Le conferenze Nintendo all'E3 36

Nintendo è sempre stata protagonista all'E3, fin dalla prima edizione del 1995. Riviviamo insieme le conferenze più recenti, e cerchiamo di capire perché quest'anno salterà l'appuntamento

SPECIALE di Alessandro Bacchetta   —   28/04/2013

Contro ogni previsione Satoru Iwata ha annunciato che quest'anno non ci sarà nessuna conferenza Nintendo all'E3 2013, o meglio, che non ci sarà nei modi e nei tempi con cui abbiamo imparato a conoscerla negli ultimi decenni: magniloquente, attesa, pomposa. Per quanto inaspettata, una mossa del genere è tutt'altro che insensata, e con ragioni ben più radicate del mistificato confronto - evitato, in questo caso - con Microsoft e Sony, tanto ventilato dagli hardcore gamers.

Proprio una certa avversione nei confronti del gaming tradizionale, e verso la stampa ad esso connessa, comunemente detta specializzata o settoriale, ha probabilmente condotto Nintendo e i suoi dirigenti a una simile decisione. Ben più della presa di posizione, a stupire sono i tempi: una scelta simile sarebbe stata maggiormente contestualizzata agli albori dell'era Wii, ma probabilmente a mancare all'epoca erano i mezzi, la struttura e il prestigio per aggirare un simile evento. Il rapporto tra Nintendo e l'E3 è il riflesso della relazione tra l'azienda giapponese e l'industria stessa, che nell'ultimo decennio si è lentamente deteriorato, fino ad arrivare all'attuale frattura. E alla ricerca di un contatto diretto col proprio pubblico, attraverso le Nintendo Direct.

L'unione

L'E3 2000 per Nintendo fu una fiera di transizione, dedicata ai pensionabili Nintendo 64 e Game Boy Color, che non offrì spunti degni di esseri ricordati. Le console successive sarebbero state presentate pochi mesi dopo a un evento a parte, organizzato in proprio, lo Space World. Quando arrivò il maggio seguente, quello del 2001, l'attesa era alle stelle, e il contatto tra Nintendo e i suoi fan, i suoi fedeli, era al massimo storico, tanto da non dover nemmeno rivendicare alcuna tipologia di pubblico: il GameCube era una console fatta e pensata per loro, c'era una sintonia assoluta tra sviluppatori, ideologia e acquirenti.

La presentazione fu un successo, con Luigi's Mansion, Pikmin e Super Smash Bros Melee alle luci della ribalta (per la cronaca: due nuovi brand e uno che non era certo il fenomeno internazionale di adesso). Ma gli appassionati attendevano ancora i "loro" big, e l'evento del 2002 non li avrebbe delusi. Anzi, a posteriori potremmo dire che è stata la conferenza Nintendo a esaltare e convincere maggiormente pubblico e stampa internazionale. Con l'arroganza di chi sa di avere in mano le carte vincenti, Iwata e soci prepararono un video che mostrava in serie The Legend of Zelda: Wind Waker, Super Mario Sunshine, Metroid Prime, Eternal Darkness e Star Fox Adventures, che per quanto se ne sapeva allora sarebbe stata la nuova, prima grande opera Rare per GameCube. Insomma, una conferenza straordinaria sotto qualsiasi punto di vista.

La caduta del cubo

Ma le cose nel mondo reale non avrebbero avuto lo stesso successo: il GameCube, nonostante i grandi giochi, arrancava dietro a PS2, console dall'offerta ormai ben più variegata e completa. Iwata si trovava nella difficile posizione di dover recuperare senza avere i mezzi per farlo, e in questo senso l'E3 2003 non può che etichettarsi come fallimento: non mancarono i bei giochi, come Mario Kart: Double Dash e Pikmin 2, non mancarono i grandi annunci perché ci fu quello di Resident Evil 4, ma in generale l'idea trasmessa fu quella di una console incapace di elevarsi, ormai impantanata nella sua (dorata e apprezzata) nicchia, con tanti giochi votati al multiplayer offline e basati sulla connessione tra Game Boy Advance e GameCube, prodromici del GamePad WiiU.

Il 2004 rappresentò un netto balzo in avanti, con Nintendo e il suo pubblico che avevano ormai accettato "il cubo" per il piccolo mercato che era stato in grado di conquistarsi, ed erano pronti entrambi rispettivamente a sparare e godersi con dignità le ultime cartucce che la piattaforma aveva da offrire: Metroid Prime 2, Resident Evil 4, e... The Legend of Zelda: Twilight Princess, il cui annuncio portò letteralmente all'ululato parte della platea in sala, ormai incapace di intendere e volere quando Shigeru Miyamoto entrò sul palco brandendo scudo e Master Sword. Questo per far capire, sebbene i tempi "cupi", quanto ancora fosse forte il legame tra Nintendo e i suoi adepti, che ebbero comunque la sensazione di affondare insieme all'azienda preferita. Ma l'E3 2004 va ricordato per almeno altri due motivi. Uno è l'arrivo di Reggie, col famoso slogan "kickin' ass 'n' tackin' names". L'altro è la presentazione del Nintendo DS, che all'epoca venne visto come vittima sacrificale in attesa dell'ascesa di Sony anche in campo portatile. Nintendo stava rinunciando al proprio brand di maggior successo, il Game Boy, stava per affrontare la storica rivale con una brutta console a due schermi, e pareva destinata ad avere la peggio. Non era chiara, minimamente, la direzione che Iwata intendeva intraprendere con quella piattaforma. Sembrava in piena confusione. L'E3 2005 fu paragonabile a quello del 2000, cioè un evento di transizione, con Iwata che parlò un quarto d'ora del "Revolution" (futuro Wii) mostrando il solo design della console, e descrivendo in generale il progetto sotteso alla nuova macchina. Quelle che sembravano parole vuote, erano in realtà macigni che avrebbe fracassato l'industria negli anni a venire. La carrellata di titoli per DS mostrata dopo (DS che non aveva ancora del tutto spiccato il volo) e l'ennesimo focus su Twilight Princess non riuscirono comunque a placare l'appetito dei fan.

Wii!

Nel 2006 Miyamoto si presentò agghindato da direttore d'orchestra, e che fosse tutta un'altra musica era evidente a tutti, solo che nessuno sapeva quanto. Il Wii stava arrivando coi suoi motion control, e tra discorsi e cascate di demo in pochi afferrarono pienamente la portata del cambiamento: eppure degli indizi c'erano. Super Mario Galaxy venne mostrato al mondo in un anonimo filmato tra altri titoli, Wii Sports, col suo tennis, ebbe il posto d'onore a fine conferenza. Sarebbe diventato il gioco più venduto di tutti i tempi, quasi doppiando il secondo classificato. Stampa e pubblico ebbero opinioni discordi sul Wii, ma l'odore del successo, dopo il paventato fallimento, divampò forte a Los Angeles: lo stand Nintendo fu di gran lunga il più visitato, con tutti, gente e giornalisti, ansiosi di provare la novità.

Quel Natale il fenomeno Wii esplose maestoso in tutto il mondo, seguendo la striscia di successo segnata dal DS, ormai immerso nella "Touch Generation" ed esteticamente privato, col restyling Lite, di ogni retaggio baloccante. Ma fu solo nel 2007 che la rottura coi propri accoliti, con l'industria e con la stampa venne formalizzata, sempre che di rottura si possa parlare: semplicemente quel pubblico, che per anni era stato unico riferimento, era ormai diventato una semplice parte dell'impero Nintendo. Super Mario Galaxy ancora una volta ebbe uno spazio minore di Wii Fit. E questo non le fu perdonato. La conferenza si tenne in un ambiente dall'arredamento minimalista, privo di riferimenti alla cultura degli hardcore gamer; i trailer non avevano più sottofondi musicali epici, piuttosto mostravano persone "normali" alle prese col Wiimote. Nintendo stava parlando a una platea diversa da quella che aveva di fronte, e questo venne percepito come un insuccesso, quand'era tutt'altro. L'E3 2008 e quello del 2009 non fecero altro che cementare il distacco, con Nintendo trionfatrice a dispetto, è proprio il caso di dirlo, dell'industria: mentre i forum specializzati di tutto il mondo si divertivano a schernire le presentazioni "formali" e le terze parti sfoderavano i loro artigli sulle altre console, l'azienda di Kyoto conosceva un successo inaudito in ogni parte del pianeta. Il Wii, in relazione alla data d'uscita, si stava imponendo come la console più venduta di sempre. All'E3 2009 ebbe il posto d'onore New Super Mario Bros, ancora una volta a dispetto di Super Mario Galaxy 2: un altro affronto a pubblico e stampa specializzata, un altro trionfo commerciale. All'apogeo del successo, Nintendo avrebbe potuto fare qualsiasi cosa: anche disertare l'E3. Quello sarebbe stato il momento giusto per compiere una scelta del genere. Eppure qualcosa stava cambiando, di nuovo.

Incertezze

Non sapremo mai se per il perduto prestigio sulla stampa specializzata, se per volontà dei creativi Nintendo o per risanare la spaccatura col resto dell'industria, o se più probabilmente per tutte e tre le ragioni insieme, fatto sta che Nintendo nel 2009 decise di conciliare la nuova dimensione con la precedente. Voleva far confluire il vecchio pubblico nel nuovo e viceversa. L'E3 2010 fu l'emblema di questa nuova direzione: trailer di stampo tradizionale, giochi classici ma potenzialmente aperti alle masse (Donkey Kong Country Returns, The Legend of Zelda: Skyward Sword), il 3DS presentato con Kid Icarus: Uprising.

Gli hardcore gamers furono estasiati dalla conferenza restauratrice, ma era impossibile non vedere dietro una prima, leggera incrinatura della trionfante filosofia che aveva animato l'aureo periodo di Wii e DS. Gli E3 2011 e 2012 sono storia recente, con 3DS e Wii U che tra mille difficoltà stanno tentando di sostituirsi ai predecessori. Una cosa è certa: negli atti e nei modi, in questi due ultimi anni, Nintendo ha fatto di tutto per recuperare la sua immagine e il suo prestigio, all'interno dell'industria e della stampa. Tutto questo per ora si è tradotto in un parziale insuccesso, a testimonianza di un rapporto forse ormai definitivamente compromesso, e di un passato non più recuperabile. Se il 3DS sembra aver trovato la sua strada, un selciato più simile a quello del Game Boy che non a quello del diretto genitore, il Wii U fatica a imporsi. Perché Nintendo abbia preso adesso la decisione di non tenere l'ennesima magniloquente conferenza, perché abbia rinunciato a prendere parte a quella che, di fatto, è una ritualità dell'industria, non ci è dato saperlo: il sapore che se ne ricava tuttavia è evidente. L'ospite principale ha declinato l'invito a cena, visto che, pur avendo fatto di tutto per compiacere i padroni di casa, non è stato trattato come si aspettava. La storia ci insegna che Nintendo tira fuori la parte più pragmatica, caustica e cinica della propria anima quando si trova in difficoltà, esattamente come è successo col Wii. Difficile che l'E3 di quest'anno ci riservi un "nuovo" Wii Sports, o qualcosa sulla stessa linea: più probabilmente avremo tanti giochi attesi dai "fedeli", come i nuovi Mario, Super Smash Bros e Mario Kart. Ma da qui in avanti tutto è possibile: Iwata è di nuovo in guerra.