Stuntman  3

Ready...Action!

RECENSIONE di La Redazione  —   08/01/2003

Scena 1: Prima…Motore…Azione!

Come già suggerisce il titolo, l’ultima produzione dei Reflections, all’esordio su Ps2, tenta infatti di simulare la carriera di uno stuntman, alle prese con sei diversi film. Negli intervalli tra un lavoro e l’altro si trova anche il tempo per spettacolari esibizioni in un’arena festante, tra pile di automobili da abbattere e il classico salto nel cerchio infuocato. E’ questo insomma il fulcro dello story mode, che costituisce il principale stimolo ludico, sebbene siano presenti altre due modalità (sfide di velocità e editor di stunt) di minore interesse, che consentono di allenarsi e divertirsi nell’arena in modo libero con i bolidi sbloccati nella modalità carriera. Non è l’originalità del concept tuttavia che deve scoraggiare i driver occasionali: la cura riposta nel tentativo di farci immergere della “dimensione stuntman” è decisamente adeguata. Dai fotogrammi storici in bianco e nero del filmato introduttivo, passando per l’atteggiamento schivo e sbrigativo del nostro alter ego virtuale (doppiato ottimamente), fino ai rimproveri perniciosi del regista: gli elementi che compongono ciò che per gli americani si chiama presentation sono assemblati con grande cura e stile , tanto da rendere quasi palpabile il fascino del lavoro dello stuntman, pericoloso e oscuro allo stesso tempo. Visti questi presupposti, aspettarsi un gameplay frenetico, spudoratamente arcade sarebbe almeno all’apparenza lecito. Stuntman invece rimane saldamente fedele alla sua presunzione simulativa, e quindi si rende fin da subito inadatto per quella larghissima fascia d’utenza soft-core, che da un gioco vuole solo divertimento immediato e spensierato. La fisica oltremodo sofisticata rende molto impegnativa la padronanza della numerosa gamma di veicoli di cui dovremo prendere il comando (jeep, auto della polizia e auto gialla di Hazzard incluse). Una corretta distribuzione dei pesi in prossimità di un salto ad esempio diventa essenziale sia per la riuscita del salto stesso, sia per evitare un atterraggio rovinoso. Allo stesso modo una frenata prolungata eccessivamente o un freno a mano tenuto tirato un secondo di troppo possono avere conseguenze funeste. Il perché di tanta preoccupazione è semplice: in un film non c’è spazio per improvvisazioni o errori, e su questo concetto i Reflections sembrano avere deciso di sviluppare l’intero gameplay. Il sospetto di intenti sadici da parte dei coders anglosassoni si concretizza subito nelle prime grigie curve londinesi: gli obiettivi da completare e i pericoli da scampare sul set sono tantissimi, e la pratica necessaria per arrivare interi alla fine è davvero molta. Come se non bastasse, un regista decisamente pretenzioso non manca di fermarci ogni qual volta siano evasi gli esigui limiti di tempo concessi. La deformabilità di ogni singolo componente della carrozzeria delle vetture presenti sul set è un’arma a doppio taglio; se da un lato costituisce una caratteristica di sicuro impatto dal punto di vista visivo, è anche vero che finisce per essere un ulteriore gravoso handicap per il giocatore. Ogni benché minima collisione infatti, oltre a farci perdere tempo prezioso, causa un danno quasi sicuro al veicolo, che per poter terminare lo stunt non deve essere eccessivamente danneggiato. E, credetemi, uscire indenne da una galleria in contromano zigzagando all’inseguimento di un furgone che sembra essere stato baciato dalla sorte non è cosa da poco.
Questo però non significa che Stuntman sia un titolo privo di contenuti interessanti. Se ci si arma di grande pazienza e si è disposti a subire quello che si potrebbe definire il cinismo dei Reflections, portare a termine ogni stunt può essere motivo di grande soddisfazione. Acquisire un certo feeling con i veicoli, nonostante l’elevato livello di difficoltà, non è affatto impossibile, e il progressivo incremento delle proprie abilità nella guida risulta indubbiamente appagante, seppure impegnativo, mentre nella mente riaffiora il ricordo dei fasti dell’era Psone di Destruction Derby e Driver. Certo è però che il malsano istinto di lanciare il joypad dalla finestra si manifesterà ugualmente…

Tecnicamente parlando…

Tecnicamente Stuntman si pone su livelli più che discreti, ma non sfiora nemmeno l’eccellenza raggiunta da altri racing a 128 bit (Gt3 su tutti). L’ottimo quantitativo di poligoni concentrati su vetture e ambienti, l’assenza quasi totale di flickering e aliasing sono infatti bilanciati da un frame rate non certo da combattimento (30 fps con cali decisamente evidenti in alcuni stages) e textures di qualità tutt’altro che eccelsa. Se il design di ambienti e veicoli è sufficientemente ispirato, le animazioni delle comparse che fuggono all’impeto del nostro passaggio sono da bocciare. Dettaglio decisamente meno trascurabile rispetto ai precedenti è la lunghezza dei caricamenti: dato che prima di portare a termine uno stunt sono necessari parecchi tentativi, dovere ogni volta aspettare quasi un minuto per poter ricominciare da capo diventa spesso motivo di ulteriore frustrazione. La qualità del sonoro oscilla tra la bontà del doppiaggio delle voci dello stuntman e del regista, della verosimiglianza del rombo dei motori e l’anonimato dei temi musicali. Stuntman non assume i connotati dell’esperienza videoludica Grandiosa (non crediamo ne avesse l’ambizione) neanche per quanto concerne la longevità. A penalizzarlo è soprattutto lo scarso fattore rigiocabilità: ammesso di voler portare a termine (in circa 12/13 ore) lo story mode, non bastano le due modalità libere, con tanto di extra da sbloccare, per giustificare il recupero della confezione marcata Atari dalla nostra collezione.

Commento

Che cos’è Stuntman? Un gioco frustrante, ingiocabile e senza buone idee? Sicuramente no. Stuntman è un titolo originale, a tratti coinvolgente ma difficile e minato da alcuni difetti (sia formali che strutturali) che gli impediscono di rivelarsi con la forza delle sue grandi potenzialità. Un titolo da tenere seriamente in considerazione soprattutto dagli appassionati del genere “spericolato”, a cui può regalare alcune ore di sano divertimento, mentre chi ha poca pazienza o magari digerisce poco i difetti e le scelte dei Reflections messi in luce nella recensione, è meglio che ne stia alla larga.

Pro
+originale e cool
+fisica raffinata
+eccellente presentazione

Contro
+a tratti frustrante
+talvolta scattoso
+eccessivamente lineare

E’ ormai da quasi un anno e mezzo che esaminando l’ampia schiera di racing games sul monolito bisogna fare seriamente i conti con un certo Gran Turismo 3. Chi fino ad ora ha tentato di sfidare l’eminenza dell’ultima creatura di Polyphony Digital nel suo medesimo territorio ha fallito piuttosto miseramente. E in virtù di ciò è da considerarsi come primo merito di Stuntman quello di approcciarsi al genere racing in maniera diversa rispetto alla concorrenza, come impone la tradizione Reflections. Scongiurato quindi a priori il rischioso braccio di ferro con il Re, Stuntman parte con l’ambizione di guadagnarsi il favore di quelli che delle corse apprezzano la spettacolarità e l’adrenalina degli inseguimenti a tavoletta, delle acrobazie e degli incidenti esplosivi, piuttosto che la ricerca del record su giro o della traiettoria ideale.