La recensione di Divinity: Original Sin II 289

Larian Studios migliora il migliorabile in questo eccellente seguito

RECENSIONE di Simone Tagliaferri   —   15/09/2017

Divinity: Original Sin è una di quelle storie nate grazie a Kickstarter che è bello raccontare. Larian Studios si trovava in pessime acque a livello economico e come ultima spiaggia scelse la via del crowdfunding per finanziare un prequel hardcore della serie Divinity. Un po' come successe con Obsidian e il suo Pillars of Eternity, ne uscì fuori uno dei migliori giochi di ruolo hardcore degli ultimi anni, vera evoluzione di un genere che i grandi publisher hanno da tempo abbandonato. Arrivate anche l'acclamazione della critica e il successo nelle vendite, era naturale che Larian desse seguito a quell'esperienza, tornando su Kickstarter con un progetto ancora più ambizioso: realizzare un seguito che migliorasse tutti i punti più critici dell'originale, segnalati da stampa e giocatori. Il risultato è Divinity: Original Sin II, titolo che stupisce per più di un motivo. Ma non corriamo troppo, perché c'è davvero tanto da dire.

Divinity: Original Sin II racconta di una strega che si fa volontariamente portare sull'isola prigione di Fort Joy, dove viene segregato chiunque abbia dei poteri legati all'energia magica Source, di cui apprenderemo di più nel corso del gioco (o di cui saprà quasi tutto chi ha giocato agli altri titoli della serie) per compiere una non meglio specificata missione. Dopo aver creato un personaggio, o aver selezionato uno di quelli pre-generati dagli sviluppatori, ci risvegliamo su una nave in balia di una tempesta. Indossiamo solo degli stracci e un collare che ci inibisce l'uso di incantesimi basati sulla Source. Anche noi siamo diretti a Fort Joy, ma capiamo subito che c'è qualcosa che non va. Esplorando la nave scopriamo che è stato commesso un omicidio e parliamo con i nostri futuri compagni d'avventura (lo potranno diventare una volta arrivati a Fort Joy), anch'essi prigionieri: l'uomo lucertola Red Prince, l'assassina Sebille, il nano Beast, il losco Ifan Ben-Mezd, la musicista Lohse e il misterioso Fane. Ci imbattiamo anche nella strega in una sequenza che dà il via agli eventi che saranno spiegati e sviluppati nel corso del gioco. Già in questa prima sezione, pensata evidentemente per prendere confidenza con le varie meccaniche, di cui parleremo nel prossimo paragrafo, si viene chiamati a compiere una serie di scelte nei dialoghi e si possono saggiare alcune delle caratteristiche principali del gameplay, come la presenza di piccoli enigmi per accedere ad alcune aree, o la versatilità del sistema di combattimento. Il bello, comunque non è ancora arrivato.

In evoluzione

Il sistema di gioco di Divinity: Original Sin II è particolarmente complesso, ma dà grandi soddisfazioni. Il party non solo può parlare con gli altri personaggi, raccogliere e lasciare oggetti, interagire con alcuni elementi dello scenario e combattere, ma anche creare o potenziare oggetti tramite ricette (o tramite sperimentazione), sfruttare le abilità per scoprire tesori nascosti, per scassinare serrature, per infiltrarsi senza essere visti, per identificare oggetti magici, per scippare i personaggi non giocanti e per molto altro ancora.

Non mancano ovviamente tutti quei sistemi legati alla crescita e al potenziamento dei personaggi, con caratteristiche su cui spendere i punti acquisiti salendo di livello, equipaggiamento da gestire, abilità da apprendere leggendo libri o sbloccabili andando avanti nella storia. La parte migliore però non è la quantità di meccaniche in sé, quanto la loro capacità di convivere e a intrecciarsi in modo naturale, senza compromettere il gameplay. Dopo aver fatto un po' di pratica con i controlli, facili da gestire tramite mouse e tastiera (almeno se si ha pratica con il genere), un po' più macchinosi se si decide di utilizzare un gamepad (lo sconsigliamo, anche se può tornare utile per giocare in split screen con qualche amico) si comprende che sarebbe stato difficile realizzare un titolo così profondo tagliando schermate riepilogative o input. Lo stesso diario di gioco, che dà indicazioni di massima sulle missioni senza piazzare sulla mappa dei fastidiosi indicatori per dilettanti allo sbaraglio, è pensato per chi ama i giochi di ruolo nella loro accezione più antica, quella cioè che non prevedeva aiuti a ogni passo, ma lasciava il giocatore libero di sperimentare e, perché no, di fallire. In fondo solo chi ti considera un cretino pensa di doverti aiutare anche ad allacciarti le scarpe. Al massimo in Original Sin II c'è un tutorial formato da finestre pop-up in cui vengono spiegati i concetti base e tanto basta. Chi esplora più a fondo viene sempre premiato e chi studia di più il sistema di controllo, cercando di comprenderne tutte le sfaccettature, anche. Parlare con i personaggi che si incontrano nel corso dell'avventura, tramite un classico sistema a scelta multipla, dà grande soddisfazione, un po' perché i dialoghi sono scritti meglio rispetto a quelli del primo episodio, un po' perché offrono più opzioni, alcune legate al background dei personaggi (ogni tratto selezionato ne può sbloccare una in più), altre alla loro storia (certi personaggi non giocanti potrebbero essere più o meno sospettosi a seconda dei compagni di viaggio scelti), e un po' perché in generale i ragazzi di Larian hanno compiuto un grande lavoro non solo sulla sceneggiatura, ma anche sulla mitologia che gli fa da sfondo, creando dei riferimenti più particolareggiati e interessanti da seguire. Insomma, i soldi spesi nell'assumere altri sceneggiatori non sono andati sprecati. Ma del resto stiamo parlando di un lavoro fatto con grande cura, che è andato a rivedere anche aspetti che nel primo episodio funzionavano egregiamente, come il sistema di combattimento.

Niente italiano

Divinity: Original Sin II è caratterizzato, tra le altre cose, da un enorme quantità di testo. Purtroppo non è stato tradotto in italiano per via dei costi eccessivi dell'operazione rispetto al pubblico potenziale del nostro paese. Tra l'altro l'inglese utilizzato non è dei più semplici, tra slang e scelte stilistiche particolari per alcuni dialoghi. La conclusione è che, nonostante si tratti di un titolo eccellente, se non avete una buona conoscenza della lingua di Shakespeare vi consigliamo di evitarlo, perché vi perdereste per strada moltissimi dettagli e avreste più di qualche difficoltà a giocare.

Tattiche di combattimento

Divinity: Original Sin II ha un sistema di combattimento a turni basato sulla spesa di punti per realizzare le varie azioni. Ogni turno si può decidere se attaccare, muoversi o utilizzare oggetti e abilità speciali. Ogni azione ha un suo costo preciso. Esauriti i punti disponibili, il turno passa al personaggio successivo. Sulla carta si tratta di un sistema molto classico, ma Larian lo ha rivisto in modo tale da rendere ogni combattimento una sfida a sé. Intanto specifichiamo che non c'è uno scontro identico all'altro: certo, ci sono nemici simili, ma la circostanza in cui li si incontra può cambiare completamente le tattiche da utilizzare per sconfiggerli. Facciamo un esempio pratico, che chiarirà la questione meglio di qualsiasi descrizione generica: dopo qualche ora di gioco ci siamo dovuti infiltrare in una prigione sotterranea. Esplorandola abbiamo incontrato dei magister che complottavano.

Abbiamo deciso di affrontarli a viso aperto, ma non siamo riusciti a fare molto: il gruppo dei nemici era formato da due resistenti combattenti corpo a corpo e da due arcieri posizionati su delle piattaforme elevate che gli davano un'ottima visibilità. Le cose si sono messe subito male: uno dei due combattenti ha evocato un mastino infernale e siamo finiti in inferiorità numerica. Nel frattempo gli arcieri ci sforacchiavano dall'alto. Come capirete è stato un fallimento totale. Così abbiamo deciso di cambiare completamente approccio (non ritoccando nulla a livello di equipaggiamento). Abbiamo esplorato di nuovo la prigione e abbiamo elaborato una tattica un po' infida, ispirata alla vicenda storica degi Orazi e Curiazi, che nonostante i secoli si è dimostrata decisamente efficace: messo il gruppo in una stanza, abbiamo staccato l'assassina Sebille e l'abbiamo inviata in modalità stealth verso i magister. Ci siamo avvicinati il più possibile e abbiamo lanciato una molotov contro i due combattenti, attirando la loro attenzione. Sebille è un personaggio molto mobile e c'è voluto solo un turno per farla scappare verso la stanza dove si trovava il resto del party (un altro personaggio ne avrebbe impiegati due, rendendo la tattica vana). I combattenti l'hanno inseguita, distanziando gli arcieri, che non avendo visibilità non hanno potuto attaccare e sono dovuti scendere dalle loro postazioni. Il combattimento si è svolto nella stanza, dove abbiamo potuto affrontare un massimo di tre nemici alla volta. Ovviamente le cose sono andate in modo completamente differente rispetto al tentativo precedente e li abbiamo sconfitti senza grossi problemi. Da notare che la stessa tattica utilizzata in altre occasioni si è dimostrata fallimentare. Ad esempio in un caso dei piromanti hanno trasformato il nostro rifugio in una fornace e ci hanno costretti a uscire allo scoperto. Quando ci siamo ritrovati accerchiati da molti nemici e stavamo per perdere l'ultimo personaggio del party, abbiamo capito che dovevamo studiare un'altra tattica (o ritentare dopo aver guadagnato qualche livello). Questi pochi esempi, tra i molti fattibili, dovrebbero farvi capire la bontà del sistema di combattimento di Divinity: Original Sin II, capace di trasformare ogni scontro in un momento unico che richiede al giocatore di osservare il campo di battaglia, elaborare una tattica, tenendo sempre bene a mente di non sottovalutare neanche un singolo nemico.

Un nuovo mondo

Come successo per tutti gli altri aspetti del gioco sopra descritti, Larian ha fatto un lavoro davvero enorme per rispondere alle critiche mosse al motore del primo episodio, che a dirla tutta non era proprio eccezionale. State tranquilli, perché Divinity: Original Sin II è molto più bello da vedere rispetto all'originale, con personaggi più definiti e dettagliati, un mondo ricco di elementi, vario e vivo, capace di rispondere in modo efficace alle sollecitazioni del giocatore, e con effetti degli incantesimi di notevole impatto spettacolare. Diciamo che è più di una spanna sopra non solo al primo Original Sin, ma anche a molti altri rappresentanti del genere dei giochi di ruolo hardcore (quelli action sono un altro paio di maniche... ma di solito hanno anche altri budget e offrono sistemi di gioco decisamente più blandi).

Peccato solo per la mancanza di uno stile visivo più marcato e peculiare, uno cioè che renda il mondo di Divinity unico. Attualmente quello scelto è frutto di una visione del fantasy molto conservatrice, sia nelle forme che nella rappresentazione. Qualche passo in avanti è stato fatto rispetto al resto della serie, anche grazie all'arricchimento della sua mitologia, che però si è attuato soprattutto a livello narrativo, ma secondo noi si potrebbe puntare a qualcosa di più originale, che gli dia maggiore autonomia e forza. Staremo a vedere cosa farà Larian con i prossimi episodi (sempre che questo venda abbastanza). Infine, impossibile non citare l'immensa colonna sonora, legata in parte allo strumento musicale preferito dal personaggio (selezionabile in fase di creazione) e formata da brani intensi e drammatici, che fluidificano i toni epici dell'intero gioco, creando un amalgama di notevole spessore, che tiene incollati per tutta l'avventura. Lasciamo al commento l'incombenza di dare una visione definitiva su quella che è la qualità complessiva di Original Sin II, qui possiamo solo aggiungere un paio di dettagli di interesse generale: per finire il gioco ci vogliono decine di ore (più o meno a seconda del livello di difficoltà selezionato), ma l'avventura è tranquillamente rigiocabile almeno due volte, per scoprire tutte le storie dei protagonisti. Se vi sembra troppo sappiate che ne vale decisamente la pena, anche perché con personaggi differenti i combattimenti cambiano completamente faccia e sembra di giocare a un titolo non diciamo nuovo, ma quantomeno diverso, che non fa rimpiangere il tempo spesoci sopra.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • Processore Intel Core i7-4770
  • 16 GB di RAM
  • Scheda video NVIDIA GeForce GTX 960
  • Sistema operativo Windows 10
Requisiti minimi
  • Sistema operativo Windows 7 SP1 64-bit o Windows 8.1 64-bit o Windows 10 64-bit
  • Processore Intel Core i5 o equivalente
  • 4 GB di RAM
  • Scheda video NVIDIA GeForce GTX 550 or ATI Radeon HD 6XXX o superiore
  • 35 GB di spazio su Hard Disk
  • DirectX 11
Requisiti consigliati
  • Processore Intel Core i7 o equivalente
  • 8 GB di RAM
  • Scheda video NVIDIA GeForce GTX 770 o AMD R9 280
Digital Delivery
Steam, GoG
Prezzo
44,99 €
Multiplayer.it

9.4

Lettori (62)

9.1

Il tuo voto

Divinity: Original Sin II è il seguito perfetto di un gioco già di suo eccellente. Il lavoro di rifinitura svolto da Larian Studios è davvero encomiabile, così come la maggiore attenzione posta su tutti gli aspetti più criticati dell'originale. Il risultato è un gioco di ruolo più profondo, più vasto, tecnicamente migliorato e dotato ora di un lato narrativo più interessante, qualitativamente vicino al livello di alcune delle migliori produzioni di Obsidian. Non giocarci sarebbe davvero un delitto, sia per gli appassionati del genere, sia per tutti coloro che amano i videogiochi e non si fanno spaventare da sistemi più complicati della media. Insomma, fatevi un favore e acquistate uno dei nuovi punti di riferimento per i giochi di ruolo hardcore.

PRO

  • Vasto e profondo
  • Migliorato enormemente il lato narrativo rispetto al capitolo precedente
  • Eccellente sistema di combattimento tattico
  • Marcati passi in avanti a livello tecnico

CONTRO

  • Forse si poteva fare qualcosa di più per lo stile visivo, fin troppo classico
  • Alcune volte i compagni di gioco si perdono per strada