Prisoner of War  0

Lewis Stone, capitano e pilota americano, viene catturato e rinchiuso in un campo di prigionia nazista di massima sicurezza. Toccherà a voi salvargli la pellaccia e scoprire quale mistero viene celato nel leggendario Castello di Colditz.

RECENSIONE di La Redazione  —   13/11/2002

La guerra non è ancora finita

Lewis Stone è un giovane e ardito capitano dell'aviazione statunitense. Durante una missione di ricognizione, il suo aereo viene abbattuto dalla contraerea nemica ed egli, dopo essere stato catturato, viene condotto in un campo di prigionia in attesa di essere trasferito nel ben più temibile campo di "Stalag Luft". Il vostro compito sarà quello di evadere da questa prigione e successivamente dagli altri campi in cui finirete prigionieri. Nel gioco sono presenti tre campi di prigionia: il primo che servirà essenzialmente a farvi comprendere il gameplay, poi lo Stalag Luft ed infine il castello di Colditz. Questi ultimi due, in cui finirete più volte prigionieri, sono stati realizzati in modo da rispecchiare quasi totalmente le controparti reali, una scelta di design quasi obbligata vista la fama e il mito che accompagna questi due luoghi in cui finirono prigionieri molti soldati e ufficiali alleati. Il gioco è strutturato in una serie di sottomissioni da portare a termine in successione, le quali avranno come fine ultimo quello di farvi evadere e di guadagnare la libertà. Pertanto POW non ha una struttura aperta ed apparentemente si presenta piuttosto lineare, in realtà ogni sottomissione potrà essere portata a termine in più modi ed inoltre nulla vi impedirà di esplorare il campo come e quando lo riterrete opportuno. Tra un tentativo di evasione ed un altro, verrete a conoscenza di un progetto segreto riguardante un nuovo tipo di arma che potrebbe spostare gli equilibri in gioco a favore dell'Asse, per tale motivo sarà necessario non solo guadagnarsi la libertà ma anche cercare di sabotare tale progetto. Un diversivo intrigante che rende ancora più corposa la trama che fa da sfondo al gioco, accrescendo la curiosità e la voglia di proseguire.

Missione impossibile: fuggire da Colditz

Attraverso una visuale in terza persona vi sposterete all'interno dei campi di prigionia. Negli spazi aperti potrete controllare la telecamera liberamente usando lo stick analogico di destra, viceversa negli ambienti chiusi (mensa, dormitori, uffici, etc.) si passerà ad una visuale con telecamera fissa. In qualsiasi momento sarà possibile utilizzare una visuale in prima persona, con la quale non potrete spostarvi, ma solo guardarvi intorno. Sullo schermo di gioco sono visualizzati due strumenti fondamentali: un orologio e una mappa che funge anche da radar. L'orologio ha lo scopo di segnalare, con delle tacche mobili e di diverso colore, la durata dell'attività del campo attualmente in atto e l'ora in cui avrà inizio quella successiva. Infatti, in ogni campo di prigionia, la vita quotidiana sarà scandita da attività predeterminate che si svolgeranno in aree precise e che sarà necessario rispettare per evitare di finire in cella di isolamento. In particolare sarà obbligatorio presentarsi ai due appelli quotidiani mentre le altre attività potranno essere eluse ma sarà necessario evitare d’essere scoperti nel posto sbagliato al momento sbagliato. Finire in cella di isolamento comporterà la perdita di tutti gli oggetti che in quel momento avrete addosso e dei crediti accumulati. Infatti durante i vostri spostamenti potrete portare con voi fino ad un massimo di 5 oggetti tascabili ed uno solo in mano, ad esempio un piede di porco. Tutti gli oggetti recuperati potranno essere conservati nel nascondiglio presente all'interno della baracca in cui dormirete e potranno essere raccolti e portati con voi in qualsiasi momento. La mappa, che si aggiorna in funzione delle aree esplorate, sarà utile durante i vostri spostamenti in quanto segnala dinamicamente la posizione dei soldati nemici ed anche perché su di essa verrà rappresentato graficamente il cono visivo di ciascun soldato (così come visto in Commandos), da tener presente per eludere la sorveglianza delle guardie. Una nota di merito va sicuramente all'intelligenza artificiale delle guardie, le quali, pur seguendo percorsi predeterminati, si insospettiscono al minimo rumore e sono dotate di un'ottima vista che logicamente aumenta durante le ore diurne. Una guardia messa in allerta diventa una variabile aleatoria, si muoverà velocemente alla ricerca della causa del suo sospetto e pertanto avrete sempre poco tempo per guadagnare una nuova posizione sicura. Le tecniche per eludere le guardie sono molteplici: camminare di soppiatto lungo i muri, oppure accovacciati o strisciando, distrarle attraverso un rumore che potrà essere procurato lanciando un sasso o battendo sul muro, convincere un prigioniero a distrarre una guardia ed infine indossare un'uniforme tedesca, se mai ne troverete una. L'interazione con i personaggi non giocanti sarà un altro elemento fondamentale ai fini del gioco, infatti il dialogo con gli altri prigionieri vi permetterà di carpire informazioni di vitale importanza e soprattutto di acquisire nuove missioni da portare a termine.

La realizzazione tecnica

Prisoner of war è un gioco multipiattaforma e non è stato pensato per sfruttare al meglio le caratteristiche hardware di Xbox. Per esser chiari, la versione esaminata è praticamente identica a quella per PS2 dal punto di vista grafico. Ad una modellazione più che soddisfacente degli ambienti di gioco, si contrappone la mediocrità delle texture utilizzate, la scarsa pulizia video e l'assenza di effetti grafici quali il multitexturing e il bump-mupping, che la console Micorsoft può permettersi senza troppi patemi. Buone risultano le animazioni del personaggio principale e di quelli non giocanti, mentre l'utilizzazione di un sistema di spostamenti del tipo "screen relative" (o “a spinta”) causa dei problemi nel controllo del personaggio durante i cambi di inquadratura. Il comparto sonoro può vantare effetti nella norma e musiche forse un po' troppo ripetitive che, comunque, si adattano dinamicamente al tipo di situazione affrontata.

COMMENTO

Prisoner of war è il classico gioco che, pur basandosi su un'idea originale e affascinante, non riesce ad ergersi a capolavoro perché macchiato da una realizzazione tecnica non eccelsa e da un sistema di controllo che presenta qualche incertezza. Se siete appassionati di giochi di avventura, in cui per uscire vincitori dovrete utilizzare solo il cervello e dimenticare la forza bruta, allora non potete non provare questo gioco.

Pro:

- Una buona giocabilità, anche se minata da alcune incertezze legate alla gestione delle telecamere.

- Decisamente longevo, anche per il non basso livello di difficoltà.

Contro:

- Tecnicamente troppo simile alla versione PS2, non sfrutta le capacità di Xbox.

- Sonoro e musiche senza infamia, ma senza lode.

La Codemasters ha più volte avuto il merito ed il coraggio di aver prodotto giochi basati su un concept originale ed è sufficiente citare Operation Flashpoint per avvalorare questa affermazione, gioco che, tra l'altro, verrà presto pubblicato anche per Xbox. Prisoner of war fa leva proprio su un concept innovativo: ambientato durante la seconda guerra mondiale, il vostro compito sarà quello di evadere da un campo di prigionia tedesco. La Wide Games, software house che lo ha sviluppato, ispirandosi a film di successo quali "La grande fuga" e "Fuga per la vittoria", ha creato uno stealth game che può essere definito un Metal Gear Solid ambientato negli anni 40.