Le nebbie di Avalon

Abbiamo provato il nuovo, stranissimo JRPG dei creatori di SaGa

PROVATO di Christian Colli   —   12/01/2016
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Lo stile artistico vagamente "chibi" può trarre in inganno. The Legend of Legacy non è Bravely Default e, se per questo, non è neppure Final Fantasy. I veri appassionati dei giochi di ruolo nipponici - specialmente se hanno qualche ruga di troppo - riconosceranno immediatamente i nomi portanti di questa produzione targata FuRyu e Grezzo. C'è Masato Kato, per esempio: lui ha scritto la sceneggiatura di Chrono Trigger insieme a Yuji Horii. C'è Masashi Hamauzu che, guarda un po', ha composto la colonna sonora di Final Fantasy XIII. E poi ci sono anche Tomomi Kobayashi, Masashi Hamauzu e Kyoji Koizumi che, in comune, hanno una serie che non vedevamo da anni: SaGa. E se non la vedevamo da anni un motivo c'è, e The Legend of Legacy ce lo ha ricordato prepotentemente nel giro di pochi minuti...

È uscita la demo di The Legend of Legacy, e noi l'abbiamo provata subito per voi!

Il rospo che sapeva cantare

Attenzione: la demo di The Legend of Legacy non è stata sviluppata appositamente come successe con quella di Bravely Default. Si tratta del vero e proprio inizio del gioco, tant'è che sarà possibile importare il salvataggio nella versione finale e riprendere l'avventura da dove l'avevamo lasciata.

Le nebbie di Avalon

In questo senso, la demo proposta è davvero generosa: abbiamo potuto esplorare la città di Initium e ben tre regioni adiacenti, ciascuna suddivisa in più zone, il che si è tradotto in un paio d'ore abbondanti di gioco. All'inizio ci viene chiesto di scegliere il nostro protagonista tra sette eroi che si differenziano per alcuni valori statistici e per le armi con cui inizieranno il gioco. Inoltre, ogni personaggio comincia l'avventura con altri due protagonisti per partner, che incontrerà nella sequenza introduttiva: la storia cambia leggermente, diversificandosi più che altro in base ai monologhi dell'eroe o dell'eroina di turno e al suo obiettivo principale. L'avventura si svolge tutta nella misteriosa isola di Avalon, dove i personaggi convergono per svariate ragioni: noi abbiamo scelto il re rospo Filmia, che ci ha ricordato il caro, vecchio Frog di Chrono Trigger, e che di tanto in tanto si mette a parlare in versi. I personaggi che incontrerà all'inizio dell'avventura e che diventeranno i suoi primi compagni di viaggio sono Liber, un cacciatore di tesori, e Bianca, una ragazzina afflitta da amnesia. La storia è vaga, vaghissima, e i dialoghi sono ridotti al minimo sindacale: di tanto in tanto nella città di Initium compaiono anche gli altri "protagonisti", che potremo reclutare nel nostro party dopo una conversazione brevissima e poco significativa. Purtroppo nelle tre ore di gioco che abbiamo dedicato alla demo non abbiamo riscontrato nessuno sviluppo in termini narrativi o caratteriali; abbiamo semplicemente esplorato Avalon, cogliendone i misteri tra le righe delle brevi descrizioni in cui siamo inciampati interagendo con l'ambiente. The Legend of Legacy, insomma, sembra essere il degno successore spirituale della serie SaGa, nel senso che riduce all'osso la narrazione, trasformandola in un mero pretesto per innescare un gameplay fatto soprattutto di esplorazione, combattimenti e microgestione dell'inventario.

Eroi per caso

Un'altra caratteristica della serie SaGa in cui pesca a piene mani The Legend of Legacy è lo sviluppo dei personaggi in termini di gameplay. Le abilità che possono impiegare in battaglia sono legate alle armi che equipaggiano: questo vuol dire che se equipaggiamo Filmia con un'ascia, potremo utilizzare gli attacchi speciali di quell'arma specifica. L'attacco basilare non ha nessun costo, ovviamente, ma quelli speciali che colpiscono più nemici o infliggono stati anomali costano SP, e questo valore si ricarica ad ogni turno, costringendo il giocatore a ragionare strategicamente sul momento migliore in cui scaricare i suoi SP per infliggere più danni ai nemici.

Le nebbie di Avalon

Il problema è che le abilità delle armi si imparano completamente a caso. Non c'è un indicatore dell'esperienza o della perizia: semplicemente, utilizzando un'arma in combattimento, può capitare che il personaggio di turno impari all'improvviso una nuova tecnica. Lo stesso vale per le statistiche di base, come il valore d'attacco delle armi, i punti vita o gli SP stessi; a fine combattimento può semplicemente succedere che crescano le statistiche dei personaggi, ma nessuno ce lo garantisce. Non essendoci i livelli di esperienza, l'unico modo per migliorare i vari personaggi è farli combattere il più spesso possibile, magari contro nemici più forti di loro, dato che in quei casi le probabilità di apprendere nuove tecniche o migliorare le statistiche aumentano considerevolmente. Così come aumentano le possibilità di restarci secchi, sia chiaro; The Legend of Legacy, da questo punto di vista, è un gioco brutale. Il livello di difficoltà è generalmente alto, capita di ingaggiare dei boss senza neppure rendersene conto, e se si scappa da un combattimento ci si ritrova all'ingresso della zona. Un altro elemento di sfida è rappresentato da quella che potremmo considerare la caratteristica peculiare del gioco, e cioè il fatto che gli scenari "compaiono" man mano che li esploriamo, come le illustrazioni di un libro pop-up. È una meccanica ingegnosa che stimola la voglia di esplorare ed esprime visivamente i misteri che avvolgono Avalon, ma che contemporaneamente presenta non pochi problemi in termini di gameplay dato che rischia di intrappolare i giocatori in vicoli ciechi e angoli scomodi, magari mentre li insegue qualche mostro particolarmente insidioso. Gli eroi sconfitti in combattimento possono essere facilmente rianimati soltanto curandoli, ma i loro punti vita massimi si abbassano e l'unico modo per ripristinarli è tornare a Initium e dormire alla locanda: ecco che la dinamica di The Legend of Legacy in questa demo si è ridotta ben presto a un grind forsennato di nemici, tra un'esplorazione e l'altra, che ci ha lasciati piuttosto interdetti. A febbraio scopriremo se la versione definitiva confermerà o smentirà le nostre prime impressioni.

CERTEZZE

  • L'elevato livello di difficoltà obbliga a giocare di strategia
  • L'esplorazione e la scoperta sono il fulcro del gioco
DUBBI
  • La crescita dei personaggi è eccessivamente casuale
  • La dinamica di gioco sembra propendere per un grind sfrenato