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Ritorno nel Netherworld

Un nuovo episodio di Disgaea su PlayStation 3 con poche novità ma un nuovo cast di personaggi!

RECENSIONE di Massimo Reina   —   28/10/2011
Disgaea 4: A Promise Unforgotten
Disgaea 4: A Promise Unforgotten
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Nel corso degli anni, lo andiamo ripetendo praticamente da sempre, Nippon Ichi è diventata per gli appassionati di genere sinonimo di J-Rpg strategici, un po' come Squaresoft Enix lo è per i giochi di ruolo giapponesi più tradizionali. Questa software house che ha il proprio quartier generale nella prefettura di Gifu, situata nella omonima regione nipponica, e che è autrice di capolavori assoluti quali La Pucelle: Tactics e la serie di Disgaea, sembra proprio aver scoperto il sacro Graal del genere, al punto che ogni suo lavoro viene caratterizzato oltre che da una certa qualità generale, da una profondità di gioco e da una massiccia dose di ironia che costituiscono ormai un vero e proprio "marchio di fabbrica" del team.

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Marchio che inevitabilmente ritroviamo anche in questo Disgaea 4: A Promise Unforgotten, quarto capitolo della serie principale (escludendo ovviamente quelli per console portatili) a vedere la luce sempre su una piattaforma domestica Sony. Vediamo in che modo, cominciando dalla storia. La trama, anche se dai risvolti leggermente più adulti rispetto al passato, resta come sempre leggera per certi versi, e fuori di testa. Protagonista principale dell'avventura è infatti un vampiro/addestratore di Prinny di nome Valvatorez, dal mantello nero e dallo sguardo magnetico. Un tipo strano, poco amato persino nell'Ade, che poi sono le prigioni del Netherworld, per via delle sue insolite abitudini culinarie: al nostro amico, infatti, non piace il sangue caldo come tradizione impone per la sua razza, ma preferisce un succulento piatto di sardine. E questo a causa di una promessa fatta a sé stesso di non ingurgitare sangue fino a che non riuscirà a instillare la paura in una ragazza che ha incontrato 400 anni prima, Artina, che però è morta prima di essere stata da lui spaventata. Con una premessa così folle, non c'è da stupirsi nel ritrovarsi poi nel corso del gioco con decine di situazioni deliranti.

Battaglie strategiche

A livello strutturale Disgaea 4: A Promise Unforgotten è praticamente uguale ai suoi predecessori sia su PlayStation 3 che su PlayStation 2 e Portable, anche se ad un'analisi più profonda, e dopo svariate ore di gioco possiamo dire, invero, che il battle system è in realtà più dinamico e meglio gestibile rispetto per esempio al precedente episodio. Abbiamo quindi uno strategico suddiviso in capitoli e svariate sub-quest, dove a farla da padrona sono delle battaglie a turni caratterizzate da una profondità e da una complessità che farà felici i più hardcore gamer fra gli appassionati di genere. A scontrarsi su delle mappe tridimensionali sono personaggi, ognuno dei quali è caratterizzato da proprie abilità e classi (fra queste anche dei graditi ritorni come quella dei Gargoyle, assente dal primo Disgaea), gestiti dall'utente in party di almeno dieci eroi, da muovere in apposite griglie, e decine di mostri e creature infernali.

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A ogni turno il videogiocatore può spostare i propri "uomini" entro un determinato spazio-movimento in rapporto alla conformità dell'area in cui essi si trovano e alle caratteristiche degli stessi membri del gruppo, per fargli compiere un'azione come attaccare con un'arma, una magia, oppure semplicemente per posizionarli in un punto strategicamente utile. Per ogni mossa bisogna però fare sempre parecchia attenzione in quanto essa può poi determinare una reazione a catena di eventi. Come quando ci si imbatte nei Geo Panels, che tra l'altro si incrociano con una frequenza maggiore rispetto al recente passato: per chi non li conoscesse si tratta di pannelli colorati posizionati sul terreno di alcuni scenari e che interagiscono con i vari personaggi, nemici o amici, che vi si posizionano sopra anche attraverso particolari oggetti. Questi, se posizionati su una casella ne cambiano il colore, qualora esso sia diverso dal suo, e i parametri addizionali. E ciò avverrà per tutti i pannelli cromaticamente simili. Per cui se per esempio una casella gialla è in grado di donare a chi vi sta sopra un potere di attacco dalla distanza pari al 20% in più del normale, venendo a contatto con uno degli oggetti sopra descritti può vedersi modificare tali caratteristiche. Inoltre tutti i personaggi posizionati sopra di lei, e sui pannelli simili, ne subiranno le influenze benefiche o malefiche. Gli effetti dei Geo sono molteplici e vanno scoperti partita dopo partita. Oltre alle caselle colorate di cui sopra, nel gioco fanno ritorno alcune chicche introdotte in Disgaea 3, come il Tower Attack, tecnica che permette di attaccare ripetutamente un nemico creando un'enorme torre con i membri del proprio party, e una migliorata funzione Magichange, grazie alla quale creare delle unità più potenti fondendone due compatibili.

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Trofei PlayStation 3

Sono cinquantuno i Trofei disponibili in Disgaea 4: A Promise Unforgotten : 42 di Bronzo, 5 d'Argento, 3 d'Oro e 1 di Platino. Per ottenerli bisogna soddisfare le richieste del gioco relative per esempio ai vari finali da sbloccare, a specifici nemici da sconfiggere o arruolare per i premi minori, salendo in prestigio fino a ottenere tutti i pezzi del vascello, tutti gli oggetti o a infliggere 10,000,000,000 punti danni, fino al Platino, ottenuto solo dopo aver preso tutti gli altri Trofei.

Grinding selvaggio

E' perfino possibile torturare i nemici dopo averli catturati, grazie al cosiddetto Punishment System, ottenendo così diversi bonus, magari un forziere contenente oggetti rari o un nuovo alleato da reclutare fra le proprie fila. Per il resto le cose da fare nell'avventura principale sono le solite, come esplorare dungeon e aree all'aperto, dialogare con gli abitanti del regno e fare punti esperienza, level-up e quant'altro serve per diventare sempre più forti man mano che si acquisiscono nuove armi e abilità. E in questo senso, per la felicità di chi ha adorato il continuo grinding dei vecchi Disgaea e per lo sconforto dei suoi detrattori, anche in questo quarto capitolo non si scherza in proposito: c'è infatti la possibilità di accumulare livelli di esperienza e bonus fino a raggiungere il livello 9999. Tutto ciò è fattibile più che mai nei "mondi" dentro gli oggetti: una serie di stage generati casualmente che permettono non solo di aumentare il livello dei propri personaggi, ma anche del loro stesso equipaggiamento.

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In maniera poi più semplificata viene introdotto un elemento simile a quello intravisto in White Chronicles col suo Georama, e cioè la possibilità, in questo caso però offline, di poter personalizzare a piacimento un proprio villaggio/quartier generale, sfruttando un apposito tabellone entro in quale inserire edifici, elementi scenici e personaggi, modificandone poi la crescita di statistiche e abilità. Questa vera e propria hub centrale permette pure di guarire il proprio party, salvare la partita o acquistare nuovi equipaggiamenti tra una battaglia e l'altra. E se non bastasse quanto fino a ora descritto c'è pure il vecchio, caro dark council, leggermente rimodernato e simile a un governo, dove poter interagire con i suoi capi e compiere mille scelte legate al gioco, come per esempio alterare se lo si vuole il livello di difficoltà dei nemici, sbloccare bonus, oggetti rari, etc. Il tutto corrompendo i senatori contrari per ottenere la maggioranza e far passare il decreto legge che serve al caso. Una delle grandi novità del gioco, forse l'unica reale, è legata all'introduzione dell'online. Niente di serio, per carità, non aspettatevi multiplayer o mirabolanti sfide fra il vostro party e quello di altri utenti sparsi per il mondo. Semplicemente in questa modalità il giocatore può creare delle mappe e condividerle con gli altri tramite spazio web, sfruttare un party politico con tanto di ministri da utilizzare pure per interagire con i giocatori umani, e classifiche varie.

All'arembaggio!

E ancora impegnarsi nel Pirate System, una opzione che consente a chiunque di crearsi una propria nave e fiondarsi sui mari della rete internet. A fare cosa? Semplice, a invadere i mondi degli altri utenti, ma solo di quelli con party di un livello di esperienza pari o quasi a quella della ciurma invasore, magari per sfidarli in epici combattimenti o in loro soccorso. La feature è molto carina, peccato solo che non è possibile interagire più di tanto con quanto avviene poi sul campo: niente "veri" scontri uno contro uno fra due utenti, insomma, visto che tutto viene gestito in automatico dalla IA.

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Parlando comunque sempre di vascelli, in rapporto agli oggetti utilizzati per la costruzione o per la personalizzazione dell'imbarcazione (ci sono sei pezzi customizzabili, ognuno dei quali interviene su dei parametri specifici della stessa) si può incrementare anche il numero dei membri del party da farvi salire a bordo. Per ottenere item adibiti allo scopo di migliorare la nave bisogna sconfiggere i pirati all'interno dell'Item World, catturare dei nemici specifici da torturare e coi quali negoziare dei tesori come riscatto, oppure usare particolari ticket, lavorando poi i pezzi recuperati, come detto prima, per incrementare le abilità e le statistiche del vascello, oltre che il design. Concludendo la nostra recensione diamo uno sguardo alla grafica e all'audio. Per la prima, con Disgaea 4: A Promise Unforgotten possiamo affermare senza ombra di dubbio che la saga fa un vistoso passo in avanti in termini estetici, grazie a un nuovo motore grafico e a sprite totalmente ridisegnati in alta risoluzione, che valorizzano il design dei personaggi come sempre curato da Takehito Harada, firma storica della serie. Grazie alla sua "mano", Valvatorez e compagni sfoggiano un look rinnovato, colorato e definito, e anche se il feeling è esattamente lo stesso e la GUI è rimasta pressoché immutata, ora il titolo appare il più piacevole a livello visivo tra tutti i capitoli della serie usciti fino a ora. Peccato solo che tale bellezza venga talvolta scalfita da animazioni dei personaggi piuttosto legnose e da una telecamera non sempre posizionata a dovere durante per esempio l'esecuzione degli spettacolari colpi speciali. Volendo si può anche disattivare un apposito filtro e riavere quella visione di insieme pixellosa che caratterizzava i vecchi capitoli della saga. Per quanto concerne invece il comparto audio, al contrario, tutto è incentrato sulle ottime musiche del Maestro Tenpei Sato, compositore storico della serie, che appaiono piuttosto azzeccate, e su un ottimo doppiaggio disponibile sia in inglese che in giapponese.

Conclusioni

Multiplayer.it
8.3
Lettori (18)
8.7
Il tuo voto

Nippon Ichi ritorna su PlayStation 3 con la sua creatura più famosa e lo fa senza apportare alcun cambiamento di rilievo, se si eccettua qualche ritocco, a una struttura di gioco consolidata ma che da un certo punto di vista inizia a mostrare i suoi anni. A prescindere da ciò Disgaea 4: A Promise Unforgotten resta comunque un gioco di buona fattura, perfetto per ogni hardcore gamer del genere, e in generale per i fan di vecchia data che qui possono ritrovare pane per i loro denti, una buona atmosfera, qualche elemento inedito e una longevità piuttosto elevata per gli standard odierni. Senza dimenticare i numerosi personaggi (anche storici della saga), le storyline, i segreti, i trofei da sbloccare e i finali alternativi pronti a invogliarli a riprendere l'avventura una volta completata la stessa almeno una volta.

PRO

  • Impegnativo ma per questo in grado di dare tante soddisfazioni
  • Longevità enorme, come da tradizione
  • Trama fuori di testa
  • Editor di livelli

CONTRO

  • Telecamera non sempre ben posizionata
  • Troppo simile ai predecessori
  • Grafica da rivedere in alcuni elementi