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Pete Hines ci racconta Bethesda

L'E3 di Los Angeles è stato teatro di una splendida intervista a Pete Hines, Vice President di Bethesda Softworks: ecco quello che ci ha raccontato

SPECIALE di Pierpaolo Greco   —   24/06/2016

La più importante fiera annuale dedicata ai videogiochi non è storicamente solo un posto dove vedere e provare i titoli in uscita ma anche un'occasione per incontrare personalità di spicco dell'intera industry.

Pete Hines
Pete Hines

Spesso per potersi prendere un caffè con loro e magari scambiare due chiacchiere sullo stato del mercato fuori dai riflettori. Talvolta capita persino di potersi sedere con chi ha fatto una parte della storia del nostro medium e magari lo sta ancora modellando tra le fila di importanti publisher e sviluppatori. Durante l'E3 di Los Angeles edizione 2016 abbiamo avuto l'opportunità di scambiare due parole con Pete Hines, Vice President con delega alle comunicazioni e al marketing di Bethesda Softworks: una persona che oltre a ricoprire un ruolo di primo piano negli uffici direttivi del publisher, è stato anche personalmente coinvolto nello sviluppo di Fallout 3 e 4 e degli ultimi due The Elder Scrolls. Hines è una vera e propria miniera d'informazioni su tutto quello che riguarda i franchise e i piani della software house per cui lavora e non ha problemi a esporsi in prima persona con giudizi e punti di vista come ha più volte dimostrato durante le sue dichiarazioni alla stampa e presenziando alle conferenze di Bethesda. Seguiteci in questo articolo perché vi racconteremo quello che ci ha detto su numerosi argomenti senza peli sulla lingua.

Pete Hines ci parla di Bethesda, dei suoi franchise e anche di qualche concorrente

Si parte dai giochi di carte

Per rompere il ghiaccio abbiamo dedicato le nostre prime domande a The Elder Scrolls: Legends, il gioco di carte dedicato al famoso franchise, annunciato lo scorso anno e finalmente in dirittura d'arrivo. Un titolo che si trova a fronteggiare un mercato ormai saturo e colmo di titoli dal successo sterminato, su tutti Hearthstone: Heroes of Warcraft. "Abbiamo iniziato a lavorarci sopra molto prima che il titolo di Blizzard venisse annunciato. Non è che l'abbiamo visto uscire, abbiamo notato il suo successo e allora abbiamo pensato anche noi a fare un gioco di carte. A livello di design e pre-produzione sono anni che lo stiamo sviluppando", sottolinea subito Hines non appena lo mettiamo di fronte alla forza della competizione.

Pete Hines ci racconta Bethesda
Pete Hines ci racconta Bethesda

E a quanto pare è stato da subito divertente nelle sue meccaniche, ci assicura poco dopo, anche se non è stato semplice arrivare al set iniziale che sarà composto da 400 carte. A livello di supporto post-rilascio sembra, tra l'altro, che non ci troveremo di fronte a delle grandi novità anche se un piccolo tentativo di innovare lo possiamo notare: "stiamo ancora riflettendo sulla questione ma è probabile che rilasceremo una o due carte nuove mensilmente e poi dei veri e propri pacchi di espansione in periodi più lunghi. Abbiamo un sacco di idee e le sperimenteremo tutte per vedere come reagiscono i fan e trovare insieme a loro la strada migliore". Non sarà facile seguire una tabella di marcia di questo tipo senza mettere a repentaglio il bilanciamento del meta-game ma siamo sicuri che ce la metteranno tutta. Più complesso il discorso sull'equilibrio tra multiplayer e single player all'interno del gioco. Per Hines la componente competitiva è l'unica che può consentire a Legends di raggiungere il successo e mantenerlo nel tempo. "Passo moltissimo tempo a chiedere ai nostri sviluppatori come stanno gestendo il bilanciamento, il valore delle carte. Gioco ad altri card game ma non voglio nominarli per non ritrovarmi nei guai e non sopporto che contro determinati deck non ci sia possibilità di vincere. Ci sono dei mazzi dominanti che non ti lasciano scampo. Così come non mi piace il continuo cambio di meta-game che rende completamente irrilevanti da un momento all'altro i deck". A denti stretti Hines fa dei chiari riferimenti a Magic e ai set di espansione che talvolta invalidano un colore o, al contrario, obbligano i giocatori di alto livello a utilizzarne soltanto uno specifico. "Nel team di Legends c'è Scott Vargas, un famoso giocatore professionista di Magic: The Gathering e il suo compito è proprio quello di controllare costantemente il database delle carte per assicurarsi che vengano mantenuti gli equilibri e questa cosa mi rassicura molto", continua Hines, "e ovviamente il nostro obiettivo è anche quello di realizzare un'ottima campagna che funga da introduzione al gioco per aiutare quelli che non sono molto competenti con questo genere. Se riusciamo a fare una cosa molto a tema The Elder Scrolls, con quell'ambientazione, le missioni, una storia, magari riusciamo a convincere più facilmente i giocatori a provare il titolo e poi nel tempo spostarsi verso il competitivo".

Pete Hines ci racconta Bethesda
Pete Hines ci racconta Bethesda

E poi bisogna tenere conto che c'è sempre la possibilità di scontrarsi contro l'intelligenza artificiale che, a parere dell'intervistato, può smorzare quella preoccupazione che si prova quando si gioca contro un altro umano che magari può avere molta più esperienza perché è sul gioco da svariate settimane più di noi. Sembra insomma che Bethesda abbia tutto l'interesse di realizzare un prodotto completo a 360 gradi al punto tale che Hines si sente tranquillo ad affermare che The Elder Scrolls: Legends è un gioco di carte "adatto anche a chi non è familiare o interessato al franchise. Abbiamo persone nella beta che apprezzano il titolo per le sue meccaniche e per le interazioni tra le carte e le varie fazioni". Allo stesso tempo però, anche chi è familiare con la proprietà intellettuale potrà godere di qualche bonus visto che probabilmente ci saranno dei premi per stimolare ulteriormente chi gioca l'MMOG o la Special Edition di Skyrim a dare un'occhiata a Legends".Abbiamo scelto The Elder Scrolls perché è un franchise con molti più anni di contenuti sulle spalle, con delle razze e fazioni molto delineate che ben si sposano con i vari attribuiti e le meccaniche di un gioco di carte", ci risponde quando gli chiediamo come mai Bethesda non abbia optato per un card game basato sull'universo di Fallout, "inoltre ci sono molti meno luoghi iconici in Fallout ed è una IP focalizzata sulle singole persone piuttosto che sui gruppi e le razze. The Elder Scrolls ci è da subito sembrata la scelta più naturale per un gioco di carte anche in termini di ricchezza del lore". Ci appaiono invece meno chiare le sue idee in merito alle piattaforme scelte per il gioco. The Elder Scrolls: Legends uscirà solo per PC e mobile e non anche su console perché a parere del publisher quello è il mercato migliore per il genere. I nostri riferimenti al Gwent di The Witcher non sembrano scalfire Hines: "probabilmente per CD Projekt quella è stata una scelta naturale visto che i giocatori di The Witcher 3 sono anche giocatori console. È vero che potrebbe valere lo stesso per Skyrim però per il momento ci sembra una scelta sensata". D'altra parte Fallout Shelter ha dimostrato che c'è possibilità di avere un successo planetario associando in modo intelligente la piattaforma al genere senza tenere conto eccessivamente della familiarità del brand con determinati sistemi.

Dal genere al franchise

È stato molto interessante approfondire con Pete Hines il dietro le quinte delle operazioni di sviluppo e licensing delle proprietà intellettuali di Bethesda. Rispondendo alla classica domanda del viene prima il gioco o il brand da sfruttare, il Vice President ci ha confessato che "il publisher si guarda intorno alla ricerca di team con delle specifiche esperienze sul campo per poi valutare i brand che meglio si affiancano a quelle competenze. Per The Elder Scrolls Online abbiamo prima costruito un team con esperienza negli MMOG e successivamente abbiamo discusso con loro quale fosse la nostra IP che meglio potesse sfruttare quel genere ed è venuto fuori TES.

Pete Hines ci racconta Bethesda
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Più di recente ci siamo ritrovati a parlare con Dire Wolf Digital; loro sono noti per i giochi di carte. Non fanno altro, sviluppano prodotti solo di questa tipologia. E dialogando con loro ci siamo resi conto che, di nuovo, il nostro brand migliore da affiancare a questo genere, era TES. Se DooM o Quake funzionavano meglio, avremmo fatto il gioco di carte di DOOM o Quake. Non ci siamo mai mossi al contrario, non abbiamo mai pensato che siccome possedevamo un brand forte come The Elder Scrolls dovevamo per forza fare un MMO, un gioco di carte, un action e così via. Scegliere le strategie in questo modo è sbagliato". La stessa filosofia la possiamo attribuire a Wolfenstein: The New Order oppure al recentissimo reboot di Prey. Si raggiunge un accordo di publishing con lo sviluppatore e poi si decide con lui quale brand sfruttare. È incredibile quindi che non ci sia ancora stata la volontà di avvicinarsi al mondo del cinema. Pete Hines è categorico in questo ambito: "Sarebbe una cattiva idea fare il film di The Elder Scrolls", ci dice senza incertezze nella voce. D'altra parte come dargli torto se si guarda alle decine di trasposizioni per cinema e TV dei videogiochi più noti? E a quanto pare neanche Warcraft è riuscito a invertire la tendenza. La motivazione anche per Hines è la stessa che ci sentiamo ripetere su più fronti: "noi sappiamo fare i videogiochi e quando un brand del nostro mercato viene preso da chi produce e realizza film, queste persone non riescono mai a comprendere cosa lo rende davvero speciale e appetibile per il pubblico. Non è un caso che talvolta la cosa funziona nel procedimento inverso. Pensa a Batman", ci dice con lo sguardo di chi ha apprezzato davvero il lavoro di Rocksteady e Warner, "lo sviluppatore ha preso la proprietà intellettuale e ha fatto il gioco che a suo parere meglio poteva sfruttarla.

Pete Hines ci racconta Bethesda

Ogni volta che è qualcun altro a dirti cosa ci devi fare o come lo devi fare, è lui a decidere come incastrare quel brand in una produzione pre-esistente o indipendente dalle caratteristiche del brand stesso, viene fuori un disastro". Ed ecco spiegato in pochissime parole il destino di moltissimi tie-in, da entrambe le parti della barricata, DooM compreso che Hines ben ricorda e con grande auto-ironia cita persino nel dialogo sottolineando come quello sia proprio l'esempio da evitare in futuro. D'altra parte se è vero che un film brutto su un videogioco difficilmente può rovinare il videogioco stesso, è anche vero che non c'è alcun interesse per una software house a far sì che nelle teste degli spettatori si materializzi l'idea che il videogame di quel brand sia in linea con la qualità di quel film. "Se per qualche strano motivo nei cinema di oggi proiettassero il vecchio film di DooM con The Rock come protagonista, non sarei contento perché non è come vorrei che la gente immagini o pensi a DooM. Per me DooM è quella roba che id Software ha messo oggi sul mercato. Un gioco veloce, aggressivo, sanguinolento che ha richiesto anni per essere realizzato. Devi guardare questo DooM, non quello che c'è nei cinema per avere la giusta immagine del brand". Poi ci confessa che lui in realtà Warcraft non l'ha ancora visto e magari potrebbe addirittura piacergli. Così come è possibile che in futuro il film dedicato a The Elder Scrolls possa esistere. Ma solo nel momento in cui ci saranno le persone giuste, con delle idee interessanti e con la situazione ideale.

C’è spazio anche per le nuove console

Ovviamente non potevamo alzarci dalla nostra sedia e salutare Hines senza avergli fatto anche qualche domanda sul tam tam di questi ultimi mesi: le nuove console Xbox e PlayStation, o revisioni che dir si voglia. "Ci dovrebbe essere anche Todd Howard [attuale creatore e director di Fallout e The Elder Scrolls] qui con noi per spiegare meglio come mai non stiamo ancora realizzando il sesto TES. Ma quello che posso garantirti è che non si tratta di una mancanza di potenza delle console attuali", ci interrompe non appena proviamo a chiedergli se c'è bisogno di Scorpio e Neo per consentire a Bethesda di realizzare i prossimi capitoli dei suoi franchise più famosi.

Pete Hines ci racconta Bethesda

"Al momento non sta lavorando sul sesto capitolo ma semplicemente perché il suo team vuole prima fare altro. Ha già delle idee su come dovrà essere, su quali saranno le principali feature, ma per ora si sta focalizzando su altri due progetti. Non c'è nessuno fisicamente al lavoro su The Elder Scrolls VI". C'è anche Nintendo nei pensieri di Hines visto che lo sviluppatore dialoga costantemente con la casa giapponese. Tra l'altro ci sono state diverse collaborazioni in passato, quasi tutte abbastanza dimenticabili ci sentiamo liberi di aggiungere, ma riprendendo il discorso già fatto all'inizio dell'intervista, "non cerchiamo di realizzare qualcosa di specifico per una piattaforma, non lo facciamo per Microsoft o per Sony e non ha senso pensare a qualcosa creato appositamente per il mercato Nintendo. Poi c'è anche da considerare che gli sviluppatori hanno tutto l'interesse a far sì che il gioco su cui hanno impiegato migliaia di ore, un periodo di crunch massacrante e anche una buona dose di orgoglio, sia giocato dal maggior numero di persone possibile. Sia chiaro che tutto è possibile ma il nostro processo mentale parte dall'idea su cui la software house vuole lavorare, non dalla piattaforma su cui deve uscire". A quel punto abbiamo pensato di pungolare il Vice President con una domanda di rito per testare la sua identità di giocatore: ma c'è davvero bisogno di queste nuove console a metà del ciclo di vita? Ma a quanto pare anche Hines fa fatica a scegliere da che parte della barricata stare e liquida molto velocemente la domanda con una risposta furba: "il mercato è talmente variegato che qualsiasi cosa qualcuno faccia sicuramente ci sarà qualche giocatore infastidito. È garantito. E lo stesso vale per le TV a 4K e per le nuove console. Dipende dalle persone e dalla loro valutazione su cosa è troppo costoso. Lo stesso possiamo dirlo anche per la VR. Ha senso per te spendere 500€ per un caschetto?", ci chiede guardandoci dritto negli occhi e attendendo qualche attimo solo per confermarci che si trattava di una domanda retorica, "ma per qualcuno sì, perché per loro magari è una tecnologia importante e che merita i soldi.

Pete Hines ci racconta Bethesda

Allo stesso tempo però non credo che il ciclo di vita di una console diventi similare a quello degli smartphone con un'uscita annuale perché il mercato sarebbe troppo frammentato e a quel punto per gli sviluppatori diventerebbe davvero problematico capire a quale target riferirsi". E poi arriva l'affondo: "di sicuro quello che non vogliamo è una roba simile al mercato Android dove ci sono tipo 150 smartphone, ognuno con le sue specifiche, tutte diverse tra loro. Devono stare molto attenti perché non si possono permettere di dividere il mercato in piccole nicchie perché gli sviluppatori e i publisher sono interessati ad accedere al maggior numero di persone possibili contemporaneamente con lo stesso identico prodotto". La lunga e interessante chiacchierata con Pete Hines si chiude con un'ultima, divertente battuta che ci conferma per l'ennesima volta quanto il Vice President di Bethesda sia davvero un personaggio spiritoso, oltre che fortemente interconnesso con la vita della società. Viste le recenti dichiarazioni di Electronic Arts e Activision in merito all'importanza per publisher di queste dimensioni di avere tra le loro fila degli action adventure open world importanti, in grado di attaccare la stessa, gigantesca fetta di mercato raggiunta da GTA, abbiamo espresso la nostra curiosità per i piani della sua azienda in tal senso. "Al momento non abbiamo nessuno che ci abbia proposto un progetto open world o un action adventure e come al solito noi partiamo dalle idee, non dal mercato, ma se Naughty Dog domani si presenta nei nostri uffici e ci dice di voler realizzare un nuovo action adventure, stai sicuro che mi lancio ai loro piedi urlandogli "Sì, vi prego, qualsiasi cosa vi venga in mente, fatelo pubblicare a noi!". Sia mai detto che magari in un futuro lontanissimo possa davvero verificarsi una scena del genere.