Zone of the Enders – Che fine hanno fatto? 31

Giganteschi mech in salsa giapponese, azione e tanto divertimento: che fine ha fatto Zone of the Enders?

RUBRICA di Massimo Reina   —   11/06/2015

Zone of the Enders di Konami è stata una serie avventurosa in terza persona con elementi sparatutto e hack and slash creata da Hideo Kojima, nella quale il videogiocatore guidava un Orbital Frame chiamato Jehuty, un robot dotato di un sistema avanzato di intelligenza artificiale e di parecchie soluzioni d'attacco. A bordo di questo mech, che acquisiva nuove abilità e armi secondarie che andavano poi ad arricchire quella principale, vale a dire una potente spada a ioni, gli utenti erano chiamati ad affrontare orde di robottoni nemici in avventure palesemente influenzate da produzioni anime giapponesi, quali per esempio la serie Gundam o Neon Genesis Evangelion. Il set principale delle sue storie era un futuro nel quale gli esseri umani avevano colonizzato la galassia e molte colonie spaziali erano state create su Marte e intorno all'orbita di Giove. Proprio su una delle sue lune, la fredda Callisto, era stato scoperto il Metatron, un minerale contenente una nuova indispensabile fonte energetica. Intanto i potenti della Terra cominciarono a vedere i coloni di Marte e Giove come delle mucche da mungere e a discriminarli. Iniziarono a chiamarli "Enders", imponendo loro delle imposte durissime da pagare, e a sfruttarne al massimo lavoro e risorse. Alla fine il malcontento si diffuse fra la gente degli avamposti spaziali e diversi gruppi su Marte, il più noto dei quali si chiamava BAHRAM, iniziarono a opporsi e a ribellarsi scatenando una violenta guerra.

Riusciremo mai a rivedere Zone of the Enders su qualcuna delle nostre console?

Il massacro di Antilia

Il primo titolo della serie, rilasciato nel 2001 su PlayStation 2, era ambientato nell'anno 2172, epoca nella quale in tanti abbandonavano un pianeta Terra ormai divenuto troppo piccolo e sovraffollato, per cercare fortuna in nuovi mondi dove magari costruire delle colonie, e dove incominciare una nuova vita. In una di queste, Antilia, sorgeva una maestosa stazione orbitante che ruotava attorno al pianeta Giove, racchiusa da una cupola che proteggeva dai pericoli provenienti dallo spazio. Ma un giorno la pace e la tranquillità della comunità venivano compromesse da un esercito di ribelli chiamati BAHRAM, che a bordo di Orbital Frame da combattimento portavano morte e distruzione. Da questo incipit partiva poi un'avventura che vedeva protagonista il quattordicenne Leo Stenbuck, un superstite dell'attacco nonché personaggio controllato dal videogiocatore.

A bordo del Jehuty, maestoso Orbital Frame - disegnato da Yoji Shinkawa, character e mechanical designer per la serie Metal Gear - gestito da ADA, una evoluta intelligenza artificiale, l'utente veniva così catapultato in una sequela di situazioni dove era chiamato a proteggere i civili e ad affrontare centinaia di nemici che si facevano sempre più agguerriti e resistenti col passare del tempo. Il prodotto era infatti un titolo d'azione dall'impostazione non lineare, che basava il suo gameplay su aree piccole, esplorabili e visitabili in diverso ordine, tutte collegate tra loro da un HUB centrale. Non mancavano i classici e massicci boss di fine livello, che a intervalli più o meno regolari si dovevano abbattere per progredire nella storia. In ogni caso i combattimenti si rivelavano frenetici e divertenti, complice anche un sistema di controllo molto intuitivo, e la possibilità di guidare ovviamente un grosso robot armato di tutto punto e di funzionalità speciali, che si potevano poi potenziare o sostituire grazie a un sistema simile a quello di molto giochi di ruolo. Purtroppo, procedendo nell'avventura, tutto scivolava lentamente verso la monotonia a causa di una trama che dopo gli avvincenti spunti iniziali cominciava pian piano a mostrare una certa povertà di contenuti (mancava varietà di situazioni e di colpi di scena utili a ravvivarla) e anche il gameplay alla lunga poteva forse risultare abbastanza ripetitivo, visto che c'erano ben poche variazioni sul tema. Tuttavia l'unico, vero neo che si poteva imputare al gioco, almeno all'epoca, era la sua scarsa durata, perché anche il comparto audio, soprattutto a livello di colonna sonora, era molto interessante. Curata dal trio Norihiko Hibino, Maki Kirioka e Akihiro Honda, gran parte dei brani che la componevano era stata scelta da Hideo Kojima in persona.

Attacco su Marte

Ad ogni modo, sulla scia del successo del gioco, qualche mese dopo, a settembre sempre del 2001, Konami rilasciò Zone of the Enders: The Fist of Mars, uno strategico a turni con mech per Game Boy Advance sviluppato da Sunrise Interactive che seguiva una storia secondaria con protagonista tale Cage Midwell. Il titolo cominciava questa volta su Marte un anno dopo i fatti di Zone of the Enders ed era strutturato in maniera tale da sembrare un anime per la televisione.

Ognuno dei ventisei episodi che lo costituivano, conteneva infatti una missione ma anche tanti dialoghi e scene che ne raccontavano e sviluppavano la trama. Tra una puntata e l'altra il videogiocatore poteva cambiare o migliorare gli equipaggiamenti del proprio mech e salvare il gioco. The Fist of Mars non era malvagio, ma venne accolto abbastanza tiepidamente dal pubblico. In tal senso andò meglio un paio di anni dopo con Zone of the Enders: Second Runner, il secondo dei giochi della serie principale. Conosciuto in Giappone col titolo di Anubis: Zone of the Enders, venne rilasciato su PlayStation 2 nel 2003 e quasi subito conquistò i cuori dei fan e le attenzioni degli addetti ai lavori, che nelle loro recensioni sulle principali riviste del settore gli attribuirono dei voti positivi. Per molti di loro questo era tutto quello che doveva essere il primo capitolo, ovvero un action 3D godibile e profondo grazie ad una maggiore varietà d'azione e situazioni, ma caratterizzato anche da combattimenti più dinamici, nei quali risaltavano una maggiore interattività con l'ambiente e la possibilità di afferrare oggetti e nemici allo scopo di utilizzarli come arma oppure come difesa dagli attacchi. Il tutto corroborato da più scelte disponibili per potenziare le abilità del Jehuty e da una maggiore varietà dei nemici. Rispetto al predecessore qui le tipologie di avversari da sconfiggere erano infatti parecchie, e i vari livelli andavano affrontati sempre in maniera diversa non solo perché le missioni dove si potevano incrociare erano strutturate in maniera tale da imporre vari tipi di strategie, ma anche perché essi stessi godevano di pattern d'attacco differenti, obbligando gli utenti a seguire delle tattiche sempre differenti nell'approcciare le battaglie. Dalla protezione di LEV alleati all'inseguimento di un particolare obiettivo, passando per assalti all'arma bianca contro pattuglie nemiche, fino a soluzioni di accerchiamento di colonne avversarie, c'era davvero di che sbizzarrirsi.

Zone of the Enders 3

Diverso era pure l'evolversi della storia, che si manteneva infatti interessante per tutta l'avventura e non mancava di regalare alcuni passaggi veramente epici, come nel caso dell'assalto alla fortezza di BAHRAM. La storia era ambientata alla fine del 22° secolo, ancora su Marte e con la solita minaccia costituita dal colonnello Nohman e dal suo gruppo. Il gioco vedeva questa volta protagonista un ricercatore di nome Dingo Egret, che per una serie di eventi tragici si ritrovava a bordo del Jehuty con il corpo connesso direttamente alla sua fonte energetica per non morire. L'eroe del gioco era impegnato a combattere contro il già citato Nohman, che a bordo di Anubis, modello gemello del Jehuty ma molto più potente, minacciava stavolta l'incolumità di Marte e della galassia intera con un piano di conquista dell'Universo.

Purtroppo nonostante gli apprezzamenti, il titolo vendette relativamente poco, secondo Hideo Kojima a causa di un errore suo e di Konami nel rilasciarlo in un periodo sbagliato, in quanto a suo dire era stato oscurato dai prodotti della concorrenza. Però, nonostante tutto, il famoso game designer promise da subito di realizzare uno Zone of the Enders 3. Il gioco passò a un certo punto perfino dalla fase di preparazione allo sviluppo vero e proprio. Tant'è che allo Zone of the Enders HD Night del 25 maggio 2012, un evento organizzato per celebrare la release di Zone of the Enders HD Collection, una raccolta in alta definizione per PlayStation 3 e Xbox 360 contenente i due capitoli per PlayStation 2, Kojima in persona annunciò il progetto col nome in codice di Enders Project. Questi avrebbe dovuto essere ambientato in una realtà alternativa o nel passato, e avrebbe raccontato di un'antica civiltà in cui gli Orbital Frame sarebbero stati qualcosa di più che dei mech pilotati dall'uomo, delle origini del Metatron e molto altro. Il game designer presentò inoltre al pubblico due nuovi modelli per Jehuty e Anubis dal look decisamente più organico e tribale. Purtroppo le vendite della raccolta in HD di Zone of the Enders non furono soddisfacenti e Konami decise di bloccare la produzione del nuovo capitolo. Il 4 Maggio del 2013, Hideo Kojima annunciò ufficialmente che lo sviluppo di Zone of the Enders 3 era stato annullato, chiedendo tuttavia ai fan se avessero voluto ugualmente vederlo completato e commercializzato. Segno evidente che se fosse dipeso da lui, il progetto sarebbe continuato. Da allora la serie sembra caduta nell'oblio e, viste anche le ultime vicende relative al papà di Metal Gear con la società giapponese, le speranze di rivedere prima o poi un nuovo episodio di questa bella saga si sono affievolite. Ma siccome siamo degli inguaribili ottimisti, noi speriamo invece che un bel giorno torni sui nostri schermi più bella che mai.