La realtà entra in gioco 60

Scopriamo questo piccolo e ambiziosissimo progetto che vuole simulare delle manifestazioni di piazza dalla parte dei poliziotti... e dei manifestanti

ANTEPRIMA di Simone Tagliaferri   —   15/03/2013

Se osserviamo il mondo dei videogiochi è veramente difficile trovarci dentro un qualche riflesso della realtà storica che stiamo vivendo. Crisi economica e sociale. Guerre. Instabilità internazionale. Guerra dell'informazione. Niente di niente. Alcuni titoli borderline, e alcune iniziative della scena indipendente, hanno provato a rendere i videogiochi partecipi del mondo, ma non hanno avuto una grossa eco tra i videogiocatori e, soprattutto, l'industria tradizionale si è dimostrata assolutamente indifferente a queste istanze arrivate dal basso.

Se pensiamo ai più recenti titoli tripla A, troviamo il solito campionario di eroi che salvano tutti sventando apocalissi. Paradossalmente i generi che più potrebbe affrontare argomenti scottanti e attuali, come ad esempio gli sparatutto militari o, in generale, i giochi d'azione con ambientazione realistica, hanno sempre scelto di mantenere un profilo basso, limitandosi a proporre folclore e propaganda spicciola come temi centrali (il solo Spec-Ops: The Line ha provato ad andare oltre, gliene va reso merito).

Quando la battuta migliore di un DmC Devil May Cry è: "Ti apro il c..o", pronunciata da un demone che ha qualche migliaio di anni sul groppone, o quando un gioco finisce con la banda musicale del Valhalla, è chiaro che il focus del medium è sull'intrattenimento puro, possibilmente senza destare scandali e senza far parlare troppo di sé. Fuggi, massa, fuggi. Agli sviluppatori di RIOT, titolo per sistemi iOS, Android, PC, Mac, Linux, Ouya, Odyssey e pure Commodore 64, deve interessare poco il rischio di esporsi al tiro incrociato delle polemiche, che sicuramente non mancheranno, visto che hanno scelto come soggetto i disordini di piazza, vivibili dal punto di vista dei manifestanti o della polizia. Finanziato tramite crowdfunding (la piattaforma scelta è stata Indiegogo), dove ha più che raddoppiato la cifra richiesta, RIOT sembra avere le potenzialità per far parlare di sé e per far crescere la considerazione del medium videoludico come mezzo per esprimere concetti che non siano solo ammazza il mostrino e piglia lo spadino più grosso. Cerchiamo di scoprire cosa proverà a rappresentare.

Distribuire RIOT su piattaforme iOS
Scrivendo l'articolo ci è sorta una domanda: riuscirà RIOT a essere distribuito sulle piattaforme iOS? Sicuramente ricorderete il caso di Phone Story di Molleindustria, bannato da App Store per i suoi contenuti troppo crudi, che poi trovò asilo su Google Play. Insomma, la censura di Apple, che consigliò di scrivere dei libri a chi voleva realizzare videogiochi di attualità, renderà la vita facile a RIOT, con i suoi contenuti davvero forti? Intanto, se volete, votate il gioco su Greenlight (link) per fargli trovare la via di Steam, sperando che nel frattempo Gabe Newell non diventi un pericoloso reazionario (o che Steam non venga comprata da Apple).

Scontri di piazza

Leonard Menchiari, ex-Valve che ha deciso di mettersi in proprio, parlando del gameplay di RIOT lo ha descritto in termini generali, visto che lo sviluppo è tutto in divenire, ma abbastanza chiari: il giocatore dovrà indirizzare le azioni della folla usando alcuni semplici comandi. Non ci saranno eroi individuali, ma ci si sentirà parte di un gruppo di persone più ampio e organizzato. I singoli avranno un peso soltanto come parte della massa, e sarà quest'ultima a influenzare il loro comportamento, al di là dell'individualità di ognuno. Ogni missione avrà un obiettivo da portare a termine. La violenza sarà centrale, sia quando bisognerà provare a controllarla, sia quando si dovrà liberarla in tutta la sua brutalità. Lo scopo non sarà sempre quello di spazzare via gli avversari, da entrambi i lati. Come già detto, si potrà giocare nel ruolo delle forze dell'ordine o dei manifestanti.

Entrambi saranno essenziali per dare il quadro complessivo del concept di RIOT, che non sarà focalizzato sulla distruzione, ma su una concatenazioni di cause ed effetti che determineranno il risultato finale, con la perdita o meno di rispetto da parte della popolazione, che probabilmente sarà rappresentata tramite i media tradizionali. Ci saranno più scenari nazionali a disposizione, tutti con caratteristiche differenti. Si parla di Italia (sarà lo scenario più facile con i rivoluzionari tutti impegnati a farsi le canne o a ubriacarsi nei pub? Si scherza è... lo sanno tutti che da noi non ci sono rivoluzionari), Grecia, Egitto, New York, Corea del Sud e forse altri, in base ai soldi raccolti con la campagna su Indiegogo. Gli sviluppatori vogliono curare singolarmente le diverse versioni, in modo da sfruttare le caratteristiche specifiche delle varie macchine (ma anche qui sarà tutta questione di tempo e budget). Il motore scelto per sviluppare il gioco è Unity 4, la scelta ideale per gli studi indipendenti (e non solo ormai), soprattutto perché consente una gestione ottimale delle varie versioni. Per ora non è stata ancora decisa una data d'uscita, ma sicuramente vi terremo informati quando ne sapremo di più.

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Intervista a Leonard Menchiari

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Leonard Menchiari, ex-Valve che ha fondato il progetto RIOT, per capire la natura del progetto e per scoprire cosa si prefigge. Ci fa piacere anche citare la presenza tra gli sviluppatori di Mattia Traverso (di quale nazione sarà?), conosciuto sulla scena indipendente internazionale per il flash game One and One Story (link), che vi invitiamo caldamente a provare.

Multiplayer.it: Salve, presentatevi ai nostri lettori. Chi siete? Quando siete nati come team?
Leonard Menchiari: Il team RIOT è composto da me (Leonard Menchiari, ex impiegato Valve), Ugur Ister (Programmatore Freelance ed esperto di Unity) e Mattia Traverso, conosciuto nel mondo degli indie game per il suo gioco One and One Story finalista all'IGF2012. Ho cominciato il gioco l'estate scorsa e dopo averci lavorato per 5-6 mesi ho cominciato la campagna Indiegogo grazie alla quale ho conosciuto e sono entrato in contatto con i miei altri due partner.

Multiplayer.it: Il tema di Riot è di quelli che tirano polemiche. Come mai avete scelto di creare un simulatore di scontri di piazza? Cosa avete visto di videoludicamente interessante in fatti della realtà spesso molto discussi e controversi?
Leonard Menchiari: Ho semplicemente deciso di far vedere alla gente quello che la televisione nasconde, far capire che ci sono movimenti di milioni di persone che combattono per la loro libertà di parola mentre i media spesso gli costruiscono sopra una falsa immagine o persino li nascondono proprio. Il gioco potrebbe essere definito come: "Documentario Giocabile", ovviamente con tutte le semplificazioni del caso. Cosa ho visto di videoludicamente interessante non è possibile spiegarlo a parole, andrà "vissuto" giocando!

Multiplayer.it: Nel gioco si potranno indossare sia i panni dei manifestanti, sia quelli delle forze dell'ordine. Che differenze ci saranno tra le due fazioni in termini di gameplay?
Leonard Menchiari: Le differenze saranno molte e ben definite, vogliamo che le "motivazioni" e le "emozioni" di entrambe le parti vengano rispettate e proposte. Le due "fazioni" avranno obiettivi e mezzi ben diversi, ma per ora non posso dire troppo.

Multiplayer.it: La grafica in pixel art sembra voler stemperare il tema del gioco. Oppure ricercate l'effetto esattamente opposto? Ossia partire da una grafica palesemente finta per concentrare tutta l'esperienza sulla crudezza della tematica?
Leonard Menchiari: La grafica 8 bit non è solo un modo di replicare uno stile retro anni 80; è un mezzo per poter sfogare l'immaginazione del giocatore. Qualunque faccia, dettaglio, oggetto che vedi può essere interpretato a piacimento dal giocatore stesso mentre l'atmosfera è al centro dell'attenzione. Inoltre, se proprio dobbiamo dirla tutta, ammettiamo di essere grandi fan di Sword & Sworcery e di essere innamorati di questo stile.

CERTEZZE

  • Che il tema venga trattato in modo adulto
  • Un po' di realtà che entra nei videogiochi!

DUBBI

  • L'argomento è di quelli difficili
  • Ne regaleremo una copia ai parlamentari