Abbiamo provato Ion Maiden, con tutta la sua nostalgia per Duke Nukem 3D

Ion Maiden è da considerarsi uno sparatutto moderno, o uno antico ma pubblicato solo oggi?

PROVATO di Simone Tagliaferri   —   09/04/2018
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Recentemente Activision ha annunciato l'edizione rimasterizzata della trilogia degli Spyro pubblicata originariamente su PlayStation, scatenando l'eccitazione generale. A ben vedere si tratta solo dell'ultimo segno dell'esistenza di una tendenza consolidata e vasta che da qualche anno è entrata prepotentemente nel mercato dei videogiochi e che sta muovendo numeri sempre più grossi. Qualcuno la definirebbe come l'industria della nostalgia, ma ridurre il fenomeno alla sola vendita di ricordi è ingiusto. In fondo se una Crash Bandicoot N. Sane Trilogy vende nel 2017 più della maggior parte dei tripla A nuovi e uno dei primi successi del 2018 si chiama Shadow of the Colossus, il fenomeno deve avere una portata diversa e maggiore da quella che vorrebbero i minimizzatori.

Abbiamo provato Ion Maiden, con tutta la sua nostalgia per Duke Nukem 3D

Sicuramente nasce dalla celebrazione di un passato mitizzato, ma è altrettanto vero che l'esistenza di quest'ultimo presuppone anche quella di un presente che viene letto come insoddisfacente, quantomeno da una vasta fetta di utenza che non si ritrova più nelle moderne forme videoludiche. Ion Maiden nasce dallo stesso humus dei titoli sopracitati, pur essendo un prodotto completamente nuovo e pur avendo seguito un cammino molto differente. Già guardarne le immagini dovrebbe suggerirvi qualcosa, ma è meglio andare con ordine.

Ritorno a 3D Realms

3D Realms nasce come marchio del publisher americano Apogee nel 1994 per affrontare i nuovi generi che allora andavano per la maggiore. Apogee era specializzato in titoli 2D per PC, platform in particolare, ma in quegli anni i vari Strike Force, Wing Commander e soprattutto i vendutissimi DOOM 1 e 2 avevano fatto nascere una fame diversa nei videogiocatori. 3D Realms non solo permise ad Apogee di rimanere sul mercato, ma gli consegnò quello che fu il suo maggior successo: Duke Nukem 3D, terzo capitolo di una serie nata appunto come platform.

Abbiamo provato Ion Maiden, con tutta la sua nostalgia per Duke Nukem 3D

La storia ci dice che piano piano il marchio 3D Realms rimpiazzò completamente quello Apogee, ma che allo stesso tempo non riuscì a dare seguito al successo di Duke Nukem 3D, nonostante i buoni risultati di altri titoli come Shadow Warrior, trascinandosi fino ai giorni nostri con alterne fortune, finché nel 2014 quel che rimaneva della società non fu comprato da SDN Invest, nome già dietro allo sviluppatore Interceptor Entertainment, cui dobbiamo proprio la rinascita del marchio 3D Realms con il lancio del riuscito remake di Rise of the Triad e, in anni più recenti, del discusso action Bombshell, odiato dalla critica ma capace di ritagliarsi una sua nicchia di appassionati, soprattutto dopo alcuni corposi aggiornamenti che lo hanno migliorato in ogni aspetto. E qui veniamo ai nostri giorni e a Ion Maiden, con la nuova 3D Realms che ha deciso di capitalizzare sul suo passato lanciando uno sparatutto in prima persona che non solo ricorda in tutto e per tutto Duke Nukem 3D, ma che ne sfrutta anche il motore grafico, quel Build che tanto fece parlare di sé negli anni '90. Ora non resta da capire se si tratti di un'operazione sensata o se possa benissimo essere ignorata.

Dama d'acciaio

Ion Maiden ha come protagonista Shelly "Bombshell" Harrison ed è un prequel del già citato Bombshell, pur avendo un'impostazione completamente differente. Da notare che la Harrison non è un personaggio nuovo... tutt'altro. I suoi primi bozzetti risalgono al 1997, quando fu pensata per accompagnare Duke in Duke Nukem Forever. Come saprete il quarto Duke di 3D Realms non è mai stato completato e, finito il brand nelle mani di Gearbox, Bombshell è stata tagliata. In Ion Maiden la possiamo guidare durante una sua normale giornata di lavoro. Shelly, di fatto una Duke al femminile, si è guadagnata il suo soprannome perché è espertissima nel disinnescare esplosivi, ma quando il Dr. Jadus Heskel attacca Neo DC, la città in cui lei lavora, con la sua armata robotica, la nostra decide che è arrivato il momento di cambiare vita e le bombe, invece di disinnescarle, inizia a farle scoppiare addosso ai nemici. Attualmente il gioco è disponibile in Accesso Anticipato su Steam o nella sezione In Dev di GOG. Acquistandolo si ottiene una mini campagna esclusiva, terminabile in poche ore, che fa da antipasto al gioco completo. Avviandola ci si ritrova improvvisamente nel 1996: texture dai pixel giganteschi, livelli dalle geometrie poverissime con edifici che crollano sollecitati da esplosioni dagli effetti elementari, nemici e oggetti completamente 2D, ma anche un gameplay dalla velocità stratosferica, delle mappe da esplorare palmo a palmo e delle sparatorie dannatamente appaganti. Bombshell inizia la sua missione con un revolver e un manganello elettrico, ma presto acquisisce un fucile a pompa, una mitraglietta, delle bombe e altre armi ancora.

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I nemici, degli strani robot che sembrano degli adepti di una setta religiosa, non sono particolarmente intelligenti, ma sono spietati e hanno una mira eccellente, tanto da rendere la difficoltà di gioco decisamente alta, soprattutto quando ce ne sono decine sullo schermo che sparano da diverse direzioni. Inutile dire che, usando l'approccio Call of Duty, o Halo che dir si voglia, si finisce per morire prima di subito, anche perché per recuperare energia non ci si può nascondere dietro a un sasso e attendere che risalga, ma bisogna cercare i classici medikit nascosti nei vari anfratti dei livelli.

Vecchio o nuovo?

Una delle caratteristiche che stupisce giocando a Ion Maiden è la sua freschezza concettuale. In realtà si tratta di un titolo antico, ma che permette di farsi un'idea di quanti elementi siano stati rimossi dagli FPS moderni per adattarli al gusto delle masse: qui abbiamo livelli labirintici che richiedono ore per essere esplorati completamente e per scoprirne tutti i segreti; non si procede lungo una linea retta, ma per zone, con la presenza di alcuni semplici puzzle a ritmare l'accesso alle stesse (essenzialmente bisogna trovare il pulsante giusto da premere per aprire certe porte o un pass per sbloccarne altre); le armi non sono una moltitudine e tutte più o meno equivalenti, ma sono poche e servono a scandire la progressione della difficoltà del gameplay in modo sensato; i nemici fanno davvero male e quando ne spunta uno nuovo si può essere certi che richiederà un approccio differente dagli altri per essere affrontato.

Abbiamo provato Ion Maiden, con tutta la sua nostalgia per Duke Nukem 3D

Sinceramente, fatta la tara del lato tecnico, non ci aspettavamo di appassionarci così tanto a un prodotto programmaticamente vecchio. Non è una questione di nostalgia, ma di gameplay: in Ion Maiden il giocatore è estremamente attivo e presente con le sue scelte e la sua abilità, lì dove, per fare un esempio di segno contrario, in una campagna single player moderna come quella di Star Wars: Battlefront II si subisce continuamente il gioco, che, aiutandoci a ogni passo, ci dà implicitamente degli idioti e ci trascina con sé fino alla fine. Staremo a vedere se quanto provato nella campagna dell'Accesso Anticipato sarà valido anche per la versione finale, intanto vi consigliamo di tenerlo d'occhio, soprattutto se avete vissuto gli FPS degli anni '90, anche perché, se volete un gameplay paragonabile a quello di allora, è a produzioni simili che dovete guardare.

Da quanto abbiamo avuto modo di provare, Ion Maiden è un bellissimo titolo del 1996 pensato per videogiocatori che rimpiangono quegli anni. L'elemento nostalgico non è necessariamente un pregio o un difetto, ma va ponderato individualmente e accuratamente considerato prima di decidere se valga o no la pena seguire il gioco e, magari, acquistarlo. Noi lo abbiamo trovato valido, pur con tutti i suoi limiti tecnici, e stiamo aspettando con una certa ansia la versione definitiva. Ora tocca a voi fare le vostre valutazioni.

CERTEZZE

  • Gameplay appagante e velocissimo
  • Siamo nel 1996, in fondo
  • La mini campagna è progettata molto bene
DUBBI
  • Del gioco completo si è visto ancora poco o nulla
  • L'immaginario è un po' troppo anni '90
  • Poco digeribile dai giocatori moderni