Echochrome - Recensione  11

Come annunciato, dopo la versione scaricabile per PlayStation 3, Echochrome arriva anche su PSP. E i rompicapo diventano portatili...

RECENSIONE di Tommaso Pugliese   —  07 Agosto 2008

Misteri misteriosi

Annunciato per la prima volta durante l'E3 del 2007, Echochrome si presenta come un puzzle game atipico e originale. Il mondo che viene rappresentato sullo schermo è governato da leggi fisiche molto particolari, nella fattispecie da cinque "misteri" che una voce-guida in Italiano provvederà a illustrarci durante la prima partita. Punto primo: se due sezioni separate appaiono alla vista come collegate, lo sono davvero; secondo: se uno spazio vuoto fra due sezioni viene celato alla vista in qualche modo, allora non esiste; terzo: se visivamente una sezione sembra trovarsi sopra un'altra, allora le cose stanno proprio così; quarto: se un buco viene nascosto alla vista, non esiste; quinto: se il personaggio effettua un salto, atterrerà nella sezione che si trova sotto quella di partenza. L'assunto fondamentale è semplice: la realtà è quella che vediamo. E la particolarità di Echochrome è che il giocatore può e deve modificare questa realtà, inclinando e ruotando lo scenario nelle tre dimensioni per raggiungere i propri scopi. In ogni stage, l'obiettivo è sempre lo stesso: l'echo (ovvero il personaggio protagonista) deve toccare le proprie ombre durante il suo percorso predefinito, e deve farlo nel minor tempo possibile. Gli stage variano nella disposizione degli oggetti e delle piattaforme, acquistando complessità man mano che sale il livello di sfida: all'inizio ci troveremo di fronte a poche sezioni divise, poi man mano verranno introdotti i buchi, i salti e una serie di forme sempre più elaborate.

L'assunto fondamentale è semplice: la realtà è quella che vediamo. E la particolarità di Echochrome è che il giocatore può e deve modificare questa realtà.

Escher: chi era costui?

Chi conosce le opere di Maurits Cornelis Escher, troverà numerose similitudini con il mondo di Echochrome. Il puzzle game di Sony si ispira chiaramente a determinati disegni dell'artista olandese, disegni che per un motivo o per l'altro tutti abbiamo visto "citati" nei modi più disparati. Su tutti, la litografia "Relativity", stampata nel 1953, che ci mostra uno spaccato di un mondo assurdo, dove nulla è ciò che sembra, con diverse scale che si intersecano l'una nell'altra, senza dare riferimenti.

L'apparenza è tutto

In Echochrome, l'azione si svolge in modi sempre molto simili: l'echo si materializza in una zona dello scenario, e già da quel momento possiamo vedere esattamente dove si trova la sua ombra. Il personaggio comincia a camminare verso una direzione predefinita, e noi dovremo ruotare l'intero stage utilizzando lo stick analogico o il d-pad per trovare il modo di far incontrare le due figure. Se a separarle c'è solo la divisione fra le zone, allora possiamo approfittare di una colonna e ruotare lo scenario finché questa non andrà a coprire, in prospettiva, la parte mancante del percorso. Come per magia, l'echo non cadrà in un baratro ma proseguirà la sua passeggiata finché non incontrerà la propria ombra: stage completato! Chiaramente, con lo scorrere dei livelli arriveranno anche ambientazioni più complesse, costituite da più piattaforme divise, magari con l'aggiunta di buchi o salti, con questi ultimi che rappresentano forse l'elemento più complicato da gestire. Nel caso in cui si sia fatto un buon lavoro nel disporre il percorso, potremo decidere di accelerare il cammino dell'echo tenendo premuto il pulsante X, oppure prenderci una pausa di riflessione, osservando bene lo scenario, premendo il pulsante Triangolo. Il gioco non ci chiede solo di "comporre" il tragitto del protagonista, basandoci sulle cinque leggi che governano la sua realtà, ma anche di farlo in modo rapido, miscelando in misura simile capacità di ragionamento e scaltrezza con i controlli: i tempi di completamento vengono memorizzati, e la voce-guida ci esprimerà il proprio grado di entusiasmo a seconda dei risultati raggiunti.

Forma e sostanza

All'avvio, come accennato, dovremo cimentarci con un breve tutorial che ci spiegherà come funzionano le cose nel mondo di Echochrome, quali sono i "cinque misteri" e come ruotare lo scenario per costruire i percorsi. Dopodiché, potremo scegliere se giocare uno stage a caso o selezionarlo direttamente dalla rosa dei cinquantasei livelli disponibili, messi in ordine di complessità. Non ci troviamo in presenza di una struttura "a premi", e anche in questo il titolo Sony sceglie la strada dell'originalità: abbiamo "tutto e subito", possiamo affrontare qualsiasi stage e gli eventuali successi non si tradurranno in nulla di diverso dalla semplice soddisfazione personale. Troppo poco? Allora arriva in aiuto l'editor per la creazione degli scenari, che rappresenta un po' una "sfida nella sfida". Con una serie di elementi a disposizione (cubi, scale, strutture di base, buchi, ecc.), dovremo mettere insieme una costruzione in grado di metterci in difficoltà quando andremo a "giocarla", e il concetto in sé appare tutt'altro che scontato. In tal senso, alla versione PSP del gioco manca il supporto del PlayStation Network, che su PS3 permetteva al giocatore di scaricare a piacimento nuovi stage e di condividere le proprie creazioni con gli altri appassionati.

Realizzazione tecnica

Un titolo dal concept così particolare non poteva che presentarsi anche con una grafica e un sonoro fuori dal comune. Echochrome non è spettacolare, tutt'altro: gli ambienti e i personaggi vengono rappresentati completamente in wireframe, nero su bianco, come se si trattasse del tavolo da disegno di un architetto. Viene da sé che la rotazione degli scenari è sempre fluidissima, senza mai un'incertezza (il contrario sarebbe stato assurdo), con la risoluzione dello schermo di PSP che si rivela sufficiente per far collimare i segmenti delle varie zone senza particolari problemi. L'echo dispone di un set di animazioni piuttosto ridotto, che non vanno oltre l'essenziale. Per quanto concerne il sonoro, l'azione viene accompagnata da una serie di musiche suonate con il solo violino: una scelta senza dubbio originale, che dà un grande senso di "pace", unitamente a effetti essenziali. Il gioco dispone di un'ottima localizzazione in Italiano, sia per quanto riguarda i testi a schermo che la voce-guida, ben interpretata.

Commento

Echochrome è sicuramente uno dei titoli più originali degli ultimi anni, un puzzle game in cui dobbiamo plasmare la realtà perché il personaggio in movimento raggiunga in ogni stage il proprio obiettivo. I concetti alla base del gioco sono semplici e interessanti, in particolare i riferimenti alla percezione delle cose e alle illusioni ottiche, e la realizzazione tecnica segue di pari passo, con una grafica in wireframe davvero essenziale. Un capolavoro, insomma? Be', mai come in questo caso ci troviamo di fronte a un prodotto controverso, che può conquistare in un attimo o essere bellamente ignorato. Se amate i puzzle game originali e avete voglia di cimentarvi con un'esperienza diversa dal solito, non resterete delusi.

    Pro
  • Idea di base originale
  • Immediato e coinvolgente
  • Un gran numero di stage...
    Contro
  • ...ma nessuna "progressione"
  • Grafica essenziale
  • Lo si ama o lo si odia