a conti fatti però è perfettamente immaginabile la stessa avventura e pressoché gli stessi eventi senza questo stratagemma, di fatto superfluo. Anche in questo caso con il susseguirsi dei capitoli potremmo osservare sviluppi degni di noti per questa meccanica che finora si dimostra un po' sotto sfruttata.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • La macchina di gioco ci è stata fornita da Square Enix per la prova. Non abbiamo indicazioni relative alla configurazione.
Requisiti minimi
  • Processore Dual Core 2.0GHz
  • 2 GB RAM
  • Scheda video ATI o NVidia 512 MB RAM
  • 3 GB spazio disponibile
Requisiti consigliati
  • Processore Dual Core 3.0GHz
  • 2 GB RAM
  • Scheda video NVIDIA GeForce GTX 260 o ATI HD 4890
  • 3 GB available space
Versione testata
PC Windows
Digital Delivery
Steam, PlayStation Store, Xbox Store
Prezzo
19,99 €
Multiplayer.it

7.8

Lettori (125)

8.8

Il tuo voto

Se sfrecciate in città con una bicicletta a scatto fisso, attendete in trepidante attesa i nomi dei vincitori del Sundance Film Festival e divorate ogni libro di Jonhatan Franzen, Life is Strange è l'avventura grafica che aspettavate. DontNod ha scritto un thriller con elementi soprannaturali che utilizza come pretesto per descrivere una realtà di provincia americana perbenista, superficiale e colma di sepolcri imbiancati. Lo svolgimento è interessante anche se il primo capitolo finisce quando le vicende iniziano a decollare, lasciandoci in sospeso e in difficoltà nella scelta del giudizio finale. La formula di gioco è dichiaratamente un mix tra le avventure TellTale e quanto giocato con Heavy Rain e Gone Home, quindi sapete più o meno a cosa andate incontro. Nel complesso merita una possibilità, è una scommessa che per meno di venti euro - per tutti i cinque capitoli - si può fare.

PRO

  • Splendida colonna sonora
  • Personaggi ben caratterizzati
  • Temi non comuni nel panorama videoludico

CONTRO

  • Può risultare un po' pretenzioso
  • La meccanica che permette di riavvolgere il tempo è poco incisiva (per ora)
  • Questo primo capitolo finisce quando le cose si iniziano a fare interessanti