92

Donkey Kong Country Returns, recensione

Agli sgoccioli del 2010, Retro Studios torna su Wii realizzando uno dei migliori titoli disponibili per la console Nintendo

RECENSIONE di Andrea Palmisano   —   09/12/2010
Donkey Kong Country Returns
Donkey Kong Country Returns
News Video Immagini

Forse un giorno Nintendo dovrà farsi un esame di coscienza, riflettere su sé stessa, e magari capire che è fondamentale sapersi rinnovare, dando un taglio al passato dicendo addio a personaggi vecchi di 15 o 20 e passa anni, usati e riusati in decine di giochi senza un reale ricambio generazionale.

Donkey Kong Country Returns, recensione

Forse questo accadrà un giorno, sì, ma non oggi; perchè la casa di Kyoto con i "soliti" Link, Mario, Zelda, Samus, Luigi, Pikachu e compagnia riesce sempre, console dopo console, a dar vita a titoli eccellenti, meravigliosamente giocabili e che sembrano esistere in una sorta di bolla spazio-temporale in cui il divertimento è riconoscibile, familiare, ma ugualmente ineguagliabile. E tornando a parlare di longevità, c'è una autentica icona del divertimento elettronico ormai davvero prossima a compiere 30 anni, che era già protagonista quando invece l'idraulico italiano era soltanto un anonimo "Jumpman" che gli faceva da spalla nell'esordio da game designer di un giovanissimo Miyamoto. Negli ultimi spiccioli di un 2010 ormai pronto a congedarsi, Donkey Kong ritorna con uno dei migliori giochi in assoluto per Nintendo Wii.

Ci vuole il pelo sullo stomaco

Donkey Kong Country Returns, come il nome suggerisce, riprende la serie "Country" di Rare, che dal 1994 al 1997 con tre capitoli su Super Nintendo deliziò il 16-bit raggiungendo picchi tecnici eccezionali, affiancati da un gameplay ottimo. Erano gli inizi d'oro del matrimonio tra la software house inglese e Nintendo, destinato poi a infrangersi di fronte ai 375 milioni di dollari pagati da Microsoft per la sua acquisizione del 2002. Con gli autori originali fuori dai giochi, i vertici della grande N hanno quindi ben pensato di affidarne lo sviluppo a un altro team non di certo meno talentuoso, ovvero quel Retro Studios che ha reinventato la serie Metroid con il brand Prime. In questo caso però i ragazzi texani non hanno destinato allo scimmione lo stesso trattamento che avevano riservato a Samus; Donkey Kong Country Returns non è una rivoluzione, ma piuttosto una prosecuzione di ciò che era stato interrotto alle porte del nuovo millennio. La cosa di per sé sarebbe già interessante, in un periodo in cui i platform 2D sono diventati un genere di nicchia, ma è il risultato finale probabilmente oltre le più rosee aspettative che rende l'ultima produzione Nintendo un autentico gioiello. La trama, ovviamente, è poca cosa: stavolta le banane di Donkey Kong sono state sottratte per mano di una tribù, tali Tiki Tak, capace di ipnotizzare poveri e ignari animali per renderli schiavi ai loro piedi. E al vecchio DK potete togliere tutto, ma non certo il suo frutto preferito. Il risultato è una corsa attraverso giungle, spiagge, caverne, fabbriche, vulcani e chi più ne ha più ne metta; ambientazioni divise in numerosi livelli, per comporre una avventura corposa, robusta e longeva. Nella modalità per giocatore singolo, si prende il controllo direttamente del solo primate, anche se il compagno di mille avventure Diddy Kong è sempre disponibile per dare una mano, a patto di liberarlo dal suo solito riconoscibile barile.

Donkey Kong Country Returns, recensione

In questo caso Diddy va a posizionarsi sulle spalle di Donkey, fornendo così un duplice aiuto che si risolve sia nel raddoppio dell'energia complessiva, sia nella possibilità di usare il suo jetpack per planare con più delicatezza dopo un salto. Una agevolazione che si sarà spesso spinti a benedire, soprattutto nelle situazioni platform più complesse; Donkey Kong Country Returns non è infatti un gioco semplice, o meglio non lo è contestualizzato a ciò che solitamente siamo abituati a trovare nei videogame contemporanei. La necessità di avere buona coordinazione e sufficiente padronanza con il genere platform costituisce un fondamento essenziale, che anche in questo caso avvicina Returns ai capitoli della trilogia su Super Nintendo. Sia ben chiaro, questo non rappresenta una critica, e ci mancherebbe altro viste le volte che ci siamo lamentati dell'eccessiva deriva casual e semplicistica dei titoli Wii; si tratta di una semplice constatazione, di cui è necessario tener conto. Donkey Kong Country Returns è un gioco fatto chiaramente per chi ha il manico: non così difficile da diventare frustrante (anche se spesso ci può andare maledettamente vicino, con vite perse una dopo l'altra), ma impegnativo, che richiede riflessi e coordinazione, soprattutto nel momento in cui si decide di andare oltre il livello superficiale e puntare a obiettivi secondari e al completamento al 100%. La possibilità di attivare la famigerata Super Guida, ovvero in pratica la risoluzione automatica da parte della cpu, è una "innovazione" di cui ancora non riusciamo a essere convinti e che comunque non modifica il quadro di cui sopra.

Agli sgoccioli del 2010, Retro Studios torna su Wii realizzando uno dei migliori titoli disponibili

Discendiamo dalla scimmia

Il sistema di controllo è praticamente perfetto, come richiesto da un platform di questo tipo, soprattutto se marchiato Nintendo. In realtà esistono due alternative, che permettono di scegliere tra Wiimote + Nunchuk o solo telecomando. Le azioni a disposizione sono ovviamente le stesse, ma cambia più o meno sensibilmente la loro esecuzione; nel primo caso per esempio lo spostamento è delegato allo stick del Nunchuk, mentre col solo Wiimote impugnato in orizzontale si usa la croce digitale. Quest'ultima soluzione è senza dubbio preferibile, in quanto più precisa, reattiva e maggiormente compatibile con il gameplay bidimensionale. Scuotendo il controller, che sia unico o sdoppiato, si possono inoltre attivare alcune delle abilità; da solo per colpire il terreno a pugni, assieme alla direzione in giù per soffiare, o con sinistra o destra per fare un attacco rotolante. Inutile dire che ognuna di queste azioni risulti fondamentale all'interno di tutta una serie di situazioni che verrano a proporsi, con una varietà che costituisce uno dei grandi pregi di Donkey Kong Country Returns . L'unico piccolo appunto che è possibile rilevare in merito al sistema di controllo è proprio legato alla soluzione del motion control, difficilmente ravvisabile come migliore di quanto avrebbe potuto essere se sostituita con un semplice caro e vecchio tasto. E la controprova non può neppure essere fatta, dato che il Classic Controller non è supportato. Ma si tratta davvero di un dettaglio assolutamente minimale, un capriccio da purista che non intacca in nessuna maniera la giocabilità del titolo di Retro Studios.

Donkey Kong Country Returns, recensione

Dicevamo dei vari "strati" con cui si può affrontare Donkey Kong Country Returns, perchè arrivare alla fine del livello è solo l'inizio, robetta per principianti. Il secondo strato significa raccogliere le lettere che formano la parola KONG, sparse in punti più o meno facilmente raggiungibili. Roba da amatori. Il terzo strato è invece qualcosa di decisamente più complesso, dal momento che richiede di raccogliere un numero variabile di pezzi di un puzzle spesso posizionati o nascosti in maniera tale da richiedere uno sforzo di esplorazione e abilità considerevole. Roba da professionisti con nervi d'acciaio e pazienza di un santo, ma ovviamente incredibilmente gratificante. E se non dovesse bastare, c'è anche la modalità a tempo, che impone di guardare il cronometro per ottenere medaglie tanto più si è veloci a raggiungere la conclusione dello stage. Ma le qualità del gameplay della produzione Nintendo vanno ben oltre, e ciò che sorprende è soprattutto, come dicevamo pocanzi, la varietà di situazioni offerte dal sublime level design, che va di pari passo con quella per le ambientazioni che le accompagnano. Corse su carrelli da miniera, o in sella a razzo barili, o più semplicemente in groppa al rinoceronte Rambi sono la norma nel mondo di DK, così come le battaglie sempre esaltanti con boss più o meno grandi. Stancarsi di giocare a Donkey Kong Country Returns è quasi impossibile, ed è senza dubbio questo il più importante traguardo raggiunto dai programmatori. Allo stesso modo anche la componente tecnica merita un plauso, andando a posizionarsi tranquillamente sotto questo punto di vista tra i migliori giochi mai apparsi su Wii; graficamente la mole di poligoni e dettagli è semplicemente eccellente, ma è in generale lo stile che stupisce per qualità e tocchi di classe, come nel caso delle meravigliose sezioni con le silhouette e il sole rosso sullo sfondo. L'unico appunto che si può muovere è legato ai pochi "effetti" applicati, e in tal senso con protagonisti così pelosi l'assenza del fur shading è abbastanza evidente. E restando nell'ambito dei difetti, o meglio degli aspetti meno riusciti, la modalità multigiocatore si rivela sicuramente più debole rispetto all'esperienza single player: troppo punitiva ed esigente, va ad inserirsi semplicemente come un "di più" all'interno di un pacchetto che è nato e cresciuto per un solo utente.

Conclusioni

Multiplayer.it
9.0
Lettori (248)
9.3
Il tuo voto

Donkey Kong Country Returns è un titolo che prosegue, e non rivoluziona affatto, il discorso lasciato da Rare coi capitoli su Super Nintendo. Se questo per voi rappresenta un problema, o se speravate in un rinnovamento profondo delle meccaniche, potete tranquillamente evitare l'acquisto della fatica di Retro Studios. Ma se al contrario è proprio di platform 2D anni '90 che avete voglia, allora il titolo Nintendo è probabilmente quanto di meglio potrete acquistare in questo 2010. Impegnativo, vario, coinvolgente, longevo e bellissimo da vedere, Donkey Kong Country Returns è decisamente uno di quei giochi che ci ricordano perchè la casa di Kyoto è quello che è.

PRO

  • Un eccezionale platform 2D, semplicemente
  • Impegnativo e ricco di contenuti
  • Tecnicamente eccellente

CONTRO

  • Modalità multiplayer trascurabile
  • Constatazione, non difetto: alla larga principianti o casual