Donut County, la recensione 0

Eccoci alla recensione di Donut County: il puzzle game su un buco con il mondo intorno

RECENSIONE di Giorgio Melani   —   15/09/2018

Indice

Siamo stati diverse cose all'interno dei videogiochi ma questa è probabilmente la prima volta che ci troviamo ad essere un buco per terra: tuttavia, ci troviamo nella recensione di Donut County e vi dovreste aspettare di tutto. Ad esempio, che un procione egoista e videodipendente si ritrovi a far sprofondare un'intera contea a 999 metri sotto la superficie terrestre, trascinando con sé tutti gli sconvolti compaesani vittime dello strano business messo su (o meglio giù) dall'orsetto lavatore in questione. Sì perché il lavoro di B.K., questo il nome dell'antropomorfo procionide, avrebbe a che fare con la consegna a domicilio di ciambelle attraverso una misteriosa app, solo che questa ne materializza solo il buco, il quale ha la tendenza a ingoiare tutto quello che trova sul proprio cammino aumentando di dimensioni in maniera progressiva.


Consegna dopo consegna, ovvero distruzione dopo distruzione, come viene illustrato nei livelli che fungono da flashback (almeno fino a un certo punto), l'intera contea si ritrova risucchiata 999 metri sotto terra e in quella scomoda posizione si ritrova a dover elaborare un piano per tornare in superficie. Intervengono allora i vari personaggi della zona, a metà tra i villager di Animal Crossing e il cast di qualche caustica sit-com animata: coccodrilli, gatti, coyote, anatre e anche quella che sembra essere una vera e propria ragazza, alla resa dei conti con B.K. Mentre cercano il modo di rimettere a posto le cose, scoprono che qualcosa di più profondo si cela dietro il mistero del buco, aggiungendo un ulteriore strato di stranezza agli accadimenti di Donut County. Lo stile che pervade il gioco dimostra chiaramente come questa non sia una produzione indie qualsiasi e in effetti le firme di Annapurna e Ben Esposito, tra gli autori di The Unfinished Swan e What Remains of Edith Finch, parlano chiaro: d'altra parte, un titolo che colleziona nomination e riconoscimenti già in fase di sviluppo sembra destinato a grandi cose.

Il buco senza fondo

Basta qualche occhiata a Donut County per pensare a quella che sembra essere stata un'evidente fonte di ispirazione per il gioco Annapurna: il mitico Katamari Damacy di Keita Takahashi, che torna in mente per lo stile scanzonato e colorato del gioco ma anche, soprattutto, per la sua particolare meccanica puzzle, che si configura come una sorta di opposto di Katamari sviluppando in maniera diversa la medesima base concettuale. In Donut County ci troviamo a spostare un buco nel terreno all'interno di vari livelli, cercando di inghiottire tutto quello che si trova sulla superficie e così come succedeva nel titolo di Takahashi, anche in questo caso ci troviamo a dover agire con un certo ordine: il buco inizialmente è molto piccolo e si espande progressivamente ingoiando oggetti e personaggi, fino a catturare l'obiettivo principale del livello, che solitamente coincide con la distruzione totale di quello che si presenta sullo schermo. La crescita deve però seguire un andamento progressivo regolare, per cui ci si trova a dover prima "catturare" gli oggetti più piccoli per avanzare gradualmente verso quelli più grandi, solitamente dovendo risolvere qualche basilare enigma legato alla possibilità di raggiungere determinati oggetti.


Il concetto è molto semplice e in effetti è sviluppato in maniera piuttosto elementare, rappresentando questo uno dei difetti maggiori del gioco: non mancano le variazioni sul tema e qualche idea geniale sparsa in giro, ma nel corso dei livelli è quasi impossibile trovare una vera sfida, con le situazioni che scivolano via fluide e veloci come gli oggetti dentro al buco. È un peccato perché il design del gioco è veramente ben fatto, le implicazioni della fisica sugli elementi dello scenario sono molto convincenti e ogni tanto viene proposta qualche variazione sul tema molto interessante, come la catapulta o il comportamento dei fluidi e del fuoco con il foro, ma tutto sembra appena abbozzato, inserito in un level design che ha solo alcuni accenni di puzzle solving, facendo scorrere il gioco senza intoppi dall'inizio alla fine, che a dire il vero arriva anche piuttosto presto. Intendiamoci, il gioco è una vera goduria: divertente da vedere, da leggere e da giocare per tutta la sua durata, ma proprio per questo aumenta il rimpianto per quello che sarebbe potuto essere con uno studio un po' più accurato sulla struttura dei livelli e con un livello di sfida adeguato a un vero puzzle game impegnativo.

Un buco con lo stile intorno

Per dare spessore videoludico a un concept così semplice, come dimostrato all'epoca anche da Takahashi con Katamari, è necessario costruire un gioco dotato di una certa identità specifica e Donut County può contare su una bella dose di carattere. Ben Esposito e il suo team hanno una padronanza notevole dei propri mezzi e la cosa risulta evidente in ogni singola schermata, che trasuda stile da ogni pixel, sia nella semplice rappresentazione dei livelli all'interno delle fasi di gameplay vero e proprio, sia nelle sezioni d'intermezzo, dove niente pare lasciato al caso o vagamente banale. Tutto questo concorre a rendere Donut County un'esperienza particolarmente godibile, anche nei suoi elementi extra-ludici, integrati perfettamente nel folle contesto messo in piedi dagli sviluppatori. Lo stile grafico, i dialoghi, le animazioni, le implementazioni della fisica, l'accompagnamento audio e le stesse soluzioni di gioco impongono immancabilmente il sorriso dall'inizio alla fine della partita.


Sui dispositivi mobile, il sistema di controllo basato sul touch screen funziona alla perfezione ed è probabilmente il modo migliore per interagire con il buco semovibile. In effetti, ci troviamo di fronte a un titolo che risulta più convincente su tablet e smartphone rispetto alle console e al PC, sia per quanto riguarda l'interfaccia di controllo sia per la sua stessa struttura, che nella semplicità di fondo e brevità trova forse una migliore espressione nella fruizione più spezzettata tipica dei dispositivi portatili. In ogni caso tutto, dalla grafica alla caratterizzazione dei personaggi, contribuisce a creare un'atmosfera difficile da dimenticare, donando a questo gioco un'identità inconfondibile come solo le produzioni più artisticamente valide riescono a fare, ma il tutto arricchito anche da una bella dose di ironia che non può far altro che rendere inevitabilmente simpatico Donut County, pur nei limiti evidenti di alcune sue caratteristiche più propriamente ludiche.

Versione testata
iPad 1.0.5
Digital Delivery
Steam, PlayStation Store, App Store
Prezzo
5,49 € / 12,99 €
Multiplayer.it

8.0

Lettori (3)

5.0

Il tuo voto

Donut County fa praticamente tutto bene ma fallisce nel dare profondità all'insieme, il che è anche piuttosto paradossale parlando di un gioco basato su un buco che arriva 999 metri sotto la superficie terrestre. È dotato di un'atmosfera affascinante, personaggi simpatici e dialoghi azzeccati, si fonda su un'idea originale e ottimamente implementata in termini meccanici ma non riesce a sfruttarla fino in fondo a causa di un level design troppo semplice, che non approfondisce le buone idee che pure vengono introdotte nel breve corso del gioco. La sua valutazione in sede di recensione è peraltro difficile: su piattaforme mobile si trova posizionato in maniera ottimale, con un prezzo piuttosto basso e un sistema di controllo che sembra perfettamente calibrato sul touch screen, oltre a una durata che può essere favorita dalla fruizione in contesto portatile. Cosa ben diversa su console e PC, dove il prezzo può sembrare eccessivo per l'offerta ludica effettiva, oltre al feeling necessariamente diverso che deriva dall'interfaccia. Il voto che assegniamo può essere considerato una mediazione tra le due diverse valutazioni per tipologia di piattaforma: più alta su mobile e più bassa sulle piattaforme domestiche tradizionali.

PRO

  • Una vera gioia per occhi e orecchie
  • Buona l'idea di base e la meccanica puzzle
  • Ironico e interessante anche in termini narrativi

CONTRO

  • Troppo semplice e corto
  • Prezzo poco commisurato alla durata, su console e PC