Perseverare è diabolico

Trapped Dead torna con un nuovo team di sviluppo e nuova formula: basteranno?

RECENSIONE di Rosario Salatiello   —   25/03/2015
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Indice

Così come cinema e televisione, anche i videogiochi non sono rimasti insensibili al ritorno di fiamma per l'intramontabile fascino del genere zombie, tornato a dire la sua ormai da qualche tempo. In un panorama di titoli dedicati ai non-morti vastamente popolato, qualcuno ricorderà forse Trapped Dead, uscito nel 2011: si trattava di una sorta di Commandos ambientato in un The Walking Dead qualunque, nel quale il team di sviluppo interno a Headup Games aveva inserito alcune idee degne di nota, finite però irrimediabilmente in secondo piano dietro a evidenti problemi di varia natura.

Perseverare è diabolico

Nella recensione del gioco scritta all'epoca, non potemmo fare a meno di evidenziare entrambe le cose, salutandoci con un 6,5 finale e l'auspicio di vedere qualcosa di maggior qualità in futuro: nonostante per mesi e mesi avessimo perso le tracce di questo marchio, dimenticandoci quasi della sua esistenza, qualche settimana fa proprio Headup è tornata alla carica con un nuovo annuncio, pubblicato in modo congiunto con il team Bigmoon Studios, al quale sono state affidate le sorti di Trapped Dead: Lockdown. Per l'occasione, le dinamiche di gioco del primo capitolo sono state messe da parte in questo nuovo progetto, presentatosi in maniera rinnovata negli uomini e nei contenuti, almeno per quanto riguarda la teoria: la pratica resta tutta da verificare, e noi ovviamente siamo qui per questo.

Zombie, zombie e ancora zombie: Bigmoon Studios ci presenta il suo Trapped Dead: Lockdown

Oltre gli zombie c’è di più?

Nonostante in alcuni aspetti Trapped Dead: Lockdown si voglia distanziare dal suo predecessore, in altri esso resta più o meno simile al gioco che abbiamo visto del 2011. A partire dallo scenario, tipico di uno zombie-movie di quelli di stampo classico che più classico non si può: la storia ci mette infatti nei panni di un personaggio che fa appena in tempo a entrare all'interno di una cittadina invasa da un'infestazione di non-morti, prima che le autorità decidano di decretarne lo stato di assedio impedendo a qualsiasi cosa che cammini o strisci di uscirne.

Perseverare è diabolico

Ognuno dei cinque protagonisti selezionabili sarà così destinato a seguire un proprio filone di trama, in base alla scelta della classe effettuabile tra marine, macellaio, assassino, sceriffo e assassino, ognuna delle quali arriva con un diverso set di abilità in proprio possesso: l'Hitman di turno per esempio è un mago delle armi da fuoco, mentre l'esorcista usa la sua energia spirituale per sparare palle di fuoco agli zombie. Il macellaio, inutile dirlo, predilige il combattimento corpo a corpo, affettando tutto ciò che gli capita a distanza di fendente. In termini di gameplay, Trapped Dead: Lockdown abbandona le dinamiche in stile Commandos del suo predecessore, volgendo maggiormente la propria attenzione all'azione nuda e cruda: si tratta a conti fatti di un vero e proprio hack and slash, all'interno del quale quelli che sono gli stessi sviluppatori di Jagged Alliance: Back in Action hanno inserito una serie di dinamiche prelevate direttamente dal genere dei giochi di ruolo. Nulla di nuovo sotto il sole insomma, né nella forma né nei contenuti: uccidendo zombie è infatti possibile salire di livello, guadagnando punti per incrementare le proprie statistiche d'attacco insieme ad altri gettoni da spendere per acquisire le abilità specializzate di classe. Non manca la presenza d'inventario ed equipaggiamento, con armi e vestiti in grado di offrire bonus differenti a chi li indossa: a rimanere impresso però è soprattutto un sistema di gestione dalla scarsissima intuitività.

Uno zombie in compagnia, uno zombie da solo

Oltre all'ambientazione, Trapped Dead: Lockdown conserva del suo predecessore anche alcune delle problematiche riscontrate in passato: sebbene siano evidenti gli sforzi profusi per limare almeno le lacune più macroscopiche, è chiaro che il lavoro di pulizia sarebbe dovuto andare avanti ancora per diverso tempo.

Perseverare è diabolico

A un quadro del genere si aggiunge un'interfaccia utente ai limiti dell'esaurimento nervoso, che anche dopo aver giocato un bel po' fa rimanere la gestione dei menu quantomeno contorta, con parti dove è necessario confermare le proprie scelte attraverso clic aggiuntivi e altre dove invece i cambiamenti vengono immediatamente registrati, lasciando così il giocatore in un perenne stato di confusione.

Perseverare è diabolico

Bisogna poi mettere in conto anche una poca chiarezza delle skill che compongono l'albero di ogni personaggio, selezionabili in un set ristretto da associare ad alcuni slot della schermata personaggio divisi tra abilità di tipo attivo, passivo o legato all'arma in uso. Nonostante su schermo si arrivi a trovare un numero di nemici a tratti elevato, la scarsa intelligenza artificiale finisce per rovinare tutto, offrendo situazioni al limite del comico, come quella in cui uno zombie che arriva sparato di corsa verso di noi finisce inspiegabilmente per fare marcia indietro, cominciando a correre improvvisamente nel verso opposto. Alla luce di un'intelligenza artificiale deficitaria, usando le classi specializzate nell'attacco a distanza si va incontro a un livello di difficoltà davvero basso; così basso da portare il giocatore a darsi all'hack and slash più selvaggio, piuttosto che a diversificare la propria strategia di gioco in base alla classe controllata, sfruttandone a dovere le capacità e l'equipaggiamento. La presenza di una serie di boss potrebbe dare al gioco quel livello di sfida che nel resto delle occasioni manca, se non fosse anche in questo caso per dei problemi piuttosto macroscopici di design: il primo degli zombie più grandi che abbiamo incontrato, per esempio, l'abbiamo fatto fuori da lontano senza nessun problema con l'esorcista a colpi di croce, senza che esso neanche si rendesse conto di essere attaccato. A questo punto, appare evidente come neanche la modalità multiplayer cooperativa possa risollevare le sorti di Trapped Dead: Lockdown: quella che è stata la componente più pubblicizzata offre indubbiamente la possibilità di divertirsi insieme ad altri tre amici tra zombie e sangue spruzzato in ogni dove sullo schermo, mitigando con la presenza di altri giocatori umani tutte le mancanze che appaiono più evidenti in singolo. Alla lunga, però, la pochezza dell'offerta finisce inevitabilmente per venire fuori.

Cosa c’è di buono?

Perseverare è diabolico

Vi starete chiedendo a questo punto cosa ci sia in Trapped Dead: Lockdown che possa dare a questo titolo un motivo per essere giocato. Nonostante tutti i difetti, il titolo di Bigmoon Studios offre degli attimi di buon divertimento, anche se già inflazionati e visti altrove come la possibilità di usare veicoli per fare strage di zombie. Dopo aver parlato in modo negativo dell'interfaccia, passando al comparto tecnico possiamo trovare qualcos'altro di buono, anche se si va sempre tra alti e bassi: un design delle ambientazioni piuttosto vario si contrappone infatti all'assenza di dettagli per i diversi pezzi dell'equipaggiamento, mentre per quanto riguarda il sonoro registriamo un doppiaggio di buon livello: peccato che i dialoghi siano ridotti sostanzialmente all'osso, con frasi scontate che finiscono per sprecare l'abilità delle voci chiamate in causa.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • Sistema operativo: Windows 8.1
  • CPU: Intel i7 920 2,66GHz @ 3,60 GHz
  • RAM: 8GB
  • Scheda video: GeForce GTX 970
Requisiti minimi
  • Sistema operativo: Windows XP SP3
  • CPU: 2GHz
  • RAM: 2GB
  • Scheda video: 512 MB compatibile DirectX 9.0c/Shader3.0
Requisiti consigliati
  • Sistema operativo: Windows 7
  • CPU: 2GHz Dual Core
  • RAM: 6GB
  • Scheda video: 512 MB compatibile DirectX 9.0c/Shader3.0
Digital Delivery
Steam
Prezzo
19,99 €
Multiplayer.it

5.5

Lettori (1)

5.0

Il tuo voto

Trapped Dead: Lockdown prova a presentarsi sul mercato in modo diverso dal suo predecessore, finendo però per soccombere alle proprie ambizioni. Se nel titolo giocato nel 2011 c'erano diverse buone idee, messe in atto tra luci e ombre, in questo caso siamo di fronte a un gioco che non riesce a soddisfare né i fan degli hack and slash né quelli dei giochi di ruolo, generi ai quali esso punta. La modalità multiplayer cooperativa lo rende forse un buon modo per divertirsi per qualche sera insieme ai propri amici, sfruttando anche il pacchetto da quattro disponibile su Steam per abbattere i costi. L'importante, in tal caso, sarà essere dei fan sfegatati dei B-movie dedicati agli zombie che si vedevano una volta, perché altrimenti questo titolo avrà poco da offrirvi.

PRO

  • Multiplayer co-op fino a quattro giocatori
  • A tratti divertente

CONTRO

  • Intelligenza artificiale scarsa
  • Componente ruolistica antiquata
  • Design carente