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Mortal Kombat II, la recensione di un film sanguinoso e sorprendente

E se vi dicessimo che il nuovo film ispirato a Mortal Kombat è un gioiellino e non un altro clamoroso buco nell'acqua?

RECENSIONE di Christian Colli   —   09/05/2026
Locandina Mortal Kombat II

C'è un momento, nel Mortal Kombat di Simon McQuoid del 2021, in cui si intravede un barlume di potenzialità. È praticamente alla fine, durante il duello all'ultimo sangue tra Scorpion e Sub-Zero, e bisogna guardare intensamente e con tanta attenzione, però c'è: peccato solo che sia preceduto da un'ora e mezza di scelte assai discutibili che neppure le buone scazzottate e un discreto fanservice riescono a risollevare. Con questi presupposti, il sequel Mortal Kombat II sembrava essere condannato in partenza. Poi sono cominciati a uscire i trailer e la summenzionata potenzialità è tornata a farsi intravedere senza bisogno di sforzarsi troppo.

Al cinema, insomma, ci siamo andati un po' più ottimisti, ma pronti a restare delusi. In fondo, non è la prima volta che un adattamento cinematografico ci tradisce, e Mortal Kombat, nella fattispecie, ha sbagliato ogni volta (perché diciamocelo, il primo film del '95 è un cult più per la sua ingenuità d'altri tempi che per le sue qualità). E invece ci siamo divertiti un sacco: Mortal Kombat II è un ottimo film d'azione, una lettera d'amore alla longeva serie di picchiaduro e un concentrato di fanservice che rimedia a quasi ogni errore del passato.

Il reboot di un reboot

Il regista Simon McQuoid e il nuovo scrittore Jeremy Slater (che rimpiazza Oren Uziel e Greg Russo) devono aver spulciato ogni forum o social per capire cosa era andato storto con il film del 2021, hanno probabilmente compilato una lista e si sono messi a spuntare una voce dopo l'altra, cominciando da Cole Young: il protagonista interpretato da Lewis Tan, creato appositamente per il film, non aveva convinto nessuno perché era scialbo e prevedibile, nonostante lo sforzo dell'attore che, essendo un vero esperto di arti marziali, ricorre raramente alle controfigure. E soprattutto, con un roster immenso di lottatori a disposizione, la scelta di incentrare il film su uno nuovo di zecca era risultata fondamentalmente incomprensibile.

Karl Urban interpreta Johnny Cage, ma non è lui il vero protagonista di Mortal Kombat II
Karl Urban interpreta Johnny Cage, ma non è lui il vero protagonista di Mortal Kombat II

Ecco quindi che Mortal Kombat II ridimensiona, diciamo così, il ruolo di Cole nella storia, per puntare i riflettori su qualcun altro: Johnny Cage, penserete voi, del resto lo interpreta il famoso Karl Urban di The Boys, Il Signore degli Anelli e Dredd. E invece, sorpresa! La vera star del film è Kitana, principessa di Edenia, adottata dal micidiale Shao Kahn dopo averne conquistato il regno in un torneo precedente. Kitana ha instaurato con l'imperatore un rapporto conflittuale che ricorda quello di Gamora con Thanos nel Marvel Cinematic Universe, e il film dedica a entrambi il giusto spazio: Shao Kahn (Martyn Ford) non è solo una silenziosa macchina da guerra che grugnisce e basta, ma ha una discreta personalità e un gran carisma, mentre Kitana è una tormentata combattente del Regno Esterno interpretata ottimamente da Adeline Rudolph, che ruba la scena a praticamente ogni altro personaggio.

Come avrete capito, il nuovo film di McQuoid attinge maggiormente alla mitologia videoludica di Mortal Kombat, stabilendo i rapporti tra i personaggi principali nella prima metà del film, che serve anche da "soft reboot": sono i minuti più deboli perché il montaggio si affretta a ristabilire lo status quo, mentre sorvola quasi completamente su roba come gli Arcana (ora definiti genericamente "poteri", senza grandi spiegazioni) per definire la nuova posta in gioco, che non è solo il destino del nostro pianeta.

Adeline Rudolph veste i panni di Kitana, portando su schermo tutta la dualità e la forza della principessa di Edenia
Adeline Rudolph veste i panni di Kitana, portando su schermo tutta la dualità e la forza della principessa di Edenia

Naturalmente il suddetto Johnny Cage spicca più di tutti gli altri e il film riesce sapientemente a ritagliargli un ruolo importante nell'economia di una storia che si prende sul serio, senza prendersi veramente sul serio, che omaggia non solo le dinamiche surreali del videogioco, ma anche il genere dei film d'azione, specialmente quelli degli anni '90 dove succedevano robe, esplodevano cose e gli spettatori si limitavano a divertirsi senza farsi mille domande: l'intento era intrattenere per un'oretta e mezza, cosa che Mortal Kombat II fa assolutamente, e anche molto bene. La sceneggiatura, infatti, non disdegna l'umorismo come nel primo film, che abbonda, ma è meglio dosato e contestualizzato, con una pletora di battute, gag e citazioni spassose, soprattutto grazie allo stesso Urban e al redivivo Kano di Josh Lawson.

La Fatality che non ti aspetti

Come dicevamo, nella prima metà del film si rincorrono spiegoni, combattimenti e introduzioni di personaggi principali e secondari, come Jade (Tati Gabrielle), Sindel (Ana Thu Nguyen) e Quan Chi (Damon Herriman). Il ritmo è frenetico un attimo prima e compassato quello dopo, quando la sceneggiatura si fa più introspettiva soprattutto per quanto riguarda i tumulti interiori di Johnny e Kitana. È un equilibrio precario che sul momento ricorda il pasticcio che fu Mortal Kombat: Distruzione Totale nel '97, quando al film interessava mettere insieme più personaggi possibili che raccontare una storia. Ma via via che Mortal Kombat II ristabilizza il cast e la posta in gioco, la trama vera e propria si apre e sorprende più del dovuto nel secondo atto.

Chiariamoci, non siamo di fronte a chissà quali picchi di scrittura, ma il solo fatto che un film di Mortal Kombat abbia una storia tutto sommato interessante è già una grande vittoria. Se poi riesce a includere i personaggi giusti dei videogiochi, in maniera intelligente come fa addirittura con lo spassoso Baraka (CJ Bloomfield sotto chili di trucco e CGI) allora anche meglio. Ma è nella seconda metà che il film di McQuoid trova la sua quadra, anche se per farlo deve rinunciare alla logica, chiedendo agli spettatori semplicemente di lasciarsi trascinare dalla corrente senza farsi domande su regole, acrobazie assurde e mosse speciali a manetta.

In questo senso, Mortal Kombat II è un trionfo di fanservice. I combattimenti non sono solo coreografati benissimo, ma inscenati con un sapiente rispetto per le fonti e il materiale videoludico, tra effetti sonori immediatamente riconoscibili, effetti speciali che contraddistinguono le tecniche personali dei combattenti, peraltro inserite senza soluzione di continuità negli scambi di colpi: per i lottatori sparare palle di fuoco, anelli di energia, laser oculari e lame d'osso è una cosa assolutamente normale, così come lo era per i giocatori davanti allo schermo. In questo senso, Mortal Kombat II riesce a omaggiare i giochi senza forzature e così dà vita ad alcuni scontri veramente spettacolari sia per le elaborate acrobazie a favore di telecamera, sia per la ricostruzione digitale o materiale di arene che i fan della serie conoscono bene e che prendono vita meglio del previsto.

Il ritorno di Scorpion è forzato, ma lo scontro con Noob Saibot è uno dei momenti migliori del film
Il ritorno di Scorpion è forzato, ma lo scontro con Noob Saibot è uno dei momenti migliori del film

Per assurdo, a soffrire la computer grafica è proprio l'efferata violenza della pellicola New Line Cinema: mutilazioni, smembramenti e sangue a fiumi dall'inizio, ma così finti da sembrare un videogioco, il che fa pensare che l'intento fosse esattamente questo perché alcune (inaspettate) morti sembrano proprio le Fatality che conosciamo. In generale, funziona tutto veramente bene, anche se l'ultimo atto a nostro avviso ha un improbabile punto debole: Scorpion, nonostante sia coinvolto in una delle scene d'azione migliori del film. Il ninja interpretato nuovamente dal titanico Hiroyuki Sanada accompagna i nostri eroi nel Regno Occulto, dove la trama fa un vero e proprio volo pindarico per giustificare la sua presenza nel film e quella del suo arcirivale Bi-Han (Joe Taslim) che da Sub-Zero diventa Noob Saibot senza una spiegazione precisa.

Ma lo ripetiamo, Mortal Kombat II va preso così com'è, senza troppe riflessioni. Questo approccio potrebbe giustificare qualsiasi schifezza cinematografica, chiaro, ma il punto è proprio questo: il nuovo film non è affatto male, ma un tributo valido, divertente e che, soprattutto, ha imparato dagli errori del passato. Naturalmente si può fare di meglio, ma rispetto al film del 2021 siamo proprio anni luce avanti e questo ci fa ben sperare per il prossimo capitolo e per il futuro dei film ispirati ai videogiochi: come diceva Gene Wilder, "Si può fare!".

Conclusioni

Multiplayer.it

8.0

Se ci aveste chiesto di scommettere contro Mortal Kombat II, avremmo perduto clamorosamente: ancora non riusciamo a credere di star scrivendo queste parole, ma il nuovo film ispirato al famosissimo picchiaduro è un piccolo trionfo. Non è solo confezionato benissimo, ma corregge tutti gli errori commessi con il film del 2021, e lo fa con un'autoironia sorprendente, trovando un equilibrio praticamente perfetto tra la messinscena e le aspettative dei fan che vogliono vedere il loro gioco preferito prendere vita sullo schermo. Grazie a coreografie spettacolari, omaggi e riferimenti a profusione, sangue a fiumi e battutine spassose, Mortal Kombat II è un film d'azione perfetto per passare una serata, e non vuole essere niente più che questo. Ora la palla passa a Street Fighter: riuscirà il film imminente a fare di meglio?

PRO

  • È una scemenza fatta dannatamente bene
  • Combattimenti spettacolari e fedeli ai videogiochi
  • Risolve praticamente tutti i problemi del film precedente

CONTRO

  • La prima metà del film è un frettoloso "reboot"
  • Il ruolo forzato di Scorpion nella storia
  • Bisogna necessariamente sospendere l'incredulità per apprezzarlo
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