Call Of Juarez - Recensione  12

Call Of Juarez. Finalmente la ricetta per trasformare il piombo in oro.

RECENSIONE di Mattia Armani —   06/07/2007

Incipit

Call Of Juarez racconta le gesta di due uomini accomunati da un lontano e triste passato che, come ogni lontano e triste passato che si rispetti, torna a far loro visita senza curarsi delle buone maniere. Il giovane Billy Candle, ossessionato da un tesoro, viene infatti travolto da una nuova tragedia di cui è ritenuto colpevole e questo scatena il buon Reverendo Ray, che incontriamo nei panni di pastore spirituale della comunità e di zio acquisito di Billy. Bastano pochi minuti per rendersi conto che il passato del vecchio Ray è un cumulo di orrori e che il Reverendo è stato un temibile pistolero prima che il destino lo conducesse lungo le vie del Signore, orrori che si scatenano e prendono la forma della vendetta, ovviamente nel nome di Dio. Ecco delinearsi il personaggio più carismatico del gioco, forse un po’ troppo sanguigno e ingenuo per uno che ne ha viste cosi tante, ma sicuramente allettante da impersonare. Nel frattempo il succitato Billy Candle fugge, fugge dallo zio inferocito e fugge da orde di malviventi, i quali sembrano sapere più di lui in merito al tesoro e alla sua ossessione. Call Of Juarez si struttura nell’alternanza tra l’inseguimento a pistole spianate del Reverendo e la fuga silenziosa di Billy in un intreccio che ci conduce alla scoperta di una trama piuttosto cruda e avvincente.

L'elefante e la farfalla

Come dicevamo il buon reverendo non è così buono e porta con se l’archetipo della vendetta, una vendetta da ottenere rigorosamente con il piombo. Per ottenere l’agognata giustizia, e sterminare la pletora di criminali che casualmente si frappone tra zio e nipote, può attingere alle sue abilità da pistolero tra le quali spicca prepotentemente una variante di bullet time (akimbo) dove è possibile mirare con ogni pistola ad un bersaglio differente. Questa modalità è l’unica che beneficia in modo netto del passaggio da mouse a pad, consentendoci di condurre indipendentemente i due mirini utilizzando gli stick del controller. In più, guidato dalla furia divina, il reverendo è anche in grado di sfondare porte non troppo resistenti a suon di calcioni, elemento fondamentale per una buona entrata in scena che spesso conduce a un duello mortale, con tanto di countdown alla fine del quale è auspicabile essere piuttosto rapidi con lo stick destro nell’estrarre la pistola e controllare la mira.

la sua fidata bibbia la quale può essere impugnata al posto di una delle due pistole e utilizzata per atterrire e distrarre i nemici

L'elefante e la farfalla

Infine Ray ha con se la sua fidata bibbia la quale può essere impugnata al posto di una delle due pistole e utilizzata per atterrire e distrarre i nemici. E mentre il vecchio pistolero si fa largo recitando versetti implacabili che fanno da sfondo a boati e carneficine, Billy fugge, cercando, senza troppo successo, di non attirare troppa attenzione su di sé. Le sessioni dedicate al ragazzo sono quindi spesso e volentieri classicamente stealth dove le parole chiave sono nascondersi e non fare rumore e soprattutto combattere con l’arco, silenzioso e anch’esso utilizzabile in modalità bullet time. Ma il ragazzo è anche in grado di arrampicarsi e di usare la propria frusta per ciondolare attraverso dirupi di ogni forma e dimensione e questa abilità da vita a situazioni che, anche se con un tasso di dinamismo infinitamente inferiore, ricordano piuttosto da vicino Tomb Raider Legend.

Il buono

In Call Of Juarez ci sono cavalli col turbo, ci sono pistole e fucili di ogni sorta che si danneggiano con l'utilizzo, non manca la dinamite, un accenno di fisica, una micro corsetta sul classico carrello da minatore e di tanto in tanto si affacciano anche gli indiani ad ostacolare il nostro cammino. Insomma sulla carta c’e’ tutto, compresa una trama incrociata che si svela magistralmente. L’impianto grafico è più che buono, la trasposizione da PC a 360 impeccabile e durante le sparatorie spicca l’ottima gestione della profondità visiva condita da esplosioni, fiamme e dettagli degni di nota come la fumata prodotta dal fucile di un nemico che viene spostata dallo spostamento d’aria del colpo successivo. Distanza visiva ottima e dettagli ambientali, come le nubi che mutano forma e attraversano uno dei cieli più realistici visti fino ad oggi, completano il quadro di Call Of Juarez che purtroppo, anche in questa incarnazione, continua a soffrire di animazioni povere e di una modellazione dei nemici non proprio eccezionale, ma che d’altro canto offre visuali assolutamente mozzafiato. Anche l’aspetto sonoro è piuttosto curato e offre campionamenti convincenti, tolto forse lo sparo del fucile di precisione, e il doppiaggio (Inglese) di ottima fattura riesce a richiamare le atmosfere del vecchio west. La colonna sonora è assolutamente in tema, ma purtroppo carente per quanto riguarda potenza e piglio epico. Ovviamente è presente anche la modalità multigiocatore via xbox live, elemento non più di contorno ma fondamentale perché un titolo 360 possa essere considerato completo, e non manca una buona dose di extra che include la rigiocabilità dei duelli affrontati durante lo story mode. Nonostante le modalità via XBox Live siano quelle classiche e nonostante armi come il double barrelled shotgun non siano esattamente l’ideale di bilanciamento la possibilità di andare a cavallo rende alcune modalità piuttosto divertenti, almeno per qualche tempo.

Il brutto

Call Of Juarez è tutto questo ma purtroppo è anche uno degli esempi più lampanti di come un pessimo level design possa condizionare un ottimo impianto di gioco. Le missioni stealth sono troppo semplici e piatte, le arrampicate di Billy si risolvono nel notare la piattaforma giusta a cui appendersi e offrono un grado di sfida pari a zero. Tra l’altro in una missione siamo stati costretti a camminare per diversi minuti in una vegetazione splendida, ma talmente priva di vita, di varietà e di utilità tanto da portarci a guardare le nuvole casomai avessero assunto qualche forma buffa.

missioni extra che qualitativamente sono decisamente superiori a quanto visto nello story mode

Il brutto

Le cittadine sono quasi completamente prive di forme di vita non ostile, tanto che la sensazione è quella di essere in un poligono di tiro americano di quelli dove sagome di cartone spuntano all’improvviso in mezzo alla ricostruzione di un qualche ambiente. E la cosa incredibile è rappresentata dal fatto che questi elementi sono invece presenti nelle missioni extra che qualitativamente sono decisamente superiori a quanto visto nello story mode. Stona poi l'impossibilità di colpire gli innocenti e di infierire sui corpi in un titolo che, lecitamente se consideriamo il genere a cui appartiene, permette il massacro di indiani, conigli, lo sfruttamento della prostituzione e garantisce la possibilità di giocare alla lippa con teschi umani.

Obiettivi 360

Gli obiettivi, uno per missione più alcuni task multiplayer più alcuni segreti, sono piuttosto facili da portare a termine. Quasi tutti consistono in un'azione da ripetere alcune volte e non presentano un vero e proprio grado di difficoltà anche quando si tratta di colpire gli avversari in testa o con qualche arma particolare.

Commento

Nonostante il level design altalenante e la componente stealth pressochè superflua Call Of Juarez rimane uno sparatutto solido, tecnicamente appagante ed arricchito da un'ottima trama. Valore aggiunto arriva dal supporto multiplayer e dalle dichiarazioni degli sviluppatori in merito alla futura distribuzione di contenuti aggiuntivi attraverso il Live.

Pro:

  • ottimo impatto estetico
  • meccaniche di gioco solide
  • ottima trama

Contro:
  • level design povero e altalenante
  • animazioni e modelli dei nemici non sono all'altezza dell'ambiente circostante

Il western è un genere tangenziale al videogioco che non è mai stato veramente integrato nel flusso ciclico dei generi nonostante la sua capacità di destare interesse. Con buona probabilità una delle cause scatenanti di questo fenomeno è rappresentata dal calo di produzioni cinematografiche di genere ma per fortuna, negli ultimi anni, il genere si è ripresentato attraverso titoli come Desperados, Red Dead Revolver e Gun, i quali hanno cercato di interpretare vari elementi del vecchio west legandosi a generi particolarmente in voga nel momento in cui sono stati concepiti e rilasciati. Purtroppo quando l’obiettivo è ricalcare l’onda delle tendenze di mercato, anche sviluppando meccaniche di gioco eccellenti come nel caso di Desperados, il versante emotivo ne risente. A conti fatti è ancora necessario tornare con la memoria ad Outlaws per trovare un titolo capace di rievocare le potenti atmosfere di un genere che è stato l’erede assoluto della cultura epica, a partire dall’eroe dannato fino ad arrivare alla figura assoluta della vendetta dell’immaginario orientale.