The Last Remnant Remastered: la recensione 54

The Last Remnant Remastered torna finalmente in campo nella sua versione definitiva.

RECENSIONE di Marco Perri —   07/01/2019

The Last Remnant è molto, molto più di quello che potete aver letto - al tempo o tutt'oggi - in giro. Purtroppo, aggiungiamo, perché è palese che in pochi hanno avuto la grazia di sondare le profondità del prodotto, ma su questo punto ci torneremo. Per parlare con serietà di JRPG bisogna averne giocati, dai più ai meno blasonati, occorre andare oltre le convenzioni del brand ed esplorare senza filtri, consapevoli di quello che rappresenta(va) il genere in termini di espressività dei team coinvolti. E' una delle categorie videoludiche più difficili da valutare proprio perché di nicchia, per pochissimi giocatori che alla tecnica antepongono il flusso di emozioni, sentimenti e storie che fuoriescono dal prodotto e spesso lo trascendono, parlando della realtà quotidiana di ognuno. Chi scrive, dieci anni fa apprezzò moltissimo The Last Remnant: fu un gioco con difetti grossolani di gestione e di design, ma fu anche forse il miglior JRPG Square-Enix per console fisse della settima generazione. Esattamente: il gioco di Ueda e Takai, con Kawazu alla sceneggiatura, ebbe il merito di crearsi un culto tra gli appassionati che la trilogia di Final Fantasy XIII - forse l'incarnazione della più grande contraddizione produttiva e concettuale nella storia di Square Enix - poteva solo sognare. I tre personaggi, tutti poco avvezzi ai riflettori, presero la palla al balzo del dilagante Unreal Engine 3 e misero a fattor comune l'eredità non convenzionale dei SaGa, creando un titolo con evidenti limiti produttivi in termini di risorse investite - per i giapponesi, programmare su UE3 fu un disastro - ma capace come pochi altri JRPG della sua generazione di trascinare con immediatezza, freschezza e un pizzico di quel sano sadismo che ci vuole sempre. Per scrivere questa recensione della versione Remastered ci siamo presi del tempo: abbiamo voluto concludere ancora una volta il gioco, sviscerarlo, analizzarlo di nuovo dieci anni dopo, provare a capire perché in pochi vissero con la giusta passione la storia di Rush Sykes.

Un fan chiamato Nomura

Pochi, pochissimi di voi sapranno che Nomura è sempre stato un grande fan di The Last Remnant: la notizia non riuscì ad andare sotto i riflettori proprio per la tiepida ricezione del gioco al tempo, ma il buon Tetsuya - anni dopo la pubblicazione del titolo - si spinse a ritenersi incredulo del fatto che la dirigenza Wada (il vecchio CEO Square-Enix) non stesse prendendo in considerazione lo sviluppo di un sequel dell'opera di Takai. Tra tutti i prodotti che Nomura poteva citare e per tutti quelli per i quali poteva esaltarsi, scelse un JRPG apparentemente minore. La spiegazione è semplice, seppur in pochi saranno concordi: The Last Remnant è l'incarnazione di una dinamica ruolistica giapponese molto diversa, sperimentale e per certi versi molto avanti nella visione.

Pochi tempi morti, nemici visibili sulla mappa, sistema di combattimento a turni ma anche strategico, estremamente stratificato ma a modo suo, cast di personaggi non equamente caratterizzati ma tutti singolari e con la propria storia, esponenti di uno stereotipo ottimamente amalgamato con i protagonisti e i nemici, capaci invece di portare avanti in puro stile nipponico la narrazione. Il tutto immerso in un ecosistema di quest piuttosto interessanti, diverse tra loro e ambientate in un mondo molto affascinante, dove artefatti magici e misteriosi chiamati Remnant guidano le ambizioni di regni e città stato dal tipico sapore fantasy orientale. E' soprattutto nelle città e nell'esplorazione che si notano due grandi migliorie di questa Remastered: minori tempi di caricamento e una bell'aggiornamento alle texture e alla pulizia generale rendono The Last Remnant Remastered un prodotto oggi ancora assolutamente presentabile.

Battaglie aperte

La caratteristica più particolare e più stratificata - ma per questo estremamente complessa da padroneggiare per gli standard - fu il sistema di combattimento: un mix di strategia a turni basato su combo di mosse speciali, il tutto controllando gruppi di personaggi più o meno caratterizzati. Sulla carta innovativo, all'atto pratico anche: fu un preciso desiderio di Takai inserire un controllo multiplo, proprio per rompere con una pesante eredità legata a party di comprimari sempre limitato. La struttura regge benissimo: grazie al lavoro di rimasterizzazione effettuato, le battaglie sono ora più frenetiche, godibili e quasi prive di quei rallentamenti che avevano distrutto qualsiasi tentativo di somministrazione del prodotto alla critica del tempo.

Purtroppo sì, l'assenza della giusta competenza del team nel programmazione con l'UE3 rese le battaglie un'esperienza molto acerba, si potevano quasi contare i fotogrammi; vedere oggi il gioco girare su console come la (ora rimossa) versione PC lato framerate è un elemento che cambia concretamente le carte in tavola e permette finalmente, anche ai più critici, di valutare un sistema di primo livello per idee e piacevolezza nel lungo termine. The Last Remnant Remastered non è un gioco semplice da giocare, le insidie sono ovunque, alcuni boss veramente ostici; fortunatamente Square-Enix non ha orientato verso il basso l'accessibilità, inserendo però trucchetti come il salvataggio automatico che aiutano, anche se è più corretto dire che tolgono frustrazione gratuita, specie negli scontri sequenziali, senza possibilità nel mezzo di salvare la partita. Bene anche l'inserimento di un'opzione per aumentare la velocità delle battaglie, l'abbiamo apprezzata molto. Dopo esserci di nuovo immersi fin nelle profondità della sua offerta, possiamo confermarvi che The Last Remnant Remastered non ha contenuti aggiuntivi, ma considerando un mix tra quest secondarie, quest dei personaggi, cacce ai mostri e altro fidatevi che la mole di tempo investibile vi soddisferà. Chiudiamo con un elemento incredibile, tristemente dimenticato dai più dell'epoca ma assolutamente strepitoso: la colonna sonora di Tsuyoshi Sekito affianca al titolo un supporto audio di qualità elevatissima, in grado di trascinare, esaltare, caricare e rendere i momenti epici qualcosa di indimenticabile. Un vero e proprio ritorno sonoro ai JRPG degli anni '90.

Digital Delivery
PlayStation Store
Prezzo
19.90 €
Multiplayer.it

8.0

Lettori (3)

6.6

Il tuo voto

Se vi piacciono i JRPG e se vi piace veramente il medium videoludico di nicchia, quello non immediato, The Last Remnant Remastered a 20€ è un acquisto imprescindibile. Rappresenta forse l'ultimo esponente di una compagnia che ha smesso di osare, di creare da sola il proprio percorso, di dettare degli standard: un gameplay veloce, fresco, un sistema di combattimento profondo, complesso da padroneggiare, emozionante, una storia ricca di personaggi interessanti, capace di trasportare con forza fino all'ultima cinematica. Il titolo di Takai spiega poco dei suoi meccanismi o algoritmi nascosti, ma ammalia chi ha la forza di superare un inizio lento e di immergersi in una struttura emotiva e ludica che travolge il giocatore come una valanga e gli permette di vivere un'esperienza capace di scavare come pochi altri JRPG di quel decennio. Un gioco con l'anima e per questo ingiustamente - e lo ripetiamo ingiustamente - troppo sottovalutato: compratelo, così magari potremo giocarne un seguito tra qualche anno.

PRO

  • Sistema di combattimento unico e divertente
  • Ambientazione, personaggi e storia con personalità
  • Una somma delle parti che trascina come poche altre

CONTRO

  • Il gioco spiega pochissimo del suo funzionamento
  • Valori produttivi generali chiaramente non da tripla A