L'adattamento live action di Avatar è una di quelle cose di cui non sapevamo di avere bisogno e, in linea di massima, chiunque abbia guardato il cartone animato Nickelodeon almeno una volta non ne ha effettivamente bisogno. C'è un pubblico, però, che non conosce La leggenda di Aang, un pubblico che magari fatica a guardare le serie animate e che potrebbe trovare in un succinto adattamento in carne e ossa uno stimolo migliore.
Ecco, quel pubblico probabilmente potrebbe restare soddisfatto, ma non comprenderà mai fino in fondo la bellezza dell'universo immaginato da Michael Dante DiMartino e Bryan Konietzko nei primi anni duemila. La prima stagione, nonostante tutto, aveva fatto un buon lavoro, forte di un budget enorme e di un materiale di partenza decisamente solido. La seconda è arrivata su Netflix il 25 giugno 2026 dopo due anni e mezzo e quasi in punta di piedi, senza grandi pubblicità o promozioni: eravamo un po' preoccupati, non lo nascondiamo.
Un episodio in meno
Forse giudicare La leggenda di Aang mettendolo a confronto con la sua controparte animata potrebbe essere sbagliato, ma è inevitabile. La serie live action vorrebbe essere un prodotto a sé stante, pensato soprattutto per chi si avvicina a questo universo per la prima volta, ma il cartoon originale è ancora facilmente accessibile, per di più sulla stessa piattaforma e insieme al sequel La leggenda di Korra: c'è una ragione se le due serie Nickelodeon sono tanto amate, una ragione che l'adattamento in carne e ossa forse non riesce a inquadrare perfettamente neanche in questa seconda stagione.
La nuova tranche di episodi, della durata di circa un'ora ciascuno, copre la seconda annata o "Libro" della serie animata, che era costituita da venti episodi di circa mezz'ora ciascuno: la serie live action ne conta tuttavia solo sette, quindi uno in meno rispetto alla stagione precedente, per motivi poco chiari, forse relativi al budget. La produzione, che di episodi in mente ne aveva avuti otto fin dall'inizio, è stata così costretta a tagliare questo e quello, il che si avverte sensibilmente soprattutto nella seconda metà della stagione, caratterizzata da una certa frettolosità. Forse quell'ottavo episodio avrebbe fatto bene non solo al ritmo della narrazione, ma anche all'approfondimento dei personaggi.
In linea di massima, la seconda stagione rispetta le tematiche fondamentali della sua controparte animata, seguendo più o meno pedissequamente la sceneggiatura originale. Ritroviamo Aang, Katara e Sokka qualche tempo dopo la conclusione della prima stagione, un breve salto temporale che giustifica la crescita dell'Avatar: Gordon Cormier ovviamente è cresciuto in questi anni, cosa che dà decisamente nell'occhio visto che la sua giovane età e la sua statura sono sempre state caratteristiche del personaggio e del suo rapporto col mondo che lo circonda. È il solito scotto da pagare negli adattamenti live action, uno che potremmo sentire presto anche in One Piece.
L'obiettivo del Team Avatar è ora trovare un dominatore della Terra che possa insegnare le sue arti al protagonista, e il luogo migliore in cui cercarlo è a Ba Sing Se, la capitale del Regno della Terra, dove però i nostri dovranno affrontare un'insospettabile cospirazione. Fortunatamente, lungo la strada troveranno anche una nuova alleata: Toph Beifong, uno dei personaggi più amati della saga. Moltissimi fan temevano che la serie live action non le avrebbe reso giustizia, invece possiamo tranquillizzarli perché Toph è probabilmente il pregio più grande di questa stagione. Miya "Miyako" Cech la interpreta pressoché perfettamente, restituendoci in carne e ossa l'eroina cieca e irriverente che ricordavamo.
La recitazione continua a oscillare intorno a una media positiva, con qualche picco soprattutto da parte di Ian Ousley (Sokka) nel Team Avatar, mentre bisogna decisamente lavorare sull'alchimia tra Cormier - che continua a essere un po' ingessato - e la Katara di Kiawentiio. Meglio gli "antagonisti", ma il problema continua a essere il materiale su cui devono lavorare. Dallas Liu è un ottimo Zuko, ma gli scrittori della serie prendono delle strade leggermente diverse dal cartoon originale, indebolendo a nostro avviso il percorso di questo tormentato personaggio. Forse è anche per questo motivo che il suo rapporto conflittuale con Azula funziona a stento: la sorella interpretata da Elizabeth Yu non ci è sembrata abbastanza "matta" e il climax della stagione ne risente enormemente.
Più personaggi e più SFX
Il problema fondamentale di questa seconda stagione sta proprio nella scrittura dei personaggi. La compressione della storia raccontata nel Libro 2 del cartoon ha costretto gli autori a ridimensionare o proprio stravolgere alcuni passaggi che erano fondamentali nella crescita dei nostri beniamini: di conseguenza, la serie live action arriva agli stessi risultati meno carica, ed è come se certe svolte non le avessero guadagnate ma siano state forzate su di loro. La serie TV sostanzialmente spunta le voci in un elenco di "cose che devono succedere", saltando a piè pari o accorciando sensibilmente gli eventi che le collegavano nel cartoon (per esempio, la sottotrama di Appa).
Questo non significa che sia tutto da buttare; anzi, in alcuni momenti la serie Netflix si prende la briga di approfondire certe sottotrame, aggiungendo anche qualcosa che le impreziosisce rispetto alla serie animata. È il caso del rapporto tra Zuko e Iroh: Paul Sun-Hyung Lee svolge un lavoro incredibile nel ruolo del vecchio zio, pur spogliandolo della sua famosa solarità, che nella serie live action assume una sfumatura più interessante che macchiettistica. Abbiamo apprezzato anche il lavoro svolto sul personaggio di Long Feng (interpretato da Chin Han, lo Shang Tsung del recente Mortal Kombat II) che nella serie in carne e ossa è stato gestito in maniera leggermente diversa ma secondo noi anche migliore rispetto al cartoon.
In generale, chi non conosce la serie animata di riferimento probabilmente non noterà alcune incongruenze o contraddizioni, ma avvertirà comunque una certa piattezza nello sviluppo dei personaggi, pur restando probabilmente aggrappato alla poltrona in attesa della prossima stagione dopo il finale "cliffhanger" di questa. La leggenda di Aang resta infatti una produzione ottima sotto diversi punti di vista: la meticolosità con cui gli artisti hanno ricostruito gli scenari non digitali, la messinscena generale, la complessità di alcuni costumi, meritano assolutamente i nostri elogi, sebbene si avverta sempre quella sensazione di "fittizio" voluta ma forse poco centrata.
Anche le scene d'azione - specialmente in quelle che coinvolgono Zuko - restano mozzafiato, grazie a una buona combinazione di coreografie ed effetti speciali: la computer grafica talvolta è evidente nonostante i camuffamenti, specie quando modella in 3D alcuni personaggi o creature, ma non abbastanza da rovinare la visione. Semmai ci sentiamo di contestare un altro aspetto minore, ovvero il look sempre intonso di costumi e personaggi: a differenza di One Piece, che abbraccia quel suo lato pittoresco e assurdo prendendosi in giro da solo, La leggenda di Aang si prende più seriamente e il risultato sono parrucconi e trucchi piuttosto buffi, ma anche una pulizia esagerata dell'immagine.
In definitiva, La leggenda di Aang si riconferma una proposta discreta della piattaforma di distribuzione digitale Netflix, che probabilmente si farà apprezzare da un pubblico meno attento ai dettagli: resta infatti una serie TV di grande intrattenimento e spettacolarità, caratterizzata da personaggi intriganti e ottime scene d'azione, che però continua a sfigurare rispetto alla serie animata originale.
Conclusioni
Multiplayer.it
7.0
È difficile guardare La leggenda di Aang lasciandosi completamente alle spalle la pluripremiata serie animata originale, ma crediamo che anche uno spettatore a digiuno di Avatar potrebbe notare alcune storture nella scrittura di questa seconda stagione. Non sono tali da compromettere la visione di una serie TV che resta spettacolare e ben realizzata soprattutto dal punto di vista della messinscena e degli effetti speciali, ma che continua a prestare il fianco a una recitazione nella media e a un'eccessiva sintesi degli archi narrativi che hanno reso indimenticabili questo mondo e i suoi personaggi. Come serie di puro intrattenimento ci siamo, ma il cartoon resta inequivocabilmente superiore.
PRO
- Toph è stata adattata alla perfezione
- Interessanti alcune aggiunte alla storia originale
- Scene d'azione, costumi e dettagli sempre di grande valore
CONTRO
- La scrittura soffre la frettolosità di una stagione leggermente più breve
- Recitazione ancora da migliorare, soprattutto il protagonista
- È sempre tutto così "pulito" da sembrare ancora più finto
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