Mission Impossible: Operation Surma  0

Dalla pellicola cinematografica alla nuova generazione a 128 bit, Ethan Hawke è pronto a portare i suoi gingilli tecnologici in ambito videoludico. Lo spionaggio è a portata di pad.

RECENSIONE di Dario Rossi   —   02/12/2003

Splinter Cell wannabe?

Mission Impossible: Operation Surma è l’ultimo nato di una serie che ha vissuto una discreta popolarità sui 32 e 64 bit, ma che si ritrova oggi nella spiacevole condizione di chi è costretto a pulire le briciole di un piatto ormai abusato. Consapevole di questo, il gioco tenta la via della facile fruibilità, cercando la breccia nei cuori meno intransigenti. Scopriamo che la programmazione è affidata a Paradigm Entertainment, e senz’altro ciò risulta una piacevole sorpresa, dal momento che parliamo degli autori di Pilotwings 64. Un po’ meno piacevole ritrovarli in una produzione non certo di riferimento, ma vestita da miglior kolossal holywoodiano. E bisogna ammettere che, almeno nelle cut scenes, riesce quasi a ricreare le demenzialità assortite da John Woo nel secondo capitolo filmico, con il protagonista che fa arrossire Pellizzari prodigandosi in interminabili apnee, o evitando con grazia matrixiana un proiettile di bazooka (!). W gli action games e w i videogiochi. Ma questo è Mission Impossible, cribbio! Non possono quindi mancare messaggi ultrasegreti soggetti a distruzione dopo 5 secondi dalla lettura, o felpatissimi approcci al terminale informatico più sofisticato al mondo, sorretti da un filo interdentale. Ma non demordete. Ethan non è da solo, e come nel film potrà contare su di un team che comprende il fedele collega “informatico” (nel senso che assiste alle vostre imprese col sedere al caldo) Luther, ed un’agente piuttosto maldestra che vi procurerà diversi problemi. Lo scopo del gioco consiste nel contrastare la Surma del titolo, l’immancabile organizzazione sovversiva intenzionata al disordine planetario, come possiamo ammirare nell’intro, dopo aver ricevuto il già citato messaggio esplosivo il nostro aitante eroe si getta alacremente al lavoro. Da qui in avanti starà a noi decidere il buono ed il cattivo tempo (o quasi, come vedremo più avanti). Giusto per accentuare la parentela col fratello in celluloide, Atari ha compiuto un pregevolissimo lavoro di localizzazione, reclutando il doppiatore italiano abituale di Tom Cruise, il bravissimo Roberto Chevalier, oltre ad una serie di competenti voci di supporto. Completa il quadro dei fronzoli la proposizione del celeberrimo tema musicale del telefilm (poteva mancare?), arrangiato per l’occasione in varie salse in relazione al tipo di scena. Tutto ciò, bisogna ammetterlo, galvanizza sensibilmente il giocatore, ma come si presenta sotto il profilo meramente ludico il gioco? Anziché introdurre il player alle meccaniche del gameplay attraverso un percorso d’allenamento, i programmatori hanno deciso di buttarlo direttamente sul campo, con una prima missione discretamente lunga ambientata in una villa sotto un tetto di fuochi d’artificio. Una scelta funzionale, poiché per ogni azione da compiere si aprirà una finestra funzionale alla descrizione dei comandi da usare, in questo modo sarà possibile testare sull’atto pratico le capacità di Ethan. Obbiettivo della missione: scattare alcune foto da spedire a Luther (chi ha detto Solid Snake ed Otacon? Niente soldati in mutande, grazie!) e scortare un informatore fuori dalla struttura. Come da copione la situazione precipiterà, costringendoci al gravoso compito di salvare la pellaccia facendo esclusivamente leva sulla nostra esperienza di agente segreto, d’altronde che missione impossibile sarebbe?

Xbox vs PS2

Nata come progetto multipiattaforma, la creatura Paradigm non sfoggia un engine in grado di presentare particolari doti di spicco per le due piattaforme in oggetto. In poche parole le versioni testate sono quasi indistinguibili tra loro, salvo la solita maggiore pulizia video della console Microsoft. Una differenza talmente minima da risultare del tutto trascurabile.

Agenti segreti sotto l'albero

Dopo poche ore di gioco, risulta palese la natura del prodotto Atari, evidentemente concepito per una fruizione non troppo problematica. Le situazioni vengono suggerite al giocatore senza possibilità di interpretazione, un fattore ulteriormente evidenziato dalle poche mosse performabili da Ethan. Lasciano perplessi alcune scelte di gameplay, come l’impossibilità di saltare incondizionatamente: in default il personaggio esegue una capriola, e solo in punti prestabiliti questa azione si tramuta in salto. Alquanto scandalosi i rimandi a Splinter Cell, quasi sfacciati nella postura e la camminata di Ethan, praticamente uguali a quelle di Sam, mentre nelle fasi avanzate lo vediamo indossare la medesima tuta, o impugnare l’arma con un sistema di puntamento-fotocopia. Peccato che MIOS non ne ricalchi in minima parte l’elevata interazione con gli scenari, i giochi di luce ed il loro sfruttamento per una risoluzione alternativa delle varie missioni. L’ingegno viene abbattuto da uno svolgimento lineare e senza sorprese, certo non impreziosito da una IA esemplare. Basta infatti divergere dai pattern prestabiliti delle guardie per trovarsi di fronte a fastidiosi bug che testimoniano una realizzazione affrettata dalla timeline natalizia. Nonostante queste considerazioni, il prodotto risulta adeguatamente appagante e divertente, proprio grazie alla sua intrinseca semplicità, che lo rende un soft-stealth per chi non vuole impegnarsi troppo. Risultano inoltre interessanti i vari gingilli messi a disposizione, che spaziano da pistole-rampino a ingegnose card-grimaldello, tutti ammennicoli già visti nel film. Apprezzabili infine certi tocchi come la necessità di utilizzare le impronte dei cadaveri per aprire sofisticate serrature tattili, così come la generale varietà di situazioni da affrontare, alternate tra fasi stealth e combattimento. Nulla di particolarmente originale, ma facilmente gestibile senza eccessivi grattacapi. Tecnicamente il lavoro svolto è competente, ma non di spicco: il motore poligonale è sufficientemente fluido, anche se non mancano sporadici cali di framerate, ma non particolarmente ricco o definito nel comparto texture/illuminazione. Il risultato globale non si avvicina nemmeno lontanamente al fotorealismo del titolone Ubisoft, ricordando più un goffo e colorato fumetto nelle caratterizzazioni dei personaggi. In compenso sono presenti piacevoli tocchi estetici negli scenari, come i fuochi d’artificio nel primo livello, e la zoomata sul cadavere di Ethan come tragica conseguenza del fallimento missione, dotata di un effetto scenico molto più incisivo di altre produzioni.

Commento

“Sono tutti figli di Sam Fisher”, d’accordo, ma il Mission Impossibile a 128 bit sembra prendere troppo sul serio questa parentela, tanto da rasentare il plagio, ma senza replicarne mai le profondità. Consapevolezza o limite? Dal canto nostro riteniamo sia un vero peccato ritrovare la prestigiosa Paradigm alle prese con un’opera marcatamente alimentare, non priva di bug attribuibili ad una realizzazione affrettata per le feste. In definitiva nient’altro che una produzione di serie B vestita per le grandi occasioni, ma che rispetta adeguatamente la propria utenza. Gli amanti della serie cinematografica ad ogni modo troveranno più di un motivo di soddisfazione, per tutti gli altri un buon stealth game “light” e complementare, ammesso abbiano già giocato Splinter Cell… In caso contrario, non ci sono proprio scuse.

    Pro:
  • Grafica decorosa, ma senza guizzi
  • Buon accompagnamento sonoro
  • Facilmente accessibile
    Contro:
  • Interazione limitata
  • Molto lineare
  • Qualche bug

“Il mio nome è Sam, Sam Fisher”. Dovremo attendere ancora un pò il suo ritorno, in compenso abbiamo Ethan Hunt che si propone come sostituto. Avete capito benissimo, stiamo parlando del protagonista interpretato da Tom Cruise nella trasposizione cinematografica del celebre telefilm di spionaggio, quel Mission Impossibile discutibilmente adattato ai canoni dell’action movie odierno. Ma qui parliamo di videogiochi, e uno spy movie può esprimersi al meglio in campo ludico solo con il linguaggio dello stealth game, e qual è l’apice del genere? Vedo che cominciate a capire…